Sunday, 5 February, 2012
Animatori Cristiani della Comunicazione

Una Porta verso l’Infinito

Posted by marilena marino On gennaio - 26 - 2012 ADD COMMENTS

SULLA VIA DELLA BELLEZZA: PROSEGUE IL

PROGETTO “UNA PORTA VERSO L’INFINITO”

 

Monsignor Fisichella: “‘L’arte è espressione e rappresentazione del Vangelo”

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 13 gennaio 2012– Prosegue il percorso tracciato da Una porta verso l’Infinito. L’uomo e l’Assoluto nell’arte, il progetto promosso dall’Ufficio Comunicazioni sociali del Vicariato di Roma, che vuole essere una riflessione sull’arte come strumento di trasmissione della fede.

Domani mattina questa “Porta” si riaprirà nuovamente per condurci Sulla via della bellezza, come suggerisce il titolo della conferenza che si svolgerà alle 10.30 nella Sala Rossa del Palazzo Apostolico Lateranense.

«Il convegno intende approfondire le ragioni teologiche e culturali che animano il progetto – spiega a Zenit, don Walter Insero, responsabile dell’Ufficio Comunicazioni sociali e direttore del progetto -. Grazie alle diverse prospettive che i relatori ci offriranno, rifletteremo sul rilancio della nuova evangelizzazione nella città di Roma, mettendo a fuoco principalmente l’arte e la comunicazione».

In questa via della bellezza, infatti, incontreremo tre illustri protagonisti: monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione; l’architetto Paolo Portoghesi, docente della Sapienza Università di Roma e Marco Tarquinio, direttore di Avvenire.

Accogliendo l’invito formulato da Benedetto XVI al convegno diocesano dello scorso giugno a percorrere la strada dell’arte per avvicinare alla fede, i relatori si confronteranno sul tema dell’evangelizzazione nel mondo contemporaneo, attraverso tre differenti prospettive – quella teologica, artistica e della comunicazione – mediante la via della bellezza, “che conduce a Colui che è, secondo  Sant’Agostino, la Bellezza tanto antica e sempre nuova”.

Il linguaggio dell’arte, dunque, vissuto come una traccia da perseguire per arrivare alla strada privilegiata che porta direttamente a Dio e alle meraviglie del Creato, diventando, di conseguenza, strumento per la Nuova Evangelizzazione.

Proprio di questo Zenit ha parlato con monsignor Fisichella che ha dichiarato alla nostra agenzia come la via della bellezza sia “una via maestra”.

“Il cristianesimo dalle origini – spiega il presule – ha avuto con l’arte un rapporto privilegiato, poiché essa, nel susseguirsi di venti secoli di storia, attraverso capolavori di musica, poesia, pittura e scultura, non ha fatto altro che esprimere e comunicare la bellezza del Vangelo”.

Per tanto tempo, però, prosegue monsignor Fisichella, “la teologia ha comunicato solo con la filosofia”, e questo “se da una parte è stato positivo perché ne ha approfondito i contenuti”, dall’altra “ha impoverito la presentazione del Vangelo a mera scienza”.

“Credo, perciò, che sia importante non dimenticare che nel dialogo tra il teologo e il filosofo sia necessaria la presenza dell’artista – sottolinea il vescovo – perché il Vangelo non può essere solo ascoltato, il Vangelo è una persona, che va vista!”.

La rappresentazione del Vangelo è quindi “rappresentazione di Cristo stesso, del mistero di salvezza che supera la morte per esprimere l’amore e la vita”. Il teologo e il filosofo, aggiunge il presule, “devono riconoscere che il linguaggio usato dall’arte è un linguaggio più immediato, che va molto più al di là, nella comunicazione, di quanto possano fare la filosofia e la teologia”.

In conclusione, recuperare la via della bellezza, secondo monsignor Fisichella, vuol dire “recuperare, da un punto di vista teologico, il percorso della contemplazione”.

La bellezza, infatti, “per sua stessa natura, rapisce in essa e ci fa fermare, come il mistero che la fede presenta, che va contemplato e vissuto. In un periodo come il nostro, dove sembra che la bellezza venga meno, riproporla è una ‘provocazione’ necessaria su cui bisogna soffermarsi e riflettere”.

Il convegno di domani è il primo della serie di incontri promossi nell’ambito del progetto Una porta verso l’Infinito per l’anno 2012. L’iniziativa, che ha preso il via il 22 dicembre 2011 con il concerto su musiche di Mendelesshon e Schumann, nella Chiesa degli Artisti a piazza del Popolo, e ha visto la partecipazione del Coro del Teatro dell’Opera di Roma, prevede, inoltre, per questo nuovo anno, un calendario ricco di eventi relativi alla musica, al teatro, al cinema e alle arti figurative.

Per maggiori informazioni circa il programma e le date degli eventi, consultare il sito www.ucs.it alla voce Una porta verso l’infinito.

La Rete e la Cultura del Cyberspazio

Posted by marilena marino On gennaio - 11 - 2012 1 COMMENT

 

Padre Antonio Spadaro, il direttore della rivista dei gesuiti si confronta sulle colonne dell’Osservatore Romano sulle nuove frontiere della comunicazione digitale.

Il direttore del quotidiano della Santa Sede Giovanni Maria Vian in un interessante colloquio con padre Antonio Spadaro, dal 1° ottobre alla guida della «Civiltà Cattolica» affrontano il tema della rivoluzione digitale di come sta modificando il modo di vivere e di pensare, e le sue implicazioni sulla dimensione religione e la fede cristiana . «La Rete e la  cultura del cyberspazio interrogano la nostra capacità di formulare e ascoltare un linguaggio simbolico che parli della possibilità e dei  segni della trascendenza nella nostra vita» dice il direttore».

 

«Forse – aggiunge il gesuita – è giunto il momento di  considerare la possibilità anche di quella che io chiamo una  cyberteologia, cioè l’intelligenza della fede al tempo della Rete. È il frutto della fede che sprigiona da se stessa un impulso conoscitivo in un tempo in cui la logica della Rete segna il modo di pensare,  conoscere, comunicare, vivere». «Internet – prosegue il direttore della Civiltà Cattolica – è uno spazio di esperienza che sempre di più sta diventando parte  integrante, in maniera fluida, della vita di ogni giorno. È un nuovo contesto esistenziale. Dal suo influsso dipende in qualche modo la  percezione di noi stessi, degli altri e del mondo che ci circonda e di quello che ancora non conosciamo»

 

E il direttore di Civiltà Cattolica non è l’unico nel mondo ecclesiastico cattolica ad indicare la rete come strumento di evangelizzazione e dimensione religiosa. Nei giorni scorsi su  vari media è stata data notizia delle omelie via twitter, e ieri l’Osservatore romano è tornato sull’argomento con un commento di monsignor Hervè Giraud, vescovo francese di Soissons, e presidente  del Consiglio per la comunicazione della Conferenza episcopale  francese. «In fondo – afferma il presule – anche le giaculatorie sono  preghiere-spot di poche sillabe o, se così possiamo definirle, tweet ante litteram: perchè allora non fare la stessa cosa con i commenti in rete?

Notizia ripresa da LUCA ROLANDI.
Il cardinale Ravasi su Twitter: usarlo con lo stile di san Paolo
“Credo oggi di avere attorno ai 7.500 followers che seguono il mio twitter – molti chiedono esplicitamente che io abbia a rispondere ad alcune loro provocazioni, che alcune volte sono anche molto polemiche. Finora io non ho ancora fatto questo percorso, perché richiederebbe anche un investimento di tempo e di energie del tutto particolare”. Così il cardinale ha commentato in un’intervista concessa a Radio Vaticana il suo uso di Twitter.

“Quando si fanno gli esperimenti per la prima volta, questi hanno sempre dentro delle fragilità, dei limiti… Quindi c’è un periodo di rodaggio che io sto facendo” ha detto Il presidente del Pontificio Consiglio per la cultura, sicuramente il prelato della curia romana più attivo sul noto social network e che è solito “twittare” quotidianamanete alcune delle sua sapide citazioni. “Devo dire che il fatto che ogni giorno crescano non soltanto coloro che seguono questi messaggi essenziali che io do, ma anche che ci sia il desiderio di avere una risposta, di fare delle domande ed il fatto che ci siano anche coloro che retwittano, che trasmettano cioè a loro volta ad altri – nel loro sito o twitter – il messaggio che ho dato, è un elemento positivo, tenendo conto che lo stesso San Paolo diceva: E’ opportuno intervenire in tutti i contesti e scegliere tutto ciò che c’è di buono nelle realtà”.

di Marilena Marino

La strada di Paolo

Posted by marilena marino On dicembre - 16 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

In occasione della VI edizione delFestival Internazionale del Film di Roma, il 2 novembre 2011 alle ore 18.00, presso il Palazzo delle Esposizioni, ha avuto  luogo nell’ambito di Risonanze, la proiezione di La strada di Paolo, un film di Salvatore Nocita prodotto da FAI Service (Federazione Autotrasportatori Italiani) e Officina della Comunicazione, in collaborazione con il Pontificio Consiglio della Cultura e Rai Cinema

Il film narra la storia di Paolo, un autotrasportatore diretto per lavoro in Terra Santa. Il suo viaggio prende una direzione inaspettata quando si imbatte in alcune realtà che parlano al suo cuore di Dio, Fede, Grazia e Carità, aprendogli anche gli occhi sull’opportunismo e il cinismo umano. Nell’incontro/scontro con la religiosità e il mistero insondabile di quella Terra, immerso in situazioni surreali, a contatto con personaggi e storie incredibili, per Paolo si aprono nuovi orizzonti che lo porteranno a una decisione fondamentale. Interpretato da Marcello Mazzarella, Valentina Valsania, Gianni Bissaca, Milena Miconi e David Brandon, con la partecipazione straordinaria di Philippe Leroy, il film deve indicazioni imprescindibili per la sua struttura alle interviste a personalità come S.E. Card. Angelo Scola,Arcivescovo di Milano; S.E. Card. Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura; Fabrizio Palenzona, Presidente di FAI Service; Roberto Vecchioni,cantautore; Salvatore Natoli, professore ordinario di Filosofia teoretica presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Milano Bicocca e Lucetta Scaraffia,storica, giornalista e docente di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Roma La Sapienza.

Afferma S.E. Card. Angelo Scola: «Io credo che la strada per l’uomo di oggi sia quella di guardare fino in fondo ai tratti fondamentali dell’esperienza umana. Il primo, il più importante è la capacità dell’uomo di cogliere il senso della realtà: cioè, la realtà è intelligibile e chiede di essere ospitata dalla nostra intelligenza e questo già implica una tra-scendenza, cioè un andare oltre l’immediato». [estratto da intervista]

S.E. Card. Gianfranco Ravasi sottolinea: «Il bisogno di trascendenza potrebbe essere raffigurato attraverso un’immagine che è curiosamente lontana e vicina a Paolo, è lontana perché viene da un verso di un grande tragico greco che è Eschilo, e dall’altra parte è vicina perché Paolo, noi sappiamo, entra nell’interno dell’orizzonte della cultura greca. La trascendenza è sostanzialmente, se la vogliamo esprimere con un simbolo, proprio questa mano che viene dall’oltre, dall’altro rispetto all’orizzonte in cui siamo immersi. È per questo che Paolo in un certo senso echeggerà questa voce pagana in una maniera differente». [*]

Per Fabrizio Palenzona «Questo film è un esempio della direzione nella quale vogliamo camminare. Lavorare, guadagnare il giusto, rimettere nel circuito più risorse possibili per attenuare i costi delle nostre imprese, sostenere l’azione di difesa dei diritti e promozione dei doveri attraverso la federazione: insomma, ripeto, promuovere una cultura che metta al centro la persona umana. Per questo ci piace il film: il richiamo al senso della vita, al dubbio su cosa e perché siamo in questo mondo, al valore della solidarietà, della famiglia, della pace e del lavoro come strumento di promozione umana».

«Nel raccontarci l’imprevedibile percorso di un autotrasportatore diretto in Terra Santa, Nocita recupera uno dei tòpoi più ricorrenti della cultura e dell’arte di ogni secolo: la strada. Che non è mai solo un luogo fisico, un tratto di percorrenza, ma il simbolo stesso dell’uomo in cammino. Formidabile dispositivo di scambio simbolico, la strada è il luogo della scoperta, del perdersi e del ritrovarsi, dell’incontro con l’altro, con il sè, con Dio. Sulla strada l’uomo in cammino si trasforma divenendo, da vagabondo senza meta, un pellegrino del suo destino».

Chiude Roberto Vecchioni: «Io non credo che l’uomo del terzo millennio sia sordo ai temi che riguardano il trascendente. C’è modo e modo di interpretare il trascendente: per paura, per bisogno, per necessità o anche davvero per fede intensa. Il trascendente ha una valenza fondamentale e sublima anche le piccole azioni che facciamo, dà un significato».

Mission 2012

Posted by marilena marino On novembre - 30 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Obiettivi per il futuro: inculturare la fede nell’ambiente digitale attraverso processi mutimediali di impatto audio, video, sonoro e descrittivo per facilitare l’ingresso nel variegato mondo dei mass-media della produzione e diffusione della sapienza del Vangelo di Cristo. E’ un obiettivo arduo e a volte impervio ma che necessita sempre piu’ di inventiva e creativita’ per diventare sale luce e lievito nell’ambiente sempre piu’ secolarizzato che ci circonda.

Cantami o Musa

Posted by marilena marino On novembre - 30 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

COMUNICAZIONE E MODA, COMUNICAZIONE E GRAFICA, COMUNICAZIONE E FEDE…INNOVATIVI LINGUAGGI IN RETE, SPERIMENTAZIONI CREATIVE PER RINNOVARE L’IMMAGINE.

Un viaggio intorno all’ iliade di una piccola foto che puo’ trasformarsi in una miriade di colori e trasmissione di linguaggi da esprimersi sotto forma di spot visivi da applicare a gadget, linee di abbigliamento e varie.

La comunicazione s’infiltra attraverso molteplici forme quali la scrittura, l’immagine, la vista:  gusti per  la trasmissione verbale che rimanda direttamente alla lettura intelleggibile del messaggio che si vuole trasmettere.

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Sentinelle Mass Media

Posted by marilena marino On novembre - 26 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Roma.Una guida alternativa per i nuovi quartieri intermediali, ospitale ed accogliente, capace di orientare e aprire alla trascendenza. E l’animatore della cultura e della comunicazione, colui che “introduce spazi di dialogo tra reale e virtuale” e sa far guardare oltre. Piu’ che uno specialista, ” è un esperto di umanita’ e un cittadino a pieno titolo del pianeta digitale, dato che fa della logica del dono, della condivisione, dello scambio, il proprio stile relazionale”, ha spiegato mons. Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali e sottosegretario della Cei.

Intervenendo alla sessione “in presenza” del corso Anicec che si è svolto a Roma nei giorni scorsi, Pompili ha tracciato l’identikit di quella che sempre piu’ deve diventare una figura di riferimento nell’ambito sociale e culturale. Soprattutto oggi che la rete rappresenta “l’elemento sintetico dell’attuale stagione post-mediale”. L’animatore” non trasmette, ma prima di tutto incontra chi si sente smarrito o vuole conoscere meglio per poter abitare”. si tratta di una persona che sa uscire “dalle mappe uffficiali e dalle mode del momento, con le loro parole chiave che durano meno di una stagione, e dagli entusiasmi tecnologici cosi’ poco inclini alla questione del senso , per esplorarne le potenzialita’ alla luce di una passione e di un interesse per l’umano e di un desiderio di pienezza”. In quest’ottica, ha tenuto a precisare Pompili, il servizio che offre non risponde a un ” dover essere”, ma a un ” non poter fare a meno”, mosso da un desiderio autentico di condividere con altri cio’ che si è conosciuto e compreso”. Del resto, ha ricordato, “l’animatore è tale perchè ha un fuoco dentro, ha qualcosa d’importante da dire e sente il bisogno di testimoniare che è “la verticalita’ che buca la rete e restituisce all’orizzontalita’ il suo significato pieno e umanizzante”.

Secondo il sottosegretario della Cei, ” la vera sfida oggi è quella della trascendenza: essere pienamente dentro, ma affacciati su un altrove; essere nel web ma non del Web”. ” Nella cultura contemporanea, ha rilevato, si pensa che escludere la dimensione del sacro renda l’uomo piu’ libero: in realta’ escludere, negare o relegare nella sfera esclusivamente privata lo spazio del sacro impoverisce l’esperienza umana e la qualita’ della vita di tutti”.

Quella dell’animatore è dunque una vera missione: a lui è richiesto di essere “sentinella” che vigila e aiuta a restare svegli,  e al contempo 2 lievito che tiene in movimento e sa riconoscere e sviluppare le sinergie e i possibili contributi, specie dei giovani”. Questo significa saper cogliere, della logica digitale, la “non separabilita’ dell’imparare e dell’insegnare, entrambe attitudini qualificanti dell’essere umano di ogni eta’, favorendo lo scambio dei ruoli e le alleanze educative tra le generazioni e tra persone con capacita’ diverse”. e inoltre ” promuovere convivialita’, anche intergenerazionale, condivisione e una quotidianita’ che consolida il tessuto relazionale e da’ spessore alla comunicazione”. Occorre ” valorizzare i media tradizionali alla luce dei nuovi” per trasformarli “da qualcosa di dato per scontato, e quindi potente, in un’ occasione per una rigenerata capacita’ relazionale e una nuova intelligenza del mondo e persino della fede”.L’animatore, ha concluso Pompili, è , alla fine, ” il facilitatore di una nuova sintesi umanistica e promotore di un oltre rispetto a cio’ che la tecnica rende immediatamente disponibile: la partecipazione  oltre l’interattivita’, l’incontro oltre la connessione, la riconnessione della complessita’ esistenziale oltre la moltiplicazione degli spazi relazionali, il desiderio di un oltre che la tecnica suggerisce ma che non puo’ dare”.

Google + e tu+ Novita’

Posted by marilena marino On novembre - 8 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Il social network di Google inaugura le Pagine dedicate alle aziende e ai marchi. I brand possono così comunicare con gli utenti attraverso la funzione di Videoritrovi o semplicemente scrivendo post sulla bacheca. La cosa interessante è che Google sta integrando le pagine del suo social network nei risultati del motore di ricerca. Basterà a impensierire Facebook?

Finalmente Google+ inaugura Pages (Pagine)la sezione dedicata alle aziende e ai marchi che ora possono usare il social network della casa di Mountain View per collegarsi con i potenziali clienti e appassionati. Il design sembra ispirarsi a quello di Facebook (e ispirarsi è dire poco), con la foto principale sulla sinistra e le altre nella parte superiore del profilo, come potete vedere nell’esempio sottostante, che mostra la pagina di Google+ dei Muppets.

La pagina dei Muppets su Google+, lo stile ricorda quello di Facebook

“Finora Google+ si è concentrato nel connettere le persone fra di loro, ma vogliamo assicurarci che gli utenti possano costruire relazioni con tutte le cose ritenute interessanti, dalle aziende locali fino ai marchi globali. Per questo motivo abbiamo inaugurato Google+ Pagine in tutto il mondo”, ha dichiarato Vic Gundotra, Senior Vice President del settore Engineering di Google.

Al momento si possono trovare aziende come Pepsi, Toyota, H&M e persino la squadra del Barcellona, il primo team calcistico ad approdare sul social network di Google. I brand possono sfruttare tutte le funzionalità del sito e condividere informazioni, invitare gli utenti a una chat attraverso la funzione Videoritrovi o semplicemente comunicare con loro scrivendo un post sulla bacheca.

Hasta la Vista!

Posted by marilena marino On novembre - 8 - 2011 ADD COMMENTS

Mostrare l’handicap senza pudore si può: Geoffrey Enthoven confeziona un road movie desueto che inneggia alla vita, in Alice
Una gioventù non più bruciata. Accantonate tutte le forme di eccesso, le fughe dalla realtà, l’opposizione ideologica nei confronti di una società troppo spesso sorda nell’ascoltare le richieste di aiuto e condivisione, ai protagonisti dei film di “Alice nella città” rimangono altri mezzi e sensibilità per fronteggiare un futuro più che mai incerto, o la solitudine e la difficoltà della malattia. Accade al film, buono e non buonista, del fiammingo Geoffrey Enthoven Hasta la vista!. Ha un pregio inaspettato, come lo è la carica di vitalità e di ottimismo che lo pervade: non vivere di pudore nei confronti dell’handicap. Per nulla convenzionale, racconta di come tre amici olandesi con tre diverse disabilità – un tetraplegico e un malato terminale entrambi in carrozzella e uno quasi completamente cieco – con la scusa, raccontata ai genitori, di un viaggio eno-gastronomico, partano per la Spagna per programmare, invece, la loro prima esperienza sessuale, per rivendicare così la loro uguaglianza ai coetanei, per sentirsi pienamente inseriti nella normalità. Si imbarcano su un pullmino attrezzato e sgangherato accompagnati da una robusta infermiera che dimostrerà, sotto il vello della rudezza e dell’indifferenza, un cuore d’oro. Si tratta, dunque, di un bellissimo e desueto road movie ove con ironia e dolcezza ci si riconcilia con l’handicap e chi lo vive. La destinazione che si profila all’orizzonte, non più un miraggio, dopo diverse avventure innescate da piccole cose che sono quotidiane per noi e novità assolute per loro (tipo la chiave magnetica di un albergo), non sarà soltanto lo svelarsi del corpo e della vita, ma anche della morte. Coscienti che il dolore, anche quello invincibile, si affievolisce e si sopporta, e il male spunta le sue armi trovando dinnanzi la forza di un sorriso, la delicatezza di una carezza, una risata sincera, insomma l’amore per la vita. Hasta la vista ha saputo conquistare la giuria ma anche il pubblico, che gli ha attribuito il suo premio. Ha inoltre ricevuto una menzione della giuria ecumenica.

Dolcetto o scherzetto?

Posted by marilena marino On ottobre - 29 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

‎”Dolcetto o scherzetto” è la formula magica che imperversa per le nostre strade nella notte di Ognissanti. Dobbiamo temere i ragazzetti che scendono per le strade vestiti da mostriciattoli? Croci contro zucche? Nessuna battaglia, ma una semplice comprensione del senso vero e profondo della santità a cui siamo chiamati e a cui il Papa spesso ci richiama.
Non s’intende fare crociate, ma occorre essere consapevoli che è a partire dalle piccole cose che viene manipolata la nostra cultura e censurata la nostra storia, stordendo l’uomo con l’oppio del magico e dell’inconsistente.
Viviamo nell’epoca e nella logica del “che male c’è in fondo…”! E invece c’è molto di male dietro questa festa che appare innocua , ma che, in realtà, è una festa pagana a cui si sono aggiunti elementi tratti dalla magia, esoterismo e stregoneria…il tutto mascherato in un perfetto cocktail d’ipocrisia.
Da cristiani, figli della chiesa di Roma, DICIAMO NO AD UNA FESTA PAGANA con implicazioni nel mondo dell’occulto. Halloween è “una finestra aperta, una porta d’ingresso all’occultismo”. C’è una chiara strategia alle spalle, che, con tatticismi e senza sospetti, vuole ingannare. A cui si aggiunge un colossale business frutto di un’autentica pianificazione consumistico-commerciale su scala mondiale.
Dietro le maschere,le zucche, i costumi,apparentemente innocui,si nascondono molte insidie.
DICIAMO NO AD UNA FESTA DELL’IGNORANZA E DELLA SUPERSTIZIONE.
Prima di agire conosci!
Il significato. Halloween è la forma contratta dell’espressione inglese “All Hallows’Eve day” che letteralmente significa vigilia d’Ognissanti.
La tradizione celtica. Le origini di Halloween risalgono agli antichi druidi celti che celebravano la vigilia del nuovo anno, il 31 ottobre, in onore di Samhain, principe della morte, che veniva ringraziato per i raccolti estivi. Si tratta del capodanno celtico ed è evidente l’origine pagana della festa. Il giorno di Samhain segnava, dunque, l’inizio delle metà invernale dell’anno e veniva considerato un momento magico: le barriere tra vivi e morti si assottigliavano tanto da permettere agli spiriti di tornare sulla terra e comunicare con i vivi. Col tempo questi spiriti assunsero un connotato diabolico e malvagio. Fu così che apparvero i simboli della morte, che poco hanno a che vedere con la iniziale ricorrenza celtica.

La leggenda irlandese. Jack, fabbro malvagio e tirchio, dopo l’ennesima bevuta, viene colpito da un attacco mortale di cirrosi epatica. Il diavolo, nel reclamare la sua anima, viene raggirato da Jack (!!!) e si trova costretto a rinunciare alla sua anima,facendolo tornare in vita. Jack, ignaro degli effetti della malattia, muore un anno dopo. Rifiutato in Paradiso, Jack non trova posto neanche all’inferno a causa del patto col diavolo e allora intaglia una grossa rapa mettendovi all’interno della brace fiammante. Con questa lanterna, Jack, da fantasma, torna nel mondo dei vivi.
La rivisitazione americana. Gli irlandesi, emigrati in America verso il 1850, sostituirono le rape con le zucche che divennero le “Jack o’lantern”, utilizzate la notte d’Ognissanti, pensando di tener lontani gli spiriti inquieti dei morti che tentavano, come Jack, di tornare a casa.
“Trick or treat”. E’ l’usanza del “dolcetto o scherzetto”. Il significato dell’espressione inglese è “trucco o divertimento”, ma in realtà significa:”maledizione o sacrificio”. La notte di Halloween si chiedono soldi o cibo: se accontentati si promette prosperità e fortuna; al contrario la scherzetto diventa una maledizione alla famiglia.

Tutto questo è il presupposto della festa di Halloween: una tradizione pagana del mondo celtico, gonfiata da una leggenda irlandese, rivisitata dalla commercializzazione americana e importata in Europa e in Italia.

Ma le obiezioni cristiane a queste favole sono evidenti.
1. L’anima, dopo la morte, è nelle mani di Dio e col giudizio particolare va in Paradiso, Purgatorio o Inferno e non si fa delle passeggiate.
2. Quando l’uomo muore, il giudizio si compie solo davanti a Dio e non al diavolo.
3. Il diavolo non ha nessun potere di far tornare in vita un uomo dopo la morte, cosa che compete solo a Dio.
4. Se si fa un patto col diavolo l’inferno accoglie a braccia aperte.
5. E’ superstizioso pensare di allontanare questi presunti spiriti dei morti solo con una zucca!
6. La storiellina di Halloween sviluppa e accredita pratiche occulte e magiche.
7. I morti non sono qualcosa da cui difendersi, ma per i defunti si prega, si offrono messe, si fa elemosina.
E’ davvero sconcertante quello che, apparentemente nascosto, si cela dietro questa “festaccia” che getta blasfemia sulla festa di Ognissanti e dileggia il culto cristiano dei defunti. Ma non è tutto.
Il satanismo. Il 31 ottobre è una data importante non solo per la cultura celtica, ma anche per il satanismo. E’ uno dei quattro sabba delle streghe. I primi 3 segnavano il tempo per le stagioni “benefiche”: il risveglio della terra dopo l’inverno, il tempo della semina, il tempo della messe. Il quarto sabba marcava l’arrivo dell’inverno e la sconfitta del sole…quindi freddo e morte. Halloween, quindi, è una ricorrenza legata al mondo della magia. Il mondo dell’occulto lo definisce così: “E’ il giorno più importnate dell’anno,è il capodanno di tutto il mondo esoterico,è la festa più importante dell’anno per i segnuaci di satana”. Le cosiddette “streghe” restano incinte appositamente per sacrificare il neonato in quella notte. E se vedete sparire qualche gatto nero chiedetevi il perché. E’ la notte in cui si sguazza nella divinazione, nell’astrologia, nella chiromanzia, nella medianità, nella magia, nella stregoneria, nello spiritismo, nel satanismo. La festa di Halloween, quindi, è un rendere osanna al diavolo, il quale se adorato, anche solo per una notte, pensa di vantare dei diritti sulla persona. La festa di Halloween è una sorta di seduta spiritica presentata sotto forma di gioco: è questa l’astuzia del demonio!
Tutto questo è la versione moderna di Halloween che va ad aggiungersi a quel clima di magico che siamo costretti a subire di continuo: dai fiumi di serial televisivi in cui le streghe sono magari anche simpatiche e buone ad anni di harrypotterismo, da un oceano di riviste con richiami all’esoterismo agli amuleti e oggetti magici.
Il “paradosso di Halloween” è proprio quello di essere una festa ipermoderna nel modo di presentarsi ed iperarcaica nelle idee; rappresentare il massimo della credulità in un mondo sempre più secolarizzato.
Nella cultura di massa dove imperversa la logica della “festa per la festa” a prescindere dai contenuti,è facilmente spiegabile il successo della penetrazione di Halloween, emblema del vuoto, delle zucche, ma specialmente delle teste vuote che in esse si perdono.
Alle zucche vuote di Halloween i cristiani rispondono con le zucche piene di cultura veramente alternativa e controcorrente,che alla confusione dei fenomeni di massa,sostituisce l’intimità e il silenzio di una fede vissuta.
E’ un vero e proprio scippo che la cultura cristiana sta subendo. La progressiva scristianizzazione della festa cristiana, la ferializzazione del giorno festivo hanno dato la spinta all’introduzione di questa nuove feste anticristiane. Ma in realtà quella di Ognissanti è una festa cristiana. Instaurata da papa Gregorio IV nell’840, originariamente si celebrava nel mese di maggio. Fu nel 1048 che Odilio de Cluny spostò la celebrazione cattolica all’inizio di novembre per detronizzare il culto di Samhain.
La Parola di Dio (150 circa sono i passi ) è chiarissima al riguardo, vietando il ricorso più o meno consapevole a pratiche di superstizione e irreligiosità.
La tentazione e oppressione diabolica ,descritta nel Vangelo, tenta di pervertire l’uomo rendendolo nemico a Dio. Ma Gesù ha dimostrato la sua potenza sui demoni e ha trasmesso questa sua potenza ai suoi discepoli.
Lo stesso magistero e la tradizione cattolica che si esprime nella catechesi è chiara al riguardo.
L’unico culto da rendere è quello all’unico e vero Dio che si fa carne in Gesù Cristo. Tutto ciò che è deviato da questo culto diventa superstizione, che ha la sua massima espressione nell’idolatria (che può arrivare al satanismo),come nelle varie forme di divinazione e magia.
La divinazione è la pretesa di conoscere e preannunciare il futuro e le cose nascoste,mediante contatti con forze occulte. E’ condannata perché nasce con un patto con il diavolo e conduce l’uomo a credere in colui che combatte la salvezza, ma il futuro non può essere previsto perché appartiene solo a Dio. Sono in contraddizione con la fede cristiana la consultazione degli oroscopi, l’astrologia, la chiromanzia, l’interpretazione dei presagi e delle sorti, i fenomeni di veggenza, il ricorso ai medium.
La magia e la stregoneria non pretendono di conoscere invano il futuro, ma le cose occulte. Si pretende in altre parole di sottomettere le potenze occulte per porle al proprio servizio ed ottenere un potere sugli altri soprattutto per nuocere, ricorrendo all’intervento dei demoni. Anche portare amuleti è da condannare. La Chiesa mette in guardia anche dallo spiritismo che spesso implica divinazione o magia.
Questa è la verità, nient’ altro che la verità. Noi crediamo nel Dio della Luce e della Vita.
Uno notte di Halloween allora vestito da mostriciattolo o da fantasma? No grazie!
Una notte attorno al Santo dei Santi: GESU’ che porta una grande luce d’amore.
Per invocare UNICO SPIRITO che non porta paura o terrore.
Ci sono Orizzonti di Cielo per te!
Una luce nella notte. Una luce nella notte di Ognissanti.

Al via sabato prossimo il Festival Internazionale di Letteratura Ebraica

Posted by Moreno Migliorati On settembre - 12 - 2011 1 COMMENT

Sarà la Notte della Cabbalà ad inaugurare, sabato 17 settembre, al Ghetto di Roma, la quarta edizione del Festival Internazionale di Letteratura Ebraica, che si svolgerà  dal 17 al 21 settembre. Ospite d’eccezione della rassegna e della serata del 17, lo scrittore israeliano A.B. Yehoshua, che – alle 21 al Tempio di Adriano, intervistato dal direttore di Radio 3 Marino Sinibaldi – guiderà gli spettatori in un viaggio alla scoperta della letteratura ebraica. L’attore Massimo Ghini leggerà una selezione di brani. Si tratta dell’unico appuntamento fuori dal Ghetto: tutti gli altri eventi in programma si svolgeranno infatti nella zona tra lungotevere De’ Cenci e via del portico D’Ottavia e tra via Arenula e il Teatro di Marcello.

La serata di sabato 17 darà appunto il via alla quarta edizione del Festival di Letteratura Ebraica, che si concretizza, come affermano gli organizzatori, in “un percorso culturale metalinguistico, tra modernità e memoria, un viaggio nella letteratura ebraica che prende le mosse dal Talmud, fino agli scrittori israeliani e internazionali per arrivare alla storia, l’arte figurativa, il teatro e la musica”.

L’idea di dare vita al Festival nasce dalla volontà di aprire una finestra sul mondo della cultura ebraica: non un semplice evento culturale legato al mondo dei libri, ma un progetto di ampia portata in grado di esprimere la creatività, le emozioni e la capacità narrativa del popolo ebraico, un ponte di conoscenza tra questo mondo e la città di Roma, sede di un’antichissima comunità ebraica.

La chiusura del Festival, mercoledì 21 settembre, è affidata al vincitore del Man Booker Prize 2010 Howard Jacobson, scrittore, romanziere e umorista britannico, e al grande jazzista Daniel Zamir, tra i musicisti e compositori più importanti di Israele.

(via SpiritualSeeds.info)

Don Tonino Bello: i poeti lo ricordano con un volume

Posted by Moreno Migliorati On agosto - 22 - 2011 1 COMMENT

“Chi sa che qualcuno, complice la poesia, non venga più facilmente indotto a cambiare genere di vita.” Così si espresse un giorno don Tonino Bello, l’indimenticato vescovo di Molfetta di cui ricorrono quest’anno i diciotto anni dalla morte ed il cui ricordo non accenna a spegnersi. Come dimostra, tra l’altro, l’ultima iniziativa a lui dedicata: un volumetto intitolato “La versione di Giuseppe. Poeti per don Tonino Bello”, edito dalle Edizioni Accademia di Terra d’Otranto ed in uscita nei prossimi giorni.
La pubblicazione, ispirata a “La carezza di Dio – Lettera a Giuseppe” dello stesso don Tonino ed edita nel 1987, contiene testi di svariati poeti e sarà oggetto di un reading che si svolgerà il prossimo 31 agosto ad Alessano nell’ambito del festival Il Montesardo.
Come scrivono gli autori del volume nell’introduzione al volume, “ciò che emerge dalle riflessioni di don Tonino assume ancora più rilevanza ai nostri giorni, fino al punto da apparire profetico: “Il corpo, poi, degradato a merce di scambio, è divenuto spazio pubblicitario e manichino per prodotti di consumo! L’eros mercantile corrode alla radice i rapporti interumani, sgretola la comunione, frantuma l’intimità, irride la famiglia, commercializza la donna. E con i postulati di marketing degli spot televisivi, spersonalizza irrimediabilmente la sessualità, riducendola ad una variabile della cupidigia di potere.” (ibid, pag. 17). “Si muore per anemia cronica di gioia. Si moltiplicano le feste, ma manca la festa. E le letizie diventano sbornie, gli incontri, frastuoni; e i rapporti umani, orge da lupanari” (ibid, pag. 29).
Un’ottima occasione per approfondire la figura di don Tonino per chi si è già accostato ad essa, dunque, ed un’altrettanto ottima occasione per accostarvisi per la prima volta.

(via SpiritualSeeds.info)

Al via a Vicenza la settima edizione del Festival Biblico

Posted by Moreno Migliorati On maggio - 20 - 2011 ADD COMMENTS

Prende il via oggi a Vicenza la settima edizione del Festival Biblico, un appuntamento divenuto ormai tradizionale nel panorama culturale e religioso italiano. “Di generazione in generazione” è il tema di questa nuova edizione. Anche quest’anno gli organizzatori del Festival – diocesi di Vicenza e Società San Paolo – si affideranno a una molteplicità di spazi e di linguaggi per entrare nel vivo del tema scelto.

A intessere il dialogo con il pubblico saranno convocati scrittori e artisti, filosofi e biblisti, ma anche sociologi, industriali e sindacalisti. Perché il messaggio della Bibbia, spiegano gli organizzatori, «provoca alla riflessione chiunque e mette in discussione ogni area dello scibile».

Il Festival Biblico ha registrato negli anni una crescita costante di apprezzamento da parte del territorio vicentino, tanto che per ospitare il moltiplicarsi degli eventi si è voluto dilatarne la durata. Non solo: il Festival si è esteso anche sul territorio, coinvolgendo numerosi centri della diocesi che saranno i veri protagonisti delle prime giornate. Da Bassano del Grappa a Nove, Piazzola sul Brenta, Schio, Montecchio Maggiore, Dueville, Lonigo. Il tutto sarà anche un’occasione per conoscere il territorio e gustare le bellezze paesaggistiche e artistiche delle località coinvolte.

Per quanto riguarda il tema prescelto per l’edizione 2011, sono quattro i percorsi proposti sul tema del “generare”, riletto attraverso chiavi interdisciplinari ma tutte legate alle sacre Scritture, attorno ai quali si raggrupperanno i circa 130 incontri e attività della VII edizione del Festival Biblico, in modo da fornire ai visitatori la possibilità di approfondire maggiormente l’ambito desiderato.

Tra le personalità che daranno lustro all’edizione 2011 del Festival, è da citare l’ex presidente della Polonia Lech Walesa, fondatore di «Solidarnosc» e premio Nobel per la pace nel 1983, che sabato 28 riceverà la cittadinanza onoraria di Vicenza e il giorno dopo a partire dalle 17.30 verrà intervistato dal giornalista Aldo Maria Valli in piazza dei Signori, sempre a Vicenza, su «storia valori e fede».

(via SpiritualSeeds.info)

Prende il via oggi a Torino il XXIV Salone Internazionale del Libro. Alcuni mesi orsono, vi furono polemiche a motivo di alcune scelte aventi per oggetto le case editrici più importanti che sarebbero state inserite in una mostra allestita in occasione delle celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia. Nella polemica intervenne direttamente l’Osservatore Romano, il quale accusò i responsabili dell’evento torinese di pregiudizio anticattolico e di amnesia culturale per non aver considerato adeguatamente il ruolo svolto in proposito dall’editoria cattolica.

La polemica poi rientrò, ma la medesima non deve essere restata estranea alla decisione della Uelci (Unione editori e librai cattolici italiani) di organizzare una mostra, che verrà inaugurata oggi, e il cui stesso titolo ne svela il significato: “1861-2011. L’Italia dei libri. Il fenomeno dell’editoria cattolica”. Alla medesima, sono stati invitati i sette editori più rappresentativi dell’editoria cattolica in Italia: Ave, Città Nuova, Edizioni Dehoniane Bologna, Jaca Book, Paoline, Sei, Vita e Pensiero. Come spiega Giorgio Raggi, che della Uelci è presidente,  l’occasione è stata voluta per “sfruttare l’opportunità della mostra per contrastare ‘laicamente’ una rappresentazione che descrive l’editoria cattolica chiusa entro gli steccati delle sole catechesi e liturgia, sostanzialmente estranea all’evoluzione della storia unitaria”.

Il criterio scelto, spiega ancora il presidente dell’Uelci, “ha privilegiato l’importanza dell’editore in termini di peso culturale e poi in termini di dimensione aziendale”. In parallelo, inoltre, è stata valutata “l’influenza avuta dal singolo libro e/o autore nel dibattito culturale, nella formazione delle nuove generazioni, tra la classe dirigente, nella società”. Tutto ciò, puntualizza Raccis, sotto diversi aspetti: “all’interno della Chiesa, in termini di diffusione, in quanto rappresentazione e testimonianza dei nodi, degli eventi, dei personaggi più rilevanti dello sviluppo unitario italiano”.

(via SpiritualSeeds.info)

A Ferrara la seconda edizione delle Festa del Libro Ebraico in Italia

Posted by Moreno Migliorati On maggio - 6 - 2011 1 COMMENT

Da domani fino al 9 maggio Ferrara ospiterà la seconda edizione della Festa del Libro Ebraico in Italia. Il centro storico della città sarà lo scenario di numerose iniziative ed itinerari, convegni, proposte culturali, mostre, momenti musicali e visite guidate ai principali monumenti della presenza ebraica a Ferrara e ai luoghi che ripercorrono la vita e i romanzi di Giorgio Bassani. Architettura, partecipazione ebraica alla storia del paese, fascismo, inquisizione, filosofia e testimonianza ebraica, sono alcuni dei temi che saranno affrontati, in cui il libro è l’elemento cardine tra i numerosi eventi in programma.

Come già nella prima edizione, anche quest’anno, la Festa dedicherà ampio spazio a dibattiti e incontri con gli autori: si discuterà di ebrei e fascismo, ma anche dei processi del Sant’Uffizio di Venezia contro gli ebrei; della cacciata degli ebrei dall’Egitto di Nasser; di storia e memoria ebraica secondo il filosofo Yoseph Yerushalmi e di “conservazione dell’avvenire”, secondo la definizione l’architetto del Museo della Shoah di Roma, Luca Zevi. La novità di questa Festa sarà l’inaugurazione con la Prima Notte Bianca Ebraica d’Italia: una non-stop di appuntamenti che dalle 21.00 proseguirà fino a notte inoltrata. L’obiettivo di questa iniziativa  è quella di avvicinare e far conoscere l’ebraismo e il suo patrimonio attraverso chiavi di lettura diverse da quelle normalmente proposte dai media.

Un tema poi che non poteva mancare è quello dell’Unità d’Italia e della partecipazione ebraica al processo di unificazione. Dalla mostra a cura di Silvia Villani, Ebrei & Risorgimento, che presenta “gli snodi epocali del percorso di emancipazione e integrazione sociale degli ebrei nel nuovo Stato unitario”, alle Letture animate di poesie, diari, e lettere private di Ebrei Risorgimentali.

Da autentico evento 2.0 è possibile sapere di più sulla manifestazione ferrarese non solo visitando il sito, ma anche seguendo il canale youtube, il profilo su twitter, il blog, o iscrivendosi al feed delle attività. O ancora, far sapere che si parteciperà alla festa tramite l’evento creato ad hoc su Facebook. Radio Shalom inoltre provvederà a una diretta dell’evento domenica pomeriggio.

(via SpiritualSeeds.info)

Koiné: a Vicenza le novità dell’arte sacra

Posted by Moreno Migliorati On marzo - 11 - 2011 ADD COMMENTS

Di fiere specializzate ne esistono per tutti i gusti, ma Koiné, che prende il via domani a Vicenza per concludersi il 15 marzo, rappresenta davvero un unicum. Si tratta infatti di una  rassegna internazionale di arredi, oggetti liturgici e componenti per l’edilizia di culto che dal 1989 (anno della prima edizione) è diventata ormai un appuntamento imprescindibile per gli operatori del settore.

L’evento prevede la presenza di oltre 300 espositori e un programma di mostre, convegni, dibattiti, giornate di studio. Scopo del tutto sarà aggiornare le espressioni della Chiesa nel design delle suppellettili liturgiche e nel progetto dell’architettura al messaggio innovatore del Concilio Vaticano II. Quest’anno ci sarà presentato il volume “Koinè Ricerca 1989-2009. Il design per la liturgia: materiali e progetti” (Ed. Messaggero di Padova), che mette a disposizione l’esperienza di 20 anni di ricerca, con progetti e prototipi relativi ad arredi liturgici, vesti, suppellettili, realizzati dai maggiori architetti e artisti del campo.

Tra le mostre quella su “La casula: scenario europeo della produzione” (che qualcuno ha già provveduto a banalizzare definendo il tutto “settimana della moda per il clero”).  Domenica 13, il convegno del Servizio nazionale per l’Edilizia di culto, “Nuove Chiese: alla ricerca della qualità”. Lunedì 14, la Giornata nazionale di studio sull’adeguamento degli spazi celebrativi, dell’Ufficio nazionale per i Beni culturali ecclesiastici. Martedì 15, il seminario “La luce nelle Chiese” promosso dall’Ufficio nazionale per i Beni culturali ecclesiastici e dal Servizio nazionale per l’Edilizia di culto, con Adi (Associazione italiana illuminazione).

Come ha dichiarato Mons. Giancarlo Santi, direttore scientifico di Koiné, la manifestazione vicentina <<è riuscito a dare visibilità a un vasto e multiforme mondo produttivo “di nicchia”, dotato di tre caratteristiche del tutto peculiari. In primo luogo è una realtà produttiva interamente autonoma e soggetta solo alle leggi di mercato, non canonizzata né soggetta alla Chiesa cattolica anche se molto “vicina” alla vita religiosa degli italiani. In secondo luogo è molto diffusa e ben radicata in varie regioni italiane e nelle sue tradizioni artigianali e anche per questo è molto apprezzata nel mondo. Infine, si era mantenuta quasi del tutto “sommersa” o “molto defilata”, estremamente parcellizzata e poco strutturata; un moderno pressoché sconosciuto dal punto di vista quantitativo>>.

Un mondo sconosciuto al quale Koiné intende appunto dare visibilità.

(via SpiritualSeeds.info)

Dialogo interreligioso a tavola: l’idea di due coniugi americani

Posted by Moreno Migliorati On febbraio - 25 - 2011 ADD COMMENTS

La cosa può apparire paradossale, eppure negli Stati Uniti può succedere anche questo: che gli hot dog possano diventare un valido strumento per il dialogo interreligioso. L’idea di conoscere più da vicino le varie religioni attraverso il cibo è venuto a Phil Hotsenpiller, pastore della Friends Church e a sua moglie Tammy.

I due coniugi hanno quindi invitato a pranzo i loro vicini di casa ebrei, musulmani e buddhisti, chiedendo loro di portare dei piatti tipici. Il sedere a tavola insieme condividendo il pasto, ha permesso di intavolare delle discussioni che hanno offerto l’opportunità di approfondire reciprocamente le proprie fedi. Come osserva Hotsenpiller, esistono cibi legati alle varie  religioni, ma non esistono cibi atei, per cui  è molto più facile trovarsi a discutere delle proprie credenze con una forchetta in mano. Egli non è certo un relativista e non nasconde la propria fede cristiana, ma pensa che il dialogo e la conoscenza reciproca siano oggi più necessari che mai e la cucina può dare a tutto questo un importante contributo.

Il progetto dei due coniugi americani  ha quindi preso corpo  diventando un libro, un blog ed un progetto per un ” target=”_blank”>reality show. E chissà che a qualcuno non venga in mente di importare l’idea anche nel nostro Paese, che quanto a programmi di cucina non è secondo a nessuno.

(via SpiritualSeeds.info)

Un convegno e sei volumi per conoscere meglio le religioni mondiali

Posted by Moreno Migliorati On febbraio - 11 - 2011 ADD COMMENTS

Come presentazione dell’opera “Le grandi religioni” (di cui abbiamo parlato qui) Il Sole 24 Ore ha organizzato ieri nella sua sede milanese un interessante forum dal titolo: «Grandi religioni: il tempo del dialogo», cui sono intervenuti: Franco Giulio Brambilla, vescovo ausiliare di Milano per la cultura e l’ecumenismo, Giuseppe Laras, rabbino capo emerito della comunità di Milano, Paolo Ricca, pastore valdese, Khaled Fouad Allam, docente di Sociologia del mondo musulmano, Giuliano Boccali, professore di Indologia all’Università degli studi di Milano, e Giovanni Filoramo, professore di Storia del cristianesimo a Torino.

“Chi pensava che la modernità facesse eclissare le religioni si è sbagliato. La fine delle ideologie ha ridato centralità alla fede e alle filosofie religiose d’Oriente e d’Occidente. In questo ritorno, il fondamentalismo ha assunto un ruolo da protagonista. Quanto sta accadendo in Egitto non lo si capisce fino in fondo se non si affronta anche il capitolo dell’identità religiosa e non si studiano le diverse anime dell’Islam. Anche la partita Cina-Dalai Lama ha un forte risvolto religioso, così pure in Nigeria le aggressioni degli estremisti islamici nei confronti delle comunità cristiane hanno radici fondamentaliste tanto che Benedetto XVI ha parlato di una nuova stagione di martiri. Le religioni possano tornare a mediare nelle situazioni di conflitto ponendo le basi di un dialogo e di una convivenza pacifica? Che sia possibile lo mostra la storia delle religioni, come farlo è ora la grande sfida per tutti”.

Questa era la sfida degli organizzatori dell’evento e a leggere le cronache del convegno gli spunti di riflessione sono stati davvero molti. Sempre sul tema, si potrà leggere utilmente un articolo di presentazione del forum milanese scritto da Kaled Fouad Allam ed uno dell’antropologo Franco La Cecla (sempre molto attento a queste tematiche) che parla del tema del multiculturalismo.

(via SpiritualSeeds)

Nonostante il dialogo interreligioso non viva uno dei suoi momenti migliori, quello presente è invece un periodo abbastanza fecondo nel settore editoriale per quanto riguarda i testi delle grandi religioni. Due notizie stanno a confermarlo
Lo scorso mercoledì, infatti, al termine della consueta udienza generale, Maurizio Costa, Vice Presidente e Amministratore Delegato di Mondadori, e Pietro Citati, Direttore della Fondazione Valla, hanno presentato a Papa Benedetto XVI una copia de Il Corano nella nuova edizione della Collana Islamica. “Le traduzioni italiane erano poche e cattive: i commenti non erano migliori”, ha sottolineato Pietro Citati. “A partire da ora gli italiani potranno dunque leggere il Corano abbandonandosi a quell’onda solenne e tumultuosa. Credo che le sorprese saranno tantissime”.
Il testo, curato da Alberto Ventura, è pubblicato in una nuova traduzione di Ida Zilio-Grandi, docente di Lingua e letteratura araba all’Università di Venezia. L’opera è stata curata con l’obiettivo di rendere il Corano chiaro e comprensibile, in un italiano moderno e privo di arcaismi utilizzati generalmente nella traduzione di testi religiosi antichi.
Il commento, il più ricco e completo mai scritto in lingua occidentale, è stato ideato da un gruppo internazionale di studiosi – la stessa Zilio-Grandi, Mohammad Ali Amir-Moezzi, Mohyiddin Yahia e Alberto Ventura – per spiegare le molte difficoltà e ambiguità del testo, in modo da illuminare il lettore sui significati di ogni singolo versetto, sulle possibili differenze di interpretazione e sulle storie alle quali spesso si accenna senza i necessari dettagli.
L’altro progetto degno di nota riguarda invece il Talmud (testo sacro tra i più importanti dell’ebraismo) che per la prima volta verrà tradotto anche in italiano. È quanto prevede un protocollo d’intesa che verrà sottoscritto proprio oggi a Palazzo Chigi tra il Governo e l’Unione delle comunità ebraiche italiane. Il progetto consiste nella traduzione dall’aramaico in italiano dell’antico testo, la più importante opera della cultura ebraica e uno dei pilastri dell’ebraismo. Il lavoro si svolgerà nell’arco di cinque anni e verrà svolto in collaborazione tra le comunità ebraiche, il Collegio rabbinico italiano ed il Consiglio nazionale delle ricerche.

(via SpiritualSeeds.info)

IL MONASTERO IPATIEV

di Daniela Asaro Romanoff “All’interno la Cattedrale è un gioiello della pittura. Ogni colonna, ogni muro, i soffitti, tutto è coperto di bellissimi affreschi, opera di Guri Nikita e Sila Sarin”

Festa della Luce

Festa della Luce, Candelora e della Purificazione di Maria:”Gerusalemme,rivestiti di luce, perché viene la tua luce del Signore brilla sopra di te” (Is 60,1).

Diaconia Cristiana

Di Giovanni Chifani ” Diaconia cristiana: dimensione kerigmatica, profetica e didascalica”

“Gesù nostro contemporaneo”

di Moreno Migliorati Chi è Gesù per me oggi? È persona viva di cui sentiamo tuttora il fascino o è [...]

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