Thursday, 9 September, 2010
Animatori Cristiani della Comunicazione

Vicenza: presentato il Festival biblico con a tema l’ospitalità

Posted by Moreno Migliorati On maggio - 19 - 2010 1 COMMENT

Viene presentata oggi a Vicenza la sesta edizione del Festival biblico, che si svolgerà nella città veneta da 27 al 30 maggio prossimi.  Particolarmente attuale il tema dell’edizione 2010: “L’ospitalità delle Scritture”,  che sarà analizzato nei suoi significati, antropologico, teologico, ontologico, sociale ed economico con l’aiuto di biblisti, scrittori, filosofi, sociologi ma anche sindacalisti, musicisti, economisti, poeti e religiosi. Cinque i percorsi ideati dagli organizzatori per orientare la scelta del pubblico tra le decine di eventi in calendario: da quello teologico al cartellone di spettacolo, da quello su tematiche sociali alla programmazione per i più piccoli, fino ad un itinerario tra arte, storia e natura. Ci saranno, allora, gli “Ospiti della Parola”, gli “Ospiti del Paese”, gli “Ospiti in scena”, gli “Ospiti in famiglia”, gli “Ospiti della Terra”.

Partendo dalla Bibbia, il Festival approfondirà dunque “la dimensione politica, sociale ed economica dell’esperienza dell’ospitalità”, attraverso le numerose testimonianze contenute nell’Antico e nel Nuovo Testamento.”Ha conseguenze diverse vedere l’altro,lo straniero, come pericolo oppure come possibilità di innovazione sociale, di condivisione della ricchezza economica e culturale”, si legge nella presentazione dell’iniziativa.

L’attualità del Festival biblico è tra l’altro dimostrata da due fatti. Il primo riguarda il tema di quest’anno: l’ospitalità è infatti oggetto di due libri da poco giunti sugli scaffali. Il primo è firmato da Enzo Bianchi e porta il titolo “L’altro siamo noi”, mentre il secondo è opera di don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, e si chiama “Anche voi foste stranieri”. Due opere che dimostrano, appunto, come il tema del confronto con l’altro sia sempre più al centro dell’attenzione dei credenti e, in generale, delle persone di buona volontà. L’altro fatto che dimostra l’importanza dell’evento vicentino è più generale ma anch’esso degno di attenzione: risale a pochi giorni fa la notizia che la Bibbia potrebbe presto diventare materia di studio al pari dei grandi classici del passato. Un fatto, quest’ultimo, dovuto essenzialmente all’azione dell’associazione Biblia e di cui si parlerà certamente nella quattro giorni vicentina.

(via SpiritualSeeds)

A Torino ha preso il via la ventitreesima edizione del Salone del Libro, uno dei maggiori eventi nel settore in Europa, e all’appuntamento sarà presente come ovvio anche l’editoria religiosa per presentare le sue ultime novità. Paese ospite di quest’anno della kermesse torinese è l’India e anche il tema è particolarmente stimolante: “La memoria, svelata”. Proprio al Paese asiatico è dedicato un appuntamento che si tiene oggi: “L’India della spiritualità. Le idee filosofiche e religiose che hanno appassionato l’Occidente”, mentre alla memoria sarà dedicata una lectio magistralis sulle religioni del ricordo («Fate questo in memoria di me») tenuta dal noto biblista e presidente del Pontificio consiglio della cultura Gianfranco Ravasi.

Da segnalare anche l’incontro “Educazione e libertà. Gli adulti di fronte alla sfida educativa”, organizzato da Effatà Editrice, in collaborazione con l’Associazione Sant’Anselmo ed il Servizio  per il Progetto Culturale della Cei e la presentazione del romanzo di Fabio Brescia “Tienimi per mano”, edito dalla Luciano editore Napoli, con un dibattito a più voci sulla genitorialità omosessuale. Sarà l’occasione per ascoltare tre diversi approcci al tema in cui però l’essere cattolici è uno degli elementi che unisce ma anche uno degli ostacoli da affrontare su questo tema. Interverranno, infatti, Valter Danna, preside della Facoltà Teologica di Torino, incaricato dalla Diocesi di Torino del dialogo tra chiesa e i gruppi omosessuali cristiani torinesi, e autore del libro fede ed omosessualità; Franco Caldera, membro del gruppo di lavoro per la stesura del libro fede ed omosessualità; Antonio De Chiara, portavoce del gruppo di persone omosessuali cristiane Ponti Sospesi di Napoli.

Non solo editoria cattolica, comunque: il Salone di quest’anno sarà infatti anche l’occasione per presentare il libro ‘Il Misericordioso’ di Yahya Pallavicini, presidente della Coreis, il quale ha affermato che “Presentare ‘Il Misericordioso’ in un contesto interreligioso rappresenta un’occasione significativa di conoscenza reciproca e dialogo nella sacralità tra cristiani e musulmani”. Anche gli evangelici italiani sono presenti a Torino con le loro editrici La Casa della Bibbia e Claudiana a presentare le loro ultime novità.

(via SpiritualSeeds)

Da domenica 9 maggio, per poi proseguire per  tutta la settimana, prendono il via gli eventi legati alla Settimana della Comunicazione, che culmineranno con la celebrazione, domenica 16 maggio, con la Giornata delle Comunicazioni Sociali.

Il messaggio per la Giornata 2010 guarda ai sacerdoti e alle potenzialità pastorali dei media. In esso i sacerdoti sono incoraggiati ad affrontare «le sfide che nascono dalla nuova cultura digitale». Se conosciuti e valorizzati adeguatamente i mezzi di comunicazione sociale «possono offrire ai sacerdoti e a tutti gli operatori pastorali una ricchezza di dati e di contenuti che prima erano di difficile accesso, e facilitano forme di collaborazione e di crescita di comunione impensabili nel passato». Grazie ai nuovi media -spiega una nota ufficiale del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali- «chi predica e fa conoscere il Verbo della vita può raggiungere con parole, suoni e immagini -vera e specifica grammatica espressiva della cultura digitale- persino singole e intere comunità in ogni continente, per creare nuovi spazi di conoscenza e di dialogo giungendo a proporre e realizzare itinerari di comunione».

Cuore delle celebrazioni di quest’anno sarà la diocesi di Caserta, dove è stato organizzato l’annuale Festival della Comunicazione sociale. ”Non ci ha colti impreparati il tema e il messaggio di quest’anno, che è in sintonia con l’Anno Sacerdotale e mette in risalto la figura del sacerdote inserito in un’azione pastorale che tenga conto del mondo digitale – ha spiegato don Roberto Ponti, presidente del Centro Culturale San Paolo, organizzatore della Settimana insieme con la Società San Paolo, le Figlie di San Paolo e la diocesi campana e che vedrà dispiegare durante i sette giorni sessanta eventi e circa un centinaio di ospiti.

(via SpiritualSeeds)

È senz’altro una bella notizia per tutti gli estimatori di don Primo Mazzolari (una delle figure più significative del mondo cattolico  e della vita politica del Novecento italiano)  l’uscita dell’audiolibro “Il cielo capovolto”, quarto volume del progetto culturale ed educativo “PhonoStorie” dedicato a grandi personaggi del XX secolo.

L’audiolibro (composto da un libro di 56 pagine più un cd di circa 63 minuti) presenta il pensiero, l’opera e gli scritti di don Primo fondendo tra di loro arti diverse quali letteratura, recitazione e musica. Nel libro, i testi più significativi sono legati da un filo conduttore ispirato ad un suo celebre libro, Tra l’argine e il bosco; nel cd la loro narrazione è affidata ad alcuni noti artisti, il tutto legato inscindibilmente con l’intento di costituire un unico discorso senza soluzione di continuità.

Le prefazioni sono di Mons. Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e di Mino Martinazzoli, politico, profondo conoscitore ed estimatore del parroco lombardo. Il volume gode dell’apprezzamento e del sostegno della Fondazione Don Primo Mazzolari di Bozzolo.

Alcune parti dell’audiolibro verranno proposte domani nell’ambito del 34° Convegno nazionale delle Caritas diocesane, che prende il via oggi a San Benedetto del Tronto con il titolo:  ”Educati alla carità nella verità. Animare parrocchie e territori attraverso l’accompagnamento educativo”.

(via SpiritualSeeds)

Strategie di Comunicazione: nel Web 2.0

Posted by marilena marino On aprile - 21 - 2010 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

NOTE DELL’AUTRICE: Quando la scrittura raggiunge il suo effetto di “incarnazione”, ossia rendere carne ciò che si scrive, allora lo scopo di ricreare l’umanità sortisce il suo effetto; ma affinché questo “nobile” intento riesca, è necessario che chi scrive viva possibilmente in prima persona ciò che racconta, perché chi legga, possa cogliere nelle più nascoste sfumature dell’inchiostro il pathos dell’animo. Qunad’è che la parola commuove? Quand’è che poche frasi di un testo, di una canzone o di un racconto qualsiasi ci “prendano” l’anima? Qunado un messaggio stampato su semplice carta ha il potere di prendere quasi forma umana e accompagnare chi legge nella visione del testo, emozionandolo a tal punto da coinvolgerlo emotivamente? Il vissuto profondo dell’autore svolge una parte essenziale in questo ruolo, una missione quasi divina con aspetti anche mistagogici, e quanto più egli trasuderà nella stampa la propria vita, tanto più eccezionale sarà “la creazione” che ne verrà fuori e potrà addirittura essere contento di aver operato meraviglie nel vissuto di tante persone. Cooperare alla realizzazione di un mondo migliore è una speciale virtù, quasi un miracolo e una vera “missione” che accompagnerà i giorni e le notti di molta gente che ha sete di parole vere. Se chi scrive avrà vissuto veramente in prima persona tutto ciò potrà diventare lui stesso un vero testimone e un “operatore di giustizia”: da autore a “Uomo nuovo delle Beatitudini”. Nella nostra società forse non basta più scrivere solo in modo giornalistico e dettagliato l’informazione, anche se c’è per tutti il necessario bisogno di aggiornamento di notizia; c’è già il mondo multimediale e tecnologico che arriva direttamente nelle nostre case a tutte le ore, in tempo reale e con le più alte sofisticazioni. A maggior ragione abbiamo bisogno di vivere “dentro” la notizia, riapproprarci del contenuto, quasi che chi usa l’inchiostro o i caratteri diventi un vero “profeta” della comunicazione, capace di “convertire” anche l’uso della scrittura. Incarnare ciò che si scrive, con profonda sapienza e spirito critico sugli avvenimenti, può diventare un affascinante compito e se si riesce ad avvolgere il messaggio di un testo nel linguaggio della penna, eccezionalmente la Comunicazone farà un passo in più rispetto alla pura forma intelleggibile, precedendo, seguendo e prevedendo la storia umana. Essere profeti dei nostri tempi, interpretare le motivazioni più profonde dell’uomo e saperle raccontare fa nascere sensibilmente una cultura contemporanea più civile e illuminante. Non più lettera morta, quindi, ma viva, appassionata, qualcosa di incisivo che segua soprattutto una scala di forti valori. Lo scopo della nostra agenzia “Talitacum”, da poco nata come creativi cristiani della comunicazione, si avvalora proprio di questo: rendere attuali e incarnate nella storia le parole del Vangelo e del messaggio cristiano attraverso creazioni varie, come questi testi opuscoli sopra indicati. L’obiettivo è far rivivere il messaggio Kerigmatico di Gesù Cristo, ripercorrendo temi attuali in raccolte di poesie, testi, sussidi, che nel vario tempo si produrranno. Il nostro marchio originale e indistruttibile sarà il Kerigma! Scrivere e parlare di Kerigma è un’arte e forse non tutti ne hanno scoperto il segreto! Per ora la nostra agenzia Talitacum si propone di riuscirci: il suo segreto è solo nell’annunciare la Resurrezione sperimentata e vissuta. Riportare alla luce il Kerigma e inserirlo in ogni realizzazione di queste creazioni è la nostra attuale sfida: l’antico è sempre attuale annuncio della morte e Resurrezione di Gesù Cristo che deve accompagnare la nostra vita e scandire ogni momento della giornata. Senza questo Kerigma, la nostra è lettera morta; dirlo in questa moderna forma di “predicazione” letteraria è un punto di lavorazione molto stimolante e utile! La domanda provocatoria è: Si capisce oggi il bisogno di risvegliare la fede nel Cristo morto e Risorto anche nel mondo così tecnologizzato della comunicazione? Non ci sembrano più vive e vere le parole scritte attualizzate alla luce del Kerigma di quelle che, invece, scorriamo normalmente sotto i nostri occhi anche distrattamente e che non comunicano alcun alito di vita?! Ciò che fa la differenza lo puoi trovare, allora, in queste creazioni editoriali Talitacum! Solo chi, infatti, come la ragazza del passo del Vangelo, si ritrova a vivere sulla pelle lo straordinario dalla morte alla vita, ad opera di Gesù Cristo, può raccontare con parole vive il segreto di una scrittura viva che vibra e dice: Svegliati! L’agenzia Talitacum vuole raccontarvi questa esperienza attraverso le sue varie produzioni.

Ferrara ospita la prima Festa del Libro Ebraico in Italia

Posted by Moreno Migliorati On aprile - 16 - 2010 1 COMMENT

Da domani, sabato 17 aprile, fino a mercoledì 21 aprile, Ferrara ospita la prima Festa del libro ebraico in Italia, promossa dal Meis – Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Provincia e del Comune di Ferrara e dell’Unione delle Comunità Ebraiche in Italia. Sede principale della manifestazione e’ l’ex convento di San Paolo, dove sarà allestita la più grande libreria specializzata il libri di e sugli ebrei.
In questa prima edizione della Festa del libro ebraico in Italia si vuole trasmettere l’importanza di un Museo, che è ancora in fase di costruzione, ma che ha l’obiettivo di porsi come un laboratorio culturale dedicato allo studio delle religioni e delle culture presenti in Italia. La manifestazione, dedicata al rapporto speciale e millenario che gli ebrei hanno con i libri, sarà caratterizzata da molteplici iniziative: concerti, tavole rotonde con illustri partecipanti, incontri con decine di autori di opere di storia, tradizione, testimonianza ebraica, la più varia e la più internazionale. Ci saranno itinerari nella Ferrara ebraica cara a Giorgio Bassani, incontri nelle scuole e in una libreria, diversa dalle altre, che conserva millecinquecento titoli sull’ebraismo e sugli ebrei. Tutti i libri saranno a disposizione per essere acquistati dai visitatori. Ci sarà inoltre una Mostra del libro ebraico antico con volumi di pregio raramente esposti al pubblico.
Riccardo Calimani, tra i principali propugnatori della manifestazione ferrarese, ha dichiarato in un’intervista che le principali motivazioni che lo hanno spinto ad organizzarla sono state : “La voglia di creare uno spazio mentale costruttivo prima di uno spazio fisico. Realizzare un laboratorio culturale dinamico capace di precedere i lavori definitivi del museo con dibattiti, incontri, concerti. Come dire: superare la geometria fisica con le nostre idee, con la nostra mente, con le nostre domande”.
È possibile seguire le attività del Festival anche sui principali social network: Facebook, Twitter, YouTube, nonché sull’apposito blog.

(via SpiritualSeeds)

Da domani, giovedì 15 aprile, il celebre settimanale “Famiglia Cristiana” si rinnova e lo fa partendo dalle origini: dalla famiglia, appunto. Il rinnovamento riguarderà sia la versione cartacea della rivista che il suo sito web. Riposizionamento, restyling, nuovo logo e nuovi contenuti, nuove rubriche, nuove prestigiose firme e una campagna di comunicazione aggressiva e non convenzionale per il settimanale di punta dei Periodici San Paolo.

Come affermato dal direttore don Antonio Sciortino nell’editoriale dell’ultimo numero “vecchia maniera”: “Dal 15 aprile Famiglia Cristiana sarà nuova nella veste e nei contenuti. Utile, pratica e piacevole alla lettura. Per tutta la famiglia. Accentueremo questa dimensione “familiare”: di informazione, di servizio e di sostegno. Con particolare attenzione alle giovani famiglie con figli, cui forniremo gli aiuti necessari nel delicato ruolo di genitori”.

Contemporaneamente all’uscita della nuova rivista, Famiglia Cristiana rinnova e rilancia il proprio sito, www.famigliacristiana.it, che diviene un vero sito di informazione costantemente aggiornata e di servizio per la famiglia con tantissime indicazioni utili. Una testata giornalistica con la stessa direzione e lo stesso corpo redazionale del formato cartaceo dedicata specificatamente a cinque argomenti: famiglia, Chiesa, informazione, volontariato, costume e società, a loro volta suddivisi in sottosezioni per dare un’informazione sempre più completa e aggiornata.

Un augurio al giornale per questa nuova avventura.
(via SpiritualSeeds)

“DIARIO DI UN’AMICIZIA”

Posted by marilena marino On marzo - 7 - 2010 2 COMMENTS

di Marilena Marino

Il libro “Diario di un’amicizia”, nel quale la Dottoressa polacca Wanda Poltawska racconta della sua straordinaria amicizia personale con Karol Wojtyla, ormai è un best-seller.

E’ uscito l’anno scorso in Polonia con  grande successo e l’editore italiano S Paolo edizioni di Milano, sta provvedendo ad una veloce ristampa. Il successo è genuino e senza campagna pubblicitaria, si auto pubblicizza da solo: tutti coloro che lo leggono, non fanno altro che consigliarlo ad altri.

E dire che tanti media si sono meravigliati che Karol Wojtyla avesse coltivato per anni l’amicizie con una donna e che avesse continuato a scriverle lettere perfino da Papa. Alcuni hanno accusato la Dottoressa Poltawska di “protagonismo pubblicitario”, al punto da trascurare il pericolo che un simile libro potesse bloccare la causa di Beatificazione.

Invece nel libro non vi è neppure una virgola che possa essere messo sotto processo: esso è un racconto meraviglioso, ricco di valori umani e spirituali  grandissimi, vissuti in una trasparenza solare.

La volontà di scrivere le memorie in un libro, è venuta dallo stesso Pontefice che nutriva una cura spirituale particolare nei confronti della famiglia Poltawski; la stessa Wanda Poltawska, per la premura di non creare confusione nella Chiesa con questo libro, prima di farlo pubblicare, lo ha fatto leggere a 10 persone ritenute da lei autorevoli e degne di fiducia.

Anche se in Polonia ilo libro ha suscitato tante critiche, “Diario di un’amicizia”, rimane un manoscritto 2forte” e denso di contenuti spirituali  e anche di tante rivelazioni “inedite” anche riguardanti la grande figura della Dottoressa Wanda, come l’episodio della sua guarigione miracolosa da un cancro nel 1962, per intercessione di Padre Pio.

Un libro del genere su Giovanni Paolo II non è stato scritto finora da nessuno, perchè ..nessuno poteva scriverlo.

Nessun’ altra donna aveva avuto l’avventura di poter considerare Karol Wojtyla un componente della propria famiglia e conoscerlo, quindi, veramente bene!

Le 7 parole di Gesù sulla croce

Posted by francesca On febbraio - 15 - 2010 ADD COMMENTS

Le 7 parole di Gesù sulla croce

«Ho scelto le Sette Parole di Gesù sulla Croce perché sono un vangelo vivente per tutti gli uomini, non fatto di parole vuote né di cose scontate. In esso ardono robusti, perenni messaggi di vita, che proprio chi soffre più profondamente può apprezzare di più!… Le ultime Sette Parole di Gesù hanno illuminato il mio cuore. Ed io ora desidero condividerle con voi, le prego, le offro a voi tutti perché possiate, attraverso la meditazione di esse, essere penetrati dalla Luce di Dio, dove il principio e la fine si ritrovano magnificamente uniti». GianCarlo M. Bregantini
Destinatari
Per adulti, giovani, animatori, consacrati.
Autore
MONS. GIANCARLO MARIA BREGANTINI, già Vescovo di Locri-Gerace, attualmente Arcivescovo di Campobasso, per ISG-Elledici ha già pubblicato Vivente è la nostra speranza (Riflessioni sulla Prima Lettera di Pietro), La strada e la stella (I Vangeli dell’infanzia), I colori di Luca, Cari giovani, scrivo a voi, Volti e luoghi di una Chiesa giovane (Gli Atti degli Apostoli) e Il profumo della Salve Regina.

Quaresima,Pasqua, Sussidio liturgico-pastorale della CEI

Posted by marilena marino On febbraio - 5 - 2010 ADD COMMENTS

E’ disponibile in tutte le librerie cattoliche d’Italia e nel sito dell’Ufficio liturgico nazionale www.chiesacattolica.it/liturgia il Sussidio liturgico-pastorale della CEI per il tempo di Quaresima- Pasqua 2010 dal titolo “Ritornate a me con tutto il cuore” (Gioele 2,12) è edito dalla San Paolo. «Il presente sussidio - scrive nell’introduzione S. E. Mons. Mariano Crociata, Segretario Generale della CEI – a partire dalla Parola di Dio annunciata e ascoltata nella liturgia offre indicazioni e stimoli per articolare in precisi itinerari le dimensioni fondamentali che la Parola ci indica, favorendo il recupero di una interiorità rinnovata, un annuncio sincero e convinto. La Quaresima è tempo della conversione del cuore, occasione favorevole per ritrovare identità. La Pasqua è il tempo della gioia della risurrezione, che non può essere tenuta nascosta nel chiuso del cenacolo, ma si apre alla proclamazione gioiosa: “Cristo è risorto!”. Per tutto il mondo c’è possibilità di salvezza, di perdono, di vita nuova».

Antonia Arslan, la vita sospesa

Posted by marilena marino On gennaio - 26 - 2010 ADD COMMENTS
Fare i conti con il proprio passato. Sia quando è Storia che coinvolge un intero popolo sia quando è storia, esperienza personale. Così Antonia Arslan, la grande scrittrice del genocidio armeno, ha deciso di mettere in “lista d’attesa” – in qualche modo – il terzo romanzo, quello conclusivo della saga dopo <+corsivo>La masseria delle allodole<+tondo> e <+corsivo>La strada di Smirne<+tondo>, per raccontare il coma e la rianimazione, quel pezzo misterioso di esistenza in cui è precipitata un anno fa. Un bisogno prepotente, quasi «una persecuzione», come l’ha chiamata, di fissare sulla carta e dunque di far conoscere una dimensione parallela in cui «si vive sospesi, come un bambino nelle mani degli altri». Il libro – poche pagine, non un romanzo, piuttosto una raccolta di riflessioni – sarà concluso entro il 2010.

Professoressa Arslan, cominciamo dall’inizio: cosa le è successo la scorsa primavera?
«Nella notte di Pasqua sono stata colta da dolori terribili alla schiena. Pensavo a una lombosciatalgia ma poiché non avevo farmaci adatti in casa, al mattino presto mi sono fatta portare all’Ospedale di Padova. Lì la situazione è precipitata: ho perso conoscenza e dopo qualche ora i medici hanno diagnosticato una setticemia causata da un calcolo renale. Sono stata intubata e mi è stato indotto il coma farmacologico. Ai miei parenti i medici dissero che avevo il 20 per cento di possibilità di farcela».

Cosa si ricorda di quei momenti?
«Degli 8 o 10 giorni di coma non ricordo nulla, a parte la sensazione misteriosa del passare del tempo. Poi, nei 10 giorni successivi, la coscienza ha cominciato a riaffiorare man mano che tentavano di svegliarmi alleggerendo i farmaci che mi tenevano in coma».

Che sensazioni ha provato nella fase di risveglio?
«Nella mente mi passava una serie di immagini che messe insieme costituivano una realtà parallela. Io ero convinta di trovarmi in una clinica di New York e non avevo dubbi che così fosse, tanto che mi sembrava incomprensibile come mai tutti intorno a me parlassero con accento veneto».

Un specie di dissociazione?
«Sì, è così. Nel reparto di rianimazione tenevano la radio accesa tutto il giorno e ricordo che avvertivo la musica, le parole e persino gli spot. Non mi capacitavo: perché una radio americana mandava in onda pubblicità in italiano di locali sulla riviera romagnola? Insomma, vivevo sospesa in una dimensione parallela».

Avvertiva la presenza dei familiari?
«Sì, sentivo mia figlia che mi accarezzava i capelli e mi parlava, io a tratti la riconoscevo e credevo di trovarmi nel giardino di casa».

Dunque non le procurava angoscia il fatto di non riuscire a parlare, anzi, al contrario, provava sensazioni gradevoli?
«Durante la fase del risveglio avevo un tubo in gola per respirare: era terribile perché provavo continuamente una sensazione di soffocamento e insieme di una sete inestinguibile. Però non mi sentivo né frustrata né impotente. Anzi, ero fiduciosa di farcela. Mi sentivo come un bambino che si guarda intorno, non può parlare, con gli occhi trasmette richieste di aiuto e spera che qualcuno si accorga di lui».

Dunque dover dipendere dagli altri in tutto e per tutto non era angosciante, ma tranquillizzante?
«Be’, non vorrei dare una visione edulcorata della mia esperienza. Ma ho sempre avuto la sensazione che mi avrebbero tirato fuori di lì. Sentivo la forza della mia vita e le infermiere che con le loro cure mi tiravano verso la vita. Le ho amate moltissimo, fanno un mestiere delicato e difficile eppure sono presenti, calde di vita e ti parlano, si raccontano, ti fanno entrare nelle loro storie personali. Gli assalti dell’angoscia, semmai, arrivavano di notte».

Perché di notte? In fondo, che differenza c’è tra giorno e notte in una rianimazione?
«Perché le infermiere oscuravano la finestrella e io sapevo che era notte. E allora arrivava il senso del nulla, affioravano alla mente angosciosi fantasmi e la sensazione di essere attirata verso il nulla. Allora sì, mi sentivo totalmente sola, pur sapendo che le infermiere passavano regolarmente a controllare. Ma era lo stesso, la notte era il buio, l’angoscia che chiama».

Molta gente, uscita dal coma, preferisce dimenticare, non pensarci più. Lei invece ha deciso di fare il contrario: ricordare, scriverne. Perché?
«Beh, è un desiderio potente che sento. La rianimazione è un’esperienza che mi è scesa in profondità. Grazie a essa ho riconsiderato tutta la realtà dell’esistenza, della morte, delle possibilità che la vita offre agli uomini. Voglio raccontare di questa realtà fragile che ho vissuto, che si allungava e si accorciava insieme, in una sorta di dimensione parallela, sospesa nel tempo. Questo desiderio potrebbe sembrare morboso ma per me non è così. Io voglio raccontare quello che vedevo, che immaginavo e la realtà parallela in cui ho vissuto per tre settimane. Compresi alcuni episodi divertenti».

È un po’ come con «La masseria delle allodole» e «La strada di Smirne»: scavare dentro se stessi e la propria storia, fare i conti con il passato…
«Sì, ho cominciato a scrivere su piccoli foglietti qualche appunto – frasi, ricordi – per il terzo libro che sento di dover scrivere e che completa la storia della mia famiglia. Ma prima ho quest’altro libro da scrivere: ho iniziato come al solito, con appunti sparsi, poi qualche giorno fa, tornano in aereo da New York dopo le vacanze di Natale, ho scritto una paginetta intera di racconto dalla rianimazione. E ho sentito che quella sarà la prima pagina del libro. Sento che prima devo raccontare quello che ho vissuto in quella stanza d’ospedale e poi potrò terminare la storia della mia famiglia».

Pensa che la sua testimonianza potrà dare spunti di riflessione a tutti coloro che hanno parenti in coma?
«Oso sperare di sì. Non pretendo certo di ergermi a modello, ma la mia è comunque una testimonianza di una vita sospesa che per vie misteriose chiedeva di tornare fuori».

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