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	<title>Nobell.it - Il portale degli Animatori della Cultura e della Comunicazione &#187; Spiritualità</title>
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	<description>Il portale degli Animatori della Cultura e della Comunicazione - Allievi del Corso di alta formazione ANICEC</description>
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		<title>Festa della Luce</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 06:40:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Grazia Di Palermo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Festa della Luce, Candelora e  della Purificazione di Maria:"Gerusalemme,rivestiti di luce, perché viene la tua luce del Signore brilla sopra di te" (Is 60,1).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/02/luce-diariop.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6376" style="margin: 10px;" title="luce diariop" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/02/luce-diariop-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Il <a title="2 febbraio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/2_febbraio">2 febbraio</a> la <a title="Chiesa cattolica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_cattolica">Chiesa cattolica</a> celebra la <a title="Presentazione al Tempio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Presentazione_al_Tempio">presentazione al Tempio</a> di <a title="Gesù" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ges%C3%B9">Gesù</a> <a href="http://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=Lc+2%2C22-39&amp;formato_rif=vp" rel="nofollow">Lc 2,22-39</a>, popolarmente chiamata <a title="Festa (liturgia)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Festa_(liturgia)">festa</a> della <strong>Candelora</strong>, perché in questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo &#8220;luce per illuminare le genti&#8221;, come il bambino Gesù venne chiamato dal vecchio Simeone al momento della presentazione al <a title="Tempio di Gerusalemme" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tempio_di_Gerusalemme">Tempio di Gerusalemme</a>, che era prescritta dalla Legge giudaica per i primogeniti maschi.</p>
<p>La festa è anche detta della <strong>Purificazione di Maria</strong>, perché, secondo l&#8217;usanza ebraica, una donna era considerata impura per un periodo di <a title="40 (numero)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/40_(numero)#Religione">40</a> giorni dopo il parto di un maschio e doveva andare al Tempio per purificarsi: il <a title="2 febbraio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/2_febbraio">2 febbraio</a> cade appunto 40 giorni dopo il <a title="25 dicembre" href="http://it.wikipedia.org/wiki/25_dicembre">25 dicembre</a>, giorno della <a title="Nascita di Gesù" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nascita_di_Ges%C3%B9">nascita di Gesù</a>.</p>
<p>Anticamente questa festa veniva celebrata il 14 febbraio (40 giorni dopo l&#8217;<a title="Epifania" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Epifania">Epifania</a>), e la prima testimonianza al riguardo ci è data da <a title="Egeria (pellegrina)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Egeria_(pellegrina)">Egeria</a> nel suo <em><a title="Itinerarium Egeriae" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Itinerarium_Egeriae">Itinerarium Egeriae</a></em> (cap. 26). La denominazione di &#8220;Candelora&#8221; data popolarmente alla festa deriva dalla somiglianza del rito del Lucernare, di cui parla <a title="Egeria (pellegrina)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Egeria_(pellegrina)">Egeria</a>: &#8220;Si accendono tutte le lampade e i ceri, facendo così una luce grandissima&#8221; (Itinerarium 24, 4), con le antiche fiaccolate rituali che si facevano nei <a title="Lupercalia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lupercalia">Lupercali</a> (antichissima festività romana che si celebrava proprio a metà febbraio). Ma la somiglianza più significativa tra le due festività si ha nell&#8217;idea della purificazione: nell&#8217;una relativa all&#8217;usanza ebraica:</p>
<table cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td></td>
<td><strong>«</strong> Quando una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, sarà immonda per sette giorni; sarà immonda come nel tempo delle sue regole. L&#8217;ottavo giorno si circonciderà il bambino. Poi essa resterà ancora trentatré giorni a purificarsi dal suo sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione <strong>»</strong>   <small>(<a title="Levitico" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Levitico">Levitico</a> <a href="http://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=Levitico12%2C2-4&amp;formato_rif=vp" rel="nofollow">12,2-4</a>)</small></td>
<td></td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>nell&#8217;altra riguardo alla <a title="Lupercalia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lupercalia">februatio</a> (cfr. <a title="Ovidio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ovidio">Ovidio</a>, I Fasti 2, 19-24, 31-32ss [Gli antenati romani dissero Februe le espiazioni: e ancora molti indizi confermano tal senso della parola. I pontefici chiedono al re e al flamine le lane che nella lingua degli antichi erano dette februe. Gli ingredienti purificatori, il farro tostato e i granelli di sale, che il littore prende nelle case prestabilite, si dicono anch'essi februe. (...) Da ciò il nome del mese, perché i Luperci con strisce di cuoio percorrono tutta la città, e ciò considerano rito di purificazione...]). Durante il suo episcopato (tra il 492 e il 496 d.C.), Papa Gelasio I ottenne dal <a title="Senato" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Senato">Senato</a> l&#8217;abolizione dei <a title="Lupercalia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lupercalia">Lupercali</a> ai quali fu sostituita nella devozione popolare la festa appunto della Candelora. Nel VI secolo la ricorrenza fu anticipata da <a title="Giustiniano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giustiniano">Giustiniano</a> al 2 febbraio, data in cui si festeggia ancora oggi.</p>
<h2>La Candelora è celebrata anche nella tradizione <a title="Paganesimo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Paganesimo">pagana</a> e <a title="Neopaganesimo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Neopaganesimo">neopagana</a>, ed alcuni studiosi rilevano come si tratti di una festività introdotta appunto in sostituzione di una preesistente. Chiamata <a title="Imbolc" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Imbolc">Imbolc</a> nella tradizione celtica, segnava il passaggio tra l’inverno e la primavera ovvero tra il momento di massimo buio e freddo e quello di risveglio della luce.</h2>
<p>Candelora prima della Chiesa.</p>
<p>Nel mondo romano la Dea Februa (<a title="Giunone" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giunone">Giunone</a>) veniva celebrata alle <a title="Calende" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Calende">calende</a> di febbraio (nel calendario romano i mesi seguivano il ciclo della luna. Il primo giorno di ogni mese corrispondeva al novilunio (luna nuova) ed era chiamato “calende”, da cui deriva il nome “calendario”).<sup id="cite_ref-2" title="^ Nelida Caffarello, Dizionario archeologico di antichità classiche, Olschki, 1971"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Candelora#cite_note-2">[3]</a></sup><br />
Nel neopaganesimo Imbolc è uno degli otto <a title="Sabba" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sabba">sabba</a> principali ed è legato alla purificazione ed ai riti propiziatori per la fertilità della terra.</p>
<p>Una festa della luce, dunque. «Quella “luce nuova” che si è accesa nella notte di Natale, oggi incomincia a risplendere sul mondo, come suggerisce l’immagine della stella di cui si  rivendica il carattere storico: fu «un segno celeste che attirò l’attenzione dei Magi e li guidò nel loro viaggio verso la Giudea».</p>
<p>Ritornando alla tradizione cristiana:</p>
<p>Tutto il periodo del Natale e dell’Epifania è caratterizzato dal tema della luce, legato anche al fatto che, nell’emisfero nord, dopo il solstizio d’inverno il giorno riprende ad allungarsi rispetto alla notte. Questo ha permesso a molti popoli appena cristianizzati di comprendere meglio i misteri del tempo di Natale – non a caso un tema caro a un grande studioso di religioni comparate onorato il 6 gennaio con la nomina a cardinale, il professore belga Julien Ries. Ma in realtà, «al di là della loro posizione geografica, per tutti i popoli vale la parola di Cristo: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12). Gesù è il sole apparso all’orizzonte dell’umanità per illuminare l’esistenza personale di ognuno di noi e per guidarci tutti insieme verso la meta del nostro pellegrinaggio, verso la terra della libertà e della pace, in cui vivremo per sempre in piena comunione con Dio e tra di noi».</p>
<p>Sempre in tema di luce, dalle parole del profeta Isaia:, la glor«Alzati, [Gerusalemme,] rivestiti di luce, perché viene la tua luceia del Signore brilla sopra di te» (Is 60,1). Si trova anzitutto qui il vero «contenuto della festa»: «è venuto nel mondo Colui che è la vera Luce, Colui che rende gli uomini luce».</p>
<p><a name="SL_IS.60.1"></a>[1] <a name="3" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/P3.HTM"></a>Alzati, <a name="4" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/2/Z0.HTM"></a>rivestiti di <a name="6" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/AR.HTM"></a>luce, perché viene la tua <a name="B" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/AR.HTM"></a>luce,<br />
la <a name="D" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/6U.HTM"></a>gloria del <a name="F" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/B.HTM"></a>Signore <a name="G" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/8/EN.HTM"></a>brilla sopra di te.</p>
<p><a name="SL_IS.60.2"></a>[2] Poiché, ecco, le <a name="O" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/IF.HTM"></a>tenebre <a name="P" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/7/LE.HTM"></a>ricoprono la <a name="R" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/25.HTM"></a>terra,<br />
<a name="S" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/9/IX.HTM"></a>nebbia <a name="T" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/9/X9.HTM"></a>fitta <a name="U" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/4/74.HTM"></a>avvolge le <a name="W" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/AA.HTM"></a>nazioni;<br />
ma su di te <a name="11" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/5/6D.HTM"></a>risplende il <a name="13" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/B.HTM"></a>Signore,<br />
la sua <a name="16" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/6U.HTM"></a>gloria <a name="17" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/2/5Y.HTM"></a>appare su di te.</p>
<p><a name="SL_IS.60.3"></a>[3] <a name="1C" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/6/71.HTM"></a>Cammineranno i <a name="1E" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/8E.HTM"></a>popoli alla tua <a name="1H" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/AR.HTM"></a>luce,<br />
i <a name="1J" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/U.HTM"></a>re allo <a name="1L" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/SQ.HTM"></a>splendore del tuo <a name="1O" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/2/3M.HTM"></a>sorgere.</p>
<p><a name="SL_IS.60.4"></a>[4] <a name="1Q" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/1/EH.HTM"></a>Alza gli <a name="1S" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/4R.HTM"></a>occhi <a name="1T" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/A1.HTM"></a>intorno e <a name="1V" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/OM.HTM"></a>guarda:<br />
tutti costoro si sono <a name="20" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/2/7A.HTM"></a>radunati, vengono a te.<br />
I tuoi <a name="26" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/1D.HTM"></a>figli vengono da <a name="29" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/CF.HTM"></a>lontano,<br />
le tue <a name="2C" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/B8.HTM"></a>figlie sono <a name="2E" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/1/EQ.HTM"></a>portate in <a name="2G" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/N6.HTM"></a>braccio.</p>
<p><a name="SL_IS.60.5"></a>[5] A quella <a name="2K" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/LP.HTM"></a>vista sarai <a name="2M" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/7/N9.HTM"></a>raggiante,<br />
<a name="2N"></a>palpiterà e si <a name="2Q"></a>dilaterà il tuo <a name="2T" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/48.HTM"></a>cuore,<br />
perché le <a name="2W" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/O9.HTM"></a>ricchezze del <a name="2Y" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/7X.HTM"></a>mare si <a name="30"></a>riverseranno su di te,<br />
verranno a te i <a name="38" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/I0.HTM"></a>beni dei <a name="3A" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/8E.HTM"></a>popoli.</p>
<p><a name="SL_IS.60.6"></a>[6] Uno <a name="3D" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/B/40.HTM"></a>stuolo di <a name="3F" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/1/2J.HTM"></a>cammelli ti <a name="3H"></a>invaderà,<br />
<a name="3I" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/D/HT.HTM"></a>dromedari di <a name="3K" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/1/6A.HTM"></a>Madian e di <a name="3N" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/1/5N.HTM"></a>Efa,<br />
tutti verranno da <a name="3R" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/2/DF.HTM"></a>Saba, <a name="3S" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/1/K0.HTM"></a>portando <a name="3T" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/5Y.HTM"></a>oro e <a name="3V" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/IA.HTM"></a>incenso<br />
e <a name="3X" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/5/UG.HTM"></a>proclamando le <a name="3Z" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/6/J.HTM"></a>glorie del <a name="41" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/B.HTM"></a>Signore.</p>
<p><a name="SL_IS.60.7"></a>[7] Tutti i <a name="45" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/RO.HTM"></a>greggi di <a name="47" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/4/F2.HTM"></a>Kedàr si <a name="49" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/3/B6.HTM"></a>raduneranno da te,<br />
i <a name="4D" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/2/PR.HTM"></a>montoni dei <a name="4F" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/9/JD.HTM"></a>Nabatei saranno a tuo <a name="4J" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/CW.HTM"></a>servizio,<br />
<a name="4K" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/4/BG.HTM"></a>saliranno come <a name="4M" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/B7.HTM"></a>offerta <a name="4N" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/2/MA.HTM"></a>gradita sul mio <a name="4Q" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/7A.HTM"></a>altare;<br />
<a name="4R" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/T5.HTM"></a>renderò <a name="4S" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/3/3Z.HTM"></a>splendido il <a name="4U" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/4J.HTM"></a>tempio della mia <a name="4X" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/6U.HTM"></a>gloria.</p>
<p><a name="SL_IS.60.8"></a>[8] Chi sono quelle che <a name="53" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/5/M0.HTM"></a>volano come <a name="55" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/RM.HTM"></a>nubi<br />
e come <a name="58" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/3/EW.HTM"></a>colombe verso le loro <a name="5C"></a>colombaie?</p>
<p><a name="SL_IS.60.9"></a>[9] Sono <a name="5F" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/1/CR.HTM"></a>navi che si <a name="5I" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/7/NF.HTM"></a>radunano per me,<br />
le <a name="5M" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/1/CR.HTM"></a>navi di <a name="5O" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/2/9W.HTM"></a>Tarsis in prima <a name="5R" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/2/QI.HTM"></a>fila,<br />
per <a name="5T" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/PF.HTM"></a>portare i tuoi <a name="5W" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/1D.HTM"></a>figli da <a name="5Y" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/CF.HTM"></a>lontano,<br />
con <a name="60" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/8G.HTM"></a>argento e <a name="62" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/5Y.HTM"></a>oro,<br />
per il <a name="65" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/4C.HTM"></a>nome del <a name="67" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/B.HTM"></a>Signore tuo <a name="69" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/L.HTM"></a>Dio,<br />
per il <a name="6C" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/83.HTM"></a>Santo di <a name="6E" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/1L.HTM"></a>Israele che ti <a name="6H" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/1/RA.HTM"></a>onora.</p>
<p><a name="SL_IS.60.10"></a>[10] <a name="6J" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/K6.HTM"></a>Stranieri <a name="6K" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/5/6V.HTM"></a>ricostruiranno le tue <a name="6N" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/EC.HTM"></a>mura,<br />
i loro <a name="6Q" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/U.HTM"></a>re saranno al tuo <a name="6U" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/CW.HTM"></a>servizio,<br />
perché nella mia <a name="6Y" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/8V.HTM"></a>ira ti ho <a name="71" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/1/9I.HTM"></a>colpito,<br />
ma nella mia <a name="75" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/TO.HTM"></a>benevolenza ho avuto <a name="78" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/EI.HTM"></a>pietà di te.</p>
<p><a name="SL_IS.60.11"></a>[<a name="7B" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/2V.HTM"></a>11] Le tue <a name="7E" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/D2.HTM"></a>porte saranno sempre <a name="7H" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/6/8N.HTM"></a>aperte,<br />
non si <a name="7K" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/6/6B.HTM"></a>chiuderanno né di <a name="7N" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/2J.HTM"></a>giorno né di <a name="7Q" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/8K.HTM"></a>notte,<br />
per <a name="7S" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/2/VA.HTM"></a>lasciar <a name="7T" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/6/RF.HTM"></a>introdurre da te le <a name="7X" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/O9.HTM"></a>ricchezze dei <a name="7Z" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/8E.HTM"></a>popoli<br />
e i loro <a name="83" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/U.HTM"></a>re che faranno da <a name="87" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/1/OH.HTM"></a>guida.</p>
<p><a name="SL_IS.60.12"></a>[12] Perché il <a name="8B" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/1M.HTM"></a>popolo e il <a name="8E" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/6W.HTM"></a>regno<br />
che non vorranno <a name="8I" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/B/DO.HTM"></a>servirti <a name="8J" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/1/MU.HTM"></a>periranno<br />
e le <a name="8M" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/AA.HTM"></a>nazioni saranno tutte <a name="8P" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/4/A3.HTM"></a>sterminate.</p>
<p><a name="SL_IS.60.13"></a>[13] La <a name="8S" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/6U.HTM"></a>gloria del <a name="8U" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/SH.HTM"></a>Libano verrà a te,<br />
<a name="8Y" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/4/6A.HTM"></a>cipressi, <a name="8Z" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/C/DA.HTM"></a>olmi e <a name="91" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/E/MP.HTM"></a>abeti <a name="92" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/73.HTM"></a>insieme,<br />
per <a name="94"></a>abbellire il <a name="96" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/6C.HTM"></a>luogo del mio <a name="99" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/B3.HTM"></a>santuario,<br />
per <a name="9B" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/4/VF.HTM"></a>glorificare il <a name="9D" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/6C.HTM"></a>luogo <a name="9E" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/5Q.HTM"></a>dove <a name="9F"></a>poggio i miei <a name="9I" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/8M.HTM"></a>piedi.</p>
<p><a name="SL_IS.60.14"></a>[14] Verranno a te in <a name="9O" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/7/41.HTM"></a>atteggiamento <a name="9P" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/3/9L.HTM"></a>umile<br />
i <a name="9R" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/1D.HTM"></a>figli dei tuoi <a name="9U" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/2/UK.HTM"></a>oppressori;<br />
ti si <a name="9X" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/4/3Z.HTM"></a>getteranno <a name="9Y"></a>proni alle <a name="A0" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/2/ZV.HTM"></a>piante dei <a name="A2" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/8M.HTM"></a>piedi<br />
quanti ti <a name="A5" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/D/K3.HTM"></a>disprezzavano.<br />
Ti <a name="A7" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/3/VI.HTM"></a>chiameranno <a name="A8" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/28.HTM"></a>Città del <a name="AA" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/B.HTM"></a>Signore,<br />
<a name="AB" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/DX.HTM"></a>Sion del <a name="AD" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/83.HTM"></a>Santo di <a name="AF" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/1L.HTM"></a>Israele.</p>
<p><a name="SL_IS.60.15"></a>[15] <a name="AH" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/4O.HTM"></a>Dopo <a name="AI" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/6D.HTM"></a>essere stata <a name="AK"></a>derelitta,<br />
<a name="AL" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/C/DS.HTM"></a>odiata, senza che alcuno <a name="AP" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/6/MT.HTM"></a>passasse da te,<br />
io farò di te l&#8217;<a name="AX" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/1/74.HTM"></a>orgoglio dei <a name="AZ" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/I1.HTM"></a>secoli,<br />
la <a name="B1" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/9I.HTM"></a>gioia di tutte le <a name="B5" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/ZI.HTM"></a>generazioni.</p>
<p><a name="SL_IS.60.16"></a>[16] Tu <a name="B8" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/8/T4.HTM"></a>succhierai il <a name="BA" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/ZH.HTM"></a>latte dei <a name="BC" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/8E.HTM"></a>popoli,<br />
<a name="BD" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/8/T4.HTM"></a>succhierai le <a name="BF" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/O9.HTM"></a>ricchezze dei <a name="BH" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/U.HTM"></a>re.<br />
<a name="BI" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/2/YW.HTM"></a>Saprai che io sono il <a name="BN" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/B.HTM"></a>Signore tuo <a name="BP" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/1/5A.HTM"></a>salvatore<br />
e tuo <a name="BS" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/3/B2.HTM"></a>redentore, io il <a name="BV" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/FH.HTM"></a>Forte di <a name="BX" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/7Q.HTM"></a>Giacobbe.</p>
<p><a name="SL_IS.60.17"></a>[17] Farò venire <a name="C1" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/5Y.HTM"></a>oro anziché <a name="C3" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/KI.HTM"></a>bronzo,<br />
farò venire <a name="C6" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/8G.HTM"></a>argento anziché <a name="C8" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/KQ.HTM"></a>ferro,<br />
<a name="C9" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/KI.HTM"></a>bronzo anziché <a name="CB" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/HN.HTM"></a>legno,<br />
<a name="CC" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/KQ.HTM"></a>ferro anziché <a name="CE" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/ET.HTM"></a>pietre.<br />
<a name="CF" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/8/97.HTM"></a>Costituirò tuo <a name="CH" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/2/D7.HTM"></a>sovrano la <a name="CJ" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/8O.HTM"></a>pace,<br />
tuo <a name="CL" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/1/6.HTM"></a>governatore la <a name="CN" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/6O.HTM"></a>giustizia.</p>
<p><a name="SL_IS.60.18"></a>[18] Non si <a name="CR" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/5/QA.HTM"></a>sentirà più <a name="CT" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/D5.HTM"></a>parlare di <a name="CV" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/5/UP.HTM"></a>prepotenza nel tuo <a name="CY" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/29.HTM"></a>paese,<br />
di <a name="D0" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/4/52.HTM"></a>devastazione e di <a name="D3" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/1/LS.HTM"></a>distruzione <a name="D4" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/1/EB.HTM"></a>entro i tuoi <a name="D7" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/P0.HTM"></a>confini.<br />
Tu <a name="D9" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/2/N5.HTM"></a>chiamerai <a name="DA" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/CM.HTM"></a>salvezza le tue <a name="DD" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/EC.HTM"></a>mura<br />
e <a name="DF" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/6U.HTM"></a>gloria le tue <a name="DI" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/D2.HTM"></a>porte.</p>
<p><a name="SL_IS.60.19"></a>[19] Il <a name="DL" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/D1.HTM"></a>sole non sarà più la tua <a name="DR" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/AR.HTM"></a>luce di <a name="DT" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/2J.HTM"></a>giorno,<br />
né ti <a name="DW" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/8/U.HTM"></a>illuminerà più<br />
il <a name="DZ" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/8/CO.HTM"></a>chiarore della <a name="E1" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/1/1R.HTM"></a>luna.<br />
Ma il <a name="E4" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/B.HTM"></a>Signore sarà per te <a name="E8" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/AR.HTM"></a>luce <a name="E9" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/IR.HTM"></a>eterna,<br />
il tuo <a name="EC" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/L.HTM"></a>Dio sarà il tuo <a name="EG" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/SQ.HTM"></a>splendore.</p>
<p><a name="SL_IS.60.20"></a>[20] Il tuo <a name="EK" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/D1.HTM"></a>sole non <a name="EM" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/A/YB.HTM"></a>tramonterà più<br />
né la tua <a name="ER" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/1/1R.HTM"></a>luna si <a name="ET" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/D/LT.HTM"></a>dileguerà,<br />
perché il <a name="EW" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/B.HTM"></a>Signore sarà per te <a name="F0" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/AR.HTM"></a>luce <a name="F1" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/IR.HTM"></a>eterna;<br />
saranno <a name="F3" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/6/1L.HTM"></a>finiti i <a name="F5" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/4L.HTM"></a>giorni del tuo <a name="F8" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/M4.HTM"></a>lutto.</p>
<p><a name="SL_IS.60.21"></a>[21] Il tuo <a name="FC" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/1M.HTM"></a>popolo sarà tutto di <a name="FG" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/IB.HTM"></a>giusti,<br />
per sempre avranno in <a name="FL" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/DQ.HTM"></a>possesso la <a name="FN" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/25.HTM"></a>terra,<br />
<a name="FO" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/2/MD.HTM"></a>germogli delle <a name="FQ" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/9/DU.HTM"></a>piantagioni del <a name="FS" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/B.HTM"></a>Signore,<br />
<a name="FT" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/DG.HTM"></a>lavoro delle sue <a name="FW" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/57.HTM"></a>mani per <a name="FY" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/3/5T.HTM"></a>mostrare la sua <a name="G1" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/6U.HTM"></a>gloria.</p>
<p><a name="SL_IS.60.22"></a>[22] Il <a name="G4" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/QY.HTM"></a>piccolo <a name="G5" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/1/1X.HTM"></a>diventerà un <a name="G7" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/9/KN.HTM"></a>migliaio,<br />
il <a name="G9" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/7/US.HTM"></a>minimo un <a name="GB" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/4/V1.HTM"></a>immenso <a name="GC" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/1M.HTM"></a>popolo;<br />
io sono il <a name="GG" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/B.HTM"></a>Signore:<br />
a suo <a name="GJ" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/5A.HTM"></a>tempo, farò ciò <a name="GM" href="http://www.intratext.com/IXT/ITA0001/B/7O.HTM"></a>speditamente.</p>
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		<title>Diaconia Cristiana</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 22:30:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Chifari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Animatori della Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Beni Culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Catechesi]]></category>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[orme lie]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Giovanni Chifani " Diaconia cristiana: dimensione kerigmatica, profetica e didascalica"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=mqU1-FvOkQ4">http://www.youtube.com/watch?v=mqU1-FvOkQ4</a></p>
<p>Giovanni Chifani</p>
<div>Mi permetto di segnalare una rubrica sulla diaconia cristiana in onda ogni sabato ore 9,F30; 14,30; 22,30 su Teleradio Padre Pio, che riprende un corso opzionale da me tenuto nello scorso anno accademico presso l&#8217;Istituto Scienze religiose &#8220;Giovanni Paolo II&#8221; di Foggia. Il titolo era Bibbia, scuola e catechesi, scelta calibrata all&#8217;insegna della diaconia nella sua dimensione kerigmatica, profetica e didascalica.</div>
<div></div>
<div>La trasmissione vorrebbe essere una reinterpretazione in chiave più divulgativa e televisiva di un corso tenuto nella predetta facoltà lo scorso anno.<br />
La rubrica segue la traccia offerta dal volume di don Giuseppe Bellia, Servi di Chi. Servi perchè. Piccolo manuale della diaconia cristiana, Ed. Rogate, Roma 2010.</div>
<div>Inoltre l&#8217;intera puntata è visibile su YouTube al canale Padre Pio TV  <a href="http://www.youtube.com/user/padrepiotv" target="_blank">www.youtube.com/user/padrepiotv</a></div>
<div>Può essere vista sia sul digitale terrestre, canale 145, sia su SKY, e anche sul sito  <a href="http://www.teleradiopadrepio.it/" target="_blank">http://www.teleradiopadrepio.it</a></div>
<div></div>
<div>Giovanni Chifari</div>
<div><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/buon-pastore_ravenna.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6357" style="margin: 10px;" title="buon-pastore_ravenna" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/buon-pastore_ravenna-e1327961047750-300x144.jpg" alt="" width="300" height="144" /></a></div>
<div></div>
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		<title>Ne ho bisogno come il pane</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 19:35:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marilena Marino "«Il mondo ha bisogno della pace come e più del pane. Al mondo globalizzato serve "pace e convivenza", atteggiamenti a cui i giovani sono aperti"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/benedetto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5981" style="margin: 10px;" title="benedetto" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/benedetto-e1325533357778-300x172.jpg" alt="" width="300" height="172" /></a>di Marilena Marino</p>
<h2>Per Benedetto XVI la «realtà sociale»  spinge ad «agire in modo intollerante e violento».<br />
«Il mondo ha bisogno della pace come e più del pane». Gli auguri all&#8217;Italia e a Napolitano</h2>
<div></div>
<div>CITTA&#8217; DEL VATICANO</div>
<p>Al mondo globalizzato serve «pace e convivenza», atteggiamenti a cui i giovani sono aperti, ma che possono essere distorti da una «realtà sociale» che spinga a «agire in modo intollerante e violento». Perciò il Papa chiede una «solida educazione della coscienza» che metta «al riparo» da atteggiamenti negativi«.  Il Papa lo ha detto detto nella messa per il primo dell’anno, in cui la Chiesa celebra la Giornata mondiale della pace, giunta alla 45.ma edizione. Papa Ratzinger ha intitolato il messaggio per la giornata mondiale di quest’anno , e che quest’anno papa Ratzinger ha intitolato «Educare i giovani alla giustizia e alla pace». Il Papa ha anche rivolto «Un deferente augurio al Signor Presidente della Repubblica Italiana, mentre all’intero popolo italiano formulo ogni miglior auspicio di pace e di prosperità per l’anno appena iniziato». Lo ha detto a proposito dei «messaggi augurali» ricevuti in questi giorni. Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, aveva scritto a Benedetto XVI esprimendo apprezzamento per il suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace: «Condivido innanzitutto l’invito, con cui si apre il Suo messaggio, a guardare il 2012 con un atteggiamento fiducioso, pur essendo ben comprensibile ’il senso di frustrazione per la crisi che sta assillando la società, il mondo del lavoro e l’economià. E non c’è dubbio che dai giovani venga l’aspirazione a poter rivolgersi ’con speranza fondatà verso il futuro».</p>
<p>Benedetto XVI, nella messa celebrata in San Pietro con cardinali e vescovi e alla quale sono presenti diversi ambasciatori accreditati presso la Santa Sede, ha osservato che «I ragazzi e le ragazze di oggi crescono in un mondo che è diventato, per così dire, più piccolo, dove i contatti tra le differenti culture e tradizioni, anche se non sempre diretti, sono costanti. Per loro, oggi più che mai, &#8211; rileva Benedetto XVI &#8211; è indispensabile imparare il valore e il metodo della convivenza pacifica, del rispetto reciproco, del dialogo e della comprensione. I giovani sono per loro natura aperti a questi atteggiamenti, ma proprio la realtà sociale in cui crescono può portarli a pensare e ad agire in modo opposto, persino intollerante e violento. Solo una solida educazione della loro coscienza può metterli al riparo da questi rischi e renderli capaci di lottare sempre e soltanto contando sulla forza della verità e del bene».</p>
<p>«Di fronte alle ombre che oggi oscurano l’orizzonte del mondo, assumersi la responsabilità di educare i giovani alla conoscenza della verità, ai valori fondamentali dell’esistenza, alle virtù intellettuali, teologali e morali, significa guardare al futuro con speranza», ha detto ancora il Papa nell’omelia della messa per la 45.ma Giornata mondiale della pace. Per la messa del primo dell’anno, in cui la Chiesa celebra la festa di Maria madre di Dio, concelebrano con il Papa il card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato; il card. Peter Kodwo Appiah Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace; mons. Giovanni Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato; mons. Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati; mons. Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e mons. Pier Luigi Celata, Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.</p>
<p>Il Papa ha dedicato una ampia parte della sua omelia al senso di questa maternità. «Il mistero della sua divina maternità, che oggi celebriamo, &#8211; ha spiegato Benedetto XVI &#8211; contiene in misura sovrabbondante quel dono di grazia che ogni maternità umana porta con sè, tanto che la fecondità del grembo è sempre stata associata alla benedizione di Dio. La Madre di Dio è la prima benedetta ed è Colei che porta la benedizione; è la donna che ha accolto Gesù in sè e lo ha dato alla luce per tutta la famiglia umana».</p>
<p>«La pace &#8211; ha detto il Papa &#8211; nel suo senso più pieno e più alto, è la somma e la sintesi di tutte le benedizioni».  Davanti agli ambasciatori presenti nella basilica, il Papa ha riaffermato il il «profondo desiderio di pace» della Chiesa e ha rinnovato «l’impegno della Santa Sede per la promozione della pace nel mondo».</p>
<p>Dalla finestra del suo studio su piazza San Pietro, davanti a una folla di persone, molte delle quali sventolano i palloncini blu della Marcia per la pace organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio, il Papa ha recitato l&#8217;Angelus.  Il Papa prega «per i responsabili delle Nazioni», perchè «rinnovino la disponibilità e l’impegno ad accogliere e favorire questo insopprimibile anelito dell’umanità» alla pace. Durante l’Angelus Benedetto XVI ha riassunto alcuni punti sul tema della educazione alla pace, trattato anche nell’omelia della messa che ha celebrato questa mattina nella basilica di San Pietro.  L’educazione dei giovani, ha detto, non può dimenticare la «dimensione morale e spirituale». Se i ragazzi «guardano con apprensione al futuro», il Papa ricorda loro la «pazienza e la costanza di ricercare la giustizia e la pace e coltivare ciò che è retto e vero». La pace «non è mai un bene raggiunto pienamente, ma una meta a cui tutti dobbiamo aspirare e per la quale dobbiamo operare».</p>
<p>La Giornata mondiale della pace, voluta da Paolo VI nel 1968, ègiunta alla 45.ma edizione. Il messaggio papale per la Giornata è intolato «Educare i giovani alla giustizia e alla pace», ed è stato pubblicato dal Vaticano alla metà di dicembre. Benedetto XVI ha anche pregato perchè «nonostante le difficoltà che rendono arduo il cammino questa profonda aspirazione (alla pace, ndr) si traduca in gesti concreti di riconciliazione, di giustizia e di pace».  Sono confluite in piazza San Pietro per l’Angelus papale almeno diecimila persone.</p>
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		<title>Ricchezza infinita e divina povertà</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 08:31:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>michelangelo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Michelangelo Nasca “Nostro Signore, sposando la povertà, ha talmente elevato il povero in dignità, che non lo si farà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/ricchezza-infinita-e-divina-poverta-2.html/povert-in-italia-3" rel="attachment wp-att-6247"><img class="alignleft size-medium wp-image-6247" style="margin: 10px;" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/povert-in-italia2-300x192.jpg" alt="" width="300" height="192" /></a>di Michelangelo Nasca</p>
<p>“Nostro Signore, sposando la povertà, ha talmente elevato il povero in dignità, che non lo si farà più scendere dal suo piedistallo. Gli ha dato un antenato, e che antenato! Gli ha dato un nome, e che nome!” (G. Bernanos). Nelle parole del celebre scrittore francese, Georges Bernanos, e nel pensiero teologico della Chiesa il povero è l’icona rappresentativa di Cristo. E’ oltremodo evidente constatare nella nostra società la distanza tra il Vangelo dei poveri e l’opulente interesse per i beni materiali, in un mondo contemporaneo “dove – <em>ricordava alcuni anni fa Giovanni Paolo II</em> – è così stridente il contrasto tra le forme antiche e nuove di cupidigia e le esperienze di inaudita miseria vissuta da fasce di popolazione di enorme ampiezza”.<span id="more-6246"></span></p>
<p>E’ ancora Bernanos ad osservare lo scandalo di una insopportabile miseria che attira a sé l’uomo, costringendolo a prestarle ascolto, prospettando <em>una giustizia senza amore e una sicurezza senza speranza</em>: “Lo spettacolo che il mondo ci offre è quello di un’orribile miseria, e questa miseria è così profonda che finisce con l’assorbirci tutti. Comunichiamo nella miseria come Dio avrebbe voluto che comunicassimo nella sua speranza e nel suo amore” (<em>Correspondance</em>, II, 364). Povertà e ricchezza appaiono, così, in estrema antitesi con l’esperienza stessa della vita, eppure come dicevamo prima il povero è l’icona di Cristo!</p>
<p><strong>“Curvo” sotto il peso della sventura</strong></p>
<p>Uno dei vocaboli che nelle pagine bibliche dell’Antico Testamento designa la povertà è la parola «’anawîm», un’espressione che al plurale descrive letteralmente colui che è “curvo” sotto il peso della sventura. I poveri, così, coloro che sono oppressi e segnati dalla rovina, trovano in Dio il loro rifugio come più volte ricordato dalla Bibbia:  «Il Signore ama il suo popolo, incorona i poveri di vittoria» (Sal 149,4); «So che il Signore difende la causa dei poveri, il diritto dei bisognosi» (Sal 140,13); «Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: “Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio”» (Lc 6,20).</p>
<p>Il povero, pertanto, è colui che confida in Dio, ma nello stesso tempo rintraccia nella persona stessa di Cristo l’unica vera ricchezza. E’ la straordinaria rivelazione che San Paolo formula nella seconda Lettera ai Corinti: «Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2 Cor 8, 9). Cristo – scriveva Paul Claudel – è <em>il Ricco di ogni Povertà</em>.</p>
<p><strong>Quale vera ricchezza? </strong></p>
<p>La vera povertà non consiste nel coltivare in sé un po’ di benevolenza verso chi non ha nulla, lasciando scivolare nella mano dell’indigente un po’ di denaro (per noi superfluo e talvolta ceduto con sospetto) e basta. La Povertà, quella vera, rende l’uomo degno di Dio, lo separa dalle certezze del mondo e da quelle strategie di mercato che sporcano e inaridiscono il suo cuore.</p>
<p>Papa Benedetto XVI, durante il Viaggio Apostolico in Australia del 2008, ci ha ricordato che <em>i beni materiali, in sé, sono cose buone</em>, ma il vero problema è “l’ingordigia”, il desiderio di avere sempre di più, senza saziarsi mai. “Non sopravviveremmo a lungo senza denaro, abiti e un’abitazione. Per vivere – <em>sottolinea il Pontefice</em> – abbiamo bisogno di cibo. Ma, se  siamo ingordi, se rifiutiamo di condividere quanto abbiamo con l’affamato e con il povero, allora noi trasformiamo questi beni in una falsa divinità. Quante voci, nella nostra società materialistica, ci dicono che la felicità si trova procurandosi il maggior numero possibile di beni e di oggetti di lusso! Ma questo significa trasformare i beni in false divinità. Invece di portare la vita, portano la morte” (Sydney, <em>18 luglio 2008</em>).</p>
<p>Nell’esperienza di vita cristiana la parola “povertà” affonda le sue radici nella persona stessa di Cristo. Egli è il “Cristo povero”, o come amava definirlo<strong> </strong> H.U. von Balthasar “<em>il povero come tale</em>”.</p>
<p>Chi oggi si fa povero nel cuore e nello spirito è vicino alla povertà prototipa di Cristo, è capace di spogliarsi delle cianfrusaglie generate dal mondo, guarda con libertà e distacco tutto ciò che è presente nella sua vita, è in grado di condividere con gli altri una vera “amicitia Christi”, ma soprattutto si rende disponibile a lasciarsi abbracciare dall’amore di Dio… che il Cristianesimo non smetterà mai di considerare l’unica e vera ricchezza!</p>
<p><strong>Il distacco reale dalle miserie del mondo</strong></p>
<p>L’uomo – soprattutto in questo particolare e talvolta esasperante momento storico – non è più in grado di riconoscere la vera povertà e, di contro, ha perso di vista la vera ricchezza! Spreco, trasgressione, amoralità, presunzione, arrivismo sono i sintomi della malattia spirituale del nostro tempo, segno di una povertà ancora più grande della miseria economica che conduce l’uomo verso l’indifferenza interiore. “Amare i veri poveri e la vera povertà […]. Significa anzitutto collocare dignitosamente se stessi in una specie di distacco reale – e, quando ciò non è possibile, almeno spirituale e psicologico – dal mondo dei buontemponi e dei gaudenti: distacco soprattutto da quei luoghi e quei tempi in cui il mondo si esprime come un insieme di baracconi da fiera, come un immenso supermercato del superfluo, come un interminabile divertimento in cui tutto fa spettacolo, come un continuato spot pubblicitario […]. Non si può essere poveri senza una particolare custodia e una difesa della dignità del proprio mondo interiore: dei propri desideri, delle proprie immaginazioni, dei propri giudizi…” (P. Antonio M. Sicari, <em>Ci ha chiamato amici</em>).</p>
<p>La vera povertà custodisce e genera l’umiltà, libera l’uomo dai desideri del mondo e permette a Dio di rivestirlo della sua purezza. “Il povero che è nudo sarà vestito; così l&#8217;anima la quale si spoglierà dei suoi appetiti, dei suoi affetti, del suo volere e disvolere, sarà rivestita da Dio della sua purezza, del suo gusto e della sua volontà” (San Giovanni Della Croce, <em>Spunti di amore</em>, 19)</p>
<p>Quanto sono vere e profonde le parole che Dante utilizza nella <em>Divina Commedia</em> per raccontare lo sposalizio tra Cristo e la Povertà nell’XI canto del <em>Paradiso</em>: “Ella [la Povertà] con Cristo pianse in su la croce (v. 72); “Oh ignota ricchezza! oh ben ferace!” [<em>Oh ricchezza ignorata! Oh bene fecondo!</em>] (v. 82). E cantando di Francesco e madonna Povertà il sommo Poeta scrive: “La lor concordia e i lor lieti sembianti, / amore e maraviglia e dolce sguardo / facieno esser cagion di pensier santi” [<em>La loro concordia e la letizia dei loro aspetti, l’amore, la meraviglia e la dolce contemplazione erano motivo di santi pensieri in chi li vedeva</em>] (vv. 76-78).</p>
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		<title>La passione di Artemisia</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 06:05:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marilena Marino " Donna di Passione,  figura di donna e pittrice, il  fascino enigmatico di una  vita che stimolo' molto gli studi sul femminismo". Questo e molto di piu' era Artemisia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/mzl.dcravvjw.1024x1024-65.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6193" style="margin: 10px;" title="mzl.dcravvjw.1024x1024-65" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/mzl.dcravvjw.1024x1024-65-e1326482469659-300x140.jpg" alt="" width="300" height="140" /></a>di Marilena Marino</p>
<p><strong>Artemisia Lomi Gentileschi</strong> (<a title="Roma" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Roma">Roma</a>, <a title="8 luglio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/8_luglio">8 luglio</a> <a title="1593" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1593">1593</a> – <a title="Napoli" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Napoli">Napoli</a>, <a title="1653" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1653">1653</a>) è stata una <a title="Pittore" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pittore">pittrice</a> <a title="Italia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Italia">italiana</a> di <a title="Caravaggisti" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Caravaggisti">scuola caravaggesca</a>.</p>
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<div><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Self-portrait_as_the_Allegory_of_Painting_by_Artemisia_Gentileschi.jpg"><img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/e/e5/Self-portrait_as_the_Allegory_of_Painting_by_Artemisia_Gentileschi.jpg/200px-Self-portrait_as_the_Allegory_of_Painting_by_Artemisia_Gentileschi.jpg" alt="" width="200" height="266" /><em></em></a><em><a title="Autoritratto come allegoria della Pittura" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Autoritratto_come_allegoria_della_Pittura">Autoritratto come allegoria della Pittura</a></em>, 1638-39, <a title="Royal Collection" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Royal_Collection">Royal Collection</a><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Self-portrait_as_the_Allegory_of_Painting_by_Artemisia_Gentileschi.jpg">,</a><a title="Windsor" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Windsor">Windsor</a></p>
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<div><a title="Ingrandisci" href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Self-portrait_as_the_Allegory_of_Painting_by_Artemisia_Gentileschi.jpg"><img src="http://bits.wikimedia.org/skins-1.18/common/images/magnify-clip.png" alt="" width="15" height="11" /></a></div>
<p><em><a title="Autoritratto come allegoria della Pittura" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Autoritratto_come_allegoria_della_Pittura">Autoritratto come allegoria della Pittura</a></em>, 1638-39, <a title="Royal Collection" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Royal_Collection">Royal Collection</a>,<a title="Windsor" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Windsor">Windsor</a></p>
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<p>Vissuta durante la prima metà del <a title="XVII secolo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/XVII_secolo">XVII secolo</a>, riprese dal padre <a title="Orazio Gentileschi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Orazio_Gentileschi">Orazio</a> il limpido rigore disegnativo, innestandovi una forte accentuazione drammatica ripresa dalle opere del <a title="Caravaggio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Caravaggio">Caravaggio</a>, caricata di effetti teatrali; <a title="Stilema" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stilema">stilema</a>che contribuì alla diffusione del <a title="Caravaggismo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Caravaggismo">caravaggismo</a> a <a title="Napoli" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Napoli">Napoli</a>, città in cui si era trasferita dal <a title="1630" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1630">1630</a>.</p>
<h2><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Susanna_and_the_Elders_(1610),_Artemisia_Gentileschi.jpg"><br />
<img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/0/04/Susanna_and_the_Elders_%281610%29%2C_Artemisia_Gentileschi.jpg/200px-Susanna_and_the_Elders_%281610%29%2C_Artemisia_Gentileschi.jpg" alt="" width="200" height="282" /></a></h2>
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<div><a title="Ingrandisci" href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Susanna_and_the_Elders_(1610),_Artemisia_Gentileschi.jpg"><img src="http://bits.wikimedia.org/skins-1.18/common/images/magnify-clip.png" alt="" width="15" height="11" /></a></div>
<p><em><a title="Susanna e i vecchioni (Artemisia Gentileschi Pommersfelden)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Susanna_e_i_vecchioni_(Artemisia_Gentileschi_Pommersfelden)">Susanna e i vecchioni</a></em>, 1610, collezione <a title="Schönborn" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sch%C3%B6nborn">Schönborn</a>,<a title="Pommersfelden" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pommersfelden">Pommersfelden</a></p>
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</div>
<p>Nacque a <a title="Roma" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Roma">Roma</a> l&#8217;<a title="8 luglio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/8_luglio">8 luglio</a> <a title="1593" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1593">1593</a>, primogenita del pittore toscano <a title="Orazio Gentileschi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Orazio_Gentileschi">Orazio Gentileschi</a>, esponente di primo piano del caravaggismo romano, e di Prudenzia Montone, che morì prematuramente<sup id="cite_ref-inizi_0-0" title="^ a b c d Tiziana Agnati, Artemisia, Dossier Art n° 172, Giunti, 2001, p.7"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-inizi-0">[1]</a></sup>. Presso la bottega paterna, assieme ai fratelli, ma dimostrando rispetto ad essi maggiore talento, Artemisia ebbe il suo apprendistato artistico, imparando il disegno, il modo di impastare i colori e di dar lucentezza ai dipinti, (come sappiamo dalla testimonianza di un apprendista di Orazio, Niccolò Bedino, che al <a title="Processo ad Agostino Tassi per lo stupro di Artemisia Gentileschi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Processo_ad_Agostino_Tassi_per_lo_stupro_di_Artemisia_Gentileschi">processo per lo stupro di Artemisia</a> testimoniò che la ragazza aveva dimostrato queste abilità già nel <a title="1609" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1609">1609</a>, pur non dipingendo ancora, ma limitandosi a disegnare bozze per la <a title="Sala del Concistoro (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Sala_del_Concistoro&amp;action=edit&amp;redlink=1">Sala del Concistoro</a> nel <a title="Palazzo del Quirinale" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_del_Quirinale">Palazzo del Quirinale</a>). Dal processo emerse anche che i primi esercizi di pittura della giovane ebbero per soggetto l&#8217;amica Tuzia e il figlio<sup id="cite_ref-inizi_0-1" title="^ a b c d Tiziana Agnati, Artemisia, Dossier Art n° 172, Giunti, 2001, p.7"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-inizi-0">[1]</a></sup>. Tuzia, vicina di casa dei Gentileschi, aveva cominciato la loro frequentazione agli inizi del <a title="1611" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1611">1611</a>; il pittore un giorno l&#8217;aveva trovata in casa propria a intrattenere la figlia e, compiaciuto di questa compagnia femminile, l&#8217;aveva invitata con la sua famiglia ad abitare insieme, al secondo piano della sua casa in via della Croce<sup id="cite_ref-1" title="^ Artemisia, a cura di Roberto Contini e Gianni Papi, con un saggio di Luciano Berti, Roma, Leonardo de Luca, 1991, p. 18."><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-1">[2]</a></sup>. Da quel momento Tuzia divenne inquilina di Gentileschi e compagna di Artemisia.<sup id="cite_ref-2" title="^ Artemisia Gentileschi: Lettere precedute da Atti processo per stupro, a cura di Eva Menzio, Abscondita nella collana &quot;Carte d'Artisti&quot; n° 55, Milano, 2004, pp.25-26"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-2">[3]</a></sup>.</p>
<p>Artemisia mostrò quindi ben presto un talento precoce, che venne nutrito dallo stimolante ambiente romano<sup id="cite_ref-inizi_0-2" title="^ a b c d Tiziana Agnati, Artemisia, Dossier Art n° 172, Giunti, 2001, p.7"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-inizi-0">[1]</a></sup> e dal fermento artistico che gravitava intorno alla sua casa, frequentata assiduamente da altri pittori, amici e colleghi del padre<sup id="cite_ref-3" title="^ Mary D. Garrard, Artemisia Gentileschi: The Image of the Female Hero in Italian Baroque Art, Princeton, 1989, p.14"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-3">[4]</a></sup> (Artemisia fu battezzata da un altro pittore, Pietro Rinaldi, e così i suoi fratelli da altre personalità artistiche di spicco del tempo). A Roma vi era una concentrazione di relazioni tra artisti: Artemisia crebbe in un quartiere popolato da pittori e artigiani e il suo ambiente naturale era legato all’arte: tra la fine del <a title="XVI secolo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/XVI_secolo">Cinquecento</a> e l’inizio del <a title="XVII secolo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/XVII_secolo">Seicento</a> <a title="Caravaggio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Caravaggio">Caravaggio</a> lavorava nella <a title="Basilica di Santa Maria del Popolo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_Santa_Maria_del_Popolo">Basilica di Santa Maria del Popolo</a> e nella <a title="Chiesa di San Luigi dei Francesi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Luigi_dei_Francesi">Chiesa di San Luigi dei Francesi</a>, <a title="Guido Reni" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guido_Reni">Guido Reni</a> e <a title="Domenichino" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Domenichino">Domenichino</a> gestivano il cantiere a S.Gregorio Magno, i <a title="Carracci" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carracci">Carracci</a> terminavano gli affreschi della <a title="Palazzo Farnese (Roma)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Farnese_(Roma)">Galleria Farnese</a><sup id="cite_ref-4" title="^ Mary D. Garrard, Artemisia Gentileschi: The Image of the Female Hero in Italian Baroque Art, Princeton, 1989, p.14"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-4">[5]</a></sup>. Poiché lo stile del padre, in quegli anni, si riferiva esplicitamente all&#8217;arte del <a title="Michelangelo Merisi da Caravaggio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Michelangelo_Merisi_da_Caravaggio">Caravaggio</a> (con cui Orazio ebbe rapporti di familiarità), anche gli esordi artistici di Artemisia si collocano, per molti versi, sulla scia del pittore lombardo<sup id="cite_ref-5" title="^ Vedasi Patrizia Cavazzini, Artemisia nella casa paterna in Judith W. Mann e K. Christiansen, op. cit. in bibliografia"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-5">[6]</a></sup>. Probabilmente Artemisia conobbe personalmente Caravaggio, che usava prendere in prestito strumenti dalla bottega di Orazio (tanto che Orazio fu coinvolto nelle accuse di diffamazione fatte a Caravaggio dal pittore Giovanni Baglione)<sup id="cite_ref-formazione_6-0" title="^ a b Tiziana Agnati, Artemisia, Dossier Art n° 172, Giunti, 2001, p.12"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-formazione-6">[7]</a></sup>.<br />
L&#8217;influenza del Merisi venne mitigata dall&#8217;altrettanto forte influenza del padre: l&#8217;apprendistato presso Orazio rappresentò per Artemisia, pittrice donna, l&#8217;unico modo per esercitare l&#8217;arte, essendole precluse le scuole di formazione<sup id="cite_ref-formazione_6-1" title="^ a b Tiziana Agnati, Artemisia, Dossier Art n° 172, Giunti, 2001, p.12"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-formazione-6">[7]</a></sup>: alle donne veniva negato l&#8217;accesso alla sfera del lavoro e la possibilità di crearsi un proprio ruolo sociale. Una donna non poteva realizzarsi puramente come lavoratrice, ma doveva perlomeno sostenersi col proprio status familiare; il lavoro femminile non era riconosciuto alla luce del sole, ma si realizzava perlopiù &#8220;clandestinamente&#8221;, come dimostrano i registri delle tasse e i censimenti<sup id="cite_ref-7" title="^ Giulia Calvi, Barocco al femminile, Roma, 1992, pp. VII-XXVII."><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-7">[8]</a></sup>.</p>
<p>La prima opera attribuita alla diciassettenne Artemisia (sia pur sospettando aiuti da parte del padre, determinato a far conoscere le sue precoci doti artistiche) è la <em><a title="Susanna e i vecchioni (Artemisia Gentileschi Pommersfelden)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Susanna_e_i_vecchioni_(Artemisia_Gentileschi_Pommersfelden)">Susanna e i vecchioni</a></em> (<a title="1610" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1610">1610</a>), oggi nella collezione Schönborn a <a title="Pommersfelden" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pommersfelden">Pommersfelden</a>. La tela lascia intravedere come, sotto la guida paterna, Artemisia, oltre ad assimilare il realismo del Caravaggio, non sia indifferente al linguaggio della <a title="Scuola bolognese" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Scuola_bolognese">scuola bolognese</a>, che aveva preso le mosse da <a title="Annibale Carracci" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Annibale_Carracci">Annibale Carracci</a>.</p>
<p>La lettera indirizzata alla granduchessa di Toscana <a title="Cristina di Lorena" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cristina_di_Lorena">Cristina di Lorena</a> da Orazio il <a title="6 luglio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/6_luglio">6 luglio</a> <a title="1612" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1612">1612</a> è una prova dell&#8217;impegno che il pittore impiegò per promuovere l&#8217;attività della figlia<sup id="cite_ref-8" title="^ Artemisia, a cura di Roberto Contini e Gianni Papi, con un saggio di Luciano Berti, Roma, Leonardo de Luca, 1991, p. 13."><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-8">[9]</a></sup>; nella lettera Artemisia è descritta con parole di elogio: Orazio afferma che in tre anni ella aveva raggiunto una competenza equiparabile a quella di artisti maturi<sup id="cite_ref-9" title="^ Artemisia Gentileschi. La pittura della passione, (a cura di) Tiziana Agnati e Francesca Torres, Edizioni Selene, Milano, 2008"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-9">[10]</a></sup><sup id="cite_ref-10" title="^ R. Ward Bissell, Artemisia Gentileschi and the Authority of Art: Critical Reading and Catalogue Raisonne, Pennsyilvania State University Press, 1999, p.1."><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-10">[11]</a></sup>:</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td></td>
<td><strong>«</strong> questa femina, come è piaciuto a Dio, havendola drizzata nelle professione della pittura in tre anni si è talmente appraticata che posso adir de dire che hoggi non ci sia pare a lei, havendo per sin adesso fatte opere che forse i prencipali maestri di questa professione non arrivano al suo sapere. <strong>»</strong></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>
<div>( <small><em>Artemisia Gentileschi. La pittura della passione</em>, (a cura di) Tiziana Agnati e Francesca Torres, Edizioni Selene, Milano, 2008</small>)</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Per la critica è stato impossibile non associare la pressione esercitata dai due vecchioni su Susanna al complesso rapporto di Artemisia con il padre e con <a title="Agostino Tassi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Agostino_Tassi">Agostino Tassi</a>, il pittore che nel maggio <a title="1611" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1611">1611</a> la stuprò: tra l&#8217;altro, uno dei due Vecchioni è particolarmente giovane e presenta una barba nera come quella che, secondo alcune fonti, sembra avesse Tassi (ma la sorellastra di lui, Donna Olimpia, a un altro processo intentatogli contro lo descrisse <em>&#8220;piccolotto, grassotto et di poca barba&#8221;</em>); l&#8217;altro Vecchione ha fattezze simili a quelle ritratte da <a title="Antoon van Dyck" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Antoon_van_Dyck">Antoon van Dyck</a> in un&#8217;incisione raffigurante Orazio Gentileschi. In molti hanno pensato che Artemisia avesse volutamente retrodatato il quadro al <a title="1610" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1610">1610</a> per alludere, attraverso esso, all&#8217;inizio dell&#8217;oppressione subita da figure troppe ingombranti per la sua esistenza di donna e di pittrice. Durante il processo, Tassi affermò che Artemisia si era spesso lamentata con lui della morbosità del padre, svelandogli che egli la trattava come fosse sua moglie<sup id="cite_ref-11" title="^ Artemisia, a cura di Roberto Contini e Gianni Papi, con un saggio di Luciano Berti, Roma, Leonardo de Luca, 1991, p.21."><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-11">[12]</a></sup>. La datazione dell&#8217;opera in passato è risultata controversa anche a causa di fonti discordanti sulla data di nascita di Artemisia: si è scoperto recentemente che Orazio, per impietosire il giudice al processo, mentì sull&#8217;età di Artemisia al momento della violenza, attribuendole appena quindici anni (e collocandone la nascita, quindi, nel <a title="1597" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1597">1597</a>)<sup id="cite_ref-12" title="^ Artemisia, a cura di Roberto Contini e Gianni Papi, con un saggio di Luciano Berti, Roma, Leonardo de Luca, 1991, p.34."><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-12">[13]</a></sup>.</p>
<div>
<div><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Particolare_Casino_delle_Muse.jpg"><img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/8/80/Particolare_Casino_delle_Muse.jpg/220px-Particolare_Casino_delle_Muse.jpg" alt="" width="220" height="192" /></a></p>
<div>
<div><a title="Ingrandisci" href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Particolare_Casino_delle_Muse.jpg"><img src="http://bits.wikimedia.org/skins-1.18/common/images/magnify-clip.png" alt="" width="15" height="11" /></a></div>
<p>Particolare del <em>Concerto musicale con Apollo e le Muse</em><br />
Affresco del Casino delle Muse di palazzo Pallavicini-Rospigliosi a Roma, <a title="1611" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1611">1611</a>-<a title="1612" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1612">1612</a></p>
</div>
</div>
</div>
<p>Al tempo dello stupro, <a title="Agostino Tassi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Agostino_Tassi">Agostino Tassi</a>, maestro di <a title="Prospettiva" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Prospettiva">prospettiva</a>, era impegnato, assieme a Orazio Gentileschi, nella decorazione a fresco delle volte del <em>Casino delle Muse</em> nel <a title="Palazzo Pallavicini Rospigliosi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Pallavicini_Rospigliosi">Palazzo Pallavicini Rospigliosi</a> a<a title="Roma" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Roma">Roma</a><sup id="cite_ref-13" title="^ Per un resoconto del &quot;processo per stupro&quot; vedasi Eva Menzio, op cit., in bibliografia"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-13">[14]</a></sup>.Tra le muse e i musicanti raffigurati nella loggetta sembra esserci un personaggio contemporaneo, da molti critici identificato proprio con la giovane Artemisia, quasi a volerne suggellare il debutto artistico<sup id="cite_ref-14" title="^ Mary D. Garrard, Artemisia Gentileschi: The Image of the Female Hero in Italian Baroque Art, Princeton University Press, 1989, pp.19-20"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-14">[15]</a></sup>.</p>
<p>Era frequente che Agostino si trattenesse nella dimora dei Gentileschi dopo il lavoro; secondo alcune fonti, fu lo stesso Orazio a introdurlo ad Artemisia, chiedendo ad Agostino di iniziarla allo studio della prospettiva<sup id="cite_ref-inizi_0-3" title="^ a b c d Tiziana Agnati, Artemisia, Dossier Art n° 172, Giunti, 2001, p.7"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-inizi-0">[1]</a></sup></p>
<p>Il padre denunciò il Tassi che dopo la violenza, non aveva potuto &#8220;rimediare&#8221; con un matrimonio riparatore. Il problema è che il pittore era già sposato (e nel frattempo manteneva anche una relazione incestuosa con la sorella della moglie). Del processo che ne seguì è rimasta esauriente testimonianza documentale, che colpisce per la crudezza del resoconto di Artemisia e per i metodi inquisitori del tribunale. Gli atti del processo (conclusosi con una lieve condanna del Tassi) hanno avuto grande influenza sulla lettura in chiave <a title="Femminismo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Femminismo">femminista</a>, data nella seconda metà del <a title="XX secolo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/XX_secolo">XX secolo</a>, alla figura di Artemisia Gentileschi<sup id="cite_ref-15" title="^ Vedasi Mary Garrard, op cit. in bibliografia"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-15">[16]</a></sup>. È da sottolineare il fatto che Artemisia accettò di deporre le accuse sotto tortura, che consistette nello schiacciamento dei pollici attraverso uno strumento usato ampiamente all&#8217;epoca. Una lettura del processo basata sul concetto di <em>stuprum</em> inteso come nella normativa del Seicento si intendeva, e dunque come deflorazione di donna vergine o come rapporto sessuale dietro promessa di matrimonio non mantenuta, è il risultato degli studi più recenti<sup id="cite_ref-16" title="^ cfr. M. Di Sivo, &quot;«Il signor Horatio mi ritraheva»…&quot;, 2005, cit. in bibliografia"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-16">[17]</a></sup>.</p>
<div>
<div><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Gentileschi_Artemisia_Judith_Beheading_Holofernes_Naples.jpg"><img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/e/ee/Gentileschi_Artemisia_Judith_Beheading_Holofernes_Naples.jpg/250px-Gentileschi_Artemisia_Judith_Beheading_Holofernes_Naples.jpg" alt="" width="250" height="309" /></a></p>
<div>
<div><a title="Ingrandisci" href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Gentileschi_Artemisia_Judith_Beheading_Holofernes_Naples.jpg"><img src="http://bits.wikimedia.org/skins-1.18/common/images/magnify-clip.png" alt="" width="15" height="11" /></a></div>
<p><em><a title="Giuditta che decapita Oloferne (Artemisia Gentileschi Napoli)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuditta_che_decapita_Oloferne_(Artemisia_Gentileschi_Napoli)">Giuditta che decapita Oloferne</a></em> (<a title="1612" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1612">1612</a>-<a title="1613" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1613">1613</a>),<a title="Museo di Capodimonte" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Museo_di_Capodimonte">Museo di Capodimonte</a> - <a title="Napoli" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Napoli">Napoli</a></p>
</div>
</div>
</div>
<p>Questa la testimonianza di Artemisia al processo, secondo le cronache dell&#8217;epoca:</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td></td>
<td><strong>«</strong> <em>Serrò la camera a chiave e dopo serrata mi buttò su la sponda del letto dandomi con una mano sul petto, mi mise un ginocchio fra le cosce ch&#8217;io non potessi serrarle et alzatomi li panni, che ci fece grandissima fatiga per alzarmeli, mi mise una mano con un fazzoletto alla gola et alla bocca acciò non gridassi e le mani quali prima mi teneva con l&#8217;altra mano mi le lasciò, havendo esso prima messo tutti doi li ginocchi tra le mie gambe et appuntendomi il membro alla natura cominciò a spingere e lo mise dentro. E li sgraffignai il viso e li strappai li capelli et avanti</em> che lo mettesse dentro anco gli detti una stretta al membro che gli ne levai anco un pezzo di carne <strong>»</strong></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>
<div>(<small>Eva Menzio (a cura di), <em>Artemisia Gentileschi, Lettere precedute da Atti di un processo di stupro</em>, Milano, 2004&gt;</small>)</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>La tela, che raffigura <em><a title="Giuditta che decapita Oloferne (Artemisia Gentileschi Napoli)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuditta_che_decapita_Oloferne_(Artemisia_Gentileschi_Napoli)">Giuditta che decapita Oloferne</a></em> (<a title="1612" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1612">1612</a>-13), conservata al <a title="Museo Capodimonte di Napoli" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Museo_Capodimonte_di_Napoli">Museo Capodimonte di Napoli</a>, impressionante per la violenza della scena che raffigura, è stata interpretata in chiave psicologica e psicoanalitica, come desiderio di rivalsa rispetto alla violenza subita.<br />
Dopo la conclusione del processo, Orazio combinò per Artemisia un matrimonio con Pierantonio Stiattesi, modesto artista fiorentino, che servì a restituire ad Artemisia, violentata, ingannata e denigrata dal Tassi, uno status di sufficiente &#8220;onorabilità&#8221;. La cerimonia si tenne il <a title="29 novembre" href="http://it.wikipedia.org/wiki/29_novembre">29 novembre</a> <a title="1612" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1612">1612</a>.</p>
<p>Poco dopo la coppia si trasferì a <a title="Firenze" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Firenze">Firenze</a>, dove ebbe quattro figli, di cui la sola figlia Prudenzia visse sufficientemente a lungo da seguire la madre nel ritorno a Roma poi a <a title="Napoli" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Napoli">Napoli</a>. L&#8217;abbandono di Roma fu quasi obbligato: la pittrice aveva ormai perso il favore acquisito e i riconoscimenti ottenuti da altri artisti, messa in ombra dallo scandalo suscitato, che fece fatica a far dimenticare (come dimostrano anche gli epitaffi crudelmente ironici alla sua morte).</p>
<p>È riferibile agli esordi romani anche la <em><a title="Madonna col Bambino (Artemisia Gentileschi)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Madonna_col_Bambino_(Artemisia_Gentileschi)">Madonna col Bambino</a></em> della <a title="Galleria Spada di Roma" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Galleria_Spada_di_Roma">Galleria Spada</a>.</p>
<h3>Il periodo fiorentino (1614-1620)</h3>
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<div><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Gentileschi_Artemisa_Danae_Sait_Louis.jpg"><img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/4/4f/Gentileschi_Artemisa_Danae_Sait_Louis.jpg/230px-Gentileschi_Artemisa_Danae_Sait_Louis.jpg" alt="" width="230" height="182" /></a></p>
<div>
<div><a title="Ingrandisci" href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Gentileschi_Artemisa_Danae_Sait_Louis.jpg"><img src="http://bits.wikimedia.org/skins-1.18/common/images/magnify-clip.png" alt="" width="15" height="11" /></a></div>
<p><em><a title="Danae (Artemisia Gentileschi)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Danae_(Artemisia_Gentileschi)">Danae</a></em>, <a title="Saint Louis Art Museum (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Saint_Louis_Art_Museum&amp;action=edit&amp;redlink=1">Saint Louis Art Museum</a>, <a title="Saint Louis" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Saint_Louis">Saint Louis</a>, Missouri</p>
</div>
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</div>
<div>
<div><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Gentileschi_judith1.jpg"><img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/7/7a/Gentileschi_judith1.jpg/230px-Gentileschi_judith1.jpg" alt="" width="230" height="281" /></a></p>
<div>
<div><a title="Ingrandisci" href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Gentileschi_judith1.jpg"><img src="http://bits.wikimedia.org/skins-1.18/common/images/magnify-clip.png" alt="" width="15" height="11" /></a></div>
<p><em><a title="Giuditta con la sua ancella" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuditta_con_la_sua_ancella">Giuditta con la sua ancella</a></em>, <a title="Palazzo Pitti" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Pitti">Palazzo Pitti</a>, Firenze</p>
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<p>A Firenze Artemisia conobbe un lusinghiero successo. Nel <a title="1616" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1616">1616</a> venne accettata nell&#8217;<a title="Accademia delle Arti del Disegno" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Accademia_delle_Arti_del_Disegno">Accademia delle Arti del Disegno</a>, prima donna a godere di tale privilegio<sup id="cite_ref-17" title="^ Artemisia, a cura di Roberto Contini e Gianni Papi, con un saggio di Luciano Berti, Roma, Leonardo de Luca, 1991, p. 13."><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-17">[18]</a></sup>; dimostrò di saper tenere buoni rapporti con i più reputati artisti del tempo, come <a title="Cristofano Allori" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cristofano_Allori">Cristofano Allori</a>, e di saper conquistare i favori e la protezione di persone influenti, a cominciare dal Granduca <a title="Cosimo II de' Medici" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cosimo_II_de%27_Medici">Cosimo II de&#8217; Medici</a> e, in special modo, della granduchessa-madre<a title="Cristina di Lorena" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cristina_di_Lorena">Cristina</a>, più per i propri meriti che per le preghiere di Orazio: addirittura l&#8217;ambasciatore fiorentino a Roma dissuade Cosimo II dall&#8217;invitare Orazio, descrivendolo poco capace e bizzarro.</p>
<p>Questi primi anni successivi allo stupro e al processo sembrano cercare un distacco dalla vita romana: inizialmente la pittrice assunse il cognome Lomi (che poi era quello originale di Orazio, che però aveva voluto distinguersi dal fratello Aurelio – anch’egli pittore – assumendo il cognome materno) e non tenne contatti con il padre<sup id="cite_ref-18" title="^ Artemisia, a cura di Roberto Contini e Gianni Papi, con un saggio di Luciano Berti, Roma, Leonardo de Luca, 1991, pp. 14-15."><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-18">[19]</a></sup>.</p>
<p>Artemisia fu in buoni rapporti con <a title="Galileo Galilei" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Galileo_Galilei">Galileo Galilei</a> (giunto a Firenze nel settembre <a title="1610" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1610">1610</a> su invito di <a title="Cosimo II de' Medici" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cosimo_II_de%27_Medici">Cosimo II</a><sup id="cite_ref-19" title="^ Mary D. Garrard, Artemisia Gentileschi: The Image of the Female Hero in Italian Baroque Art, Princeton University Press, 1989, p. 38."><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-19">[20]</a></sup>), con il quale rimase in contatto epistolare anche in seguito al suo periodo fiorentino<sup id="cite_ref-20" title="^ Vedasi Roberto Contini, L'indotto fiorentino di Artemisia Gentileschi, in Judith W. Mann e K. Christiansen, op. cit. in bibliografia"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-20">[21]</a></sup>.</p>
<p>Tra i suoi estimatori ebbe un posto di speciale rilievo <a title="Michelangelo Buonarroti il giovane" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Michelangelo_Buonarroti_il_giovane">Michelangelo Buonarroti il giovane</a> (nipote di <a title="Michelangelo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Michelangelo">Michelangelo</a>): impegnato a costruire una <a title="Casa Buonarroti" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Casa_Buonarroti">magione</a> che celebrasse la memoria dell&#8217;illustre antenato, affidò ad Artemisia l&#8217;esecuzione di una tela destinata a decorare il soffitto della galleria dei dipinti. L&#8217;amicizia con quest&#8217;ultimo è testimoniata da numerose lettere della pittrice, che a Firenze doveva aver imparato a scrivere (se ne era dichiarata incapace in una testimonianza al processo).<sup id="cite_ref-21" title="^ Artemisia, a cura di Roberto Contini e Gianni Papi, con un saggio di Luciano Berti, Roma, Leonardo de Luca, 1991, p. 44."><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-21">[22]</a></sup></p>
<p>La tela in questione rappresenta una <em><a title="Allegoria dell'Inclinazione" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Allegoria_dell%27Inclinazione">Allegoria dell&#8217;Inclinazione</a></em> (ossia del talento naturale), raffigurata in forma di giovane donna ignuda che tiene in mano una bussola. Si ritiene che l&#8217;avvenente figura femminile abbia le fattezze della stessa Artemisia<sup id="cite_ref-22" title="^ Si confronti il volto della donna con l'Autoritratto come martire riferibile anch'esso al peridodo fiorentino di Artemisia"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-22">[23]</a></sup>, che – come ci dicono le informazioni mondane dell&#8217;epoca – fu donna di straordinaria avvenenza.</p>
<p>In effetti capita spesso, nelle tele di Artemisia, che le sembianze delle formose ed energiche eroine che vi compaiono abbiano fattezze del volto che ritroviamo nei suoi ritratti o autoritratti: spesso chi commissionava le sue tele doveva desiderare di avere una immagine che ricordasse visivamente l&#8217;autrice, la cui fama andava crescendo<sup id="cite_ref-23" title="^ Sul tema della committenza di Artemisia vedasi Mary Garrard, op. cit."><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-23">[24]</a></sup>. Il successo, unito al fascino che emanava dalla sua figura, alimentarono, per tutta la sua vita, motteggi e illazioni sulla sua vita privata<sup id="cite_ref-24" title="^ La fama di grande seduttrice e di donna dai facili costumi seguirà Artemisia sino alla tomba: i suoi amici veneziani, il letterato Gianfranco Loredano e il collezionista Pietro Michiele, le dedicarono, in forma di epitaffio, versi burleschi alquanto grevi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;<br />
Co'l dipinger la faccia a questo e a quello/ Nel mondo m'acquistai merto infinito /Nel l'intagliar le corna a mio marito /Lasciai il pennello, e presi lo scalpello. Sulla fama di seduttrice di Artemisia è interessante leggere l'apparato di note di carattere storico e documentale poste in fondo al romanzo di Alexandra Lapierre, op. cit. in bibliografia"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-24">[25]</a></sup>.</p>
<p>Appartengono al periodo fiorentino la <em><a title="La Conversione della Maddalena (Artemisia Gentileschi)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_Conversione_della_Maddalena_(Artemisia_Gentileschi)">Conversione della Maddalena</a></em> e la <em><a title="Giuditta con la sua ancella (Artemisia Gentileschi Firenze)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuditta_con_la_sua_ancella_(Artemisia_Gentileschi_Firenze)">Giuditta con la sua ancella</a></em> di <a title="Palazzo Pitti" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Pitti">Palazzo Pitti</a> e una seconda (dopo quella di Napoli dipinta 8 anni prima) versione della <em><a title="Giuditta che decapita Oloferne (Artemisia Gentileschi Firenze)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuditta_che_decapita_Oloferne_(Artemisia_Gentileschi_Firenze)">Giuditta che decapita Oloferne</a></em> agli <a title="Galleria degli Uffizi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Galleria_degli_Uffizi">Uffizi</a>.</p>
<p>Nonostante il successo, a causa di spese eccessive, sue e di suo marito, il periodo fiorentino fu tormentato da problemi con i creditori. Si può ragionevolmente collegare al desiderio di sfuggire all&#8217;assillo dei debiti e alla non facile convivenza con lo Stiattesi, il suo ritorno a Roma che si realizzò in maniera definitiva nel <a title="1621" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1621">1621</a>.</p>
<h3>Di nuovo a Roma e poi a Venezia (1621-1630) [<a title="Modifica la sezione Di nuovo a Roma e poi a Venezia (1621-1630)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Artemisia_Gentileschi&amp;action=edit&amp;section=4">modifica</a>]</h3>
<p>L&#8217;anno di arrivo di Artemisia a Roma coincide con quello della partenza del padre Orazio per <a title="Genova" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Genova">Genova</a>. Si è ipotizzato, su basi congetturali<sup id="cite_ref-25" title="^ Vedasi, ad es. E. Menzio, Autoritratto in veste di Pittura, in E. Menzio, op. cit."><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-25">[26]</a></sup>, che Artemisia abbia seguito il padre nella capitale ligure (anche per spiegare il perdurare di una affinità di stile che, ancor oggi, rende problematica l&#8217;attribuzione di taluni quadri all&#8217;uno o all&#8217;altra); ma non si hanno sufficienti prove al riguardo.<br />
Artemisia si stabilì a Roma come donna ormai indipendente, in grado di prender casa e di crescere le figlie. Oltre a Prudenzia (nata dal matrimonio con Pierantonio Stiattesi), ebbe una figlia naturale, nata probabilmente nel <a title="1627" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1627">1627</a>. Artemisia cercò, con scarso successo, di avviare entrambe le figlie alla pittura.</p>
<p>La Roma di quegli anni vedeva ancora una nutrita presenza di pittori caravaggeschi (evidenti assonanze esistono, ad esempio, tra lo stile della Gentileschi e quello di <a title="Simon Vouet" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Simon_Vouet">Simon Vouet</a>), ma vedeva anche, durante il pontificato di <a title="Papa Urbano VIII" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Urbano_VIII">Urbano VIII</a>, il crescente successo del classicismo della scuola bolognese o delle avventure barocche di <a title="Pietro da Cortona" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_da_Cortona">Pietro da Cortona</a><sup id="cite_ref-26" title="^ Su questo periodo della vita di Artemisia vedasi Richard E. Spear, &quot;un pio di viaggio... mi sono risoluta di fare in sino a Roma, in Judith W. Mann e K. Christiansen, op. cit."><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-26">[27]</a></sup>.</p>
<p>Artemisia dimostrò di avere la giusta sensibilità per cogliere le novità artistiche e la giusta determinazione per vivere da protagonista questa straordinaria stagione artistica di Roma, meta obbligata di artisti di tutta Europa. Artemisia entrò a far parte dell&#8217;<em>Accademia dei Desiosi</em>. Fu, in tale circostanza celebrata, con un ritratto inciso che, nella dedica, la qualifica come &#8220;<em>Pincturae miraculum invidendum facilius quam imitandum</em>&#8220;. Di questo periodo è anche l&#8217;amicizia con <a title="Cassiano dal Pozzo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cassiano_dal_Pozzo">Cassiano dal Pozzo</a>, umanista, collezionista e grande mentore delle belle arti.</p>
<p>Tuttavia, nonostante la reputazione artistica, la forte personalità e la rete di buone relazioni, il soggiorno di Artemisia a Roma non fu così ricco di commesse come avrebbe desiderato. L&#8217;apprezzamento della sua pittura era forse circoscritto alla sua capacità di ritrattista e alla sua abilità di mettere in scena le eroine bibliche: erano a lei precluse le ricche commesse dei cicli affrescati e delle grandi pale di altare. Difficile, per l&#8217;assenza di fonti documentali, è seguire tutti gli spostamenti di Artemisia in questo periodo. È certo che tra il <a title="1627" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1627">1627</a> e il <a title="1630" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1630">1630</a> si stabilì, forse alla ricerca di migliori commesse, a <a title="Venezia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Venezia">Venezia</a>: lo documentano gli omaggi che ricevette da letterati della città lagunare che ne celebrarono le qualità di pittrice.</p>
<p>Con l&#8217;avvertenza che la datazione delle opere di Artemisia è spesso terreno di contrasto tra i critici d&#8217;arte, sono verosimilmente da assegnare a questo periodo, il <em><a title="Ritratto di gonfaloniere" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ritratto_di_gonfaloniere">Ritratto di gonfaloniere</a></em>, oggi a <a title="Bologna" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bologna">Bologna</a> (unico esempio sinora noto di quella abilità di ritrattista per la quale Artemisia pure andava celebre); la <em><a title="Giuditta con la sua ancella (Artemisia Gentileschi Detroit)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuditta_con_la_sua_ancella_(Artemisia_Gentileschi_Detroit)">Giuditta con la sua ancella</a></em> oggi al Detroit Institute of Arts (che riflette la capacità della pittrice di padroneggiare gli effetti chiaroscurali del lume di candela, per i quali andavano famosi a Roma artisti come <a title="Gerrit van Honthorst" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gerrit_van_Honthorst">Gerrit van Honthorst</a>, <a title="Trophime Bigot (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Trophime_Bigot&amp;action=edit&amp;redlink=1">Trophime Bigot</a>, e altri); la <em>Venere dormiente</em> oggi a Princeton; la <em><a title="Ester e Assuero (Artemisia Gentileschi)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ester_e_Assuero_(Artemisia_Gentileschi)">Ester e Assuero</a></em> del <a title="Metropolitan Museum of Art di New York" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Metropolitan_Museum_of_Art_di_New_York">Metropolitan Museum of Art di New York</a> (che testimonia la capacità di Artemisia di assimilare le lezioni luministiche veneziane).</p>
<h3>Napoli e la parentesi inglese (1630-1653). Nel <a title="1630" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1630">1630</a> Artemisia si recò a <a title="Napoli" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Napoli">Napoli</a>, valutando che vi potessero essere, in quella città fiorente di cantieri e di appassionati di belle arti, nuove e più ricche possibilità di lavoro.</h3>
<p>Va ricordato che, tra gli altri, erano già passati da Napoli Caravaggio, <a title="Annibale Carracci" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Annibale_Carracci">Annibale Carracci</a>, <a title="Simon Vouet" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Simon_Vouet">Simon Vouet</a>; vi lavoravano in quegli anni <a title="Spagnoletto" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Spagnoletto">José de Ribera</a>, <a title="Massimo Stanzione" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_Stanzione">Massimo Stanzione</a>, e, di lì a poco, vi sarebbero approdati il <a title="Domenichino" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Domenichino">Domenichino</a>, <a title="Giovanni Lanfranco" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Lanfranco">Giovanni Lanfranco</a> e altri ancora<sup id="cite_ref-27" title="^ Sul periodo napoletano di Artemisia vedasi Riccardo Lattuada, Artemisia a Napoli, Napoli e Artemisia, in Judith W. Mann e K. Christiansen, op. cit."><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-27">[28]</a></sup>.</p>
<div>
<div><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:The_Martyrdom_of_St_Januarius_in_the_Amphitheatre_at_Pozzuoli.jpg"><img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/6/67/The_Martyrdom_of_St_Januarius_in_the_Amphitheatre_at_Pozzuoli.jpg/300px-The_Martyrdom_of_St_Januarius_in_the_Amphitheatre_at_Pozzuoli.jpg" alt="" width="300" height="461" /></a></p>
<div>
<div><a title="Ingrandisci" href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:The_Martyrdom_of_St_Januarius_in_the_Amphitheatre_at_Pozzuoli.jpg"><img src="http://bits.wikimedia.org/skins-1.18/common/images/magnify-clip.png" alt="" width="15" height="11" /></a></div>
<p><em>San Gennaro nell&#8217;anfiteatro di Pozzuoli</em>, <a title="Museo di Capodimonte" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Museo_di_Capodimonte">Museo di Capodimonte</a>, <a title="Napoli" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Napoli">Napoli</a></p>
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<p>L&#8217;esordio artistico di Artemisia a Napoli è rappresentato forse dalla <em>Annunciazione</em> del Museo di Capodimonte.<br />
Poco più tardi il trasferimento nella metropoli partenopea fu definitivo e lì l&#8217;artista sarebbe rimasta &#8211; salvo la parentesi inglese e trasferimenti temporanei &#8211; per il resto della sua vita. Napoli (pur con qualche costante rimpianto per Roma) fu dunque per Artemisia una sorta di seconda patria nella quale curò la propria famiglia (a Napoli maritò infatti, con appropriata dote, le sue due figlie), ricevette attestati di grande stima, fu in buoni rapporti con il viceré Duca d&#8217;Alcalá, ebbe rapporti di scambio alla pari con i maggiori artisti che vi erano presenti (a cominciare da <a title="Massimo Stanzione" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_Stanzione">Massimo Stanzione</a>, per il quale si deve parlare di una intensa collaborazione artistica, fondata su una viva amicizia e su evidenti consonanze stilistiche).</p>
<p>A Napoli, per la prima volta, Artemisia si trovò a dipingere tele per una cattedrale, quelle dedicate alla <a title="San Gennaro nell'anfiteatro di Pozzuoli" href="http://it.wikipedia.org/wiki/San_Gennaro_nell%27anfiteatro_di_Pozzuoli"><em>Vita di San Gennaro</em></a> a <a title="Pozzuoli" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pozzuoli">Pozzuoli</a>. Sono del primo periodo napoletano opere quali la <em><a title="Nascita di San Giovanni Battista (Artemisia Gentileschi)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nascita_di_San_Giovanni_Battista_(Artemisia_Gentileschi)">Nascita di San Giovanni Battista</a></em> al <a title="Museo del Prado di Madrid" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Museo_del_Prado_di_Madrid">Prado</a>, <em>Corisca e il satiro</em> in collezione privata. In queste opere Artemisia dimostra, ancora una volta, di sapersi aggiornare sui gusti artistici del tempo e di sapersi cimentare con altri soggetti rispetto alle varie <em>Giuditte</em>, <em>Susanne</em>, <em>Betsabee</em>, <em>Maddalene penitenti</em>.</p>
<p>Nel <a title="1638" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1638">1638</a> Artemisia raggiunse il padre a <a title="Londra" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Londra">Londra</a>, presso la corte di <a title="Carlo I d'Inghilterra" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_I_d%27Inghilterra">Carlo I</a>, dove Orazio era diventato pittore di corte e aveva ricevuto l&#8217;incarico della decorazione di un soffitto (allegoria del <em>Trionfo della Pace e delle Arti</em>) nella <em>Casa delle Delizie</em> della regina <a title="Enrichetta Maria di Borbone-Francia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Enrichetta_Maria_di_Borbone-Francia">Enrichetta Maria</a> a <a title="Greenwich" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Greenwich">Greenwich</a>.</p>
<p>Dopo tanto tempo padre e figlia si ritrovarono legati da un rapporto di collaborazione artistica, ma nulla lascia pensare che il motivo del viaggio londinese fosse solo quello di venire in soccorso all&#8217;anziano genitore. Certo è che Carlo I la reclamava alla sua corte e un rifiuto non era possibile. Orazio inaspettatamente morì, assistito dalla figlia, nel <a title="1639" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1639">1639</a>.</p>
<p>Carlo I era un collezionista fanatico, disposto a compromettere le finanze pubbliche pur di soddisfare i suoi desideri artistici. La fama di Artemisia doveva averlo incuriosito, e non è un caso che nella sua collezione fosse presente una tela di Artemisia di grande suggestione, l&#8217;<em><a title="Autoritratto come allegoria della Pittura" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Autoritratto_come_allegoria_della_Pittura">Autoritratto in veste di Pittura</a></em>.</p>
<p>Artemisia ebbe dunque a Londra una sua attività autonoma, che continuò per un po&#8217; di tempo anche dopo la morte del padre, anche se non sono note opere attribuibili con certezza a questo periodo.</p>
<p>Sappiamo che nel <a title="1642" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1642">1642</a>, alle prime avvisaglie della <a title="Rivoluzione inglese" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_inglese">guerra civile</a>, Artemisia aveva già lasciato l&#8217;Inghilterra. Poco o nulla si sa degli spostamenti successivi. È un fatto che nel <a title="1649" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1649">1649</a> fosse nuovamente a Napoli, in corrispondenza con il collezionista don Antonio Ruffo di Sicilia che fu suo mentore e buon committente in questo secondo periodo napoletano. L&#8217;ultima lettera al suo mentore che noi conosciamo è del <a title="1650" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1650">1650</a> e testimonia come l&#8217;artista fosse ancora in piena attività. Artemisia morì nel <a title="1653" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1653">1653</a>.</p>
<p>Esempi di opere ascrivibili a questo secondo periodo napoletano sono una <em><a title="Susanna e i vecchioni (Artemisia Gentileschi Brno)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Susanna_e_i_vecchioni_(Artemisia_Gentileschi_Brno)">Susanna e i vecchioni</a></em> oggi a <a title="Brno" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Brno">Brno</a> e una <em>Madonna e Bambino con rosario</em> conservata all&#8217;<a title="El Escorial" href="http://it.wikipedia.org/wiki/El_Escorial">El Escorial</a>.</p>
<h2>Profilo artistico [<a title="Modifica la sezione Profilo artistico" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Artemisia_Gentileschi&amp;action=edit&amp;section=6">modifica</a>]</h2>
<p>Un saggio del <a title="1916" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1916">1916</a> di <a title="Roberto Longhi (storico dell'arte)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Longhi_(storico_dell%27arte)">Roberto Longhi</a>, storico e critico d&#8217;arte, intitolato <em>Gentileschi padre e figlia</em> ha riportato all&#8217;attenzione della critica la statura artistica di Artemisia Gentileschi nell&#8217;ambito dei caravaggeschi nella prima metà del <a title="XVII secolo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/XVII_secolo">XVII secolo</a>. Longhi esprimeva nei confronti di Artemisia, in tono forse involontariamente misogino, il seguente giudizio: «l&#8217;unica donna in Italia che abbia mai saputo che cosa sia pittura, e colore, e impasto, e simili essenzialità&#8230;».</p>
<p>Nella lettura effettuata del dipinto più celebre di Artemisia, la <em>Giuditta che decapita Oloferne</em> degli <a title="Galleria degli Uffizi di Firenze" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Galleria_degli_Uffizi_di_Firenze">Uffizi</a>, Longhi scriveva:</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td></td>
<td><strong>«</strong> <em>Chi penserebbe infatti che sopra un lenzuolo studiato di candori e ombre diacce degne d&#8217;un Vermeer a grandezza naturale, dovesse avvenire un macello così brutale ed efferato […] Ma &#8211; vien voglia di dire &#8211; ma questa è la donna terribile! Una donna ha dipinto tutto questo?</em> <strong>»</strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>e aggiungeva:</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td></td>
<td><strong>«</strong> <em>&#8230; che qui non v&#8217;è nulla di sadico, che anzi ciò che sorprende è l&#8217;impassibilità ferina di chi ha dipinto tutto questo ed è persino riescita a riscontrare che il sangue sprizzando con violenza può ornare di due bordi di gocciole a volo lo zampillo centrale! Incredibile vi dico! Eppoi date per carità alla Signora Schiattesi &#8211; questo è il nome coniugale di Artemisia &#8211; il tempo di scegliere l&#8217;elsa dello spadone che deve servire alla bisogna! Infine non vi pare che l&#8217;unico moto di Giuditta sia quello di scostarsi al possibile perché il sangue non le brutti il completo novissimo di seta gialla? Pensiamo ad ogni modo che si tratta di un abito di casa Gentileschi, il più fine guardaroba di sete del &#8217;600 europeo, dopo Van Dyck</em> <strong>»</strong></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>
<div>(<small>Roberto Longhi, <em>Gentileschi padre e figlia</em>, in &#8220;L&#8217;Arte&#8221;, 1916</small>)</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>La lettura del dipinto sottolinea cosa significhi saperne &#8220;di pittura, e di colore e di impasto&#8221;: sono evocati i colori squillanti della tavolozza di Artemisia, le luminescenze seriche delle vesti (con quel suo giallo inconfondibile), l&#8217;attenzione perfezionistica per la realtà dei gioielli e delle armi.</p>
<p>L&#8217;interesse per la figura artistica di Artemisia, rimasto debole nonostante la lettura datane dal Longhi, ebbe un forte impulso per merito di studi in chiave femminista, che efficacemente sottolinearono, a partire dallo stupro subito e dalla sua successiva biografia, la forza espressiva che il suo linguaggio pittorico assume quando i soggetti rappresentati erano le famose eroine bibliche, che pare vogliano manifestare la ribellione alla condizione in cui le condanna il loro sesso.</p>
<p>In un saggio contenuto nel catalogo della mostra &#8220;Orazio e Artemisia Gentileschi&#8221; svoltasi a Roma nel <a title="2001" href="http://it.wikipedia.org/wiki/2001">2001</a> (e poi a New York), Judith W. Mann prende le distanze; mostrandone i limiti, da una lettura in chiave strettamente femminista:</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td></td>
<td><strong>«</strong> <em>[Una lettura di questo tipo] avanza l&#8217;ipotesi che la piena potenza creativa di Artemisia si sia manifestata soltanto nel raffigurare donne forti e capaci di farsi valere, al punto che non si riesce a immaginarla impegnata nella realizzazione di immagini religiose convenzionali, come una Madonna con Bambino o una Vergine che accoglie sottomessa l&#8217;Annunciazione; e inoltre, si sostiene che l&#8217;artista abbia rifiutato di modificare la propria interpretazione personale di tali soggetti per adeguarsi ai gusti di una clientela che si presume maschile. Lo stereotipo ha avuto un doppio effetto restrittivo: inducendo gli studiosi sia a mettere in dubbio l&#8217;attribuzione dei dipinti che non corrispondono al modello descritto, sia ad attribuire un valore inferiore a quelli che non rientrano nel cliché</em> <strong>»</strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>La critica più recente, a partire dalla ricostruzione dell&#8217;intero catalogo della Gentileschi, ha inteso dare una lettura meno riduttiva della carriera di Artemisia, collocandola nel contesto dei diversi ambienti artistici che la pittrice frequentò, restituendo la figura di un&#8217;artista che lottò con determinazione, utilizzando le armi della sua personalità e delle sue qualità artistiche contro i pregiudizi che si esprimevano nei confronti delle donne pittrici; riuscendo a inserirsi produttivamente nella cerchia dei pittori più reputati del suo tempo, affrontando una gamma di generi pittorici che dovette esser assai più ampia e variegata di quanto ci dicano oggi le tele a lei attribuite<sup id="cite_ref-28" title="^ Un profilo complessivo di Artemisia, come donna e pittrice, è tracciato in Elisabeth Cropper, Vivere sul filo del rasoio: Artemisia Gentileschi, pittrice famosa, in Judith W. Mann e K. Christiansen, op cit."><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-28">[29]</a></sup>.</p>
<h2>La figura di donna e pittrice<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Artemisia_Gentileschi_Selfportrait_Martyr.jpg"><img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/3/32/Artemisia_Gentileschi_Selfportrait_Martyr.jpg/200px-Artemisia_Gentileschi_Selfportrait_Martyr.jpg" alt="" width="200" height="268" /></a></h2>
<div></div>
<p>Per una donna all&#8217;inizio del XVII secolo dedicarsi alla pittura, come fece Artemisia, rappresentava una scelta non comune e difficile, ma non eccezionale. Prima di Artemisia, tra la fine del 500 e l&#8217;inizio del 600, altre donne pittrici esercitarono, anche con buon successo, la loro attività. Possono essere menzionate <a title="Sofonisba Anguissola" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sofonisba_Anguissola">Sofonisba Anguissola</a> (<a title="Cremona" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cremona">Cremona</a> ca. <a title="1530" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1530">1530</a> - <a title="Palermo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Palermo">Palermo</a> ca. <a title="1625" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1625">1625</a>) che fu chiamata in Spagna da <a title="Filippo II di Spagna" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Filippo_II_di_Spagna">Filippo II</a>; <a title="Lavinia Fontana" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lavinia_Fontana">Lavinia Fontana</a> (<a title="Bologna" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bologna">Bologna</a>,<a title="1552" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1552">1552</a>- Roma, <a title="1614" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1614">1614</a>) che si recò a Roma su invito di <a title="Papa Clemente VIII" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Clemente_VIII">papa Clemente VIII</a>; <a title="Fede Galizia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fede_Galizia">Fede Galizia</a> (<a title="Milano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Milano">Milano</a> o <a title="Trento" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Trento">Trento</a>, <a title="1578" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1578">1578</a> – Milano <a title="1630" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1630">1630</a>) che dipinse, tra l&#8217;altro, magnifiche nature morte e una bella <em>Giuditta con la testa di Oloferne</em>;<a title="Lucrina Fetti" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lucrina_Fetti">Lucrina Fetti</a> (Roma, 1600 ca. – <a title="Mantova" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mantova">Mantova</a>, 1651) che seguì il <a title="Domenico Fetti" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Domenico_Fetti">fratello Domenico</a> nella città dei <a title="Gonzaga" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gonzaga">Gonzaga</a>. Altre pittrici, più o meno note, intrapresero la loro carriera quando Artemisia era in vita.</p>
<p>Se si valutano i loro meriti artistici, il giudizio liquidatorio di Longhi a favore di Artemisia come «l&#8217;unica donna in Italia che abbia mai saputo che cosa sia pittura&#8230;» appare alquanto ingeneroso<sup id="cite_ref-29" title="^ Per una analisi della rivalutazione delle pittrici del XVI e XVII secolo si veda Donna, l'altra metà dell'arte"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-29">[30]</a></sup>. Tuttavia c&#8217;è, sia nell&#8217;arte sia nella biografia di Artemisia Gentileschi, qualcosa che la rende specialmente affascinante e che spiega l&#8217;interesse di alcuni scrittori (anzi, e non a caso, di alcune scrittrici) nei suoi confronti.</p>
<p>La prima scrittrice che decise di costruire un romanzo attorno alla figura di Artemisia, fu <a title="Anna Banti" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anna_Banti">Anna Banti</a>, la moglie di Roberto Longhi. La sua prima stesura del testo, in forma manoscritta era avvenuta nel <a title="1944" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1944">1944</a>, ma fu perduta nel corso delle vicende belliche. La decisione di ritornare sul libro, intitolato <em>Artemisia</em>, scrivendolo in forma assai diversa, avvenne tre anni dopo. Anna Banti si pone nel suo nuovo romanzo in dialogo con la pittrice, in forma di &#8220;diario aperto&#8221;, in cui cerca – in parallelo al racconto dell&#8217;adolescenza e della maturità di Artemisia – di spiegare a se stessa il fascino che ne subisce, e il bisogno che avverte di andare al di là &#8211; in un dialogo da donna a donna &#8211; delle limpide (seppur appassionate) valutazioni artistiche di cui avrà tante volte discusso con Roberto Longhi<sup id="cite_ref-30" title="^ Roberto Longhi fa esplicito riferimento al romanzo di Anna Banti nel catalogo della mostra sui caravaggeschi tenuta a Milano nel 1951, osservando che La sua [di Artemisia] leggenda di pittrice spregiudicata e avventurosa è stata creata soprattutto dall'Inghilterra puritana. Un'interpretazione più italiana e nella tradizione del nostro romanzo storico è nell'Artemisia di A. Banti.. La citazione è contenuta in Roberto Contini, Gianni Papi, op. cit. in bibliografia."><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-30">[31]</a></sup>.</p>
<p>Più di cinquant&#8217;anni dopo, nel <a title="1999" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1999">1999</a>, la scrittrice francese <a title="Alexandra Lapierre (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Alexandra_Lapierre&amp;action=edit&amp;redlink=1">Alexandra Lapierre</a> affronta, ancora con un romanzo, il fascino enigmatico della vita di Artemisia, e lo fa a partire da uno studio scrupoloso della biografia e del contesto storico che le fa da sfondo. L&#8217;indagine psicologica che passa tra le righe del romanzo, per comprendere il rapporto tra Artemisia donna e Artemisia pittrice, finisce per chiamare in causa, come <em><a title="Leitmotiv" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Leitmotiv">leitmotiv</a></em>, quello della relazione &#8211; fatta di un affetto che stenta a esprimersi e da una latente rivalità professionale &#8211; tra padre e figlia.</p>
<p>Ancora un altro romanzo, pubblicato più di recente anche in Italia, quello di <a title="Susan Vreeland (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Susan_Vreeland&amp;action=edit&amp;redlink=1">Susan Vreeland</a> (<em>The Passion of Artemisa</em>), si pone nella scia della popolarità assunta da Artemisia Gentileschi nell&#8217;ambito della lettura data, in chiave femminista, alla sua figura, e sembra voler sfruttare il recente successo dei romanzi storici che prendono le mossa da un&#8217;opera d&#8217;arte e dal suo autore. Incerti, per analoghe ragioni, sono i risultati ai quali, secondo la critica<sup id="cite_ref-31" title="^ Cfr. il sito Revision Cinema Artemisia - Passione Estrema"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi#cite_note-31">[32]</a></sup>, giunge la regista francese <a title="Agnes Merlet (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Agnes_Merlet&amp;action=edit&amp;redlink=1">Agnes Merlet</a>, con il film <em><a title="Artemisia. Passione estrema" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia._Passione_estrema">Artemisia. Passione estrema</a></em>.</p>
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		<title>La Rete e la Cultura del Cyberspazio</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 14:14:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA["Internet , spazio di esperienza che sempre di più sta diventando parte  integrante, in maniera fluida, della vita di ogni giorno"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=3J_ejJlbyB4">http://www.youtube.com/watch?v=3J_ejJlbyB4</a></p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Padre Antonio Spadaro, il direttore della rivista dei gesuiti si confronta sulle colonne dell&#8217;Osservatore Romano sulle nuove frontiere della comunicazione digitale.</p>
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<p>Il direttore del quotidiano della Santa Sede Giovanni Maria Vian in un interessante colloquio con padre Antonio Spadaro, dal 1° ottobre alla guida della «Civiltà Cattolica» affrontano il tema della rivoluzione digitale di come sta modificando il modo di vivere e di pensare, e le sue implicazioni sulla dimensione religione e la fede cristiana . <strong>«La Rete e la  cultura del cyberspazio interrogano la nostra capacità di formulare e ascoltare un linguaggio simbolico che parli della possibilità e dei  segni della trascendenza nella nostra vita» dice il direttore</strong>»<strong>.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Forse – aggiunge il gesuita &#8211; è giunto il momento di  considerare la possibilità anche di quella che io chiamo una  cyberteologia, cioè l’intelligenza della fede al tempo della Rete. È il frutto della fede che sprigiona da se stessa un impulso conoscitivo in un tempo in cui la logica della Rete segna il modo di pensare,  conoscere, comunicare, vivere». «Internet &#8211; prosegue il direttore della Civiltà Cattolica &#8211; è uno spazio di esperienza che <strong>sempre di più sta diventando parte  integrante, in maniera fluida, della vita di ogni giorno. È un nuovo contesto esistenziale. Dal suo influsso dipende in qualche modo la  percezione di noi stessi, degli altri e del mondo che ci circonda e di quello che ancora non conosciamo»</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E il direttore di Civiltà Cattolica non è l’unico nel mondo ecclesiastico cattolica ad indicare la rete come strumento di evangelizzazione e dimensione religiosa.</strong> Nei giorni scorsi su  vari media è stata data notizia delle omelie via twitter, e ieri l’Osservatore romano è tornato sull’argomento con un commento di <strong>monsignor Hervè Giraud, vescovo francese di Soissons, e presidente  del Consiglio per la comunicazione della Conferenza episcopale  francese</strong>. «In fondo – afferma il presule &#8211; anche le giaculatorie sono  preghiere-spot di poche sillabe o, se così possiamo definirle, tweet ante litteram: perchè allora non fare la stessa cosa con i commenti in rete?</p>
<p>Notizia ripresa da LUCA ROLANDI.<br />
Il cardinale Ravasi su Twitter: usarlo con lo stile di san Paolo<br />
&#8220;Credo oggi di avere attorno ai 7.500 followers che seguono il mio twitter &#8211; molti chiedono esplicitamente che io abbia a rispondere ad alcune loro provocazioni, che alcune volte sono anche molto polemiche. Finora io non ho ancora fatto questo percorso, perché richiederebbe anche un investimento di tempo e di energie del tutto particolare&#8221;. Così il cardinale ha commentato in un&#8217;intervista concessa a Radio Vaticana il suo uso di Twitter.</p>
<p>&#8220;Quando si fanno gli esperimenti per la prima volta, questi hanno sempre dentro delle fragilità, dei limiti… Quindi c’è un periodo di rodaggio che io sto facendo&#8221; ha detto Il presidente del Pontificio Consiglio per la cultura, sicuramente il prelato della curia romana più attivo sul noto social network e che è solito &#8220;twittare&#8221; quotidianamanete alcune delle sua sapide citazioni. &#8220;Devo dire che il fatto che ogni giorno crescano non soltanto coloro che seguono questi messaggi essenziali che io do, ma anche che ci sia il desiderio di avere una risposta, di fare delle domande ed il fatto che ci siano anche coloro che retwittano, che trasmettano cioè a loro volta ad altri &#8211; nel loro sito o twitter &#8211; il messaggio che ho dato, è un elemento positivo, tenendo conto che lo stesso San Paolo diceva: E’ opportuno intervenire in tutti i contesti e scegliere tutto ciò che c’è di buono nelle realtà”.</p>
<p>di Marilena Marino</p>
<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/tra-1-e-2-paragrafo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6147" style="margin: 10px;" title="tra-1-e-2-paragrafo" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/tra-1-e-2-paragrafo-e1326291091131-300x151.jpg" alt="" width="300" height="151" /></a></p>
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		<title>Chiesa on the road nell&#8217;Anno della Fede</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 15:55:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Marilena Marino «Dall'Anno della fede un risveglio di gioia: ci si augura che ogni vescovo possa esprimere con la lettera pastorale i contenuti dell’Anno della fede".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/papa-Benedetto-XVI.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6101" style="margin: 10px;" title="papa Benedetto XVI" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/papa-Benedetto-XVI-e1326124404644-300x141.jpg" alt="" width="300" height="141" /></a>di Marilena Marino</p>
<p>La lettura della «Nota con indicazioni pastorali» diffusa dalla Congregazione per la Dottrina della fede introduce già in un clima di vigilia e attesa per l&#8217;Anno Della Fede del quale il miglior interprete è monsignor Rino Fisichella, che dal Pontificio Consiglio per la Nuova evangelizzazione – di cui è presidente – coordinerà idee e progetti nella fase preparatoria come nello svolgimento dell’Anno.</p>
<p>Perché un documento così dettagliato e concreto, e con tanto anticipo?<br />
Perché si sta parlando di fede, e bisogna far comprendere che prima delle iniziative serve piena consapevolezza del tema. Il desiderio del Papa è che ogni attività venga allestita a partire da una riflessione che impegna tutta la Chiesa.<br />
Qual è l’obiettivo delle iniziative proposte dalla Nota?<br />
Condurre a un incontro personale con il Signore Gesù. Più volte la lettera del Papa Porta fidei e la Nota insistono su questo: la fede è qualcosa di vivo, non una mera conoscenza ma un incontro che dà significato alla vita. Va ritrovata la gioia dell’incontro con Cristo, per essere capaci di darne testimonianza rendendo partecipi anche gli altri. In questi primi due testi più volte si parla di gioia e di bellezza della fede, a indicare che chi crede deve far trasparire la propria esperienza. E questo si collega direttamente con la nuova evangelizzazione, al cui Pontificio Consiglio è affidata la segreteria e l’organizzazione di tutto l’Anno.<br />
Qual è il nesso tra costituzione del dicastero che lei guida e Anno della fede?<br />
La spiegazione l’ha offerta il Papa alla Curia romana: &#8220;La grande tematica di quest’anno come anche degli anni futuri in effetti è: come annunciare oggi il Vangelo? In che modo la fede, quale forza viva e vitale, può oggi diventare realtà?&#8221;. Sono anche le domande della nuova evangelizzazione.<br />
Come si può far sentire tutta la Chiesa coinvolta nell’Anno della fede?<br />
Questa è la grande sfida. La Nota è rivolta anzitutto alla Chiesa universale, perché con l’Anno va dato un segno unitario. Si parla poi a Conferenze episcopali, diocesi, parrocchie, comunità, associazioni e credenti: nessuno si deve sentire escluso. Volendo risvegliare la fede e la gioia di viverla, si propone di rilanciare la conoscenza dei suoi contenuti. Mi piacerebbe che alla fine dell’Anno tutti i cristiani conoscessero davvero il Credo facendone la propria preghiera quotidiana. Sarebbe un segno veramente unitario, la riscoperta delle proprie radici, la conoscenza di Chi e cosa è al centro del nostro credere. Ecco perché la Nota sottolinea l’importanza di gesti come il pellegrinaggio alla tomba di Pietro, o a Gerusalemme, ovvero nei luoghi dove si è professata la fede. Penso anche alla necessità, sottolineata dal Papa nella Porta fidei, che ogni vescovo compia una solenne professione di fede in cattedrale all’inizio dell’Anno. In generale, le iniziative devono puntare su tre obiettivi: la conoscenza dei contenuti della fede, del Concilio e del Catechismo.<br />
Tra i tanti spunti, colpisce quello sui «linguaggi del cyberspazio»&#8230;<br />
I contenuti della fede vanno individuati anche nelle opere culturali, come i film e la letteratura. Si potranno riscoprire tanti autori – penso a nomi come Chesterton, o Peguy – che hanno saputo comunicare la fede in modo immediato, ma c’è anche una chiamata in causa dei socialnetwork, che non vanno più pensati come semplici strumenti essendo ormai una cultura nella quale entrare per comunicare la fede.<br />
La Nota insiste sulla sostanza del credere: si vuole forse dire che è stata un po’ sacrificata, a vantaggio di un approccio più &#8220;esistenziale&#8221;?<br />
Nei decenni del post-Concilio è stata teorizzata una dicotomia tra dimensione contenutistica e quotidianità, una scissione che non ha senso: credere è ritrovare la verità sulla propria vita, non l’adesione a un contenuto astratto. Per un credente ignorare chi è Cristo vuol dire non conoscere se stessi. Verità della fede e verità della propria esistenza convergono.<br />
Che indicazioni si offrono alle diocesi?<br />
Mi auguro che ogni vescovo possa esprimere con la lettera pastorale i contenuti dell’Anno della fede. È poi importante che le diocesi riscoprano il senso di appartenenza del presbiterio e della comunità attorno al vescovo, anche contro una certa cultura della frammentazione: facciamo tante iniziative nelle quali, alla fine, rischia di sfuggire il senso profondo dell’unità.<br />
E le parrocchie?<br />
È molto importante che recuperino il Catechismo, nella prima parte tutto dedicato al tema della fede. Riprendere i punti fondamentali – in Chi credo, perché credo, come posso esprimere la mia fede – porta a riappropriarsi del credere nella dimensione personale e in quella comunitaria, perché chi crede non è mai solo.<br />
La Nota si rivolge anche ai movimenti: che parte avranno?<br />
Sono molto importanti per il carisma che esprimono e la presenza in ambienti che solo i laici possono raggiungere. Riflettendo sulla fede, i movimenti rinnoveranno ciascuno il proprio cammino, che dev’essere comune a quello della Chiesa.</p>
<p>Come sfida educativa abbiamo, come cristiani, una straordinaria occasione: aiutare questo nostro mondo, sempre più prigioniero dei dispositivi tecnologici, a riscoprire la verità più intima e nascosta della tecnica, cioè la sua insopprimibile apertura alla trascendenza. Una miniera di libertà di fronte al &#8220;dispotismo&#8221; dei dispositivi&#8230;</p>
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		<title>Il  Papa del 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 11:00:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Marilena Marino " Anno della fede e la Chiesa come stella dell'Occidente smarrito" L'omelia della messa Papale partita da Isaia " Alzati, Gerusalemme, rivestiti di luce!"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/medium_120101-143652_to010112cro_0076.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6092" style="margin: 10px;" title="medium_120101-143652_to010112cro_0076" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/medium_120101-143652_to010112cro_0076-e1326106682188-300x121.jpg" alt="" width="300" height="121" /></a>di Marilena Marino</p>
<p>Ecumenismo, catechismo e Concilio nell&#8217;Anno della fede</p>
<p>In vista dell&#8217;Anno della fede proclamato da papa Benedetto XVI dall&#8217;11 ottobre 2012 fino al 24 novembre 2013, la Congregazione per la Dottrina della fede pubblicherà il prossimo 7 gennaio una Nota con &#8220;indicazioni pastorali&#8221; in vista dell&#8217;evento, articolate in quattro livelli: Chiesa universale, conferenze episcopali, diocesi e infine parrocchie, comunità e movimenti.</p>
<p>L&#8217;inizio dell&#8217;Anno della Fede, viene sottolineato, coincide con due importanti anniversari: il 50esimo dell&#8217;apertura del Concilio Vaticano II e il 20esimo della promulgazione del Catechismo della Chiesa cattolica. E la centralità sarà uno dei temi dominanti dell&#8217;Anno, alla luce dell&#8217;impegno di Benedetto XVI per «una corretta comprensione del Concilio», promuovendo quella che lui stesso ha denominato «l&#8217;ermeneutica della riforma», del «rinnovamento nella continuità».</p>
<p>Nell&#8217;introduzione della Nota si osserva, viene ribadito che l&#8217;Anno della fede «vuol contribuire a una rinnovata conversione al Signore», alla riscoperta della fede, affinché i cristiani siano testimoni «credibili e gioiosi» per quanti sono alla ricerca di Dio.</p>
<p>Le indicazioni pastorali, si legge ancora, hanno l&#8217;intento di favorire l&#8217;incontro con Gesù attraverso testimoni della fede, sia la conoscenza sempre maggiore dei suoi contenuti. In particolare, accanto a una solenne celebrazione del Papa per l&#8217;inizio dell&#8217;Anno della fede, vengono auspicate iniziative ecumeniche per favorire il «ristabilimento dell&#8217;unità fra tutti i cristiani». Con tale finalità, avrà luogo una solenne celebrazione ecumenica.</p>
<p>Si auspica un ampio uso dei mezzi di comunicazione e dell&#8217;arte, con trasmissioni televisive e radiofoniche, film e pubblicazioni accessibili a un ampio pubblico. Verrà inoltre realizzato un apposito sito Internet sull&#8217;Anno della fede.</p>
<p>A livello diocesano, spiega la nota, l&#8217;Anno sarà «occasione di dialogo creativo tra fede e ragione» attraverso convegni e simposi, e come tempo favorevole per «celebrazioni penitenziali» in cui chiedere perdono a Dio, «specialmente per i peccati contro la fede».</p>
<p>La Nota annuncia che, per la preparazione dell&#8217;Anno, è stato istituito presso la Congregazione per la Dottrina della Fede un apposito Comitato di cui fanno parte tra gli altri, i cardinali Levada, Bagnasco, George, Ouellet, Piacenza e Schonborn, monsignor Fisichella e i vescovi di Ratisbona Gerhard Ludwig Muller e di Tripoli Raffaello Martinelli. Inoltre per coordinare le diverse iniziative promosse dai diversi dicasteri, sarà istituita un&#8217;apposita segreteria presso il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova evangelizzazione.</p>
<p>CELEBRAZIONE EPIFANIA</p>
<p>Come aveva fatto in settimana nell’udienza generale del 4 gennaio, Benedetto XVI ha ricordato nella Messa e nell’Angelus del 6 gennaio – di cui i notiziari si sono occupati quasi solo per l’annuncio della creazione di 22 nuovi cardinali – che l’Epifania è anzitutto «una festa della luce». «Quella “luce nuova” che si è accesa nella notte di Natale (cfr Prefazio di Natale I) – ha affermato il Papa nell’Angelus –, oggi incomincia a risplendere sul mondo, come suggerisce l’immagine della stella», di cui il Pontefice rivendica il carattere storico: fu «un segno celeste che attirò l’attenzione dei Magi e li guidò nel loro viaggio verso la Giudea».</p>
<p>In realtà, «tutto il periodo del Natale e dell’Epifania è caratterizzato dal tema della luce, legato anche al fatto che, nell’emisfero nord, dopo il solstizio d’inverno il giorno riprende ad allungarsi rispetto alla notte». Questo ha permesso a molti popoli appena cristianizzati di comprendere meglio i misteri del tempo di Natale – non a caso un tema caro a un grande studioso di religioni comparate onorato il 6 gennaio con la nomina a cardinale, il professore belga Julien Ries. Ma in realtà, «al di là della loro posizione geografica, per tutti i popoli vale la parola di Cristo: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12). Gesù è il sole apparso all’orizzonte dell’umanità per illuminare l’esistenza personale di ognuno di noi e per guidarci tutti insieme verso la meta del nostro pellegrinaggio, verso la terra della libertà e della pace, in cui vivremo per sempre in piena comunione con Dio e tra di noi».</p>
<p>L’omelia della Messa papale è partita, sempre in tema di luce, dalle parole del profeta Isaia: «Alzati, [Gerusalemme,] rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te» (Is 60,1). Si trova anzitutto qui il vero «contenuto della festa»: «è venuto nel mondo Colui che è la vera Luce, Colui che rende gli uomini luce». In questi senso, «il cammino dei Magi d’Oriente è per la liturgia soltanto l’inizio di una grande processione che continua lungo tutta la storia», verso Betlemme e verso Gesù. Dunque «il cammino di questi uomini è solo un inizio. Prima erano venuti i pastori – le anime semplici che dimoravano più vicino al Dio fattosi bambino e che più facilmente potevano “andare di là” (cfr Lc 2,15) verso di Lui e riconoscerLo come Signore. Ora, però, vengono anche i sapienti di questo mondo. Vengono grandi e piccoli, re e servi, uomini di tutte le culture e di tutti i popoli. Gli uomini d’Oriente sono i primi, ai quali tanti, lungo tutti i secoli, vengono dietro». I Magi, così, «inaugurano il cammino dei popoli verso Cristo».</p>
<p>Nella Messa dell’Epifania il Papa ha conferito la consacrazione episcopale a due nuovi nunzi apostolici, in Irlanda e in Georgia e Armenia. E, ha detto il Papa, nei Magi che «come primi pagani trovarono la via verso Cristo, possiamo forse cercare – nonostante tutte le differenze nelle vocazioni e nei compiti – indicazioni per il compito dei Vescovi». Chi erano, infatti, i Magi? «Gli esperti ci dicono che essi appartenevano alla grande tradizione astronomica che, attraverso i secoli, si era sviluppata nella Mesopotamia e ancora vi fioriva». Questa informazione non basta però a capire il ruolo dei Magi nella storia della salvezza. «C’erano forse molti astronomi nell’antica Babilonia, ma solo questi pochi si sono incamminati e hanno seguito la stella che avevano riconosciuto quale stella della promessa, quale indicatore della strada verso il vero Re e Salvatore. Essi erano, possiamo dire, uomini di scienza, ma non soltanto nel senso che volevano sapere molte cose: volevano di più. Volevano capire che cosa conta nell’essere uomini».</p>
<p>È verosimile che i Magi conoscessero qualcosa della storia d’Israele. «Probabilmente avevano sentito dire della profezia del profeta pagano Balaam: “Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele” (Nm 24,17)». E vollero andare a fondo, come «persone dal cuore inquieto, che non si accontentavano di ciò che appare ed è consueto. Erano uomini alla ricerca della promessa, alla ricerca di Dio. Ed erano uomini vigilanti, capaci di percepire i segni di Dio, il suo linguaggio sommesso ed insistente». Probabilmente i Magi non furono presi troppo sul serio in questa loro ricerca nell’ambiente di origine, dei dotti della Mesopotamia: «possiamo immaginare che dovettero sopportare qualche derisione, perché si incamminarono verso il Re dei Giudei, affrontando per questo molta fatica». Però «per essi non era decisivo ciò che pensava e diceva di loro questo o quello, anche persone influenti ed intelligenti. Per loro contava la verità stessa, non l’opinione degli uomini. Per questo affrontarono le rinunce e le fatiche di un percorso lungo ed incerto. Fu il loro coraggio umile a consentire ad essi di potersi chinare davanti al bambino di gente povera e di riconoscere in Lui il Re promesso, la cui ricerca e il cui riconoscimento era stato lo scopo del loro cammino esteriore ed interiore».</p>
<p>Che cosa c’entra tutto questo con i vescovi? «Anche il Vescovo deve essere un uomo dal cuore inquieto che non si accontenta delle cose abituali di questo mondo, ma segue l’inquietudine del cuore che lo spinge ad avvicinarsi interiormente sempre di più a Dio, a cercare il suo Volto, a conoscerLo sempre di più, per poterLo amare sempre di più. Anche il Vescovo deve essere un uomo dal cuore vigilante che percepisce il linguaggio sommesso di Dio e sa discernere il vero dall’apparente. Anche il Vescovo deve essere ricolmo del coraggio dell’umiltà, che non si interroga su che cosa dica di lui l’opinione dominante, bensì trae il suo criterio di misura dalla verità di Dio e per essa s’impegna: “opportune – importune”». I Magi insegnano dunque ai vescovi che devono avere il coraggio di opporsi alle idee dominanti, e che questo coraggio deriva dalla vita spirituale e dall’umiltà. Ancora oggi il vescovo «deve avere l’umiltà di chinarsi davanti a quel Dio che si è reso così concreto e così semplice da contraddire il nostro stolto orgoglio, che non vuole vedere Dio così vicino e così piccolo».</p>
<p>Consacrando i due vescovi il Papa ha rivolto loro – secondo la liturgia della consacrazione episcopale – otto domande, che iniziano sempre con la parola: “Vultis? – volete?». Nell’omelia il Papa ha fatto cenno ad alcuni di questi «volete?»: «il “praedicare Evangelium Christi”, il “custodire” e “dirigere”, il “pauperibus se misericordes praebere”, l’“indesinenter orare”. L’annuncio del Vangelo di Gesù Cristo, il precedere e dirigere, il custodire il sacro patrimonio della nostra fede, la misericordia e la carità verso i bisognosi e i poveri, in cui si rispecchia l’amore misericordioso di Dio per noi e, infine, la preghiera continua sono caratteristiche fondamentali del ministero episcopale».</p>
<p>Il vescovo deve, secondo l’insegnamento dei maestri spirituali, in un certo senso pregare sempre, praticare – il che, secondo il suo stato, può essere raccomandato a ogni cristiano – «la preghiera continua che significa: non perdere mai il contatto con Dio; lasciarsi sempre toccare da Lui nell’intimo del nostro cuore ed essere così pervasi dalla sua luce. Solo chi conosce personalmente Dio può guidare gli altri verso Dio. Solo chi guida gli uomini verso Dio, li guida sulla strada della vita».</p>
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		<title>Te Deum</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 12:11:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marilena Marino"Te Deum laudamus,te Dominum confitemur,Te aeternum patrem omnis terra veneratur,Tibi omnes angeli,tibi caeli et universae potestates"



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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/12/in_benedicta_sit.gif"><img src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/12/in_benedicta_sit-e1325247612812-300x145.gif" title="in_benedicta_sit" width="300" height="145" class="alignleft size-medium wp-image-5930" style="margin: 10px;" /></a>di Marilena Marino</p>
<p>IL MONDO È UN PONTE<br />
Gesù – che la pace sia con lui – disse: «Il mondo è un ponte. Attraversalo, ma non fermarti lì!». A una quarantina di chilometri da Agra, la capitale indiana dei Moghul, celebre per il suo indimenticabile Taj Mahal, si leva la città fantasma di Fatehpur Sikri, edificata nel &#8217;500 dall&#8217;imperatore Akbar, fautore del dialogo interreligioso. Ebbene, sulla moschea di quella città era stata incisa la frase assegnata a Gesù che oggi proponiamo, mentre avanziamo verso la fine dell&#8217;anno. Naturalmente il detto &#8211; che ha una sua forza poetica e spirituale &#8211; germoglia dai Vangeli, là dove Cristo invita a cercare un altro tesoro rispetto a quelli che offrono la storia e la terra, e a non affannarsi nell&#8217;accumulo dei beni caduchi (si leggano Matteo 6,19-34 e Luca 12,16-31). Un Vangelo apocrifo, quello attribuito all&#8217;apostolo Tommaso, contiene quest&#8217;altro appello di Gesù: «Siate gente di passaggio». E la Lettera agli Ebrei non esita a suggerire al cristiano di «uscire dall&#8217;accampamento» provvisorio in cui ci troviamo perché «non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura» (13, 13-14). La nostra civiltà è certamente di matrice sedentaria, tant&#8217;è vero che detestiamo i nomadi che s&#8217;accampano ai bordi delle nostre città. Eppure, mai come in questi tempi l&#8217;umanità si è fatta frenetica nel voler viaggiare, migrare, cercare. E spesso questa pulsione interiore è solo segno di scontentezza, di insoddisfazione, di un&#8217;attesa frustrata. Ecco perché è importante muoversi non solo fisicamente, ma anche spiritualmente, tenendo fissa una meta che dia senso all&#8217;esistenza. Oltre il ponte e il fiume turbolento della storia cerchiamo un approdo che sia però più in là, nell&#8217;infinito e nei vasti orizzonti dell&#8217;anima.</p>
<p>La sera del 31 dicembre, ultimo giorno dell’anno civile, in quasi tutte le Chiese Cattoliche si recita <strong>l’inno del “Te Deum”</strong>.</p>
<p>Il “<strong>Te Deum</strong>” è un <strong>inno molto antico</strong> la cui composizione si fa risalire al VI secolo. E’ un inno di lode, di ringraziamento trinitario e cristologico, unico ad invocazioni di preghiera. Il “Te Deum” viene solitamente cantato in occasioni di <strong>festa </strong>e, soprattutto, di<strong>ringraziamento </strong>a Dio. In passato, veniva recitato solennemente al termine di guerre, di carestie, pestilenze o per la nascita di figli del re.</p>
<p>Il “<strong>Te Deum</strong>” viene oggi cantato per esempio la sera dell’ultimo giorno dell’anno, in conclusione di Concili e del Conclave, ma anche nella <strong>Liturgia delle Ore</strong> nelle Solennità e nelle Feste.</p>
<p>Tradizionalmente, la <strong>sera del 31 dicembre</strong>, il Papa presiede personalmente la recita dei Primi Vespri di Maria SS. Madre di Dio (la cui festa si celebra il 1 gennaio) e conclude la celebrazione con un solenne Te Deum di ringraziamento per la conclusione dell’anno civile appena trascorso. Celebrazioni analoghe si svolgono in tutte le Diocesi e anche in quasi tutte le Parrocchie.</p>
<p>Nella storia, molti compositori hanno musicato con melodie solenni e celebri l’inno del Te Deum.</p>
<p>Il testo dell’antico inno del “Te Deum Laudamus”, sia in latino che in italiano.</p>
<p>Questo inno viene fatto risalire al IV secolo d.C. e viene solennemente recitato nelle Chiese Cattoliche in occasione di particolari celebrazioni di ringraziamento e di lode a Dio (per esempio alla <a href="http://guide.supereva.it/religione_cattolica/interventi/2010/12/te-deum-di-fine-anno/">fine dell’anno</a> o alla fine di Concili, Conclavi, ecc…).</p>
<p>Viene anche pregato nella <strong>Liturgia delle Ore</strong> in occasione, per esempio, di Solennità e di Feste.</p>
<p><strong>Testo in Latino</strong></p>
<p>Te Deum laudamus:<br />
te Dominum confitemur.<br />
Te aeternum patrem,<br />
omnis terra veneratur.</p>
<p>Tibi omnes angeli,<br />
tibi caeli et universae potestates:<br />
tibi cherubim et seraphim,<br />
incessabili voce proclamant:</p>
<p>“Sanctus, Sanctus, Sanctus<br />
Dominus Deus Sabaoth.<br />
Pleni sunt caeli et terra<br />
majestatis gloriae tuae.”</p>
<p>Te gloriosus Apostolorum chorus,<br />
te prophetarum laudabilis numerus,<br />
te martyrum candidatus laudat exercitus.</p>
<p>Te per orbem terrarum<br />
sancta confitetur Ecclesia,<br />
Patrem immensae maiestatis;<br />
venerandum tuum verum et unicum Filium;<br />
Sanctum quoque Paraclitum Spiritum.</p>
<p>Tu rex gloriae, Christe.<br />
Tu Patris sempiternus es Filius.<br />
Tu, ad liberandum suscepturus hominem,<br />
non horruisti Virginis uterum.</p>
<p>Tu, devicto mortis aculeo,<br />
aperuisti credentibus regna caelorum.<br />
Tu ad dexteram Dei sedes,<br />
in gloria Patris.</p>
<p>Iudex crederis esse venturus.</p>
<p>Te ergo quaesumus, tuis famulis subveni,<br />
quos pretioso sanguine redemisti.<br />
Aeterna fac<br />
cum sanctis tuis in gloria numerari.</p>
<p>Salvum fac populum tuum, Domine,<br />
et benedic hereditati tuae.<br />
Et rege eos,<br />
et extolle illos usque in aeternum.</p>
<p>Per singulos dies benedicimus te;<br />
et laudamus nomen tuum in saeculum,<br />
et in saeculum saeculi.</p>
<p>Dignare, Domine, die isto<br />
sine peccato nos custodire.<br />
Miserere nostri, Domine,<br />
miserere nostri.</p>
<p>Fiat misericordia tua, Domine, super nos,<br />
quem ad modum speravimus in te.<br />
In te, Domine, speravi:<br />
non confundar in aeternum.</p>
<p><strong>Testo in Italiano</strong></p>
<p>Noi ti lodiamo, Dio,<br />
ti proclamiamo Signore.<br />
O eterno Padre,<br />
tutta la terra ti adora.</p>
<p>A te cantano gli angeli<br />
e tutte le potenze dei cieli:<br />
Santo, Santo, Santo<br />
il Signore Dio dell’universo.</p>
<p>I cieli e la terra<br />
sono pieni della tua gloria.<br />
Ti acclama il coro degli apostoli<br />
e la candida schiera dei martiri;</p>
<p>le voci dei profeti si uniscono nella lode;<br />
la santa Chiesa proclama la tua gloria,<br />
adora il tuo unico Figlio<br />
e lo Spirito Santo Paraclito.</p>
<p>O Cristo, re della gloria,<br />
eterno Figlio del Padre,<br />
tu nascesti dalla Vergine Madre<br />
per la salvezza dell’uomo.</p>
<p>Vincitore della morte,<br />
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.<br />
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre.<br />
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.</p>
<p>Soccorri i tuoi figli, Signore,<br />
che hai redento col tuo Sangue prezioso.<br />
Accoglici nella tua gloria<br />
nell’assemblea dei santi.</p>
<p>Salva il tuo popolo, Signore,<br />
guida e proteggi i tuoi figli.<br />
Ogni giorno ti benediciamo,<br />
lodiamo il tuo nome per sempre.</p>
<p>Degnati oggi, Signore,<br />
di custodirci senza peccato.<br />
Sia sempre con noi la tua misericordia:<br />
in te abbiamo sperato.</p>
<p>Pietà di noi, Signore,<br />
pietà di noi.<br />
Tu sei la nostra speranza,<br />
non saremo confusi in eterno.</p>
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		<title>Piccolo e Povero</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 17:11:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>michelangelo</dc:creator>
				<category><![CDATA[>RUAH TiVà]]></category>
		<category><![CDATA[Animatori della Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Spiritualità]]></category>

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		<description><![CDATA[di Michelangelo Nasca"«Oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore…"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/piccolo-e-povero.html/immagine-2" rel="attachment wp-att-5817"><img style="margin: 10px;" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/12/Immagine-300x199.jpg" class="alignleft size-medium wp-image-5817" height="199" width="300" /></a>di Michelangelo Nasca</p>
<p>«Il focolare continuava a fumare… scorse Miriam china sulla mangiatoia. Proprio là, sotto i musi degli animali aveva sistemato il Neonato. Si chinò. Sulla paglia era adagiato un Bambino, un qualsiasi bambino umano… Giuseppe infilò le mani sotto il Bimbo e Lo sollevò. Era leggero leggero, pareva che non pesasse più degli stracci che lo avvolgevano…Non era nato un gigante pronto alla lotta. Fra le mani sentiva il corpicino delicato, fragile… Si alzò nuovamente, lo pose ancora nella mangiatoia. Miriam lo avvolse in un lembo strappato dalla tunica. Non avevano nulla per vestire il Bambino…».</p>
<p>Il mistero dell’Incarnazione di Cristo si realizza attraverso l’innocua e innocente esistenza di un bambino, di <em>un qualsiasi bambino umano</em>, e il brano precedente &#8211; tratto dal romanzo di Jan Dobraczynski <em>L’ombra del Padre</em> – esprime, nella sua essenziale semplicità, i tratti più caratteristici di questo avvenimento naturale e al contempo divino.<span id="more-5806"></span></p>
<p>Il Messia dunque &#8211; da secoli annunciato come il <em>Dio forte</em>, il <em>dominatore d’Israele</em> &#8211; uno che può spostare le montagne e cambiare il corso del tempo, decide di farsi uomo e di entrare nel fragile tessuto di un bambino. Una decisione “questa” che scandalizza il senso religioso di ogni uomo e che appare peraltro – nell’esile corpo di un bambino &#8211; come una <em>logica debole e perdente</em>. Il Signore, <em>Padre degli orfani e difensore delle vedove</em>, diventa adesso un Dio-bambino che si rannicchia nel grembo della madre cercando in lei rifugio e protezione. «Non come vincitore è venuto, ma come colui che invoca protezione. Egli vive in me come un fuggiasco, sotto la mia sorveglianza; ed io garantisco per Lui davanti al Padre» (Bernanos).</p>
<p>Ad intuire più di tutti l’essenza e la straordinarietà di questo avvenimento è la piccola Teresa di Lisieux, che vive concretamente il suo rapporto con Cristo, con la stessa attenzione e tenerezza di una madre. Persino durante il sonno il Bambino Gesù può trovare in Teresa una «culla» disposta a vegliare su di Lui, perché possa <em>addormentarsi nella sicurezza, senza la paura di essere svegliato</em>. «Se vuoi dormire/ mentre la tempesta infuria,/ posa i tuoi riccioli d’oro/ sul mio seno./ Il tuo sorriso m’incanta/ mentre t’addormenti piano, dolcemente;/ china su di te ti cullo/ col mio canto, soavemente estasiata,/ o amabile bambino».</p>
<p>Nel bambino è custodita l’immagine paradossale di un Padre che chiede di essere amato, ed è proprio nella vita di questa fragile creatura che è possibile scoprirne i tratti più caratteristici, poiché – lo ha affermato Giovanni Paolo II durante il Giubileo delle Famiglie – nei bambini «E&#8217; come inscritta in tutto il loro modo di essere un&#8217;interrogazione, che si esprime nei modi più diversi…mi volete bene? sono veramente un dono per voi?…Domande poste forse più con gli occhi che con le parole, ma che inchiodano i genitori alla loro grande responsabilità e sono in qualche modo per loro l&#8217;eco della voce di Dio».</p>
<p>Tutto ciò può essere compreso forse attraverso il mistero della <em>fertilità umana</em> che ci rende capaci di Dio, cioè atti a contenerlo. Chi custodisce, infatti, nella propria anima la Sua Parola diventa per essa <em>madre</em> e successivamente è in grado di partorirne l’annuncio. In tal modo, attraverso la grazia, l’uomo entra in un rapporto più intimo con Dio diventando fratello e sorella della Parola stessa. <em>«Quelli poi che ricevono il seme su un terreno buono, sono coloro che ascoltano la parola, l’accolgono e portano frutto…» </em>(Mc 4,20).</p>
<p>Se la Parola di Dio, dunque, è come un bambino, non ci si può permettere di trascurarla nemmeno per un solo istante. Questo Bambino chiede di essere custodito persino nel nostro corpo, talvolta insidiato da mille debolezze, perché possiamo imparare a diventare definitivamente la Sua dimora.</p>
<p>Il mistero del Natale rivela anche un’altra straordinaria verità che è legata alla condizione povera nella quale Cristo decide di incontrare l’uomo, e che viene svelata da subito ad alcuni privilegiati <em>testimoni</em>.</p>
<p>I primi a ricevere, infatti, la notizia della nascita di Gesù sono <em>i pastori</em>, un gruppo di <em>povera gente</em> intenta a pascolare il proprio gregge. Sono i primi – anche se considerati gli ultimi in ordine alla scala sociale del tempo – invitati a rendere omaggio al Salvatore, ad offrire le prime preghiere di lode e di intercessione al Messia venuto sulla terra per rispondere alle loro esigenze, mantenendo così un’antica promessa: <em>«Ecco verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa di Israele e alla casa di Giuda. In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio di giustizia; egli eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra»</em> (Ger 33,14-15).</p>
<p>I pastori conoscono l’identità di quel Bambino, l’Angelo aveva parlato loro chiaramente: <em>«Oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore… troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia»</em> (Lc 2,11-12). Essi, dunque, si muovono verso Gesù, e la loro condizione, fondamentalmente povera, sembra essere un <em>privilegio</em> di fronte a tutto il mondo. «Essi sono così poveri, che il buon Dio non se ne accorge nemmeno. E il Figlio suo si sente subito a casa sua, quando è in loro compagnia» (P. Claudel). L’estrema povertà di quest’ultimi si rivela, in definitiva, una vera e propria <em>fortuna</em>: «Senza indugiar, cercano l’albergo poveretto què fortunati, e videro, siccome a lor fu detto, videro in panni avvolto, in un presepe accolto, vagire il re del Ciel» (A. Manzoni).</p>
<p>Altri personaggi, unitamente ai pastori, si mettono alla ricerca di Gesù. Essi appartengono ad una categoria tutt’altro che povera, e proprio perché ricchi devono percorrere – così sottolinea il Vangelo &#8211; una strada più lunga prima di giungere nell’umile presepe, rinunciando al benessere economico o culturale.</p>
<p>I <em>re magi</em>, dunque, intraprendono il loro viaggio seguendo le tracce di una stella che – non importa se frutto dei loro calcoli o disegno divino – li condurrà verso la grotta di Betlemme. Certamente possiamo osservare che: «Nel primo caso la ricchezza culturale li ha portati fino alla santa povertà, nel secondo caso han compreso l’interiore povertà di ogni sapere umano e così han trovato la via verso la divina povertà» (Von Balthasar).</p>
<p>Nell’offrire i doni a Gesù, i magi si mostrano disponibili a distaccarsi dai propri averi, per abbracciare un bene più prezioso che hanno il privilegio di contemplare nell’umile presepio. In tal modo i sapienti viaggiatori si accostano al mistero del Natale raggiungendo la condizione umile dei pastori. Entrambi <em>livellano</em> la propria realtà umana a partire da quel margine tracciato da Dio nel momento in cui, incarnandosi, si fa povero.</p>
<p>Il possesso è ciò che caratterizza la vita dell’uomo attraverso il quale egli afferma se stesso, ciò che contraddistingue invece l’umanità di Cristo è la sua libera ed estrema povertà. Egli a riguardo è categorico: <em>«Vendi quello che hai e dallo ai poveri…poi vieni e seguimi»</em> (Mc 10,21). Gesù non può essere definito <em>un fanatico della povertà</em>, né tantomeno è interessato alla proprietà come argomento specificatamente economico, il problema piuttosto riguarda la nostra capacità di giudicare tutto (relativamente al possesso) in relazione al rapporto con Dio</p>
<p>Nell’opzione, dunque, di questa scelta il cristiano ha la possibilità di porsi alla sequela di Cristo e può decidere liberamente di farsi povero nel proprio cuore per arricchire gli altri: «Il cuore spoglio di se stesso, infatti, il cuore che non vuole appartenere a se stesso, si rende pane e vino per tutti quelli che hanno fame. Questo lo può fare il pastore come il re, ed ogni uomo che nella scala sociale sta in mezzo a questi due estremi, ogni più piccolo uomo» (Von Balthasar).</p>
<p>Tale avvenimento può accadere nel momento in cui la persona, lavorando pazientemente su se stessa, mantiene sgombra da ogni pesantezza umana la propria anima creata da Dio per un <em>di più</em> e che le sole forze dell’uomo non possono garantire.</p>
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