Sunday, 5 February, 2012
Animatori Cristiani della Comunicazione

Festa della Luce

Posted by Maria Grazia Di Palermo On febbraio - 1 - 2012 1 COMMENT

Il 2 febbraio la Chiesa cattolica celebra la presentazione al Tempio di Gesù Lc 2,22-39, popolarmente chiamata festa della Candelora, perché in questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo “luce per illuminare le genti”, come il bambino Gesù venne chiamato dal vecchio Simeone al momento della presentazione al Tempio di Gerusalemme, che era prescritta dalla Legge giudaica per i primogeniti maschi.

La festa è anche detta della Purificazione di Maria, perché, secondo l’usanza ebraica, una donna era considerata impura per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio e doveva andare al Tempio per purificarsi: il 2 febbraio cade appunto 40 giorni dopo il 25 dicembre, giorno della nascita di Gesù.

Anticamente questa festa veniva celebrata il 14 febbraio (40 giorni dopo l’Epifania), e la prima testimonianza al riguardo ci è data da Egeria nel suo Itinerarium Egeriae (cap. 26). La denominazione di “Candelora” data popolarmente alla festa deriva dalla somiglianza del rito del Lucernare, di cui parla Egeria: “Si accendono tutte le lampade e i ceri, facendo così una luce grandissima” (Itinerarium 24, 4), con le antiche fiaccolate rituali che si facevano nei Lupercali (antichissima festività romana che si celebrava proprio a metà febbraio). Ma la somiglianza più significativa tra le due festività si ha nell’idea della purificazione: nell’una relativa all’usanza ebraica:

« Quando una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, sarà immonda per sette giorni; sarà immonda come nel tempo delle sue regole. L’ottavo giorno si circonciderà il bambino. Poi essa resterà ancora trentatré giorni a purificarsi dal suo sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione »   (Levitico 12,2-4)

nell’altra riguardo alla februatio (cfr. Ovidio, I Fasti 2, 19-24, 31-32ss [Gli antenati romani dissero Februe le espiazioni: e ancora molti indizi confermano tal senso della parola. I pontefici chiedono al re e al flamine le lane che nella lingua degli antichi erano dette februe. Gli ingredienti purificatori, il farro tostato e i granelli di sale, che il littore prende nelle case prestabilite, si dicono anch'essi februe. (...) Da ciò il nome del mese, perché i Luperci con strisce di cuoio percorrono tutta la città, e ciò considerano rito di purificazione...]). Durante il suo episcopato (tra il 492 e il 496 d.C.), Papa Gelasio I ottenne dal Senato l’abolizione dei Lupercali ai quali fu sostituita nella devozione popolare la festa appunto della Candelora. Nel VI secolo la ricorrenza fu anticipata da Giustiniano al 2 febbraio, data in cui si festeggia ancora oggi.

La Candelora è celebrata anche nella tradizione pagana e neopagana, ed alcuni studiosi rilevano come si tratti di una festività introdotta appunto in sostituzione di una preesistente. Chiamata Imbolc nella tradizione celtica, segnava il passaggio tra l’inverno e la primavera ovvero tra il momento di massimo buio e freddo e quello di risveglio della luce.

Candelora prima della Chiesa.

Nel mondo romano la Dea Februa (Giunone) veniva celebrata alle calende di febbraio (nel calendario romano i mesi seguivano il ciclo della luna. Il primo giorno di ogni mese corrispondeva al novilunio (luna nuova) ed era chiamato “calende”, da cui deriva il nome “calendario”).[3]
Nel neopaganesimo Imbolc è uno degli otto sabba principali ed è legato alla purificazione ed ai riti propiziatori per la fertilità della terra.

Una festa della luce, dunque. «Quella “luce nuova” che si è accesa nella notte di Natale, oggi incomincia a risplendere sul mondo, come suggerisce l’immagine della stella di cui si  rivendica il carattere storico: fu «un segno celeste che attirò l’attenzione dei Magi e li guidò nel loro viaggio verso la Giudea».

Ritornando alla tradizione cristiana:

Tutto il periodo del Natale e dell’Epifania è caratterizzato dal tema della luce, legato anche al fatto che, nell’emisfero nord, dopo il solstizio d’inverno il giorno riprende ad allungarsi rispetto alla notte. Questo ha permesso a molti popoli appena cristianizzati di comprendere meglio i misteri del tempo di Natale – non a caso un tema caro a un grande studioso di religioni comparate onorato il 6 gennaio con la nomina a cardinale, il professore belga Julien Ries. Ma in realtà, «al di là della loro posizione geografica, per tutti i popoli vale la parola di Cristo: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12). Gesù è il sole apparso all’orizzonte dell’umanità per illuminare l’esistenza personale di ognuno di noi e per guidarci tutti insieme verso la meta del nostro pellegrinaggio, verso la terra della libertà e della pace, in cui vivremo per sempre in piena comunione con Dio e tra di noi».

Sempre in tema di luce, dalle parole del profeta Isaia:, la glor«Alzati, [Gerusalemme,] rivestiti di luce, perché viene la tua luceia del Signore brilla sopra di te» (Is 60,1). Si trova anzitutto qui il vero «contenuto della festa»: «è venuto nel mondo Colui che è la vera Luce, Colui che rende gli uomini luce».

[1] Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce,
la gloria del Signore brilla sopra di te.

[2] Poiché, ecco, le tenebre ricoprono la terra,
nebbia fitta avvolge le nazioni;
ma su di te risplende il Signore,
la sua gloria appare su di te.

[3] Cammineranno i popoli alla tua luce,
re allo splendore del tuo sorgere.

[4] Alza gli occhi intorno e guarda:
tutti costoro si sono radunati, vengono a te.
I tuoi figli vengono da lontano,
le tue figlie sono portate in braccio.

[5] A quella vista sarai raggiante,
palpiterà e si dilaterà il tuo cuore,
perché le ricchezze del mare si riverseranno su di te,
verranno a te i beni dei popoli.

[6] Uno stuolo di cammelli ti invaderà,
dromedari di Madian e di Efa,
tutti verranno da Saba, portando oro e incenso
proclamando le glorie del Signore.

[7] Tutti i greggi di Kedàr si raduneranno da te,
montoni dei Nabatei saranno a tuo servizio,
saliranno come offerta gradita sul mio altare;
renderò splendido il tempio della mia gloria.

[8] Chi sono quelle che volano come nubi
e come colombe verso le loro colombaie?

[9] Sono navi che si radunano per me,
le navi di Tarsis in prima fila,
per portare i tuoi figli da lontano,
con argento e oro,
per il nome del Signore tuo Dio,
per il Santo di Israele che ti onora.

[10] Stranieri ricostruiranno le tue mura,
i loro re saranno al tuo servizio,
perché nella mia ira ti ho colpito,
ma nella mia benevolenza ho avuto pietà di te.

[11] Le tue porte saranno sempre aperte,
non si chiuderanno né di giorno né di notte,
per lasciar introdurre da te le ricchezze dei popoli
e i loro re che faranno da guida.

[12] Perché il popolo e il regno
che non vorranno servirti periranno
e le nazioni saranno tutte sterminate.

[13] La gloria del Libano verrà a te,
cipressi, olmi e abeti insieme,
per abbellire il luogo del mio santuario,
per glorificare il luogo dove poggio i miei piedi.

[14] Verranno a te in atteggiamento umile
figli dei tuoi oppressori;
ti si getteranno proni alle piante dei piedi
quanti ti disprezzavano.
Ti chiameranno Città del Signore,
Sion del Santo di Israele.

[15] Dopo essere stata derelitta,
odiata, senza che alcuno passasse da te,
io farò di te l’orgoglio dei secoli,
la gioia di tutte le generazioni.

[16] Tu succhierai il latte dei popoli,
succhierai le ricchezze dei re.
Saprai che io sono il Signore tuo salvatore
e tuo redentore, io il Forte di Giacobbe.

[17] Farò venire oro anziché bronzo,
farò venire argento anziché ferro,
bronzo anziché legno,
ferro anziché pietre.
Costituirò tuo sovrano la pace,
tuo governatore la giustizia.

[18] Non si sentirà più parlare di prepotenza nel tuo paese,
di devastazione e di distruzione entro i tuoi confini.
Tu chiamerai salvezza le tue mura
gloria le tue porte.

[19] Il sole non sarà più la tua luce di giorno,
né ti illuminerà più
il chiarore della luna.
Ma il Signore sarà per te luce eterna,
il tuo Dio sarà il tuo splendore.

[20] Il tuo sole non tramonterà più
né la tua luna si dileguerà,
perché il Signore sarà per te luce eterna;
saranno finiti i giorni del tuo lutto.

[21] Il tuo popolo sarà tutto di giusti,
per sempre avranno in possesso la terra,
germogli delle piantagioni del Signore,
lavoro delle sue mani per mostrare la sua gloria.

[22] Il piccolo diventerà un migliaio,
il minimo un immenso popolo;
io sono il Signore:
a suo tempo, farò ciò speditamente.

Chiesa on the road nell’Anno della Fede

Posted by marilena marino On gennaio - 9 - 2012 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

La lettura della «Nota con indicazioni pastorali» diffusa dalla Congregazione per la Dottrina della fede introduce già in un clima di vigilia e attesa per l’Anno Della Fede del quale il miglior interprete è monsignor Rino Fisichella, che dal Pontificio Consiglio per la Nuova evangelizzazione – di cui è presidente – coordinerà idee e progetti nella fase preparatoria come nello svolgimento dell’Anno.

Perché un documento così dettagliato e concreto, e con tanto anticipo?
Perché si sta parlando di fede, e bisogna far comprendere che prima delle iniziative serve piena consapevolezza del tema. Il desiderio del Papa è che ogni attività venga allestita a partire da una riflessione che impegna tutta la Chiesa.
Qual è l’obiettivo delle iniziative proposte dalla Nota?
Condurre a un incontro personale con il Signore Gesù. Più volte la lettera del Papa Porta fidei e la Nota insistono su questo: la fede è qualcosa di vivo, non una mera conoscenza ma un incontro che dà significato alla vita. Va ritrovata la gioia dell’incontro con Cristo, per essere capaci di darne testimonianza rendendo partecipi anche gli altri. In questi primi due testi più volte si parla di gioia e di bellezza della fede, a indicare che chi crede deve far trasparire la propria esperienza. E questo si collega direttamente con la nuova evangelizzazione, al cui Pontificio Consiglio è affidata la segreteria e l’organizzazione di tutto l’Anno.
Qual è il nesso tra costituzione del dicastero che lei guida e Anno della fede?
La spiegazione l’ha offerta il Papa alla Curia romana: “La grande tematica di quest’anno come anche degli anni futuri in effetti è: come annunciare oggi il Vangelo? In che modo la fede, quale forza viva e vitale, può oggi diventare realtà?”. Sono anche le domande della nuova evangelizzazione.
Come si può far sentire tutta la Chiesa coinvolta nell’Anno della fede?
Questa è la grande sfida. La Nota è rivolta anzitutto alla Chiesa universale, perché con l’Anno va dato un segno unitario. Si parla poi a Conferenze episcopali, diocesi, parrocchie, comunità, associazioni e credenti: nessuno si deve sentire escluso. Volendo risvegliare la fede e la gioia di viverla, si propone di rilanciare la conoscenza dei suoi contenuti. Mi piacerebbe che alla fine dell’Anno tutti i cristiani conoscessero davvero il Credo facendone la propria preghiera quotidiana. Sarebbe un segno veramente unitario, la riscoperta delle proprie radici, la conoscenza di Chi e cosa è al centro del nostro credere. Ecco perché la Nota sottolinea l’importanza di gesti come il pellegrinaggio alla tomba di Pietro, o a Gerusalemme, ovvero nei luoghi dove si è professata la fede. Penso anche alla necessità, sottolineata dal Papa nella Porta fidei, che ogni vescovo compia una solenne professione di fede in cattedrale all’inizio dell’Anno. In generale, le iniziative devono puntare su tre obiettivi: la conoscenza dei contenuti della fede, del Concilio e del Catechismo.
Tra i tanti spunti, colpisce quello sui «linguaggi del cyberspazio»…
I contenuti della fede vanno individuati anche nelle opere culturali, come i film e la letteratura. Si potranno riscoprire tanti autori – penso a nomi come Chesterton, o Peguy – che hanno saputo comunicare la fede in modo immediato, ma c’è anche una chiamata in causa dei socialnetwork, che non vanno più pensati come semplici strumenti essendo ormai una cultura nella quale entrare per comunicare la fede.
La Nota insiste sulla sostanza del credere: si vuole forse dire che è stata un po’ sacrificata, a vantaggio di un approccio più “esistenziale”?
Nei decenni del post-Concilio è stata teorizzata una dicotomia tra dimensione contenutistica e quotidianità, una scissione che non ha senso: credere è ritrovare la verità sulla propria vita, non l’adesione a un contenuto astratto. Per un credente ignorare chi è Cristo vuol dire non conoscere se stessi. Verità della fede e verità della propria esistenza convergono.
Che indicazioni si offrono alle diocesi?
Mi auguro che ogni vescovo possa esprimere con la lettera pastorale i contenuti dell’Anno della fede. È poi importante che le diocesi riscoprano il senso di appartenenza del presbiterio e della comunità attorno al vescovo, anche contro una certa cultura della frammentazione: facciamo tante iniziative nelle quali, alla fine, rischia di sfuggire il senso profondo dell’unità.
E le parrocchie?
È molto importante che recuperino il Catechismo, nella prima parte tutto dedicato al tema della fede. Riprendere i punti fondamentali – in Chi credo, perché credo, come posso esprimere la mia fede – porta a riappropriarsi del credere nella dimensione personale e in quella comunitaria, perché chi crede non è mai solo.
La Nota si rivolge anche ai movimenti: che parte avranno?
Sono molto importanti per il carisma che esprimono e la presenza in ambienti che solo i laici possono raggiungere. Riflettendo sulla fede, i movimenti rinnoveranno ciascuno il proprio cammino, che dev’essere comune a quello della Chiesa.

Come sfida educativa abbiamo, come cristiani, una straordinaria occasione: aiutare questo nostro mondo, sempre più prigioniero dei dispositivi tecnologici, a riscoprire la verità più intima e nascosta della tecnica, cioè la sua insopprimibile apertura alla trascendenza. Una miniera di libertà di fronte al “dispotismo” dei dispositivi…

La Chiamata

Posted by marilena marino On gennaio - 6 - 2012 ADD COMMENTS

 


Prima lettura
1Sam 3,3-10.19
Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta.
Dal primo libro di SamuèleIn quei giorni, Samuèle dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l’arca di Dio.
Allora il Signore chiamò: «Samuèle!» ed egli rispose: «Eccomi», poi corse da Eli e gli disse: «Mi hai chiamato, eccomi!». Egli rispose: «Non ti ho chiamato, torna a dormire!». Tornò e si mise a dormire.
Ma il Signore chiamò di nuovo: «Samuèle!»; Samuèle si alzò e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Ma quello rispose di nuovo: «Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!». In realtà Samuèle fino allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore.
Il Signore tornò a chiamare: «Samuèle!» per la terza volta; questi si alzò nuovamente e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovane. Eli disse a Samuèle: «Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”». Samuèle andò a dormire al suo posto.
Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: «Samuéle, Samuéle!». Samuèle rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta».
Samuèle crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole.Parola di Dio
>
Salmo responsoriale
Sal 39
Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.
Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto,
non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.
Allora ho detto: «Ecco, io vengo».«Nel rotolo del libro su di me è scritto
di fare la tua volontà:
mio Dio, questo io desidero;
la tua legge è nel mio intimo».Ho annunciato la tua giustizia
nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra,
Signore, tu lo sai.
>
Seconda lettura
1Cor 6,13-15.17-20
I vostri corpi sono membra di Cristo.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai CorìnziFratelli, il corpo non è per l’impurità, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. Dio, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza.
Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. State lontani dall’impurità! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all’impurità, pecca contro il proprio corpo.
Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi. Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo!Parola di Dio

 

Canto al Vangelo (Gv 1,41.17b)
Alleluia, alleluia.
«Abbiamo trovato il Messia»:
la grazia e la verità vennero per mezzo di lui.
Alleluia.
>
Vangelo
Gv 1,35-42
Videro dove dimorava e rimasero con lui.
Dal Vangelo secondo GiovanniIn quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.Parola del Signore

Epifania ἐπιφάνεια

Posted by marilena marino On gennaio - 1 - 2012 ADD COMMENTS
di Marilena Marino

 

La festa dell’Epifania fra storia e costume

 

L’Epifania è una festa cristiana che cade il 6 gennaio, cioè dodici giorni dopo il Natale. Il suo significato, dalla parola greca epifaneia, è “manifestazione”, “apparizione”, “venuta”, “presenza divina” e nella tradizione cristiana assume il significato del primo manifestarsi, ai Re Magi e al mondo intero, dell’umanità e divinità di Gesù Cristo. Nella tradizione cristiana i Magi sono astrologi e sacerdoti zoroastriani (una religione dell’Iran antico) i quali, secondo il Vangelo di Matteo (2,1-12), seguendo “il suo astro” giunsero da Oriente a Gerusalemme  per adorare il bambino Gesù, il “re dei Giudei” che era nato. Alcuni vangeli sinottici ne riportano i nomi: Melchiorre, Baldassarre  e Gaspare. La stella cometa che guida i Re Magi ha un significato simbolico: rappresenta il Messia atteso dagli ebrei nel Vecchio testamento. Sono state tentate anche divere interpretazioni astronomiche.

Le tradizioni popolari hanno trasformato l’origine religiosa della ricorrenza in fenomeno di costume, combinando simboli e tradizioni di origini diverse: scambio di doni, feste popolari, ecc., tra cui la tradizione dei regali ai bambini (nella calza), soprattutto nei paesi di tradizione cattolica. In Italia, i doni sono portati dalla Befana (impersonificata da una vecchia brutta ma buona, legata secondo la tradizione all’adorazione dei Magi). In Spagna, invece, i regali sono portati dai Re Magi.

celebriamo con l’Epifania la prima manifestazione pubblica di Gesù, con la visita solenne dei tre Saggi orientali e l’offerta dei loro doni. Epifania significa in greco “manifestazione”. E la Chiesa ha mantenuto intatto l’antico nome di questa festa. Si tratta di una manifestazione con molteplici significati, che si richiamano a vicenda. Manifestazione di Gesù come Figlio di Dio: quel bambino è in realtà l’atteso delle genti, il Salvatore del mondo, il Figlio di Dio. Manifestazione della salvezza a tutti i popoli della terra, rappresentati dai Magi stranieri. Per questo, la tradizione ha raffigurato i magi come re, e di diverso colore della pelle, nelle tre razze allora conosciute: semiti (ebrei e arabi), camiti (neri) e giapeti (bianchi indoeuropei). Per gli ebrei l’unico popolo eletto era quello ebraico. Ora invece «non c’è né giudeo né greco, né schiavo né libero né uomo né donna, ma tutti siamo uno in Cristo Gesù» (Gal.3,28). Epifania: la Festa dei Doni. Madre Teresa di Calcutta, a questo proposito, diceva: «Quello che importa non è la quantità del dono, bensì l’intensità dell’amore con cui lo diamo…Dona ciò che ti costa di più: proprio questo ha valore di fronte a Dio e dimostra il tuo amore per Lui». Questa Festa non è da identificare con l’aspettata “befana”, la vecchietta che va di notte su una scopa, con un sacco di regali e carbone. Non è che un altro appuntamento consumistico. La festa religiosa viene così stravolta e diventa una festa pagana. “Stupida questa festa” osservava Pasolini, perché non ha più niente di cristiano, ma è carica dei vizi del consumismo”. I nostri bambini tra computers e play stations fanno fatica a riconoscere Gesù Bambino… La presenza di una stella alla nascita di Gesù è un simbolo messianico. Il riferimento biblico è la profezia di Balaam su una stella, che sarebbe spuntata da Giacobbe (Nm.24,17). Benché la stella sia stata spesso identificata col re Davide, già prima della nascita di Cristo, alcuni ebrei l’avevano identificata col Messia. Nel secondo secolo Origene ed Ireneo di Lione richiamarono questa profezia in relazione alla Stella di Betlemme. Origene cita il perduto trattato “Sulle comete”, scritto dal precettore di Nerone, Cheremone, secondo il quale era prassi accettata che l’apparizione di comete o nuovi astri segnalasse la nascita di importanti personaggi ed era quindi plausibile che i Magi si fossero messi in viaggio al suo apparire. Ma questi Magi, non ci ricordano i pastori di Natale? Di tutti quelli che sanno della notizia, solo i pastori e i Magi riconoscono nel Bambino la presenza del Figlio di Dio. I Magi, quindi, sono l’immagine dell’uomo che cerca, che indaga, che si muove e segue la stella. Non come Erode e i sacerdoti del tempio che, pur “sapendo”, restano ai loro posti. Per riconoscere Gesù occorre smuoversi, mettersi in cammino, lasciare, indagare, seguire, lasciarsi provocare, cercare. Cristo si lascia trovare, solo da chi lo desidera, non da chi lo ignora. «Prostràti in adorazione, offrono incenso, oro e mirra».  Oro, dono destinato ai re, incenso, resina destinata a Dio e mirra, unguento usato per imbalsamare i cadaveri, simbolo dell’Uomo Sofferente. Nel bambino riconoscono il Signore, il Dio, il Crocifisso. E noi, alla fine di questo tempo di Natale, come e con che cosa arriviamo alla grotta? È nell’Eucaristia, nella Santa Messa che offriamo questi doni. Essa è mirra, perché ci ri-presenta il sacrificio di Cristo; è oro, cioè l’offerta al del Re-Gesù al Padre di tutto ciò che siamo; è incenso, adorazione, preghiera, che, ripieni di Spirito Santo, eleviamo in continuo rendimento di grazie. Dalla visita dei Magi a Gesù Bambino, possiamo imparare a imitarli nella loro ricerca del Cristo Salvatore. Nessuno di noi può pensare di avere del Cristo una conoscenza sufficiente. Che cosa sappiamo del suo mistero, della sua persona, dei suoi insegnamenti, del suo amore? Nulla o molto poco. Nel cammino di ricerca dei Magi viene quasi tracciato l’itinerario della nostra fede. Uscire da noi stessi per andare a Lui; abbandonare le nostre abitudini o almeno rimetterle sotto esame; diffidare di una religione e di un culto, fatti solo di cerimonie o di pratiche più o meno abitudinarie. Questo cammino, come quello dei Magi, sarà talvolta luminoso, piacevole, altre volte oscuro, incerto e faticoso, ma sicuramente, nella costanza, ci porterà ad un incontro personale con Lui, fondamento della fede vera. «Il Signore ha manifestato la sua salvezza, agli occhi dei popoli ha rivelato la sua giustizia» (Sal.97, 2). Tutto questo, lo sappiamo, si è realizzato quando i tre Magi, chiamati dai loro lontani paesi, furono condotti da una stella a conoscere e adorare il Re del cielo e della terra. Questa stella ci esorta particolarmente a imitare il servizio che essa prestò, nel senso che dobbiamo seguire, con tutte le nostre forze, la grazia che invita tutti al Cristo. «In questo impegno dovete tutti aiutarvi l’un l’altro. Risplendete così come figli della luce nel regno di Dio, dove conducono la retta fede e le buone opere» (S. Leone Magno). Perché mai, poi, si confonde l’Epifania con…la “befana”? Esiste una leggenda a questo proposito. Si racconta che i Re Magi stavano andando a Betlemme, per rendere omaggio al Bambino Gesù. Giunti in prossimità di una casetta, decisero di fermarsi per chiedere indicazioni sulla direzione da prendere. Bussarono alla porta e venne ad aprire una vecchina. I Re Magi chiesero se sapeva la strada per andare a Betlemme, perché là era nato il Salvatore. La donna che non capì dove stessero andando i Re Magi, non seppe dare loro nessuna indicazione. I Re Magi chiesero alla vecchietta di unirsi a loro, ma lei rifiutò perché aveva molto lavoro da sbrigare. Dopo che i tre Re se ne furono andati, la donna capì che aveva commesso un errore e decise di unirsi a loro per andare a trovare il Bambino Gesù. Ma nonostante li cercasse per ore ed ore non riuscì a trovarli e allora fermò ogni bambino per dargli un regalo nella speranza che questo fosse Gesù Bambino. E così ogni anno, la sera dell’ Epifania lei si mette alla ricerca di Gesù e si ferma in ogni casa dove c’è un bambino per lasciare un regalo, se è stato buono, o del carbone, se invece ha fatto il cattivo.

Avvento & Avvenimento

Posted by marilena marino On dicembre - 22 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Due mila anni fa, a Betlemme, un piccolo villaggio d’Israele, accompagnato dall’amore dei suoi genitori, Maria e Giuseppe, entrava nella nostra storia Gesù, il Figlio di Dio. Lo stesso Dio è venuto a vivere la nostra vita. Già da molti secoli, nel popolo d’Israele, animato dalla parola dei profeti, si viveva l’attesa della venuta di qualcuno capace di dare al cammino dell’umanità un indirizzo nuovo, qualcuno nel quale Dio si manifestasse e attraverso il quale si sarebbero aperte le porte di una vita nuova, diversa, guidata dall’amore di Dio e non dal dolore e dal male che così profondamente segnano la condizione umana. Uno che era conosciuto con il nome di Messia.

E lì, a Betlemme, nasceva quel bambino, Gesù. Non sembrava avere delle caratteristiche divine: nasceva povero, da una famiglia sconosciuta, lontano dalla sua casa perché così esigevano in quel momento le leggi dell’imperatore romano… Noi cristiani, però, guidati dalla testimonianza di quanti seguirono quel bambino quando, ormai adulto, percorreva le strade di Palestina annunciando la Buona Novella, crediamo che, veramente, è lui l’inviato di Dio che apre a tutti il cammino della salvezza, il Figlio di Dio che ci colma di vita.

Durante il tempo d’Avvento prepariamo la celebrazione della venuta in mezzo a noi di Gesù, il Messia di Dio. Non come se non lo conoscessimo, come se fingessimo che ancora non è nato: sappiamo che è nato duemila anni fa, che ha vissuto la nostra stessa vita, che ha amato fino alla morte di croce, che è risorto. Preparare la festa della sua nascita diventa un’occasione per rivivere, con grande intensità, un atteggiamento di fede e di attesa della salvezza che lui viene a portarci. Ed è un’occasione per preparare la nostra vita così che lui possa continuare a venire in noi, a rinnovare il nostro cuore e a trasformarci in uomini nuovi, disposti a fare il bene come lui.

L’Avvento è molto più che preparare una venuta verificatasi secoli fa; è preparare anche una venuta continua, di tutti i giorni. Perché Gesù viene ancora adesso, oggi in ogni momento. Viene attraverso l’Eucaristia, i sacramenti, la comunità cristiana. Viene nel cuore di ogni credente attraverso la preghiera, la lettura della sua Parola, tutte le occasioni nelle quali vogliamo accostarci a lui. E viene attraverso i nostri cari, i conoscenti, gli emarginati, i malati, ecc., gli avvenimenti della nostra vita, tutto quello che facciamo e viviamo, soprattutto attraverso i poveri, nei quali riflette il suo volto con particolare intensità.

Nel tempo d’Avvento celebriamo anche un’altra venuta di Gesù, quella definitiva, alla fine di tutto, quando porterà l’umanità nella pienezza della vita nel suo Regno. Noi, in questo mondo, stiamo camminando verso questa venuta definitiva e ci prepariamo per essere pronti per questo momento. E Gesù ci annuncia che il nostro viaggio umano, a volte così pieno di oscurità e sofferenza, è chiamato, come dice il testo dell’Apocalisse, a trasformarsi in cielo nuovo e in terra nuova, dove Dio lo godremo per sempre, sarà il Dio-con-noi; e non ci saranno più né lacrime né sofferenze né dolore, e l’amore di Dio sarà tutto in tutti. Noi, in questo mondo, mentre siamo in attesa di questa venuta definitiva, dobbiamo vivere un atteggiamento di vigilanza, apprendendo, giorno dopo giorno, ad amare Dio e gli altri come Gesù, per poter giungere, un giorno, a vivere per sempre con lui.

Benedetta Mina

Posted by marilena marino On novembre - 30 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Cosa c’entra Benedetta e Mina? Semplice, la figlia di Mina si chiama Benedetta e siccome Marilena che canta questa lode a Maria la chiama benedetta, Mina , che è stata nel passato insieme al produttore il manager di Marilena, in questo caso è la madre di Benedetta…chiaro? Se no, ascoltate questo cantico a Maria, la benedetta per eccellenza!

Arte e Dio

Posted by marilena marino On novembre - 30 - 2011 ADD COMMENTS

Il linguaggio dell’arte contemporanea per portare a Dio

Agnus Dei. William Zijltra -
Agnus Dei. Zurbarán

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Madrid, 15 luglio 2011.- L’innovazione e la storia non sono in conflitto.Nè l’arte contemporanea e la fede. Cosí dimostrano le 36 opere (installazioni,performances, quadri, fotografie) dell’esposizione Arte + Fede da paesi dei 5 continenti (Stati Uniti, Giappone, Olanda, Liberia, Australia e Filippine).

L’esposizione Arte + Fede riunirá alla Fondazione Pons di Madrid, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG), le opere di artisti contemporanei cristiani provenienti da diverse parti del mondo, il cui obiettivo comune è che l’arte sia un ponte verso la fede. La mostra potrà esser visitata dal 9 al 26 agosto, nella sede della Fondazione Pons.

“È la prima volta che in Europa si organizza un’esposizione internazionale con artisti avanguardisti e impegnati con la loro fede cristiana, che sia cattolica, ortodossa o protestante. Il pensiero moderno vive una sfiducia generale. Questa esposizione vuole esser un modo per mostrare che l’arte costruisce, speranza”, ha spiegato María Tarruella, responsabile dell’esposizione.

La mostra ha potuto contare sulla collaborazione del National Museum of Catholic Art di Washington DC, dove l’esposizione sarà trasferita dopo la GMG.

Santa Teresa, san Juan de la Cruz, san Sebastián.Alejandro Mañas

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Tarruella ha sottolineato che questa mostra rivela che “il senso religioso non è qualcosa di ieri, ma qualcosa di insito nell’essere umano, che viene espresso attraverso il linguaggio artistico di ogni epoca. Le opere selezionate vanno dalle più concettuali ad altre con riferimenti più classici”.

È il caso dell’ olandese William Zijlstra,  che nella sua opera ‘Agnus Dei’ fa un chiaro parallelismo con l’ opera omonima di Zurbarán. Questa volta l’agnello è però immolato in un altare moderno, fatto con giornali che riportano la notizia ‘l’uomo è capace di qualunque orrore’, un articolo sull’ Olocausto. Inspiegabile dal punto di vista umano come la crocifissione di Cristo e le sofferenze del ventesimo secolo abbiano senso alla luce della fede.

Nowa Huta. David López

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Il significato del quotidiano
Dio e l’uomo non devono stare lontani. Così pensano molti di questi artisti, come il castiglianese Alejandro Mañas che utilizza tre bottiglie di Coca Cola smaltate per parlare di Santa Teresa, San Giovanni della Croce e San Sebastiano. Apparentemente simili, queste tre bottiglie sono proprio come noi: “la nostra forma esteriore è sempre la stessa però a seconda di come viviamo la nostra interiorità, vestiamo l’esterno”, spiega l’ artista.

“Ogni gesto quotidiano ha un significato più profondo che trascende il suo lato  più funzionale”, mette in guardia David López attraverso la sua opera ‘Nowa Huta’, nella quale si vede la sagoma di Cristo crocifisso, realizzata utilizzando  immagini del quotidiano.

Installazioni e ‘performances’
Anche la partecipazione trova posto in questa mostra. Ad esempio il lavoro “Le lacrime di Maria Maddalena” della sivigliana Adriana Torres de Silva: un’installazione con capelli appesi sopra un dipinto coperto d’acqua, che invita i visitatori a scoprirla spostando i capelli e, allo stesso tempo, rimanere inebriati dal profumo che viene versato nell’acqua.

Las lágrimas de María Magdalena. Adriana Torres Silva

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Oltre a questa, c’è l’ installazione realizzata dal filippino Jason Dy, artista e sacerdote gesuita, il cui lavoro consiste in bottiglie di vetro con dentro i ricordi di cari defunti. I visitatori potranno, se lo desiderano, riempire le bottiglie con un ricordo per i loro cari defunti, come fosse una lettera da inviare a Dio.

Esperienze nate in carcere

Virginidad. Sarai Aser

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In carcere ha anche trascorso la vita Sarai Aser, artista cilena trasferitasi a Rotterdam, questa volta per aiutare gli altri. La sua opera ‘Verginità’ desidera mostrare il messaggio che lei stessa trasmette alle donne nelle carceri: l’ opportunità di tornare indietro per ricominciare a vivere dopo situazioni di forte disagio a causa della prostituzione o altre ragioni legate alla sessualità.

L’ esposizione Arte + Fede è una delle oltre 300 attività che faranno parte della programmazione culturale della Giornata Mondiale. In concreto è una delle tre esposizioni d’arte principali, insieme all’ itinerario nel Museo del Prado ‘ I volti di Cristo’ e l’ esposizione del Museo Thyssen ‘Incontri’.

Credimi Donna. In Spirito e Verita’

Posted by marilena marino On novembre - 9 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

La Basilica Lateranense venne costruita verso il 314 circa da papa Melchiade nei terreni donati da Costantino accanto al Palazzo Lateranense. Fu definita “Chiesa madre di tutte le chiese dell’Urbe e dell’Orbe”, distrutta più volte e altrettante fatta ricostruire. E’ il simbolo della fede dei cristiani nei primi secoli, che sentivano la necessità di riunirsi in un luogo comune e consacrato per celebrare la Parola di Dio e i Sacri Misteri.

La Festa della dedicazione della basilica Lateranense, costruita dall’imperatore Costantino in onore di Cristo Salvatore come sede dei vescovi di Roma, la cui annuale celebrazione in tutta la Chiesa latina è segno dell’amore e dell’unità con il Romano Pontefice.

Chiese ancora il prefetto Rustico: “Dove vi riunite?”. Giustino rispose: “Dove ciascuno può e preferisce; tu credi che tutti noi ci riuniamo in uno stesso luogo, ma non e cosi perchè il Dio dei cristiani, che è invisibile, non si può circoscrivere in alcun luogo, ma riempie il cielo e la terra ed è venerato e glorificato ovunque dai suoi fedeli” (Atti del Martirio di S. Giustino e Compagni). Nella sua franca risposta, il grande apologeta S. Giustino ripeteva dinanzi al giudice quel che Gesù aveva detto alla Samaritana: “Credimi, donna, è giunto il momento in cui nè su questo monte nè in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quel che conosciamo, perchè la salvezza viene dai Giudei. Ma e` giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perchè il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità” (Gv 4,21-24).
La festa della dedicazione della basilica del SS. Salvatore o di S. Giovanni in Laterano, non è certamente in contrasto con la testimonianza di S. Giustino e con la parola di Cristo. Salvi infatti il dovere e il diritto della preghiera sempre e dovunque, è anche vero che fin dai tempi apostolici la Chiesa, in quanto gruppo di persone, ha avuto bisogno di alcuni luoghi in cui riunirsi a pregare, proclamando la Parola di Dio e rinnovando il sacrificio di morte e risurrezione di Cristo, in attuazione delle Sue parole: “Prendete e mangiatene tutti; Prendete e bevetene tutti; Fate questo in memoria di me”. Inizialmente queste riunioni venivano fatte nelle case private, anche perchè la Chiesa non godeva ancora di alcun riconoscimento. Ma questo dovette venire abbastanza presto: c’è un singolare episodio all’inizio del secolo III, quando Alessandro Severo diede ragione alla comunità cristiana in un processo contro degli osti, che reclamavano contro la trasformazione di un’osteria in luogo di culto cristiano. La Basilica Lateranense venne fondata da papa Melchiade (311-314) nelle proprietà donate a questo scopo da Costantino di fianco al Palazzo Lateranense, fino allora residenza imperiale e poi residenza pontificia. Sorgeva così la “chiesa-madre di tutte le chiese dell’Urbe e dell’Orbe”, distrutta e ricostruita molte volte. Vennero celebrati in essa o nell’attiguo Palazzo Lateranense (ora sede del Vicariato di Roma) ben cinque concili, negli anni 1123, 1139, 1179, 1215 e 1512. “Ma il tempio vivo e vero di Dio dobbiamo esserlo noi”, dice S. Cesario di Arles.

Venezia: al via gli “Appuntamenti con Gesù”

Posted by Moreno Migliorati On novembre - 7 - 2011 ADD COMMENTS

Partirà stasera un nuovo ciclo di “Appuntamenti con Gesù”, incontri di preghiera e formazione promossi dalla Caritas del patriarcato di Venezia. In questi “appuntamenti”, spiega il vicedirettore della Caritas Franco Bonaldi «si fa esperienza dell’osmosi tra le tre essenziali dimensioni del ministero e della missione della Chiesa: ascolto della Parola, celebrazione dei sacramenti e testimonianza della carità. I temi si inseriscono nelle letture liturgiche del giorno dove alcuni qualificati testimoni dimostrano come il concreto snodarsi dell’umana esistenza è il modo in cui Gesù si fa presente a tutti gli uomini ogni giorno ed in che modo una comunità cristiana può essere lievito dentro la pasta della storia, luogo di comunione per vivere la carità».
Questa sera è in programma una liturgia della Parola a carattere ecumenico realizzata con il Consiglio locale delle Chiese cristiane di Venezia; a predicare la pastora valdese Elisabetta Ribet. Invitati tutti i rappresentanti delle chiese cristiane presenti in diocesi. In qualità di “testimoni” sono stati invitati alcuni rappresentanti di ordini religiosi: francescani, salesiani, somaschi, suore del Caburlotto, di Maria Bambina, francescane di Cristo Re.
Le date previste per gli incontri successivi sono i primi lunedì del mese, a partire appunto da oggi, 7 novembre 2011, fino a lunedì 7 maggio 2012 con orario 18.30 – 19.45 presso la chiesa parrocchiale del Cuore Immacolato di Maria (Altobello) a Mestre.

(via SpiritualSeeds.info)

Se parlassero i morti

Posted by marilena marino On novembre - 1 - 2011 1 COMMENT

di Marilena Marino

Se i nostri cari potessero parlare, subito ci consiglierebbero questo: “Non perdetevi i nostri funerali, per nessuna cosa al mondo! Voi non sapete che festa vedervi li’ tutt’intorno alle nostre bare con fiori, candele, frasi profumate e soprattutto volti di persone che mai avremmo pensato di vedere in vita. Si’, sembra strano dirvi questo e non e’ affatto un’ironia, dal momento che da quassu’ vediamo e sentiamo davvero come stanno le cose. La gente si spaventa di celebrare per esempio la festa dei defunti e dei santi, o visitare un cimitero, magari ci ironizza su con Halloween. Sapeste invece che meraviglia in un funerale conoscere i cuori della gente che hai amato e che in vita magari dice solo male di te! Quando muori, invece, tutti diventano sinceri, affettuosi, piangono come in catarsi le proprie crisi di coscienza e si diventa subito piu’ fraterni e solidali coi dolori altrui. Ripetiamo! Non perdetevi un funerale. Se ci pensate, in quell’angolo di chiesa, fosse la piu’ maestosa o sperduta al mondo, si conoscono aneddoti nascosti, pezzi di storie incredibili e  si concentra il piu’ bel circo del mondo: parenti, gente anonima che magari ti conosceva solo di vista, simpatizzanti, sorelle, fratelli, e la cosa piu’ straordinaria trovi persino i tuoi nemici o persone che in vita ti davano dell’antipatico! Non perdetevi un funerale, ripetiamo! E’ un attimo indimenticabile, in cui si manifesta a tutta la gente presente, l’intera vita di una persona, cio’ che ha compiuto di bene o male, non importa, perche’, comunque, ha realizzato un pezzo di storia, ha costruito una parte della societa’: il giudizio non spetta a noi, perchè sicuramente, al momento del dolore, voi ricorderete solo le cose belle che la persona defunta ha compiuto( speriamo). Insomma: come un matrimonio, un funerale è una festa, la festa di creature fragili ma belle che hanno popolato questa terra, contribuendo a viverla…coraggio, allora, non abbiate paura di partecipare alla nostra dipartita!Vi assicuriamo: noi , dal cielo, siamo molto contenti se venite a visitarci e anzi, noteremo subito se qualcuno manca!!” Non sia mai di dover recitare questa famosa poesia come tanti pensano: di W. H. Auden

Blues in memoria (Funeral blues)

Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono,
fate tacere il cane con un osso succulento,
chiudete i pianoforti, e tra un rullio smorzato
portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.

Incrocino aeroplani lamentosi lassù
e scrivano il messaggio Lui E´ Morto,
allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,
i vigili si mettano guanti di tela nera.

Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed Ovest,
la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,
il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;
pensavo che l´amore fosse eterno: e avevo torto.

Non servon più le stelle: spegnetele anche tutte;
imballate la luna, smontate pure il sole;
svuotatemi l´oceano e sradicate il bosco;
perché ormai più nulla può giovare.

Sarebbe opportuno, invece, che qualche parente o amico tenesse  una bella testimonianza dopo l’omelia del Sacerdote, al fine di dare prova concreta e senza timore, di cosa ha rappresentato quest’anima in vita: ricordate, troppe volte diamo per scontato solo dentro di noi come sia stato viverci a fianco , mentre ai posteri e’ bello lasciare un gesto tangibile di storia che continuera’ ad essere costruita da chi viene dopo di noi. Il teatro dell’esistenza e’ ancora tutto da scoprire e allora, forza, amici, renderte “ragione agli altri della vostra speranza!”

Assisi accoglie il Papa

Posted by marilena marino On ottobre - 25 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Ad Assisi “pellegrini” di pace
«Pellegrini della verità, pellegrini della pace». È questo il tema della Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo che verrà celebrata il prossimo 27 ottobre ad Assisi a 25 anni dello storico incontro che si tenne nella cittadina umbra nel 1986 per volontà del beato Giovanni Paolo Il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, che si occupa della parte organizzativa, ha spiegato che Benedetto XVI ha voluto porre la Giornata di Assisi, oltre che nel segno della preghiera e del digiuno anche nel segno del pellegrinaggio. E si è soffermato sulla ricerca della verità quale dimensione forte dell’evento, «per vincere ogni forma di pregiudizio, ma anche di sincretismo che offusca l’identità». Il porporato ha ribadito poi che, anche per salvaguardare l’identità di ciascun partecipante ed evitare appunto rischi di sincretismo, non ci saranno momenti di preghiera comune, ma ciascuno potrà farlo individualmente in cuor suo. Un momento pubblico di preghiera ci sarà invece il giorno prima, la mattina di mercoledì 26, quando il Papa, al posto della consueta udienza generale, presiederà una liturgia della Parola in piazza San Pietro. Turkson ha sottolineato anche una grande novità della Giornata di Assisi di quest’anno: la presenza di quattro intellettuali non credenti, tra i quali la professoressa bulgara residente a Parigi Julia Kristeva e il filosofo italiano Remo Bodei. All’origine di questa scelta, ha spiegato monsignor Melchior José Sánchez de Toca, sotto-segretario del Pontificio Consiglio della cultura, vi è la convinzione del Papa che l’uomo «sia credente sia non credente è sempre alla ricerca di Dio e dell’Assoluto».

L’arcivescovo Pierluigi Celata, segretario del Pontificio Consiglio per il dialogo inter-religioso, ha informato che ad Assisi saranno presenti ben 176 esponenti delle diverse tradizioni religiose non cristiane e non ebraiche. Dai Paesi arabi e mediorientali e da quelli occidentali arriveranno 48 musulmani, tra i quali spiccano un rappresentante del re dell’Arabia Saudita e il presidente azero della Direzione dei musulmani del Caucaso. La presenza musulmana è statisticamente ancor più forte rispetto ai precedenti raduni nella città francescana: nel 1986 erano 11, 32 otto anni fa per la preghiera post-11 settembre, 50 quelli previsti tra pochi giorni. Ma sarà meno qualificata anche per le turbolenze che hanno colpito il nordafrica (la celebre università islamica egiziana di al Azhar non sarà rappresentata). Ci saranno poi indù (tra cui un nipote del Mahatma Gandhi, che partecipò alla Giornata del 1986), sikh, zoroastriani, buddisti, seguaci di Confucio, shintoisti, rappresentanti delle religioni tradizionali dell’India, dell’Africa e dell’America (da dove arriverà suor Kateri Mitchell, della tribù Mohawk, direttrice della Tekakwitha Conference che associa gli aborigeni cattolici nordamericana). Per la prima volta ci sarà anche un rappresentante Bahai e un leader buddista della Cina popolare, mentre il Dalai Lama, pur invitato, non potrà partecipare ma invierà un suo delegato.

Don Andrea Palmieri, incaricato della sezione orientale del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, ha spiegato che saranno 17 le delegazioni non cattoliche coinvolte nell’evento. Sarà il patriarca ecumenico Bartolomeo I a guidare il gruppo proveniente da Costantinopoli, mentre per il patriarcato di Mosca ci sarà il metropolita di Astana Aleksandr. Le Chiese ortodosse orientali avranno inviati dal patriarcato siro-ortodosso, dalla Chiesa apostolica armena e dalla Chiesa ortodossa siro-malankarese, compresa anche una delegazione della Chiesa assira dell’Oriente. Tredici invece le delegazioni delle comunità cristiane d’Occidente, tra le quali quella della Comunione anglicana, guidata dal primate Rowan Williams. Con il Papa saranno, fra gli altri, anche i membri della Federazione luterana mondiale, della Comunione mondiale delle Chiese riformate e del Consiglio metodista mondiale. Prestigiosa anche la rappresentanza del mondo ebraico internazionale, tra cui figurano i delegati del Gran rabbinato di Israele e il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni.

Alla Conferenza stampa ha partecipato anche il vescovo salesiano Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, che ha saranno complessivamente circa 300 i delegati che, in treno, accompagneranno Benedetto XVI ad Assisi. Ci saranno anche i responsabili di numerosi dicasteri della Curia romana, rappresentanti di vari episcopati cattolici e leader di movimenti ecclesiali.

Per preparare l’evento di Assisi il Pontificio Consiglio della giustizia e della pace ha poi raccolto in un libretto, edito dalla Libreria editrice vaticana i dieci interventi, apparsi sull’Osservatore Romano a luglio a firma dei cardinali Tarcisio Bertone, Jean-Louis Tauran, William J. Levada, Kurt Koch, Peter Turkson e Gianfranco Ravasi, del vescovo Domenico Sorrentino, di Andrea Riccardi (Comunità di Sant’Egidio), Maria Voce (Movimento dei Focolari) e don Julian Carron (Comunione e liberazione).

Buona Pasqua 2011

Posted by FLORIANO CARTANI' On aprile - 23 - 2011 ADD COMMENTS

Riflessione di Pasqua: l’Attesa

Nel corso della Quaresima, che culmina nei riti religiosi della Settimana Santa di cui il venerdì è sicuramente quello più celebrativo, praticamente tutti siamo chiamati in un modo o nell’altro a ricordarci del sacrificio di Cristo sulla croce. Ma questa giornata non ha mai rappresentato il termine ultimo, la fine, ma sembra anzi prepararci ancora una volta alla fatidica “Attesa”. Una speranza che ha valenza per tutto l’anno se non, addirittura, per una vita intera. Come accade per molti di noi. Per tutti, comunque, quell’Attesa è racchiusa nella fatidica notte del Sabato Santo. Una notte inconfondibilmente diversa da tutte le altre, poichè a ciascuno arriva indistintamente il richiamo forte di un Amore vittorioso. Anche le campane delle chiese, il cui suono era stato “legato al silenzio” per ben quaranta giorni, finalmente “scapolano”, nell’inconfondibile ricordo che la Vita, ancora una volta, si è (ri)presa la vittoria sulla Morte, sul peccato. A chi comincia a contare i propri anni, ogni Pasqua di Resurrezione, vista attraverso le lenti del nichilismo che sta attanagliando sempre più il nostro tempo, può sembrare sempre più uguale a quelle passate. Ma siamo noi, in un certo senso, che fortunatamente cerchiamo di cambiare e La cambiamo, attraverso una fede più matura. Perché, in sè e per sé, il messaggio cristologico nel corso di questi millenni è rimasto sempre immancabilmente lo stesso. Cioè attuale sotto ogni punto di vista e, clamorosamente, l’unico veramente alla portata di tutti quanti noi. Per certi versi è forse proprio questa l’innovazione semplice e rivoluzionaria al contempo, introdotta nel mondo da quel Cristo, piombato nella storia umana circa duemila anni fa: il sacrificio di Uno per recuperare tutti e la non estrema necessità di altri “mediatori” per arrivare a Lui, se non Lui stesso. Tutto attraverso di Lui quindi che, fattosi uomo, ogni giorno sulla croce del Golgota, media la speranza salvifica di ogni altro uomo. Ed è così che il sacrificio, il dolore di ciascuno, diventa il Suo Sacrificio, il Suo Dolore, nel momento in cui l’”Uomo Divino” si trascende, toccando compiutamente il fondo, il baratro dell’”uomo umano”, cioè la morte nel peccato. Vocaboli questi che, impregnati delle incrostazioni antropologiche e deistiche affibbiatole dal tempo, nell’azione cristologica assurgono invece ad un significato proprio ed ineguagliabile, che va al di là della fine di tutto, per completarsi invece nella sublimazione della fisicità e del “termine”, in favore della spiritualità, dell’eternità. In Dio nostro Salvatore.

(FLORIANO CARTANI’)

24 giornate di festival, 18 spettacoli, 49 repliche, oltre 60 artisti coinvolti e 23 comuni delle Province di Brescia e Bergamo: questi alcuni dei principali numeri di Crucifixus, la più importante manifestazione di teatro del sacro che si svolge in Italia la cui edizione 2011 è stata presentata a Brescia.

Anche quest’anno Crucifixus si articola in due grandi sezioni: la prima, Scene sacre in città, si svolgerà nella settimana dal 3 al 10 aprile e avrà come protagonista la città di Brescia.
La secondaTerra di Passione – riguarderà i territori “storici” del festival ossia la Valle Camonica e il Sebino, che ospiteranno gli spettacoli dal 9 al 30 aprile.
Crucifixus prosegue quel percorso di re–invenzione e innovazione della tradizione che, coniugando luoghi d’arte cristiana e antiche pratiche devozionali, propone un recupero del patrimonio teatrale medievale e rinascimentale, per dare voce a memorie, testi, musiche, immagini del passato nel continuo confronto con scritture contemporanee e nuove contaminazioni.

Molte le celebrità in cartellone. Gabriele Lavia per l’apertura ufficiale, quindi Lucilla Morlacchi, Pamela Villoresi, Saverio La Ruina, Maria Paiato saranno in scena in città e provincia. Due le rappresentazioni in carcere (le uniche che per motivi di sicurezza saranno esclusivamente ad invito): il 7 aprile Davide Pini Carenzi a Canton Mombello e l’8 aprile l’esito di un laboratorio con detenuti a Verziano. Tre inoltre gli appuntamenti di «teatro di comunità»: «Golgota», che il giovane Walter Spelgatti sta coordinando con le comunità bergamasche di Fonteno, Riva di Solto e Solto Collina, coinvolgendo circa 280 persone; «Sopra le spalle, la Croce» con l’Accademia Arte e Vita di Breno, che conta 361 allievi, coordinato da Lorenzo Trombini; e «Il mistero della salvezza» di Carlo Susa, che coinvolge la comunità di Zone. Dal 7 al 10 aprile inoltre il Teatro di S. Giulia ospiterà la selezione dei finalisti del Nord Italia del concorso nazionale «I teatri del sacro».

(via SpiritualSeeds.info)

Koiné: a Vicenza le novità dell’arte sacra

Posted by Moreno Migliorati On marzo - 11 - 2011 ADD COMMENTS

Di fiere specializzate ne esistono per tutti i gusti, ma Koiné, che prende il via domani a Vicenza per concludersi il 15 marzo, rappresenta davvero un unicum. Si tratta infatti di una  rassegna internazionale di arredi, oggetti liturgici e componenti per l’edilizia di culto che dal 1989 (anno della prima edizione) è diventata ormai un appuntamento imprescindibile per gli operatori del settore.

L’evento prevede la presenza di oltre 300 espositori e un programma di mostre, convegni, dibattiti, giornate di studio. Scopo del tutto sarà aggiornare le espressioni della Chiesa nel design delle suppellettili liturgiche e nel progetto dell’architettura al messaggio innovatore del Concilio Vaticano II. Quest’anno ci sarà presentato il volume “Koinè Ricerca 1989-2009. Il design per la liturgia: materiali e progetti” (Ed. Messaggero di Padova), che mette a disposizione l’esperienza di 20 anni di ricerca, con progetti e prototipi relativi ad arredi liturgici, vesti, suppellettili, realizzati dai maggiori architetti e artisti del campo.

Tra le mostre quella su “La casula: scenario europeo della produzione” (che qualcuno ha già provveduto a banalizzare definendo il tutto “settimana della moda per il clero”).  Domenica 13, il convegno del Servizio nazionale per l’Edilizia di culto, “Nuove Chiese: alla ricerca della qualità”. Lunedì 14, la Giornata nazionale di studio sull’adeguamento degli spazi celebrativi, dell’Ufficio nazionale per i Beni culturali ecclesiastici. Martedì 15, il seminario “La luce nelle Chiese” promosso dall’Ufficio nazionale per i Beni culturali ecclesiastici e dal Servizio nazionale per l’Edilizia di culto, con Adi (Associazione italiana illuminazione).

Come ha dichiarato Mons. Giancarlo Santi, direttore scientifico di Koiné, la manifestazione vicentina <<è riuscito a dare visibilità a un vasto e multiforme mondo produttivo “di nicchia”, dotato di tre caratteristiche del tutto peculiari. In primo luogo è una realtà produttiva interamente autonoma e soggetta solo alle leggi di mercato, non canonizzata né soggetta alla Chiesa cattolica anche se molto “vicina” alla vita religiosa degli italiani. In secondo luogo è molto diffusa e ben radicata in varie regioni italiane e nelle sue tradizioni artigianali e anche per questo è molto apprezzata nel mondo. Infine, si era mantenuta quasi del tutto “sommersa” o “molto defilata”, estremamente parcellizzata e poco strutturata; un moderno pressoché sconosciuto dal punto di vista quantitativo>>.

Un mondo sconosciuto al quale Koiné intende appunto dare visibilità.

(via SpiritualSeeds.info)

Gli scorsi venerdì 4 e sabato 5 marzo, presso la Pontificia Università Antonianum di Roma è stata inaugurata una cattedra in “Spiritualità e dialogo interreligioso” dedicata alla memoria di Mons. Luigi Padovese, il vicario apostolico dell’Anatolia ucciso lo scorso 3 giugno in Turchia e che dell’Università fu docente. Gli ambiti di interesse della cattedra  saranno la ricerca di Dio come ponte di dialogo tra le religioni, il carattere proprio della esperienza cristiana di Dio in Cristo nello Spirito Santo, in relazione alle diverse esperienze religiose; la storia delle relazioni e delle convivenze tra le religioni nel mondo. Particolare riferimento sarà dato alla presenza cristiana nel Medio Oriente.

Questo ambito riprende un tema particolarmente caro a mons. Padovese e costituisce un elemento significativo per la tradizione francescana che ha legato la sua presenza all’Oriente cristiano, alla Terra Santa in particolare, e all’incontro con l’islam. All’inaugurazione hanno portato il loro saluto diverse autorità accademiche e religiose, tra cui il ministro generale dell’Ordine dei Frati minori e gran cancelliere dell’Antonianum, fr. José Rodriguez Carballo, il ministro generale dei Frati minori cappuccini, fr. Mauro Jöhri, l’ambasciatore di Turchia presso la Santa Sede, Kenan Gürsoy. Hanno parlato, inoltre, padre Pier Battista Pizzaballa, Custode di Terra Santa, e il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso.

Quest’ultimo, in particolare ha sottolineato come “ognuno accetta di non rinunciare alle proprie considerazioni ma di lasciarsi interpellare. E di prendere in considerazione argomenti diversi da quelli della sua comunità, puntando ad avere una migliore conoscenza per guardare la religione dell’altro con obiettività ed arricchire la propria vita spirituale con quegli elementi positivi”.

Il Cardinale Tauran ha quindi indicato tre elementi inscindibili: “l’identità, l’alterità e lo scambio di idee”, puntualizzando che non si tratta di creare una specie di religione universale, “ma di porsi di fronte a Dio e di compiere insieme questo pellegrinaggio verso la verità”.

(via SpiritualSeeds.info)

Ala via la quarta edizione del Premio di architettura sacra

Posted by Moreno Migliorati On febbraio - 28 - 2011 ADD COMMENTS

Le polemiche sull’architettura sacra, come fiumi carsici, non cessano di farsi sentire. L’ultima ha riguardato due autentici “pezzi da novanta”,  rispettivamente della Chiesa e dell’architettura, quali il cardinal Ravasi e Paolo Portoghesi, i quali hanno usato parole molto severe per denunciare le modalità di progettazione dei nuovi edifici sacri.

Viene quindi a proposito la benemerita iniziativa della Fondazione Frate Sole, che promuove la quarta edizione del premio finalizzato a riconoscere le migliori tesi che hanno come tema la progettazione di una chiesa di culto cristiano.

Il concorso si rivolge ai laureati che hanno sostenuto l’esame di laurea specialistica ed è esteso agli architetti/ingegneri che abbiano sostenuto la tesi finale di dottorato o di master di II livello in architettura sacra.

La finalità del concorso è quella di promuovere sin dal periodo formativo universitario l’interesse e la ricerca nel campo dell’architettura di culto, affinché vengano attuate le qualità artistiche e mistiche tese a fare dello spazio sacro un luogo di esaltazione spirituale, rispondente all’acquisita concezione comunitaria dell’azione liturgica.

Possono partecipare i laureati che hanno sostenuto l’esame di laurea specialistica, singolarmente o in gruppo, dopo il 1.4.2008 e non oltre il 15.4.2011 presso le Facoltà di Architettura europee e presso le Facoltà di Ingegneria Edile italiane.

Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Frate Sole, su proposta della Commissione Giudicatrice, mette a disposizione 8.000,00 €, che potranno essere assegnati ad un solo progetto o divisi, con un premio minimo di 1.500,00 €, se verranno indicati più vincitori.

Tutte le informazioni sono disponibili sul sito della Fondazione.

(via SpiritualSeeds.info)

Polemiche in Molise per la Messa nei centri commerciali

Posted by Moreno Migliorati On febbraio - 16 - 2011 ADD COMMENTS

Lo spostamento delle attività lavorative e relazionali dai centri urbani a quelli commerciali, è un fenomeno che dura ormai da un bel po’ e che non solo non accenna a fermarsi ma che ultimamente (specie con il fenomeno della crescita degli outlet) è in rapido avanzamento. Ciò ha ovviamente ripercussioni su tutte le sfere dell’agire umano, anche in riferimento all’aspetto religioso. Nel settembre dello scorso anno registrammo l’apertura della prima parrocchia sorta all’interno di un centro commerciale, iniziativa ovviamente resa possibile dall’accordo raggiunto tra i responsabili dello stesso centro e quelli della diocesi di appartenenza.

Non sempre, tuttavia, le cose sono così pacifiche, come dimostra la vicenda in corso di svolgimento nella diocesi molisana di Termoli-Larino e che conviene riportare perché simili fraintendimenti possono facilmente accadere anche altrove. La vicenda nasce da un accordo raggiunto tra le sigle sindacale e gli ipermercati di Termoli e Montenero di Bisaccia per fare assistere alle funzioni religiose i clienti che fanno la spesa nel giorno festivo. La ‘chiesa’, ricavata nel centro commerciale, avrebbe dovuto rappresentare una offerta in più delle strutture, cercando quindi di conciliare le esigenze degli utenti: un occhio al portafoglio e uno all’anima.

La cosa non è tuttavia piaciuta ai vertici diocesani, che in un apposito comunicato stampa precisano che “la celebrazione della santa Messa è una decisione eminentemente pastorale e quindi demandata, esclusivamente, al vescovo diocesano. Peraltro se la notizia fosse vera e se effettivamente fosse stato raggiunto un accordo in tal senso, si ringrazia per la disponibilità e il pensiero avuto, ma sembra strano non essendo di competenza sindacale e non basta avere dei locali disponibili per decidere, anche in campo liturgico, come utilizzarli”.

La Messa non è un prodotto o un servizio come gli altri, insomma. Con ciò la vicenda sembra per il momento conclusa, ma c’è da scommettere che iniziative analoghe faranno discutere prima o poi altrove.

(via SpiritualSeeds.info)

Religioni e società: due utili occasioni di approfondimento

Posted by Moreno Migliorati On febbraio - 4 - 2011 ADD COMMENTS

Chi è interessato allo studio o all’approfondimento della storia delle religioni (anche da un punto di vista meramente culturale) ha in questo periodo un paio di buone occasioni per farlo. La prima occasione è riservata ai fiorentini ed è proposta dall’Istituto Stensen, legato ai padri gesuiti. Il prestigioso centro culturale del capoluogo fiorentino ha infatti messo in programma un’interessante ciclo di incontri dal titolo: “Ripensare la vita”. Tema degli incontri sarà la vita in tutti i suoi aspetti. Attraverso l’analisi del senso dell’esistenza nelle diverse tradizioni religiose, si tenterà di riflettere sul significato della vita, sulla sua genesi, sul suo scopo. Gli incontri si svolgeranno il sabato alle 16. Il via domani con ‘L’idea di vita umana nell’India classica’. Seguiranno ‘L’idea di vita umana nel Buddhismo’ (12 febbraio), ‘L’idea di vita umana nell’Islam’ (18 febbraio), ‘L’idea di vita umana nella Cina classica’ (26 febbraio), ‘L’idea di vita umana nel Cristianesimo’ (5 marzo), ‘L’idea di vita umana nell’Ebraismo’ (12 marzo).

L’altra occasione di approfondimento in tema di religioni è invece offerta dal Sole 24 Ore. Il quotidiano offrirà infatti in edicola (a partire dal prossimo 13 febbraio) l’opera Le grandi religioni, sei volumi pubblicati sotto la direzione di Giovanni Filoramo, uno dei migliori storici delle religioni operanti nel mondo accademico italiano. L’opera (come si legge sul sito di presentazione) “è il frutto del lavoro dei migliori specialisti di ciascuna religione e periodo storico, che si sono impegnati a comunicare i più recenti sviluppi delle conoscenze in un linguaggio sempre chiaro e accessibile rappresenta un punto di riferimento importante sia per coloro che desiderano acquisire una visione d’insieme del fenomeno religioso nella storia dell’uomo, sia per coloro che intendono approfondire aspetti specifici di una o più religioni”. Dal medesimo sito sarà anche possibile l’acquisto online dei volumi a partire dal prossimo 15 marzo.

(via Spiritualseeds.info)

IL MONASTERO IPATIEV

di Daniela Asaro Romanoff “All’interno la Cattedrale è un gioiello della pittura. Ogni colonna, ogni muro, i soffitti, tutto è coperto di bellissimi affreschi, opera di Guri Nikita e Sila Sarin”

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Festa della Luce, Candelora e della Purificazione di Maria:”Gerusalemme,rivestiti di luce, perché viene la tua luce del Signore brilla sopra di te” (Is 60,1).

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