Saturday, May 19, 2012

Salone del Libro

Posted by Moreno Migliorati On maggio - 10 - 2012 ADD COMMENTS

Prende il via oggi a Torino (per concludersi il 14 maggio) la XXV edizione del Salone internazionale del libro. Ben rappresentata anche l’editoria cattolica, in particolare, nello stand curato dall’Associazione Sant’Anselmo(Padiglione 2, Stand G10), con la collaborazione della Arcidiocesi di Torino, dell’Unione Editori e Librai Cattolici Italiani, e del Consorzio Editoria Cattolica, dove saranno presenti libri selezionati fra tutti gli editori italiani e riviste italiane di teologia e cultura religiosa.

Il tema del Salone del Libro 2012, la rivoluzione digitale, per le sue ricadute sulla comunicazione e sui legami tra le persone, si intreccia con il tema della famiglia, che sarà oggetto pochi giorni dopo di un grande evento mondiale a Milano a cui parteciperà anche papa Benedetto XVI.

Questo aggancio è la proposta dello stand al Salone del Libro curato dall’Associazione Sant’Anselmo per il Progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana, sia nella selezione dei libri esposti nello stand, sia negli incontri che organizza.

Lo stand, oltre a presentare le ultime novità concernenti i temi dell’antropologia religiosa, della Bibbia, della teologia, della storia e dell’arte religiosa, dedica uno spazio ai testi che riguardano i cambiamenti personali e familiari dell’era digitale, e uno spazio alla produzione editoriale italiana sui temi della famiglia del lavoro e della festa. Allo stesso modo gli incontri, trattano del significato antropologico e di quello cristiano del matrimonio e della famiglia, anche con testimonianze e occasioni di dibattito con posizioni diverse.

(via SpiritualSeeds.info)

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Giornalismo, Perugia è “social”

Posted by marilena marino On aprile - 27 - 2012 ADD COMMENTS


Perugia, torna il Festival Internazionale del Giornalismo

Dal 25 al 29 aprile 200 eventi, 500 speaker e 3 concorsi

 

Perugia, 24 aprile 2012 – La VI edizione del Festival del Giornalismo di Perugia si e’ aperta il  25 aprile e si chiuderà domenica 29. In tutto, 200 eventi e 500 speaker in totale, tra cui Enrico Mentana, Tiziana Ferrario, Ezio Mauro, Michele Santoro, Beppe Severgnini, Marco Travaglio, Mario Tozzi.

” Per cinque giorni, Perugia sarà capitale del giornalismo”: lo evidenzia il sindaco della città,Wladimiro Boccali, sottolineando che ”sei anni fa davvero pochi avrebbero potuto prevedere che il neonato Festival in così breve tempo si sarebbe guadagnato un credito tanto vasto e che avrebbe richiamato personalità del mondo dell’ informazione, delle nuove tecnologie della comunicazione, dell’editoria”. In una nota di Palazzo dei Priori, Boccali sottolinea che ”nei prossimi cinque giorni avremo modo, attraverso decine e decine di appuntamenti, di entrare nelle pieghe di questo mestiere delicatissimo quanto decisivo per l’ affermazione di una democrazia compiuta, tra problemi, visioni di futuro, rivoluzioni metodologiche, opportunità inedite. Non sarà un giornalismo tutto rivolto a guardarsi dentro, ma anzi, una occasione per aprire finestre sulle questioni del nostro mondo”. A Boccali, ”più che la partecipazione dei bei nomi del settore”, piace richiamare quella che a suo giudizio è una ”immagine caratterizzante di questa manifestazione: lo straordinario entusiasmo di tanti ragazzi che vi prestano la loro opera come volontari o che arrivano a Perugia da tutte le parti d’Italia perché attirati da una grande curiosità per questo lavoro e dalla voglia di entrare a far parte di un mondo tanto difficile quanto suggestivo. Come sappiamo, molti di loro dovranno passare per le strettoie del precariato e per mille difficoltà, ma è bello pensare che gli eredi dei Giuseppe d’Avanzo e delle Miriam Mafai magari sono già qui e studiano da grandi giornalisti”. Infine Boccali ribadisce che ”con il Festival del giornalismo, Perugia entra nel vivo della stagione delle più importanti manifestazioni, che si era aperta sabato scorso con la mostra di Luca Signorelli. Saranno mesi decisivi per confermare che la città vuole giocare la carta della cultura per crescere e produrre sviluppo”.

Ecco un’anticipazione sui principali eventi:

ETICA E GIORNALISMO

Giovedì mattina alle 11, presso la Sala dei Notari del Palazzo dei Priori in corso Vannucci 19 a Perugia, il ministro della Giustizia Paola Severino interverrà all’incontro su ‘Etica e Giornalismo’. Il programma dell’incontro etica e giornalismo prevede l’introduzione e l’illustrazione di una ricerca su come i cittadini italiani giudicano i giornalisti a cura del presidente di AstraRicerche Enrico Finzi; seguirà un dibattito tra la guardasigilli Paola Severino e il presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti Enzo Iacopino.

UNICEF

“Almeno un milione di bambini sotto i cinque anni di età nella regione del Sahel, rischia di morire nell’indifferenza generale”: questo l’allarme che un mese fa l’Unicef ha lanciato all’opinione pubblica. Eppure, a parte qualche reportage, questa emergenza, come tante altre “emergenze silenziose”, non fa notizia. Ecco perché Unicef Italia, per la prima volta, parteciperà al Festival Internazionale del Giornalismo. L’Unicef vuole parlare, scrivere e twittare di diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, di diritti umani e del ruolo fondamentale che la comunicazione e l’informazione giocano nella promozione e nella realizzazione degli obiettivi del non profit. Tre giorni, sette incontri per accendere i riflettori su quelle storie e quei numeri di cui si sente raccontare troppo poco: questo sarà “Parla di me“, rassegna di dibattiti e workshop organizzata dall’Unicef. Si parlerà di rapporto fra organizzazioni umanitarie e stampa, di uso e abuso delle immagini dei bambini, del ruolo dei giornalisti nelle crisi umanitarie, nel rapporto tra minori e giustizia.

FACT CHECKING E CIVIC MEDIA

Il 28 aprile verrà lanciata “Fact Checking”, una piattaforma che permetterà di segnalare e condividere inesattezze viste su web, carta stampata e tv. Il progetto è stato ideato da Ahref, una Fondazione no-profit che si propone di “sviluppare una ricerca sulla qualità dell’informazione che emerge dalla rete sociale abilitata da internet e i media digitali”. Il “fact checking”, ovvero la verifica dei fatti, viene concepita dall’organizzazione come un’attività pubblica, che richiede la collaborazione civica in rete: da sabato 28 lo strumento sarà funzionante in rete, e ”a disposizione di cittadini consapevoli e attenti per segnalare citazioni da documenti, dichiarazioni pubbliche, articoli, programmi televisivi e sottoporli a verifica collettiva, per costruire socialmente un’informazione indipendente, affidabile e credibile”. Sarà presente a discuterne Luca di Biase, presidente di Ahref.

SCUOLA

Raccontare la scuola abbandonata dai media, che se ne occupano solo quando scoppia il ‘caso’, e dalle istituzioni. Ma anche dai ragazzi, che, soprattutto al Sud del paese, spesso lasciano gli studi precocemente. Sarà uno dei temi affrontati durante il Festival internazionale del giornalismo che apre domani a Perugia. Il dibattito è organizzato in collaborazione con la Fondazione Ahref, che ha avviato un progetto sperimentale proprio per raccontare l’abbandono scolastico.  A discutere dei temi oggetto dell’incontro saranno Marco Rossi Doria, divenuto sottosegretario alla Pubblica istruzione dopo una lunga esperienza da maestro di strada, Tullio De Mauro, ex ministro della Pubblica istruzione e studioso dei sistemi di formazione, Alessandra Migliozzi, giornalista dell’agenzia di stampa Dire e Giorgio Meletti, giornalista de ‘Il Fatto quotidiano’. L’incontro si svolgerà venerdì 27 aprile al Centro Servizi G. Alessi di Perugia alle 17.

DONNE

Il Centro per le pari opportunità della Regione Umbria ha concesso anche quest’anno il proprio patrocinio al Festival internazionale del Giornalismo, sostenendo in particolare la realizzazione di due appuntamenti.
Il primo, dal titolo Donne e media: il diritto a una diversa comunicazione del femminile, è in programma domani 25 aprile alle ore 18:00 nella Sala Raffaello dell’Hotel Brufani di Perugia. Il secondo, Net feminism.Donne, rete e informazione, si svolgerà giovedì alle 14 al centro servizi Alessi di Perugia.
”Come abbiamo potuto constatare nel corso degli anni – sottolinea la presidente del Centro per le pari opportunità,Daniela Albanesi, in una nota della Regione – il Festival rappresenta una
qualificatissima occasione di confronto e di riflessione che tiene accesi i riflettori sulla complessità e sui problemi che attraversano la vita delle donne nella società contemporanea. Gli incontri
programmati rispondono, infatti, all’esigenza di mettere a tema le domande delle donne che chiedono democrazia e qualità della vita quotidiana, ridefinizione dei modelli di sviluppo, governo
democratico delle risorse, costruzione di modelli culturali capaci di proporre nuove modalità di stare al mondo per donne e uomini, una lettura critica di stereotipi che continuano a distorcere
l’immagine femminile e incentivano l’uso strumentale del corpo delle donne”.

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A Firenze si studiano religioni e società

Posted by Moreno Migliorati On febbraio - 9 - 2012 ADD COMMENTS

Verificare le trasformazioni delle religioni nell’era della globalizzazione sia sul piano della loro presenza geografica in rapporto al numero degli aderenti (ad esempio, secondo alcuni studi entro il 2050 i cristiani euroamericani saranno attorno al 27% del totale dei cristiani nel mondo), sia del modo di porsi e di abitare lo spazio pubblico, anche in conseguenza di queste trasformazioni: Questi gli obiettivi del Centro di Documentazione Digitale che nascerà a Spazio Reale, nella parrocchia di San Donninoa Firenze, guidata da don Giovanni Momigli.

A tal fine verrà raccolto e organizzato, per renderlo organicamente fruibile e comparabile, quanto c’é sul web in materia (libri, ricerche, documenti, opinioni, materiali e altri strumenti) al fine di esplorare l’evolversi dei processi interculturali e le trasformazioni nel rapporto fra le confessioni religiose e la società.

Particolare attenzione verrà posta all’accesso ai disabili: il Centro di Documentazione a cui ha accennato anche l’arcivescovo di Firenze, monsignor Giuseppe Betori, auspicando “una fattiva collaborazione”, prevede l’attivazione di modalità interattive, supporti digitali ICT, hardware e software per rispondere alle esigenze di alcune tra le più frequenti disabilità, come la dislessia e vari disturbi dell’apprendimento.

(via SpiritualSeeds.info)

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Calabria Consacrata

Posted by carmen On febbraio - 8 - 2012 ADD COMMENTS

di Carmen de Fontes

“Erano circa le quattro del pomeriggio”, come l’evangelista Giovanni ricorda con nitidezza l’ora dell’incontro decisivo con Gesù, così la Chiesa calabrese ricorderà le 16 di un altro pomeriggio memorabile, il 6 febbraio 2012. Giorno e ora in cui tutta la Calabria ha compiuto un gesto semplice ma denso di significato e attesa: la consacrazione al Sacro Cuore di Gesù. Quel giorno, infatti, tutti i vescovi calabresi si sono riuniti insieme ad alcune delegazioni del clero e di fedeli nel monastero delle Suore della Visitazione che si trova ad Ortì di Reggio Calabria per consacrare al Sacro Cuore di Gesù i dolori e le speranze, le grida e le gioie, le fatiche e i silenzi, i passi e le cadute della Calabria intera.
Un gesto di profonda devozione ma anche di profonda unione in quanto in tutte le parrocchie calabresi, alla stessa ora (dato che il suggestivo monastero che affaccia sullo stretto di Messina abbracciando Ionio e Tirreno può accogliere solo pochi fedeli), ci si è riuniti per vivere intensamente lo stesso momento.
Un gesto dal sapore quasi anacronistico nella nostra società, ma un gesto sicuramente profetico e ispirato dall’alto dato che la proposta è venuta dalle stesse suore che offrono a Dio la loro vita nella solitudine e nel silenzio della clausura.
Ma cosa ci si aspetta da questa giornata? Consacrare la Calabria al Sacro Cuore di Gesù, vuole essere un segno di totale affidamento al Signore, di rinnovamento della fede. Un irrobustirsi della fede che si accompagni anche a una crescita della carità che consenta di “conoscere anche quell’insieme di povertà, che vanno al di là della mancanza di denaro e di beni materiali: la povertà delle solitudini, delle malattie, degli abbandoni… la povertà delle ferite non rimarginabili, delle ingiustizie subite, delle emarginazioni, delle incomprensioni e dei disagi interiori”. Un immenso panorama di “amore concreto da vivere”. Accanto a questo, un incremento della comunione tra le Chiese calabresi che consenta il vero rinnovamento della società calabrese, perché per debellare mali come la ‘ndrangheta non bastano solo le leggi, ma è necessario quell’amore che può vincere la durezza dei cuori, l’odio e il desiderio di vendetta, e che può creare una società di persone che si amano.

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Festa della Luce

Posted by Maria Grazia Di Palermo On febbraio - 1 - 2012 1 COMMENT

Il 2 febbraio la Chiesa cattolica celebra la presentazione al Tempio di Gesù Lc 2,22-39, popolarmente chiamata festa della Candelora, perché in questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo “luce per illuminare le genti”, come il bambino Gesù venne chiamato dal vecchio Simeone al momento della presentazione al Tempio di Gerusalemme, che era prescritta dalla Legge giudaica per i primogeniti maschi.

La festa è anche detta della Purificazione di Maria, perché, secondo l’usanza ebraica, una donna era considerata impura per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio e doveva andare al Tempio per purificarsi: il 2 febbraio cade appunto 40 giorni dopo il 25 dicembre, giorno della nascita di Gesù.

Anticamente questa festa veniva celebrata il 14 febbraio (40 giorni dopo l’Epifania), e la prima testimonianza al riguardo ci è data da Egeria nel suo Itinerarium Egeriae (cap. 26). La denominazione di “Candelora” data popolarmente alla festa deriva dalla somiglianza del rito del Lucernare, di cui parla Egeria: “Si accendono tutte le lampade e i ceri, facendo così una luce grandissima” (Itinerarium 24, 4), con le antiche fiaccolate rituali che si facevano nei Lupercali (antichissima festività romana che si celebrava proprio a metà febbraio). Ma la somiglianza più significativa tra le due festività si ha nell’idea della purificazione: nell’una relativa all’usanza ebraica:

« Quando una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, sarà immonda per sette giorni; sarà immonda come nel tempo delle sue regole. L’ottavo giorno si circonciderà il bambino. Poi essa resterà ancora trentatré giorni a purificarsi dal suo sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione »   (Levitico 12,2-4)

nell’altra riguardo alla februatio (cfr. Ovidio, I Fasti 2, 19-24, 31-32ss [Gli antenati romani dissero Februe le espiazioni: e ancora molti indizi confermano tal senso della parola. I pontefici chiedono al re e al flamine le lane che nella lingua degli antichi erano dette februe. Gli ingredienti purificatori, il farro tostato e i granelli di sale, che il littore prende nelle case prestabilite, si dicono anch'essi februe. (...) Da ciò il nome del mese, perché i Luperci con strisce di cuoio percorrono tutta la città, e ciò considerano rito di purificazione...]). Durante il suo episcopato (tra il 492 e il 496 d.C.), Papa Gelasio I ottenne dal Senato l’abolizione dei Lupercali ai quali fu sostituita nella devozione popolare la festa appunto della Candelora. Nel VI secolo la ricorrenza fu anticipata da Giustiniano al 2 febbraio, data in cui si festeggia ancora oggi.

La Candelora è celebrata anche nella tradizione pagana e neopagana, ed alcuni studiosi rilevano come si tratti di una festività introdotta appunto in sostituzione di una preesistente. Chiamata Imbolc nella tradizione celtica, segnava il passaggio tra l’inverno e la primavera ovvero tra il momento di massimo buio e freddo e quello di risveglio della luce.

Candelora prima della Chiesa.

Nel mondo romano la Dea Februa (Giunone) veniva celebrata alle calende di febbraio (nel calendario romano i mesi seguivano il ciclo della luna. Il primo giorno di ogni mese corrispondeva al novilunio (luna nuova) ed era chiamato “calende”, da cui deriva il nome “calendario”).[3]
Nel neopaganesimo Imbolc è uno degli otto sabba principali ed è legato alla purificazione ed ai riti propiziatori per la fertilità della terra.

Una festa della luce, dunque. «Quella “luce nuova” che si è accesa nella notte di Natale, oggi incomincia a risplendere sul mondo, come suggerisce l’immagine della stella di cui si  rivendica il carattere storico: fu «un segno celeste che attirò l’attenzione dei Magi e li guidò nel loro viaggio verso la Giudea».

Ritornando alla tradizione cristiana:

Tutto il periodo del Natale e dell’Epifania è caratterizzato dal tema della luce, legato anche al fatto che, nell’emisfero nord, dopo il solstizio d’inverno il giorno riprende ad allungarsi rispetto alla notte. Questo ha permesso a molti popoli appena cristianizzati di comprendere meglio i misteri del tempo di Natale – non a caso un tema caro a un grande studioso di religioni comparate onorato il 6 gennaio con la nomina a cardinale, il professore belga Julien Ries. Ma in realtà, «al di là della loro posizione geografica, per tutti i popoli vale la parola di Cristo: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12). Gesù è il sole apparso all’orizzonte dell’umanità per illuminare l’esistenza personale di ognuno di noi e per guidarci tutti insieme verso la meta del nostro pellegrinaggio, verso la terra della libertà e della pace, in cui vivremo per sempre in piena comunione con Dio e tra di noi».

Sempre in tema di luce, dalle parole del profeta Isaia:, la glor«Alzati, [Gerusalemme,] rivestiti di luce, perché viene la tua luceia del Signore brilla sopra di te» (Is 60,1). Si trova anzitutto qui il vero «contenuto della festa»: «è venuto nel mondo Colui che è la vera Luce, Colui che rende gli uomini luce».

[1] Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce,
la gloria del Signore brilla sopra di te.

[2] Poiché, ecco, le tenebre ricoprono la terra,
nebbia fitta avvolge le nazioni;
ma su di te risplende il Signore,
la sua gloria appare su di te.

[3] Cammineranno i popoli alla tua luce,
re allo splendore del tuo sorgere.

[4] Alza gli occhi intorno e guarda:
tutti costoro si sono radunati, vengono a te.
I tuoi figli vengono da lontano,
le tue figlie sono portate in braccio.

[5] A quella vista sarai raggiante,
palpiterà e si dilaterà il tuo cuore,
perché le ricchezze del mare si riverseranno su di te,
verranno a te i beni dei popoli.

[6] Uno stuolo di cammelli ti invaderà,
dromedari di Madian e di Efa,
tutti verranno da Saba, portando oro e incenso
proclamando le glorie del Signore.

[7] Tutti i greggi di Kedàr si raduneranno da te,
montoni dei Nabatei saranno a tuo servizio,
saliranno come offerta gradita sul mio altare;
renderò splendido il tempio della mia gloria.

[8] Chi sono quelle che volano come nubi
e come colombe verso le loro colombaie?

[9] Sono navi che si radunano per me,
le navi di Tarsis in prima fila,
per portare i tuoi figli da lontano,
con argento e oro,
per il nome del Signore tuo Dio,
per il Santo di Israele che ti onora.

[10] Stranieri ricostruiranno le tue mura,
i loro re saranno al tuo servizio,
perché nella mia ira ti ho colpito,
ma nella mia benevolenza ho avuto pietà di te.

[11] Le tue porte saranno sempre aperte,
non si chiuderanno né di giorno né di notte,
per lasciar introdurre da te le ricchezze dei popoli
e i loro re che faranno da guida.

[12] Perché il popolo e il regno
che non vorranno servirti periranno
e le nazioni saranno tutte sterminate.

[13] La gloria del Libano verrà a te,
cipressi, olmi e abeti insieme,
per abbellire il luogo del mio santuario,
per glorificare il luogo dove poggio i miei piedi.

[14] Verranno a te in atteggiamento umile
figli dei tuoi oppressori;
ti si getteranno proni alle piante dei piedi
quanti ti disprezzavano.
Ti chiameranno Città del Signore,
Sion del Santo di Israele.

[15] Dopo essere stata derelitta,
odiata, senza che alcuno passasse da te,
io farò di te l’orgoglio dei secoli,
la gioia di tutte le generazioni.

[16] Tu succhierai il latte dei popoli,
succhierai le ricchezze dei re.
Saprai che io sono il Signore tuo salvatore
e tuo redentore, io il Forte di Giacobbe.

[17] Farò venire oro anziché bronzo,
farò venire argento anziché ferro,
bronzo anziché legno,
ferro anziché pietre.
Costituirò tuo sovrano la pace,
tuo governatore la giustizia.

[18] Non si sentirà più parlare di prepotenza nel tuo paese,
di devastazione e di distruzione entro i tuoi confini.
Tu chiamerai salvezza le tue mura
gloria le tue porte.

[19] Il sole non sarà più la tua luce di giorno,
né ti illuminerà più
il chiarore della luna.
Ma il Signore sarà per te luce eterna,
il tuo Dio sarà il tuo splendore.

[20] Il tuo sole non tramonterà più
né la tua luna si dileguerà,
perché il Signore sarà per te luce eterna;
saranno finiti i giorni del tuo lutto.

[21] Il tuo popolo sarà tutto di giusti,
per sempre avranno in possesso la terra,
germogli delle piantagioni del Signore,
lavoro delle sue mani per mostrare la sua gloria.

[22] Il piccolo diventerà un migliaio,
il minimo un immenso popolo;
io sono il Signore:
a suo tempo, farò ciò speditamente.

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Ne ho bisogno come il pane

Posted by marilena marino On gennaio - 19 - 2012 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Per Benedetto XVI la «realtà sociale»  spinge ad «agire in modo intollerante e violento».
«Il mondo ha bisogno della pace come e più del pane». Gli auguri all’Italia e a Napolitano

CITTA’ DEL VATICANO

Al mondo globalizzato serve «pace e convivenza», atteggiamenti a cui i giovani sono aperti, ma che possono essere distorti da una «realtà sociale» che spinga a «agire in modo intollerante e violento». Perciò il Papa chiede una «solida educazione della coscienza» che metta «al riparo» da atteggiamenti negativi«.  Il Papa lo ha detto detto nella messa per il primo dell’anno, in cui la Chiesa celebra la Giornata mondiale della pace, giunta alla 45.ma edizione. Papa Ratzinger ha intitolato il messaggio per la giornata mondiale di quest’anno , e che quest’anno papa Ratzinger ha intitolato «Educare i giovani alla giustizia e alla pace». Il Papa ha anche rivolto «Un deferente augurio al Signor Presidente della Repubblica Italiana, mentre all’intero popolo italiano formulo ogni miglior auspicio di pace e di prosperità per l’anno appena iniziato». Lo ha detto a proposito dei «messaggi augurali» ricevuti in questi giorni. Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, aveva scritto a Benedetto XVI esprimendo apprezzamento per il suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace: «Condivido innanzitutto l’invito, con cui si apre il Suo messaggio, a guardare il 2012 con un atteggiamento fiducioso, pur essendo ben comprensibile ’il senso di frustrazione per la crisi che sta assillando la società, il mondo del lavoro e l’economià. E non c’è dubbio che dai giovani venga l’aspirazione a poter rivolgersi ’con speranza fondatà verso il futuro».

Benedetto XVI, nella messa celebrata in San Pietro con cardinali e vescovi e alla quale sono presenti diversi ambasciatori accreditati presso la Santa Sede, ha osservato che «I ragazzi e le ragazze di oggi crescono in un mondo che è diventato, per così dire, più piccolo, dove i contatti tra le differenti culture e tradizioni, anche se non sempre diretti, sono costanti. Per loro, oggi più che mai, – rileva Benedetto XVI – è indispensabile imparare il valore e il metodo della convivenza pacifica, del rispetto reciproco, del dialogo e della comprensione. I giovani sono per loro natura aperti a questi atteggiamenti, ma proprio la realtà sociale in cui crescono può portarli a pensare e ad agire in modo opposto, persino intollerante e violento. Solo una solida educazione della loro coscienza può metterli al riparo da questi rischi e renderli capaci di lottare sempre e soltanto contando sulla forza della verità e del bene».

«Di fronte alle ombre che oggi oscurano l’orizzonte del mondo, assumersi la responsabilità di educare i giovani alla conoscenza della verità, ai valori fondamentali dell’esistenza, alle virtù intellettuali, teologali e morali, significa guardare al futuro con speranza», ha detto ancora il Papa nell’omelia della messa per la 45.ma Giornata mondiale della pace. Per la messa del primo dell’anno, in cui la Chiesa celebra la festa di Maria madre di Dio, concelebrano con il Papa il card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato; il card. Peter Kodwo Appiah Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace; mons. Giovanni Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato; mons. Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati; mons. Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e mons. Pier Luigi Celata, Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.

Il Papa ha dedicato una ampia parte della sua omelia al senso di questa maternità. «Il mistero della sua divina maternità, che oggi celebriamo, – ha spiegato Benedetto XVI – contiene in misura sovrabbondante quel dono di grazia che ogni maternità umana porta con sè, tanto che la fecondità del grembo è sempre stata associata alla benedizione di Dio. La Madre di Dio è la prima benedetta ed è Colei che porta la benedizione; è la donna che ha accolto Gesù in sè e lo ha dato alla luce per tutta la famiglia umana».

«La pace – ha detto il Papa – nel suo senso più pieno e più alto, è la somma e la sintesi di tutte le benedizioni».  Davanti agli ambasciatori presenti nella basilica, il Papa ha riaffermato il il «profondo desiderio di pace» della Chiesa e ha rinnovato «l’impegno della Santa Sede per la promozione della pace nel mondo».

Dalla finestra del suo studio su piazza San Pietro, davanti a una folla di persone, molte delle quali sventolano i palloncini blu della Marcia per la pace organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio, il Papa ha recitato l’Angelus.  Il Papa prega «per i responsabili delle Nazioni», perchè «rinnovino la disponibilità e l’impegno ad accogliere e favorire questo insopprimibile anelito dell’umanità» alla pace. Durante l’Angelus Benedetto XVI ha riassunto alcuni punti sul tema della educazione alla pace, trattato anche nell’omelia della messa che ha celebrato questa mattina nella basilica di San Pietro.  L’educazione dei giovani, ha detto, non può dimenticare la «dimensione morale e spirituale». Se i ragazzi «guardano con apprensione al futuro», il Papa ricorda loro la «pazienza e la costanza di ricercare la giustizia e la pace e coltivare ciò che è retto e vero». La pace «non è mai un bene raggiunto pienamente, ma una meta a cui tutti dobbiamo aspirare e per la quale dobbiamo operare».

La Giornata mondiale della pace, voluta da Paolo VI nel 1968, ègiunta alla 45.ma edizione. Il messaggio papale per la Giornata è intolato «Educare i giovani alla giustizia e alla pace», ed è stato pubblicato dal Vaticano alla metà di dicembre. Benedetto XVI ha anche pregato perchè «nonostante le difficoltà che rendono arduo il cammino questa profonda aspirazione (alla pace, ndr) si traduca in gesti concreti di riconciliazione, di giustizia e di pace».  Sono confluite in piazza San Pietro per l’Angelus papale almeno diecimila persone.

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Colori del sacro a Padova

Posted by Moreno Migliorati On gennaio - 19 - 2012 ADD COMMENTS

di Moreno Migliorati

Conto alla rovescia per la sesta edizione della Rassegna internazionale di illustrazione I colori del sacro. Aria, che verrà inaugurata domani 20 gennaio alle ore 11, con un programma  in cui l’aria sarà appunto la protagonista. All’inaugurazione interverrà con il suo “respiro musicale” il trombettista Paolo Fresu che sarà una presenza costante per tutto il periodo dell’esposizione grazie alla sua musica presente in mostra che accompagnerà piccoli e grandi ad entrare in contatto con l’elemento aria così fondamentale ma invisibile, impalpabile, difficile da immaginare. È a questo elemento che “I colori del sacro”, Rassegna Internazionale di illustrazione, dedica la sua sesta edizione, a dipanare un progetto che, biennio dopo biennio, ha preso in esame tutte le declinazioni degli elementi che danno e assicurano la vita.

«Abbiamo voluto – annuncia il Direttore del museo Diocesano di Padova Andrea Nanteraccontare con i colori cos’è la voce del vento, il ritmo del respiro, il sollievo del soffio, la chiamata dello Spirito e, nella sua valenza più simbolica, la forza dell’ispirazione, la dolcezza della musica, la potenza della parola, del Verbo, nel tentativo di portare alla luce attraverso l’arte quel sacro che accomuna anche chi non crede». L’invito è stato raccolto da un centinaio di illustratori di mezzo mondo, cristiani, musulmani, ebrei, seguaci di culti orientali o indifferenti, firme famose e celebrate del mondo dell’illustrazione ma anche nuove, freschissime voci. La selezione, basata sulla qualità dell’opera e non certo sul credo dell’autore, ha consentito di individuare le espressioni di 90 artisti dei cinque continenti. Queste tavole originali saranno esposte dal 20 gennaio al 3 giugno 2012 nella mostra allestita sotto le medievali volte delle Gallerie del Palazzo Vescovile di Padova, Palazzo che ospita, al Piano Nobile, accanto alla magnifica Sala dei Vescovi, i tesori d’arte del Museo Diocesano.

(via SpiritualSeeds.info)

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Chiesa on the road nell’Anno della Fede

Posted by marilena marino On gennaio - 9 - 2012 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

La lettura della «Nota con indicazioni pastorali» diffusa dalla Congregazione per la Dottrina della fede introduce già in un clima di vigilia e attesa per l’Anno Della Fede del quale il miglior interprete è monsignor Rino Fisichella, che dal Pontificio Consiglio per la Nuova evangelizzazione – di cui è presidente – coordinerà idee e progetti nella fase preparatoria come nello svolgimento dell’Anno.

Perché un documento così dettagliato e concreto, e con tanto anticipo?
Perché si sta parlando di fede, e bisogna far comprendere che prima delle iniziative serve piena consapevolezza del tema. Il desiderio del Papa è che ogni attività venga allestita a partire da una riflessione che impegna tutta la Chiesa.
Qual è l’obiettivo delle iniziative proposte dalla Nota?
Condurre a un incontro personale con il Signore Gesù. Più volte la lettera del Papa Porta fidei e la Nota insistono su questo: la fede è qualcosa di vivo, non una mera conoscenza ma un incontro che dà significato alla vita. Va ritrovata la gioia dell’incontro con Cristo, per essere capaci di darne testimonianza rendendo partecipi anche gli altri. In questi primi due testi più volte si parla di gioia e di bellezza della fede, a indicare che chi crede deve far trasparire la propria esperienza. E questo si collega direttamente con la nuova evangelizzazione, al cui Pontificio Consiglio è affidata la segreteria e l’organizzazione di tutto l’Anno.
Qual è il nesso tra costituzione del dicastero che lei guida e Anno della fede?
La spiegazione l’ha offerta il Papa alla Curia romana: “La grande tematica di quest’anno come anche degli anni futuri in effetti è: come annunciare oggi il Vangelo? In che modo la fede, quale forza viva e vitale, può oggi diventare realtà?”. Sono anche le domande della nuova evangelizzazione.
Come si può far sentire tutta la Chiesa coinvolta nell’Anno della fede?
Questa è la grande sfida. La Nota è rivolta anzitutto alla Chiesa universale, perché con l’Anno va dato un segno unitario. Si parla poi a Conferenze episcopali, diocesi, parrocchie, comunità, associazioni e credenti: nessuno si deve sentire escluso. Volendo risvegliare la fede e la gioia di viverla, si propone di rilanciare la conoscenza dei suoi contenuti. Mi piacerebbe che alla fine dell’Anno tutti i cristiani conoscessero davvero il Credo facendone la propria preghiera quotidiana. Sarebbe un segno veramente unitario, la riscoperta delle proprie radici, la conoscenza di Chi e cosa è al centro del nostro credere. Ecco perché la Nota sottolinea l’importanza di gesti come il pellegrinaggio alla tomba di Pietro, o a Gerusalemme, ovvero nei luoghi dove si è professata la fede. Penso anche alla necessità, sottolineata dal Papa nella Porta fidei, che ogni vescovo compia una solenne professione di fede in cattedrale all’inizio dell’Anno. In generale, le iniziative devono puntare su tre obiettivi: la conoscenza dei contenuti della fede, del Concilio e del Catechismo.
Tra i tanti spunti, colpisce quello sui «linguaggi del cyberspazio»…
I contenuti della fede vanno individuati anche nelle opere culturali, come i film e la letteratura. Si potranno riscoprire tanti autori – penso a nomi come Chesterton, o Peguy – che hanno saputo comunicare la fede in modo immediato, ma c’è anche una chiamata in causa dei socialnetwork, che non vanno più pensati come semplici strumenti essendo ormai una cultura nella quale entrare per comunicare la fede.
La Nota insiste sulla sostanza del credere: si vuole forse dire che è stata un po’ sacrificata, a vantaggio di un approccio più “esistenziale”?
Nei decenni del post-Concilio è stata teorizzata una dicotomia tra dimensione contenutistica e quotidianità, una scissione che non ha senso: credere è ritrovare la verità sulla propria vita, non l’adesione a un contenuto astratto. Per un credente ignorare chi è Cristo vuol dire non conoscere se stessi. Verità della fede e verità della propria esistenza convergono.
Che indicazioni si offrono alle diocesi?
Mi auguro che ogni vescovo possa esprimere con la lettera pastorale i contenuti dell’Anno della fede. È poi importante che le diocesi riscoprano il senso di appartenenza del presbiterio e della comunità attorno al vescovo, anche contro una certa cultura della frammentazione: facciamo tante iniziative nelle quali, alla fine, rischia di sfuggire il senso profondo dell’unità.
E le parrocchie?
È molto importante che recuperino il Catechismo, nella prima parte tutto dedicato al tema della fede. Riprendere i punti fondamentali – in Chi credo, perché credo, come posso esprimere la mia fede – porta a riappropriarsi del credere nella dimensione personale e in quella comunitaria, perché chi crede non è mai solo.
La Nota si rivolge anche ai movimenti: che parte avranno?
Sono molto importanti per il carisma che esprimono e la presenza in ambienti che solo i laici possono raggiungere. Riflettendo sulla fede, i movimenti rinnoveranno ciascuno il proprio cammino, che dev’essere comune a quello della Chiesa.

Come sfida educativa abbiamo, come cristiani, una straordinaria occasione: aiutare questo nostro mondo, sempre più prigioniero dei dispositivi tecnologici, a riscoprire la verità più intima e nascosta della tecnica, cioè la sua insopprimibile apertura alla trascendenza. Una miniera di libertà di fronte al “dispotismo” dei dispositivi…

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Il Papa del 2012

Posted by marilena marino On gennaio - 9 - 2012 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Ecumenismo, catechismo e Concilio nell’Anno della fede

In vista dell’Anno della fede proclamato da papa Benedetto XVI dall’11 ottobre 2012 fino al 24 novembre 2013, la Congregazione per la Dottrina della fede pubblicherà il prossimo 7 gennaio una Nota con “indicazioni pastorali” in vista dell’evento, articolate in quattro livelli: Chiesa universale, conferenze episcopali, diocesi e infine parrocchie, comunità e movimenti.

L’inizio dell’Anno della Fede, viene sottolineato, coincide con due importanti anniversari: il 50esimo dell’apertura del Concilio Vaticano II e il 20esimo della promulgazione del Catechismo della Chiesa cattolica. E la centralità sarà uno dei temi dominanti dell’Anno, alla luce dell’impegno di Benedetto XVI per «una corretta comprensione del Concilio», promuovendo quella che lui stesso ha denominato «l’ermeneutica della riforma», del «rinnovamento nella continuità».

Nell’introduzione della Nota si osserva, viene ribadito che l’Anno della fede «vuol contribuire a una rinnovata conversione al Signore», alla riscoperta della fede, affinché i cristiani siano testimoni «credibili e gioiosi» per quanti sono alla ricerca di Dio.

Le indicazioni pastorali, si legge ancora, hanno l’intento di favorire l’incontro con Gesù attraverso testimoni della fede, sia la conoscenza sempre maggiore dei suoi contenuti. In particolare, accanto a una solenne celebrazione del Papa per l’inizio dell’Anno della fede, vengono auspicate iniziative ecumeniche per favorire il «ristabilimento dell’unità fra tutti i cristiani». Con tale finalità, avrà luogo una solenne celebrazione ecumenica.

Si auspica un ampio uso dei mezzi di comunicazione e dell’arte, con trasmissioni televisive e radiofoniche, film e pubblicazioni accessibili a un ampio pubblico. Verrà inoltre realizzato un apposito sito Internet sull’Anno della fede.

A livello diocesano, spiega la nota, l’Anno sarà «occasione di dialogo creativo tra fede e ragione» attraverso convegni e simposi, e come tempo favorevole per «celebrazioni penitenziali» in cui chiedere perdono a Dio, «specialmente per i peccati contro la fede».

La Nota annuncia che, per la preparazione dell’Anno, è stato istituito presso la Congregazione per la Dottrina della Fede un apposito Comitato di cui fanno parte tra gli altri, i cardinali Levada, Bagnasco, George, Ouellet, Piacenza e Schonborn, monsignor Fisichella e i vescovi di Ratisbona Gerhard Ludwig Muller e di Tripoli Raffaello Martinelli. Inoltre per coordinare le diverse iniziative promosse dai diversi dicasteri, sarà istituita un’apposita segreteria presso il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova evangelizzazione.

CELEBRAZIONE EPIFANIA

Come aveva fatto in settimana nell’udienza generale del 4 gennaio, Benedetto XVI ha ricordato nella Messa e nell’Angelus del 6 gennaio – di cui i notiziari si sono occupati quasi solo per l’annuncio della creazione di 22 nuovi cardinali – che l’Epifania è anzitutto «una festa della luce». «Quella “luce nuova” che si è accesa nella notte di Natale (cfr Prefazio di Natale I) – ha affermato il Papa nell’Angelus –, oggi incomincia a risplendere sul mondo, come suggerisce l’immagine della stella», di cui il Pontefice rivendica il carattere storico: fu «un segno celeste che attirò l’attenzione dei Magi e li guidò nel loro viaggio verso la Giudea».

In realtà, «tutto il periodo del Natale e dell’Epifania è caratterizzato dal tema della luce, legato anche al fatto che, nell’emisfero nord, dopo il solstizio d’inverno il giorno riprende ad allungarsi rispetto alla notte». Questo ha permesso a molti popoli appena cristianizzati di comprendere meglio i misteri del tempo di Natale – non a caso un tema caro a un grande studioso di religioni comparate onorato il 6 gennaio con la nomina a cardinale, il professore belga Julien Ries. Ma in realtà, «al di là della loro posizione geografica, per tutti i popoli vale la parola di Cristo: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12). Gesù è il sole apparso all’orizzonte dell’umanità per illuminare l’esistenza personale di ognuno di noi e per guidarci tutti insieme verso la meta del nostro pellegrinaggio, verso la terra della libertà e della pace, in cui vivremo per sempre in piena comunione con Dio e tra di noi».

L’omelia della Messa papale è partita, sempre in tema di luce, dalle parole del profeta Isaia: «Alzati, [Gerusalemme,] rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te» (Is 60,1). Si trova anzitutto qui il vero «contenuto della festa»: «è venuto nel mondo Colui che è la vera Luce, Colui che rende gli uomini luce». In questi senso, «il cammino dei Magi d’Oriente è per la liturgia soltanto l’inizio di una grande processione che continua lungo tutta la storia», verso Betlemme e verso Gesù. Dunque «il cammino di questi uomini è solo un inizio. Prima erano venuti i pastori – le anime semplici che dimoravano più vicino al Dio fattosi bambino e che più facilmente potevano “andare di là” (cfr Lc 2,15) verso di Lui e riconoscerLo come Signore. Ora, però, vengono anche i sapienti di questo mondo. Vengono grandi e piccoli, re e servi, uomini di tutte le culture e di tutti i popoli. Gli uomini d’Oriente sono i primi, ai quali tanti, lungo tutti i secoli, vengono dietro». I Magi, così, «inaugurano il cammino dei popoli verso Cristo».

Nella Messa dell’Epifania il Papa ha conferito la consacrazione episcopale a due nuovi nunzi apostolici, in Irlanda e in Georgia e Armenia. E, ha detto il Papa, nei Magi che «come primi pagani trovarono la via verso Cristo, possiamo forse cercare – nonostante tutte le differenze nelle vocazioni e nei compiti – indicazioni per il compito dei Vescovi». Chi erano, infatti, i Magi? «Gli esperti ci dicono che essi appartenevano alla grande tradizione astronomica che, attraverso i secoli, si era sviluppata nella Mesopotamia e ancora vi fioriva». Questa informazione non basta però a capire il ruolo dei Magi nella storia della salvezza. «C’erano forse molti astronomi nell’antica Babilonia, ma solo questi pochi si sono incamminati e hanno seguito la stella che avevano riconosciuto quale stella della promessa, quale indicatore della strada verso il vero Re e Salvatore. Essi erano, possiamo dire, uomini di scienza, ma non soltanto nel senso che volevano sapere molte cose: volevano di più. Volevano capire che cosa conta nell’essere uomini».

È verosimile che i Magi conoscessero qualcosa della storia d’Israele. «Probabilmente avevano sentito dire della profezia del profeta pagano Balaam: “Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele” (Nm 24,17)». E vollero andare a fondo, come «persone dal cuore inquieto, che non si accontentavano di ciò che appare ed è consueto. Erano uomini alla ricerca della promessa, alla ricerca di Dio. Ed erano uomini vigilanti, capaci di percepire i segni di Dio, il suo linguaggio sommesso ed insistente». Probabilmente i Magi non furono presi troppo sul serio in questa loro ricerca nell’ambiente di origine, dei dotti della Mesopotamia: «possiamo immaginare che dovettero sopportare qualche derisione, perché si incamminarono verso il Re dei Giudei, affrontando per questo molta fatica». Però «per essi non era decisivo ciò che pensava e diceva di loro questo o quello, anche persone influenti ed intelligenti. Per loro contava la verità stessa, non l’opinione degli uomini. Per questo affrontarono le rinunce e le fatiche di un percorso lungo ed incerto. Fu il loro coraggio umile a consentire ad essi di potersi chinare davanti al bambino di gente povera e di riconoscere in Lui il Re promesso, la cui ricerca e il cui riconoscimento era stato lo scopo del loro cammino esteriore ed interiore».

Che cosa c’entra tutto questo con i vescovi? «Anche il Vescovo deve essere un uomo dal cuore inquieto che non si accontenta delle cose abituali di questo mondo, ma segue l’inquietudine del cuore che lo spinge ad avvicinarsi interiormente sempre di più a Dio, a cercare il suo Volto, a conoscerLo sempre di più, per poterLo amare sempre di più. Anche il Vescovo deve essere un uomo dal cuore vigilante che percepisce il linguaggio sommesso di Dio e sa discernere il vero dall’apparente. Anche il Vescovo deve essere ricolmo del coraggio dell’umiltà, che non si interroga su che cosa dica di lui l’opinione dominante, bensì trae il suo criterio di misura dalla verità di Dio e per essa s’impegna: “opportune – importune”». I Magi insegnano dunque ai vescovi che devono avere il coraggio di opporsi alle idee dominanti, e che questo coraggio deriva dalla vita spirituale e dall’umiltà. Ancora oggi il vescovo «deve avere l’umiltà di chinarsi davanti a quel Dio che si è reso così concreto e così semplice da contraddire il nostro stolto orgoglio, che non vuole vedere Dio così vicino e così piccolo».

Consacrando i due vescovi il Papa ha rivolto loro – secondo la liturgia della consacrazione episcopale – otto domande, che iniziano sempre con la parola: “Vultis? – volete?». Nell’omelia il Papa ha fatto cenno ad alcuni di questi «volete?»: «il “praedicare Evangelium Christi”, il “custodire” e “dirigere”, il “pauperibus se misericordes praebere”, l’“indesinenter orare”. L’annuncio del Vangelo di Gesù Cristo, il precedere e dirigere, il custodire il sacro patrimonio della nostra fede, la misericordia e la carità verso i bisognosi e i poveri, in cui si rispecchia l’amore misericordioso di Dio per noi e, infine, la preghiera continua sono caratteristiche fondamentali del ministero episcopale».

Il vescovo deve, secondo l’insegnamento dei maestri spirituali, in un certo senso pregare sempre, praticare – il che, secondo il suo stato, può essere raccomandato a ogni cristiano – «la preghiera continua che significa: non perdere mai il contatto con Dio; lasciarsi sempre toccare da Lui nell’intimo del nostro cuore ed essere così pervasi dalla sua luce. Solo chi conosce personalmente Dio può guidare gli altri verso Dio. Solo chi guida gli uomini verso Dio, li guida sulla strada della vita».

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Sentinelle Mass Media

Posted by marilena marino On novembre - 26 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Roma.Una guida alternativa per i nuovi quartieri intermediali, ospitale ed accogliente, capace di orientare e aprire alla trascendenza. E l’animatore della cultura e della comunicazione, colui che “introduce spazi di dialogo tra reale e virtuale” e sa far guardare oltre. Piu’ che uno specialista, ” è un esperto di umanita’ e un cittadino a pieno titolo del pianeta digitale, dato che fa della logica del dono, della condivisione, dello scambio, il proprio stile relazionale”, ha spiegato mons. Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali e sottosegretario della Cei.

Intervenendo alla sessione “in presenza” del corso Anicec che si è svolto a Roma nei giorni scorsi, Pompili ha tracciato l’identikit di quella che sempre piu’ deve diventare una figura di riferimento nell’ambito sociale e culturale. Soprattutto oggi che la rete rappresenta “l’elemento sintetico dell’attuale stagione post-mediale”. L’animatore” non trasmette, ma prima di tutto incontra chi si sente smarrito o vuole conoscere meglio per poter abitare”. si tratta di una persona che sa uscire “dalle mappe uffficiali e dalle mode del momento, con le loro parole chiave che durano meno di una stagione, e dagli entusiasmi tecnologici cosi’ poco inclini alla questione del senso , per esplorarne le potenzialita’ alla luce di una passione e di un interesse per l’umano e di un desiderio di pienezza”. In quest’ottica, ha tenuto a precisare Pompili, il servizio che offre non risponde a un ” dover essere”, ma a un ” non poter fare a meno”, mosso da un desiderio autentico di condividere con altri cio’ che si è conosciuto e compreso”. Del resto, ha ricordato, “l’animatore è tale perchè ha un fuoco dentro, ha qualcosa d’importante da dire e sente il bisogno di testimoniare che è “la verticalita’ che buca la rete e restituisce all’orizzontalita’ il suo significato pieno e umanizzante”.

Secondo il sottosegretario della Cei, ” la vera sfida oggi è quella della trascendenza: essere pienamente dentro, ma affacciati su un altrove; essere nel web ma non del Web”. ” Nella cultura contemporanea, ha rilevato, si pensa che escludere la dimensione del sacro renda l’uomo piu’ libero: in realta’ escludere, negare o relegare nella sfera esclusivamente privata lo spazio del sacro impoverisce l’esperienza umana e la qualita’ della vita di tutti”.

Quella dell’animatore è dunque una vera missione: a lui è richiesto di essere “sentinella” che vigila e aiuta a restare svegli,  e al contempo 2 lievito che tiene in movimento e sa riconoscere e sviluppare le sinergie e i possibili contributi, specie dei giovani”. Questo significa saper cogliere, della logica digitale, la “non separabilita’ dell’imparare e dell’insegnare, entrambe attitudini qualificanti dell’essere umano di ogni eta’, favorendo lo scambio dei ruoli e le alleanze educative tra le generazioni e tra persone con capacita’ diverse”. e inoltre ” promuovere convivialita’, anche intergenerazionale, condivisione e una quotidianita’ che consolida il tessuto relazionale e da’ spessore alla comunicazione”. Occorre ” valorizzare i media tradizionali alla luce dei nuovi” per trasformarli “da qualcosa di dato per scontato, e quindi potente, in un’ occasione per una rigenerata capacita’ relazionale e una nuova intelligenza del mondo e persino della fede”.L’animatore, ha concluso Pompili, è , alla fine, ” il facilitatore di una nuova sintesi umanistica e promotore di un oltre rispetto a cio’ che la tecnica rende immediatamente disponibile: la partecipazione  oltre l’interattivita’, l’incontro oltre la connessione, la riconnessione della complessita’ esistenziale oltre la moltiplicazione degli spazi relazionali, il desiderio di un oltre che la tecnica suggerisce ma che non puo’ dare”.

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Perugia e Bioetica

Posted by marilena marino On novembre - 23 - 2011 ADD COMMENTS

di Mariangela Musolino

PERUGIA, CAPITALE NAZIONALE DELLA BIOETICA: ARRIVA IL CONGRESSO DELLA SOCIETA’ ITALIANA PER LA BIOETICA
Il 25 e 26 Novembre nel capoluogo perugino (Convento di S. Francesco al Monte) i massimi esperti italiani si confronteranno sul tema dell’identità di genere dal punto di vista sociale, medico, bioetico e giuridico.

Perugia – E’ tutto pronto a Perugia, presso il Convento di S. Francesco al Monte (Monteripido) per ospitare venerdì 25 e sabato 26 Novembre il X Congresso Nazionale della Società italiana per la Bioetica e i Comitati Etici (SIBCE), organizzato dal Centro regionale di bioetica Fileremo.
“Identità di genere: aspetti sociali, medici, bioetici e giuridici” sarà il titolo dell’appuntamento e per il dibattito interverranno in Umbria i massimi esperti nazionali sugli argomenti. Tra questi, S.R.E. Mons. Ignacio Carrasco De Paula, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, il Prof. Massimo Gandolfini, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’Istituto Ospedaliero di Brescia, Professore in Neurochirurgia, il prof. Filippo M. Boscia, Presidente nazionale della Società Italiana di Bioetica e Comitati Etici e Prof. Carlo Cirotto, Ordinario di Citologia ed Istologia, Università di Perugia, Presidente del MEIC.

Nel corso del congresso si punterà l’attenzione sull’influenza della cosiddetta “teoria del gender”, nata negli anni settanta del secolo scorso e sui suoi possibili risvolti biologici, sociali e giuridici. Nella prima sessione del venerdì si lavorerà su ”Bioetica tra Natura e Persona:una prospettiva da promuovere o da cambiare?” con Mons. De Paula, mentre nella sessione pomeridiana si tratteranno gli aspetti bio-psicologici della differenza sessuale. La giornata di sabato vedrà trattare gli aspetti socio-antropologici dell’identità sessuale, mentre la sessione conclusiva valuterà le ricadute bio-giuridiche della differenza di genere.

Il Congresso della SIBCE prenderà il via a partire dalle ore 9.00 del 25 Novembre. Al Convegno sono stati riconosciuti 12 crediti ECM pertanto, il personale medico che lo desiderasse, può richiedere l’attestato. Tutte le informazioni sulle iscrizioni sono disponibili al numero 348/6842253.

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“Cattedrale aperta” a Genova

Posted by Moreno Migliorati On novembre - 21 - 2011 ADD COMMENTS

“La democrazia e gli assoluti: credenti e laici a confronto”: è il titolo del primo appuntamento del nuovo ciclo di incontri “Cattedrale aperta” che si aprirà mercoledì 23 novembre  a Genova con la presenza del vescovo di Terni-Narni-Amelia, mons. Vincenzo Paglia, e del presidente dell’Istituto della Enciclopedia italiana, Giuliano Amato. All’incontro, che si terrà nella cattedrale di San Lorenzo, sarà presente l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco.

“Ascoltare autorevoli voci di uomini di cultura cristiani o di intellettuali laici aperti al confronto con la dimensione religiosa – ha affermato il direttore dell’ufficio diocesano per la cultura, p. Mauro De Gioia – è uno strumento molto importante per far crescere in noi credenti la consapevolezza della ricchezza dell’antropologia cristiana, e al tempo stesso non avere chiusure preconcette e tentazioni di fondamentalismo nei confronti dei non credenti”.

I prossimi due appuntamenti si terranno il 18 gennaio e il 15 febbraio. Interverranno, rispettivamente, il card. Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, e Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, su “Etica della vita ed etica sociale”, ed il card. Stanislaw Dziwisz, arcivescovo metropolita di Cracovia, su “Il beato Giovanni Paolo II: un Papa e un esempio per il nostro tempo”.

(via SpiritualSeeds.info)

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Animatori all’Attack!

Posted by marilena marino On novembre - 15 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Gli orologi un’ora indietro, la festa dei santi, i colori dell’autunno, le castagne… e il corso Anicec. Eh sì, perché da quando, più di sette anni fa, il Direttorio (Comunicazione e missione, 121-142) ha in qualche modo “codificato” la figura dell’animatore della cultura e della comunicazione, per ben cinque annate la Chiesa Italiana ha messo a disposizione di tutte le diocesi un corso di alta formazione in e-learning per preparare proprio questa schiera di volontari a servizio delle proprie comunità nell’ambito strategico della cultura e della comunicazione. Il corso 2011 si sta avviando alla conclusione, quello 2012 (il sesto, dunque) sta per aprire le iscrizioni. Non rimane che invitarvi, come sempre, a spargere la voce, ad informarne chi può essere interessato, o magari (perché no?) a decidere di iscrivervi, se qualcuno ancora non lo avesse fatto.
In occasione del consueto incontro residenziale del corso ANICEC, corso di alta formazione in e-learning per Animatori della Cultura e della Comunicazione, che si terrà dal 18 al 20 novembre 2011 presso la Domus Pacis Torre Rossa Park (via Torre Rossa 94, Roma), Dario Edoardo Viganò (Direttore scientifico del corso ANICEC) terrà la relazione di apertura dal titolo “I digital media e la nuova audience”. Oltre alla presenza di Viganò, sono previsti nei tre giorni di convegno gli interventi di: Antonio Spadaro (Direttore de «La Civiltà Cattolica»), Silvano Petrosino (Università Cattolica di Milano), Chiara Giaccardi (Università Cattolica di Milano), Ruggero Doronzo e Arianna Prevedello (Animatori culturali). A chiudere i lavori del convegno sarà mons. Domenico Pompili (Sottosegretario CEI, Direttore Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali), con una relazione dal titolo “Animatori, per quale servizio?”. Per informazioni: www.anicec.it; http://www.chiesacattolica.it/comunicazione.
Dopo la pubblicazione del Documento CEI dal titolo “EDUCARE ALLA VITA BUONA DEL VANGELO”, che impegna la Chiesa Italiana per il prossimo decennio a riflettere ed agire sul delicato tema, il Corso di Formazione intende offrire una nuova occasione per renderci maggiormente consapevoli di quali rischi cela la cultura digitale e quali opportunità si aprono per chi non intenda rinunciare ad essere educatore. La perdita dell’interiorità, la superficialità nel vivere le relazioni, la fuga nell’emotività, il prevalere dell’opinione, sono stati indicati dal Papa nel suo recente discorso al Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, come i rischi più pericolosi. Nel nuovo contesto culturale dominato dai media, sta infatti nascendo una nuova umanità, incidendo “sul contesto vivente e pulsante nel quale i pensieri, le inquietudini e i progetti degli uomini nascono alla coscienza e vengono plasmati in gesti, simboli e parole”. Il corso vuole aiutare tutti a riflettere sull’urgenza di iniziative che pongano anche noi sulla strada della comunicazione, riuscendo così a dire il bene che ci anima, la Parola che ci sostiene, a trovare quelle parole nuove che vivificano la comunicazione e la rendono pienamente umana. Ricordiamo che  il corso di alta formazione a distanza per “Animatori della comunicazione e della cultura” si avvale del supporto accademico della Pontificia Università Lateranense, nel quadro delle attività del Centro interdisciplinare Lateranense.  Esso propone di formare una figura che sappia utilizzare tutte le forme della comunicazione per promuovere attività culturali e comunicative all’interno della propria comunità e della propria diocesi, con particolare attenzione al territorio e ai relativi contesti culturali.

Il Direttorio delle comunicazioni sociali
“Comunicazione e missione”, Il Direttorio delle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa, della Conferenza Episcopale Italiana, vuole essere una magna charta delle comunicazioni sociali per sottolineare l’impegno della Chiesa italiana a comunicare il vangelo nella cultura mass mediale attraverso la proposta di nuovi percorsi e iniziative pastorali.
Il documento è una piattaforma unitaria per i media ecclesiali, gli organismi e le iniziative nel campo delle comunicazioni sociali e per i professionisti cattolici che operano nelle strutture pubbliche e private della comunicazione sociale.
Il Direttorio richiama i cattolici a non essere passivi, a trasformarsi da spettatori a protagonisti attivi acquisendo una prospettiva critica che è proprio del cristiano capace di discernere le potenzialità dei media contemporanei. Il documento individua fra gli “imprescindibili impegni della comunità ecclesiale”, la formazione e la promozione di nuove figure di animatori nel campo della comunicazione e della cultura.

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Venezia: al via gli “Appuntamenti con Gesù”

Posted by Moreno Migliorati On novembre - 7 - 2011 ADD COMMENTS

Partirà stasera un nuovo ciclo di “Appuntamenti con Gesù”, incontri di preghiera e formazione promossi dalla Caritas del patriarcato di Venezia. In questi “appuntamenti”, spiega il vicedirettore della Caritas Franco Bonaldi «si fa esperienza dell’osmosi tra le tre essenziali dimensioni del ministero e della missione della Chiesa: ascolto della Parola, celebrazione dei sacramenti e testimonianza della carità. I temi si inseriscono nelle letture liturgiche del giorno dove alcuni qualificati testimoni dimostrano come il concreto snodarsi dell’umana esistenza è il modo in cui Gesù si fa presente a tutti gli uomini ogni giorno ed in che modo una comunità cristiana può essere lievito dentro la pasta della storia, luogo di comunione per vivere la carità».
Questa sera è in programma una liturgia della Parola a carattere ecumenico realizzata con il Consiglio locale delle Chiese cristiane di Venezia; a predicare la pastora valdese Elisabetta Ribet. Invitati tutti i rappresentanti delle chiese cristiane presenti in diocesi. In qualità di “testimoni” sono stati invitati alcuni rappresentanti di ordini religiosi: francescani, salesiani, somaschi, suore del Caburlotto, di Maria Bambina, francescane di Cristo Re.
Le date previste per gli incontri successivi sono i primi lunedì del mese, a partire appunto da oggi, 7 novembre 2011, fino a lunedì 7 maggio 2012 con orario 18.30 – 19.45 presso la chiesa parrocchiale del Cuore Immacolato di Maria (Altobello) a Mestre.

(via SpiritualSeeds.info)

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Assisi accoglie il Papa

Posted by marilena marino On ottobre - 25 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Ad Assisi “pellegrini” di pace
«Pellegrini della verità, pellegrini della pace». È questo il tema della Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo che verrà celebrata il prossimo 27 ottobre ad Assisi a 25 anni dello storico incontro che si tenne nella cittadina umbra nel 1986 per volontà del beato Giovanni Paolo Il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, che si occupa della parte organizzativa, ha spiegato che Benedetto XVI ha voluto porre la Giornata di Assisi, oltre che nel segno della preghiera e del digiuno anche nel segno del pellegrinaggio. E si è soffermato sulla ricerca della verità quale dimensione forte dell’evento, «per vincere ogni forma di pregiudizio, ma anche di sincretismo che offusca l’identità». Il porporato ha ribadito poi che, anche per salvaguardare l’identità di ciascun partecipante ed evitare appunto rischi di sincretismo, non ci saranno momenti di preghiera comune, ma ciascuno potrà farlo individualmente in cuor suo. Un momento pubblico di preghiera ci sarà invece il giorno prima, la mattina di mercoledì 26, quando il Papa, al posto della consueta udienza generale, presiederà una liturgia della Parola in piazza San Pietro. Turkson ha sottolineato anche una grande novità della Giornata di Assisi di quest’anno: la presenza di quattro intellettuali non credenti, tra i quali la professoressa bulgara residente a Parigi Julia Kristeva e il filosofo italiano Remo Bodei. All’origine di questa scelta, ha spiegato monsignor Melchior José Sánchez de Toca, sotto-segretario del Pontificio Consiglio della cultura, vi è la convinzione del Papa che l’uomo «sia credente sia non credente è sempre alla ricerca di Dio e dell’Assoluto».

L’arcivescovo Pierluigi Celata, segretario del Pontificio Consiglio per il dialogo inter-religioso, ha informato che ad Assisi saranno presenti ben 176 esponenti delle diverse tradizioni religiose non cristiane e non ebraiche. Dai Paesi arabi e mediorientali e da quelli occidentali arriveranno 48 musulmani, tra i quali spiccano un rappresentante del re dell’Arabia Saudita e il presidente azero della Direzione dei musulmani del Caucaso. La presenza musulmana è statisticamente ancor più forte rispetto ai precedenti raduni nella città francescana: nel 1986 erano 11, 32 otto anni fa per la preghiera post-11 settembre, 50 quelli previsti tra pochi giorni. Ma sarà meno qualificata anche per le turbolenze che hanno colpito il nordafrica (la celebre università islamica egiziana di al Azhar non sarà rappresentata). Ci saranno poi indù (tra cui un nipote del Mahatma Gandhi, che partecipò alla Giornata del 1986), sikh, zoroastriani, buddisti, seguaci di Confucio, shintoisti, rappresentanti delle religioni tradizionali dell’India, dell’Africa e dell’America (da dove arriverà suor Kateri Mitchell, della tribù Mohawk, direttrice della Tekakwitha Conference che associa gli aborigeni cattolici nordamericana). Per la prima volta ci sarà anche un rappresentante Bahai e un leader buddista della Cina popolare, mentre il Dalai Lama, pur invitato, non potrà partecipare ma invierà un suo delegato.

Don Andrea Palmieri, incaricato della sezione orientale del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, ha spiegato che saranno 17 le delegazioni non cattoliche coinvolte nell’evento. Sarà il patriarca ecumenico Bartolomeo I a guidare il gruppo proveniente da Costantinopoli, mentre per il patriarcato di Mosca ci sarà il metropolita di Astana Aleksandr. Le Chiese ortodosse orientali avranno inviati dal patriarcato siro-ortodosso, dalla Chiesa apostolica armena e dalla Chiesa ortodossa siro-malankarese, compresa anche una delegazione della Chiesa assira dell’Oriente. Tredici invece le delegazioni delle comunità cristiane d’Occidente, tra le quali quella della Comunione anglicana, guidata dal primate Rowan Williams. Con il Papa saranno, fra gli altri, anche i membri della Federazione luterana mondiale, della Comunione mondiale delle Chiese riformate e del Consiglio metodista mondiale. Prestigiosa anche la rappresentanza del mondo ebraico internazionale, tra cui figurano i delegati del Gran rabbinato di Israele e il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni.

Alla Conferenza stampa ha partecipato anche il vescovo salesiano Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, che ha saranno complessivamente circa 300 i delegati che, in treno, accompagneranno Benedetto XVI ad Assisi. Ci saranno anche i responsabili di numerosi dicasteri della Curia romana, rappresentanti di vari episcopati cattolici e leader di movimenti ecclesiali.

Per preparare l’evento di Assisi il Pontificio Consiglio della giustizia e della pace ha poi raccolto in un libretto, edito dalla Libreria editrice vaticana i dieci interventi, apparsi sull’Osservatore Romano a luglio a firma dei cardinali Tarcisio Bertone, Jean-Louis Tauran, William J. Levada, Kurt Koch, Peter Turkson e Gianfranco Ravasi, del vescovo Domenico Sorrentino, di Andrea Riccardi (Comunità di Sant’Egidio), Maria Voce (Movimento dei Focolari) e don Julian Carron (Comunione e liberazione).

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Torino: si parlerà di giovani alla “Cattedra del dialogo”

Posted by Moreno Migliorati On ottobre - 13 - 2011 ADD COMMENTS

“Se c’è un umile grande scopo è quello per noi adulti di ‘conoscere’ sempre meglio con grande benevolenza e magnanimità i giovani di questa nostra generazione. E saper e poter offrire loro sempre più occasioni per presentarsi, interloquire, aver spazi per proporre e collaborare”. Con questo spirito, espresso da mons. Luciano Pacomio, delegato della Conferenza episcopale piemontese per la pastorale delle comunicazioni sociali, si apre questa sera a Torino il quarto ciclo della “Cattedra del dialogo”. Filo conduttore su cui si rifletterà fino al 12 aprile, ogni secondo giovedì del mese, è “Il giovane ignoto, a chi?”. Il rapporto con la politica, il lavoro e la comunicazione saranno tra gli aspetti al centro del percorso della “Cattedra”. Obiettivo primario è “creare un dialogo efficace e costruttivo tra le generazioni”.

Questa sera, alle 21, al Centro incontri della Regione Piemonte (corso Stati Uniti, 23), dopo una video-introduzione curata dall’associazione “Outsider”, la parola passerà a don Marco Pozza, sacerdote veneto, autore tra l’altro del libro “Penultima lucertola a destra”. La “Cattedra” è realizzata in collaborazione con il Servizio nazionale per il progetto culturale della Cei.

(via SpiritualSeeds.info)

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I leader di tutte le grandi religioni mondiali, domenica 11 settembre, alle ore 14.46 (8.46 a New York, ora dell’attacco alle Torri gemelle), si riuniranno a Monaco di Baviera, in Marstallplatz, in collegamento video con Ground Zero, per la cerimonia di commemorazione degli attentati terroristici del 2001.
L’evento, il più’ grande in Europa in memoria dell’11 settembre 2001, prevede una vasta partecipazione di cardinali e vescovi della Chiesa cattolica, insieme a rappresentanti delle Chiese evangeliche e riformate, delle Chiese ortodosse e orientali e a delegazioni ebraiche, islamiche e del buddismo giapponese L’iniziativa è promossa dalla Comunità Sant’Egidio e dalla diocesi di Monaco-Frisinga a dieci anni di distanza dall’attentato e a 25 anni dall’incontro di preghiera per la pace di Assisi nel 1986”. L’evento di commemorazione si inserisce nell’ambito dell’incontro internazionale Preghiera “Bound to live together. Religioni e culture in dialogo”, in programma dall’11 al 13 settembre nella città tedesca e organizzato dalla Comunità e dalla diocesi di Monaco.

(via SpiritualSeeds.info)

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Musica a Bagnaia

Posted by Agostino On giugno - 13 - 2011 ADD COMMENTS


di Agostino Lupo

Anche domenica 12 giugno la sala della comunità di Bagnaia è stata animata da tanti bambini e ragazzi con la esecuzione di intensi brani musicali che hanno allietato il numeroso pubblico presente. “ La musica è anche meglio di una medicina – ha detto il parroco don Aldo – tanto che in Venezuela il M° Antonio Abreu ha utilizzato quest’arte per sottrarre alla strada, alla droga e alla prostituzione migliaia di bambini, ragazzi e giovani, formando molte orchestre giovanili che ora diffondono nel mondo la loro musica. Pensate – ha continuato nell’esempio – che il giovane Josè Omar, sofferente della sindrome di Down, attraverso questo metodo non solo è riuscito a divenire un bravo musicista, ma ha potuto anche raggiungere il suo sogno di dirigere una grande orchestra”. A chiamare a raccolta la dinamica frazione perugina, questa volta ci ha pensato l’Istituto musicale diocesano di Perugia “G. Frescobaldi”, presentando il Saggio di pianoforte della sezione staccata di Bagnaia, guidata dalla M° Patrizia Vescovi. Tredici musicisti “in erba”, più o meno emozionati, si sono abilmente cimentati, suonando al pianoforte una quarantina di melodie tratte da una ventina di autori diversi, tra classici e moderni. “Come è bello ascoltare questi giovani che si dedicano alla musica – ha detto mons. Francesco Spingola, direttore dell’Istituto musicale diocesano – e mentre ascoltavo le loro melodie mi è venuto in mente che anche in Paradiso, dove speriamo di ritrovarci, potremo essere avvolti da bella musica perché è scritto che li si ascoltano lodi melodiose a Dio. La musica vibra nell’aria e anche gli animali sono attratti da questo linguaggio; tanto che ricordo con molto piacere quando osservavo tanti uccellini avvicinarsi alle finestre delle aule dove facevo cantare i miei allievi. So che in questa sala della comunità – ha concluso – fate anche teatro e questo è molto bello e dimostra che alla periferia a volte si fanno cose stupende, che fanno emergere fiori belli da apprezzare e curare.” Appuntamento al prossimo anno con la classica foto ricordo.

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