Saturday, May 19, 2012

Salone del Libro

Posted by Moreno Migliorati On maggio - 10 - 2012 ADD COMMENTS

Prende il via oggi a Torino (per concludersi il 14 maggio) la XXV edizione del Salone internazionale del libro. Ben rappresentata anche l’editoria cattolica, in particolare, nello stand curato dall’Associazione Sant’Anselmo(Padiglione 2, Stand G10), con la collaborazione della Arcidiocesi di Torino, dell’Unione Editori e Librai Cattolici Italiani, e del Consorzio Editoria Cattolica, dove saranno presenti libri selezionati fra tutti gli editori italiani e riviste italiane di teologia e cultura religiosa.

Il tema del Salone del Libro 2012, la rivoluzione digitale, per le sue ricadute sulla comunicazione e sui legami tra le persone, si intreccia con il tema della famiglia, che sarà oggetto pochi giorni dopo di un grande evento mondiale a Milano a cui parteciperà anche papa Benedetto XVI.

Questo aggancio è la proposta dello stand al Salone del Libro curato dall’Associazione Sant’Anselmo per il Progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana, sia nella selezione dei libri esposti nello stand, sia negli incontri che organizza.

Lo stand, oltre a presentare le ultime novità concernenti i temi dell’antropologia religiosa, della Bibbia, della teologia, della storia e dell’arte religiosa, dedica uno spazio ai testi che riguardano i cambiamenti personali e familiari dell’era digitale, e uno spazio alla produzione editoriale italiana sui temi della famiglia del lavoro e della festa. Allo stesso modo gli incontri, trattano del significato antropologico e di quello cristiano del matrimonio e della famiglia, anche con testimonianze e occasioni di dibattito con posizioni diverse.

(via SpiritualSeeds.info)

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ZVENIGOROD e STOROZHEVSKY

Posted by Daniela Asaro Romanoff On maggio - 5 - 2012 ADD COMMENTS

di Daniela Asaro Romanoff

A 60 km a ovest di Mosca, in una bellissima zona, denominata la ‘Svizzera Moscovita’, per la ricchezza di paesaggi incantevoli, sorge un’antica città: Zvenigorod ( in lingua russa significa ‘città sonora’). Varie leggende ci danno una spiegazione in merito a questo nome. Si dice che un militare si trovava a vigilare in una torre campanaria vicina alla città. Vedendo che si stava avvicinando il nemico, il militare diede l’allarme, suonando le campane. Il suono raggiunse una torre di guardia simile, situata poco distante e le campane di quella torre cominciarono a suonare. Il loro suono arrivò fino ad un’altra torre di guardia e così avanti, sino a Mosca, tutte le campane si misero a suonare, avvisando che il nemico stava sopraggiungendo. Un’altra leggenda racconta che i fondatori della città, provenienti da Kiev e da Galich, la denominarono in tale modo, poiché avevano udito un lieve tintinnare di campane tra i gorgoglii del fiume Moskva.

Molto probabilmente Zvenigorod è una città ancora più antica di Mosca, ma nelle Cronache non si hanno sue notizie. Viene nominata, per la prima volta, nel testamento del Principe Ivan Danilovic Kalita, nel 1339. Ben presto Zvenigorod fu la seconda città più importante del principato dopo Mosca. Alla morte del Principe Dimitri Donskoy (1389), la città iniziò ad essere governata dal secondogenito: Yuri Dimitrievich. In quei tempi raggiunse l’apice della sua prosperità.

Il Principe Yuri nacque nel novembre 1374 ed ebbe un padrino d’eccezione: Sergio di Radonezh. Il Principe Yuri crebbe in un ambiente in cui poteva trovare molti stimoli e motivazioni per leggere, studiare, progredire come essere umano attraverso la cultura. Fu anche uomo di azione. All’epoca della battaglia di Kulikovo aveva solamente sei anni, ma partecipò a molte altre battaglie. Durante il governo di Yuri, Zvenigorod fu davvero una città splendida e fiorente. Furono fatte costruire mura, torri e nel 1407 venne edificata una Cattedrale in pietra bianca: la Cattedrale dell’Assunzione.

Il Principe Yuri chiamò pittori eccellenti come Andrej Rublev e Daniil Cherny, affinchè gli edifici religiosi fossero impreziositi da meravigliose Icone. Alla fine del XIV secolo, sulla collina Storozhevoi, fu costruito il Monastero, denominato Savvino Storozhevsky, dal nome del primo Padre superiore, San Savva, discepolo di San Sergio di Radonezh e confessore del Principe Yuri. Fu proprio Yuri che chiese al suo confessore che venisse edificato un Monastero sulla collina Storozhevoi.

Dapprima fu eretto un piccolo Monastero in legno.

In seguito il luogo sacro si arricchì di bellissimi edifici. Nel 1399 Savva benedisse Yuri, che si accingeva a partire per una battaglia di difesa della Terra russa. Le preghiere di Savva furono ascolatate ed il Principe, ritornato vincitore, fece edificare, come ringraziamento al Signore, la grande Chiesa della Natività.

Aleksey Mikhailovic Romanov fu un altro grande benefattore del Monastero. Il luogo sacro venne fortificato con mura di pietra e torri. All’interno delle torri c’era la casa dello Zar Aleksey.

Nel 1665 venne commissionata anche la forgiatura di una straordinaria campana all’artigiano Alexander Grigor’ev. La Campana pesava 34 tonnellate. Nel 1668 fu portata al Monastero, venne denominata la Grande Campana dell’Annunciazione. Il suono melodioso poteva essere udito anche nei paesi che circondavano la città di Zvenigorod. Proprio l’immagine di questa speciale campana fu fatta porre al centro dell’emblema della città da Caterina II nel mese di dicembre 1781.

Per molti secoli, dopo la sua fondazione, il Monastero Savvino-Storozhevsky continuò ad essere uno dei principali centri religiosi della Russia. In diverse epoche gli zar vennero a pregare assieme ai loro familiari a Savvino.

E giunse l’anno 1812, le armate napoleoniche, dopo la battaglia di Borodino, avanzavano verso Mosca.

Le armate nemiche sono sulla strada che porta a Zvenigorod” scrisse il generale Kutuzov al Conte Fyodor Vasil’evich Rostopchin. “ Speriamo di poterli annientare prima che osino invadere la capitale Mosca”.

Nelle prime ore del 1° settembre i francesi invasero Zvenigorod. Una parte dei soldati rimase in città, altri stettero nei presssi del Monastero Savvino.

 I soldati erano sottoposti agli ordini di un figlio adottivo di Napoleone: Eugéne di Beauharnais. Quest’uomo ammirato e apprezzato da tutti, si ritrovò ad essere vicino alle mura del Monastero verso la fine del mese di agosto 1812. Per sei settimane il Monastero fu occupato dalle truppe francesi. Oltre alle torri di guardia, i soldati occuparono anche la Cattedrale. In poco tempo il luogo sacro venne saccheggiato, ma le reliquie di San Savva rimasero intatte. Molti anni più tardi, nel 1839, il Duca Maksimilian Leuchtenberg, figlio di Eugéne, raccontò al Conte Novosiltsev cosa era davvero successo al Monastero Savvino. Una sera, mentre Eugéne si era ritirato in una cella del Monastero per dormire, udì uno scricchiolìo. La porta della cella fu aperta da un uomo che indossava un lungo vestito nero. Quest’uomo si avvicinò a Eugéne ed egli poté vedere bene il suo volto, anche se la cella era illuminata solamente dal chiarore della luna. Era anziano, con la barba, e rimase in silenzio ad osservare il Principe. Poi, a bassa voce, disse:” Non permettere ai tuoi uomini di devastare ulteriormente il Monastero e, soprattutto, togliete le armi dalla Chiesa. Se farai quanto ti chiedo, la Grazia del Signore sarà con te e ritornerai nella tua Patria sano e salvo.” Dopo aver pronunciato queste parole lasciò la cella.

Il Principe Eugéne si alzò presto la mattina dopo ed ordinò al suo aiutante di far proseguire le truppe verso Mosca. Bisognava andarsene dal Monastero e dalla città di Zvenigorod. Eugéne entrò in Chiesa e fu attratto da una tomba e da un’Icona. Il volto rappresentato nell’Icona assomigliava moltissimo a quello dell’uomo anziano, che gli aveva parlato la sera precedente. Il Principe si inchinò con reverenza, capì che quell’uomo era San Savva. Dopo tale evento il Principe combattè in molte altre battaglie, ma non fu mai ferito. Anche dopo la caduta di Napoleone, rimase un uomo amato e rispettato. Sul letto di morte fece promettere al figlio di andare in Russia a venerare le reliquie del Santo. Quindici anni dopo la morte del padre, il Duca Maximilian Leuchtenberg si recò al Monastero Savvino.

Durante il XIX  secolo  Zvenigorod e i suoi dintorni fecero confluire poeti, musicisti, mercanti per il clima favorevole e i paesaggi incantevoli. Parecchi inziarono a trascorrere lì le vacanze estive.

Durante la II Guerra mondiale, Zvenigorod subì gli attacchi dei Nazisti.

 L’edificio monastico fu gravemente danneggiato. Due volte venne annunciata la cattura di Zvenigorod, tramite dei volantini in novembre, e il 2 dicembre 1941 alla Radio. L’armata russa lanciò una controffensiva e il 20 dicembre Zvenigorod e le aree limitrofe furono liberate.

Alla fine degli anni Quaranta, le bellezze naturali, l’aria salubre di Zvenigorod ricominciarono ad attirare la gente, soprattutto gli scienziati.

Già nel 1908 uno studente di Biologia dell’Università di Mosca, a sue spese, iniziò a costruire un laboratorio scientifico per studiare l’acqua della zona e gli organismi che in essa vivevano. Lo studente si chiamava Sergei Nikolaevic Skadovsky, in seguito divenne professore al Dipartimento di Biologia. Tuttora i biologi lavorano in questo interessante laboratorio assieme a chimici, geologi e fisici.

Il regime ateo, che governò la Russia per quasi settant’anni, fece chiudere il Monastero. Le aree di culto vennero confiscate e le sacre reliquie furono date ad un impiegato del Museo storico: Mikhail Uspensky.

Negli anni Venti Mikhail lavorava per il Museo di Stato ed un agente del KGB gli consegnò un piatto coperto da una stoffa. L’agente disse a Mikhail che quel piatto conteneva tutto ciò che rimaneva delle reliquie di San Savva.

Fanne ciò che vuoi” fu detto a Mikhail.

Uspensky custodì le reliquie, con grande cura, fino al 1985, in una sua casa di campagna. Solamente nel 1998 le reliquie furono restituite alla Chiesa Russa Ortodossa. Vennero portate al Monastero San Danilov, in seguito pervennero a Zvenigorod.

Nel 10° anniversario della restituzione delle reliquie alla Chiesa Ortodossa, parecchie cerimonie religiose si svolsero nelle Chiese di tutta la Russia, poiché moltissimi sono sempre stati i devoti di San Savva. Ci fu anche una toccante processione da Mosca a Zvenigorod, con migliaia di fedeli, provenienti da tutto il Paese. Fu il giorno della fulgida vittoria di San Savva, considerato Patrono dei combattenti, sull’ateismo barbaro, al servizio di politiche perverse.

                                                                         Daniela Asaro Romanoff

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Festival Biblico di Vicenza

Posted by Moreno Migliorati On maggio - 4 - 2012 1 COMMENT

di Moreno Migliorati

Presentata ufficialmente a Vicenza l’ottava edizione del Festival Biblico, in programma dal 18 al 27 maggio. Saranno 14 città coinvolte per 10 giorni di eventi, 140 appuntamenti, 10 mostre, 200 realtà coinvolte, 120 ospiti protagonisti dei quali 20 dall’estero. Temadell’edizione 2012 del Festival, è “’Perché avete paura?’ (Mc 4,40). La speranza dalle Scritture”.

Novità assoluta del Festival 2012 sarà il focus sulle terre bibliche “Linfa dell’ulivo”, organizzato dall’Ufficio pellegrinaggi della diocesi di Vicenza, che (dal 24 al 26 maggio) riunirà esperti, studiosi, storici, archeologi dei territori interessati dalla Bibbia, dalla Turchia fino all’Iraq. «La “Linfa dell’Ulivo” rientra nell’accostamento multiforme alla Bibbia che rappresenta lo spirito del Festival Biblico – dichiara mons. Roberto Tommasi, presidente del Festival -. Attraverso l’archeologia e la storia, inoltre, “Linfa dell’Ulivo” s’inserisce nel tema che la manifestazione propone per questa edizione, ovvero l’analisi delle paure dell’uomo e la risposta della certezza cristiana, che non è un’ideologia».

Numerosi gli appuntamenti dell’iniziativa che trasformerà Vicenza in una sorta di «capitale mondiale della Bibbia». Ospiti delle tre giornate saranno esperti internazionali in campo biblico: tra i vari nomi gli studiosi israeliani Dan Bahat e Mordechay Lewy,gli esegeti Romano Penna, Francesco Rossi De Gasperis, Frédéric Manns, Silvio Barbaglia, gli esperti di archeologia Stefano De Luca, Riccardo Lufrani, Giuseppe Bellia. Di rilievo è inoltre il patrocinio e la collaborazione dello Studium Biblicum Franciscanum, una delle massime istituzioni scientifiche per l’insegnamento, la ricerca sulla Sacra Scrittura e l’archeologia nelle terre bibliche.

(via SpiritualSeeds.info)

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Maggio che sa di Maria

Posted by marilena marino On maggio - 2 - 2012 ADD COMMENTS
 La devozione alla Madonna attira la miseri­cordia di Dio. L’amore di tutto il popolo cri­stiano.
«Mese del sole e dei fiori mese di Maria, che corona il tempo pasquale. Dall’Avvento il no­stro pensiero aveva seguito Gesù; ora che nella no­stra anima è scesa la grande pace della Risurrezio­ne, come non volgerci a Colei che ce lo ha donato? È venuta al mondo per preparare la sua venuta; è vissuta alla sua ombra, fino al punto che non com­pare nel Vangelo se non come Madre di Gesù, lo segue, veglia per Lui, e quando Gesù ci lascia, Ella sparisce dolcemente. Scompare, ma rimane nella mente dei popoli, perché a Lei dobbiamo Gesù».
Come in altre occasioni, Gesù sta parlando dei misteri del regno di Dio. È circondato dalla folla, che lo guarda e rimane in profondo silenzio. Im­provvisamente una donna alza la voce ed esclama: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!».
La profezia contenuta nel Magnificat comincia a compiersi: «D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata», aveva proclamato la Vergine, mossa dallo Spirito Santo. E in quel momento una donna, con la spontaneità di una persona semplice, ha dato inizio a una lode che non terminerà finché esisterà il mondo. Quelle parole di Maria, pronun­ciate nel momento della sua vocazione, raggiunge­ranno il più perfetto compimento attraverso i seco­li: poeti, intellettuali, re e soldati, artigiani, madri di famiglia, uomini e donne di età matura e bambini che hanno appena imparato a parlare; in campagna e in città, in cima alle montagne, nelle fabbriche e sulle strade; in situazioni di dolore e di gioia, in momenti solenni (quanti cristiani hanno reso l’ani­ma a Dio guardando un’immagine della Vergine, o formulando con le labbra o solo nel pensiero il dolce nome di Maria!), o semplicemente mentre si gira l’angolo di una strada sul quale si distingue appena un’immagine della Madonna; in tante circostanze, le più varie, migliaia di voci, in lingue diversissime, hanno cantato le lodi della Madre di Dio. È un coro incessante da tutta la terra, che ogni giorno attira la misericordia di Dio sul mondo, e che non si spiega se non con un esplicito desiderio di Dio. «Già fin dai tempi più antichi», ricorda il Concilio Vaticano II, «la beata Vergine è venerata col titolo di “Madre di Dio” e i fedeli si rifugiano sotto la sua protezione, implorandola in tutti i loro pericoli e le loro necessi­tà».
Tutto il popolo cristiano ha sempre saputo giun­gere a Dio attraverso sua Madre. Conoscendo per esperienza le sue continue Grazie e i suoi favori incessanti l’ha chiamata “Onnipotenza supplice”, e ha trovato in Lei la scorciatoia ‑“il sentiero, che abbrevia il cammino”‑ per giungere a Dio. L’amore ha inventato vari modi per incontrarla e onorarla. La Chiesa ha sempre promosso e benedetto la devo­zione a Maria Santissima,“cammino sicuro” per avvicinarsi al Signore, giacché Maria è pur sempre strada che conduce a Cristo. Ogni incontro con Lei non può non risolversi in un incontro con Cristo stesso. E che altro significa il continuo ricorso a Maria, se non un cercare fra le sue braccia, in Lei e per Lei e con Lei, Cristo Salvatore nostro, al quale gli uomini, negli smarrimenti e nei pericoli dì quag­giù, hanno il dovere e sentono senza tregua il biso­gno di rivolgersi, come a porto di salvezza e come a fonte trascendente di vita?
* Il mese di maggio.
Nel mese di maggio molti buoni cristiani esprimono la loro devozione alla Vergine Maria in diversi modi che animano e illuminano ogni giorno del mese. Rispondono in tal modo alla raccomanda­zione del Concilio Vaticano II: «Tutti i fedeli effon­dano insistenti preghiere alla madre di Dio e madre degli uomini, perché, dopo aver assistito con le sue preghiere la Chiesa nascente, anche ora, esaltata in cielo sopra tutti i beati e gli angeli, nella comunione dei santi interceda presso il Figlio suo». E in un altro punto si esorta “ad avere in grande stima le pratiche e gli esercizi di pietà verso di lei, raccomandati lungo i secoli dal magistero della Chiesa”. Nell’orazione, oggi, chiediamoci quali propositi abbiamo formulato, e come li stiamo concretando, per onorare nostra Madre santa Maria durante que­sto mese, che è tradizionalmente dedicato dai cri­stiani alla Vergine. La consacrazione del mese di maggio alla Vergine è nata dall’amore, che ha sem­pre cercato nuovi modi di esprimersi, e come con­trapposizione alle usanze pagane che si vivevano in molte famiglie nel “mese dei fiori”. Tra le Cantiche a Maria del Re Saggio ce n’è una che comincia così: «Benvenuto maggio!». In essa Alfonso si rallegra per il ritorno di maggio perché è il mese che ci invita a chiedere con più devozione a Maria di liberarci dal male e di colmarci di ogni bene.
Anche oggi noi cristiani, desiderosi di stare sem­pre molto vicini a Lei, le offriamo, per tutto il mese, atti di devozione e di ossequio speciali:“romerie”, per esempio, cioè visite a qualche chiesa a Lei con­sacrata; piccoli sacrifici in suo onore, ore di studio o di lavoro ben fatti, il santo Rosario recitato con più raccoglimento. Il desiderio di intimità con la Ma­dre di Dio e Madre nostra, sorge in noi spontanea­mente. Vogliamo esserle vicini come lo si può essere con una persona viva: su di Lei, infatti, la morte non ha trionfato, ed Ella sta in corpo e in anima accanto a Dio Padre, a suo Figlio e allo Spirito Santo [ ... ].
Come si comporta un figlio con sua madre? In tanti modi diversi, ma sempre con affetto e fiducia. Con un affetto che si manifesterà di volta in volta secondo le occasioni tracciate dalla vita stessa. Lun­gi da ogni freddezza, si creano così tenere e intime consuetudini domestiche fatte di piccole attenzioni quotidiane che il figlio sente il bisogno di rivolgere alla madre e di cui la madre sente la mancanza se il figlio le dimentica: un bacio, una carezza uscendo o entrando in casa, un piccolo regalo, qualche parola intensa ed espressiva.
Anche i nostri rapporti con la Madre del Cielo richiedono norme di pietà filiale che guidino il no­stro comportamento verso di Lei. Molti cristiani adottano l’antica consuetudine dello scapolare, o usano salutare ‑ non c’è bisogno di parole, basta un pensiero ‑ le immagini di Maria che si trovano in ogni casa cristiana o che adornano le strade in tante città. Altri vivono quella preghiera meravigliosa che è il santo Rosario, nel quale l’anima non si stanca di ripetere le stesse cose, come non se ne stancano gli innamorati che si amano veramente, e in cui si impara a rivivere i momenti centrali della vita del Signore. Altri ancora si sono abituati a dedicare alla Madonna un giorno della settimana [ ... ], il sabato come un’occasione per offrirle qualche piccola at­tenzione e per meditare più intensamente sulla sua maternità».
* Le «romerie». Significato penitenziale e apostolico.
Una manifestazione tradizionale di amore a nostra Madre è la“romeria” a un santuario o a una cappella della Vergine, compiuta con spirito di peni­tenza ‑ che si esprimerà forse con un piccolo sacrifi­cio: percorrendo a piedi un tratto di strada, vivendo qualche dettaglio di sobrietà che costi sacrificio… ‑ e con senso apostolico, facendo in modo di avvicinare a Dio le persone che ci accompagnano, e recitando con particolare devozione il santo Rosario.
La “romeria” può essere il momento opportuno per un apostolato fecondo con i nostri amici. Moltis­sime persone hanno ricevuto, nei santuari o nelle cappelle dedicate a Maria, Grazie ordinarie e straor­dinarie dalla Madre di Dio: alcuni hanno cambiato vita dopo essersi confessati, forse dopo molti anni, dei loro peccati; altri hanno intravisto la chiamata del Signore a una dedizione più piena al servizio di Dio e delle anime; altri ancora hanno trovato aiuto per superare gravi difficoltà dell’anima o del corpo. Nessuno se ne è mai andato da questi luoghi con le mani vuote. Paolo VI faceva notare come la Provvi­denza, “per vie spesso mirabili, ha contrassegnato i santuari mariani con un’impronta particolare”.
Le persone accorrono in questi luoghi, piccoli o grandi, dove c’è una speciale presenza della Vergi­ne, per ringraziare, per lodare Maria, per chiedere (quante volte Maria vi avrà ascoltato richieste di aiuto urgenti e piene di speranza!) e anche per rico­minciare da capo, dopo essere vissuti forse lontani da Dio. Perché, come dice Giovanni Paolo II, l’ere­dità di fede mariana di tante generazioni in questi luoghi dedicati alla Vergine non è solo ricordo di un passato, ma un punto di partenza verso Dio. «Le preghiere e i sacrifici offerti, la palpitante vitalità di un popolo, che esprime davanti a Maria le sue seco­lari gioie, tristezze e speranze, sono pietre nuove che innalzano la dimensione sacra di una fede ma­riana. Perché in questa continuità religiosa la virtù genera nuova virtù. La Grazia attrae Grazia».
Le mete di pellegrinaggio, che risalgono ai primi secoli, sono oggi innumerevoli e sparse per tutta la terra. Sono il frutto della devozione e dell’amore dei cristiani per la loro Madre lungo i secoli. Program­miamo anche noi, durante l’orazione, la nostra “ro­meria”, con senso apostolico, con carattere peniten­ziale (che agevola la preghiera e la eleva con più prontezza a Dio) e con grande devozione mariana, da esprimere attraverso la recita piena di devozione del santo Rosario. Non dimentichiamo che anche noi staremo realizzando la profezia fatta un giorno dalla Madonna: «Tutte le generazioni mi chiame­ranno beata … ». Così come non dimentichiamo nep­pure di manifestare, durante questo mese, il nostro amore alla Madonna in modo speciale.( Assoc Cattolica Gesu’ e Maria).

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Giornalismo, Perugia è “social”

Posted by marilena marino On aprile - 27 - 2012 ADD COMMENTS


Perugia, torna il Festival Internazionale del Giornalismo

Dal 25 al 29 aprile 200 eventi, 500 speaker e 3 concorsi

 

Perugia, 24 aprile 2012 – La VI edizione del Festival del Giornalismo di Perugia si e’ aperta il  25 aprile e si chiuderà domenica 29. In tutto, 200 eventi e 500 speaker in totale, tra cui Enrico Mentana, Tiziana Ferrario, Ezio Mauro, Michele Santoro, Beppe Severgnini, Marco Travaglio, Mario Tozzi.

” Per cinque giorni, Perugia sarà capitale del giornalismo”: lo evidenzia il sindaco della città,Wladimiro Boccali, sottolineando che ”sei anni fa davvero pochi avrebbero potuto prevedere che il neonato Festival in così breve tempo si sarebbe guadagnato un credito tanto vasto e che avrebbe richiamato personalità del mondo dell’ informazione, delle nuove tecnologie della comunicazione, dell’editoria”. In una nota di Palazzo dei Priori, Boccali sottolinea che ”nei prossimi cinque giorni avremo modo, attraverso decine e decine di appuntamenti, di entrare nelle pieghe di questo mestiere delicatissimo quanto decisivo per l’ affermazione di una democrazia compiuta, tra problemi, visioni di futuro, rivoluzioni metodologiche, opportunità inedite. Non sarà un giornalismo tutto rivolto a guardarsi dentro, ma anzi, una occasione per aprire finestre sulle questioni del nostro mondo”. A Boccali, ”più che la partecipazione dei bei nomi del settore”, piace richiamare quella che a suo giudizio è una ”immagine caratterizzante di questa manifestazione: lo straordinario entusiasmo di tanti ragazzi che vi prestano la loro opera come volontari o che arrivano a Perugia da tutte le parti d’Italia perché attirati da una grande curiosità per questo lavoro e dalla voglia di entrare a far parte di un mondo tanto difficile quanto suggestivo. Come sappiamo, molti di loro dovranno passare per le strettoie del precariato e per mille difficoltà, ma è bello pensare che gli eredi dei Giuseppe d’Avanzo e delle Miriam Mafai magari sono già qui e studiano da grandi giornalisti”. Infine Boccali ribadisce che ”con il Festival del giornalismo, Perugia entra nel vivo della stagione delle più importanti manifestazioni, che si era aperta sabato scorso con la mostra di Luca Signorelli. Saranno mesi decisivi per confermare che la città vuole giocare la carta della cultura per crescere e produrre sviluppo”.

Ecco un’anticipazione sui principali eventi:

ETICA E GIORNALISMO

Giovedì mattina alle 11, presso la Sala dei Notari del Palazzo dei Priori in corso Vannucci 19 a Perugia, il ministro della Giustizia Paola Severino interverrà all’incontro su ‘Etica e Giornalismo’. Il programma dell’incontro etica e giornalismo prevede l’introduzione e l’illustrazione di una ricerca su come i cittadini italiani giudicano i giornalisti a cura del presidente di AstraRicerche Enrico Finzi; seguirà un dibattito tra la guardasigilli Paola Severino e il presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti Enzo Iacopino.

UNICEF

“Almeno un milione di bambini sotto i cinque anni di età nella regione del Sahel, rischia di morire nell’indifferenza generale”: questo l’allarme che un mese fa l’Unicef ha lanciato all’opinione pubblica. Eppure, a parte qualche reportage, questa emergenza, come tante altre “emergenze silenziose”, non fa notizia. Ecco perché Unicef Italia, per la prima volta, parteciperà al Festival Internazionale del Giornalismo. L’Unicef vuole parlare, scrivere e twittare di diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, di diritti umani e del ruolo fondamentale che la comunicazione e l’informazione giocano nella promozione e nella realizzazione degli obiettivi del non profit. Tre giorni, sette incontri per accendere i riflettori su quelle storie e quei numeri di cui si sente raccontare troppo poco: questo sarà “Parla di me“, rassegna di dibattiti e workshop organizzata dall’Unicef. Si parlerà di rapporto fra organizzazioni umanitarie e stampa, di uso e abuso delle immagini dei bambini, del ruolo dei giornalisti nelle crisi umanitarie, nel rapporto tra minori e giustizia.

FACT CHECKING E CIVIC MEDIA

Il 28 aprile verrà lanciata “Fact Checking”, una piattaforma che permetterà di segnalare e condividere inesattezze viste su web, carta stampata e tv. Il progetto è stato ideato da Ahref, una Fondazione no-profit che si propone di “sviluppare una ricerca sulla qualità dell’informazione che emerge dalla rete sociale abilitata da internet e i media digitali”. Il “fact checking”, ovvero la verifica dei fatti, viene concepita dall’organizzazione come un’attività pubblica, che richiede la collaborazione civica in rete: da sabato 28 lo strumento sarà funzionante in rete, e ”a disposizione di cittadini consapevoli e attenti per segnalare citazioni da documenti, dichiarazioni pubbliche, articoli, programmi televisivi e sottoporli a verifica collettiva, per costruire socialmente un’informazione indipendente, affidabile e credibile”. Sarà presente a discuterne Luca di Biase, presidente di Ahref.

SCUOLA

Raccontare la scuola abbandonata dai media, che se ne occupano solo quando scoppia il ‘caso’, e dalle istituzioni. Ma anche dai ragazzi, che, soprattutto al Sud del paese, spesso lasciano gli studi precocemente. Sarà uno dei temi affrontati durante il Festival internazionale del giornalismo che apre domani a Perugia. Il dibattito è organizzato in collaborazione con la Fondazione Ahref, che ha avviato un progetto sperimentale proprio per raccontare l’abbandono scolastico.  A discutere dei temi oggetto dell’incontro saranno Marco Rossi Doria, divenuto sottosegretario alla Pubblica istruzione dopo una lunga esperienza da maestro di strada, Tullio De Mauro, ex ministro della Pubblica istruzione e studioso dei sistemi di formazione, Alessandra Migliozzi, giornalista dell’agenzia di stampa Dire e Giorgio Meletti, giornalista de ‘Il Fatto quotidiano’. L’incontro si svolgerà venerdì 27 aprile al Centro Servizi G. Alessi di Perugia alle 17.

DONNE

Il Centro per le pari opportunità della Regione Umbria ha concesso anche quest’anno il proprio patrocinio al Festival internazionale del Giornalismo, sostenendo in particolare la realizzazione di due appuntamenti.
Il primo, dal titolo Donne e media: il diritto a una diversa comunicazione del femminile, è in programma domani 25 aprile alle ore 18:00 nella Sala Raffaello dell’Hotel Brufani di Perugia. Il secondo, Net feminism.Donne, rete e informazione, si svolgerà giovedì alle 14 al centro servizi Alessi di Perugia.
”Come abbiamo potuto constatare nel corso degli anni – sottolinea la presidente del Centro per le pari opportunità,Daniela Albanesi, in una nota della Regione – il Festival rappresenta una
qualificatissima occasione di confronto e di riflessione che tiene accesi i riflettori sulla complessità e sui problemi che attraversano la vita delle donne nella società contemporanea. Gli incontri
programmati rispondono, infatti, all’esigenza di mettere a tema le domande delle donne che chiedono democrazia e qualità della vita quotidiana, ridefinizione dei modelli di sviluppo, governo
democratico delle risorse, costruzione di modelli culturali capaci di proporre nuove modalità di stare al mondo per donne e uomini, una lettura critica di stereotipi che continuano a distorcere
l’immagine femminile e incentivano l’uso strumentale del corpo delle donne”.

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Evangelizzare la Cina

Posted by marilena marino On aprile - 27 - 2012 ADD COMMENTS

VATICANO – CINA
La Chiesa in Cina ha bisogno di laici formati e di “buoni vescovi”
Il comunicato della riunione della Commissione vaticana. “Ammirazione” per i vescovi e sacerdoti detenuti o impediti. La pretesa di “organismi” di “porsi al di sopra dei vescovi. Le ordinazioni rpiscopali illegittime e la partecipazione ad esse di vescovi legittimi.

Città del Vaticano (AsiaNews) – L’evangelizzazione della Cina ha bisogno di laici profondamente formati, di sacerdoti e religiosi che diano “luminosa testimonianza” evangelica e di “buoni vescovi”, e “non può avvenire sacrificando elementi essenziali della fede e della disciplina cattolica”. Dedicata in primo luogo al tema della formazione dei laici, la quinta riunione della Commissione per la Chiesa in Cina ha affrontato anche i temi più difficili della vita della comunità cattolica del Paese, dalla pretesa di “organismi” di “porsi al di sopra dei vescovi e di guidare la vita della comunità ecclesiale”, dalle ordinazioni illegittime di vescovi e la prigionia di alcuni di loro, alla diminuzione delle vocazioni sacerdotali.

Riunitasi in Vaticano dal 23 al 25 aprile, la Commissione, si legge nel comunicato sui lavori, diffuso oggi, hanno approfondito in primo luogo il tema della formazione dei laici, anche in vista dell’Anno della fede. “In primo luogo, essi devono entrare sempre più profondamente nella vita della Chiesa nutriti dalla dottrina, consapevoli della loro appartenenza ecclesiale e coerenti con le esigenze della vita in Cristo, che postula l’ascolto della Parola di Dio nella fede. In questa prospettiva sarà per loro di particolare aiuto la conoscenza approfondita del Catechismo della Chiesa cattolica. In secondo luogo, essi sono chiamati a entrare nella vita civile e nel mondo del lavoro, offrendo con piena responsabilità il proprio contributo: amare la vita e rispettarla dal suo concepimento sino alla sua fine naturale; amare la famiglia, promuovendo i valori che sono propri anche della cultura cinese tradizionale; amare la Patria, come cittadini onesti e solleciti del bene comune. Come dice pure un Saggio cinese, “la via del grande studio consiste nel manifestare le virtù luminose, nel rinnovare e avvicinare le persone, e nel raggiungere il bene supremo”. In terzo luogo, i laici cinesi devono crescere in grazia davanti a Dio e agli uomini, nutrendo e perfezionando la propria vita spirituale come membri attivi della comunità parrocchiale, e aprendosi all’apostolato anche con il sostegno di associazioni e di movimenti ecclesiali, che favoriscono la loro formazione permanente”.

“I Pastori debbono fare ogni sforzo per consolidare nei fedeli laici la conoscenza degli insegnamenti del Concilio Vaticano II, in particolare dell’ecclesiologia e della dottrina sociale della Chiesa. Sarà altresì utile dedicare una cura particolare alla preparazione di operatori pastorali per l’evangelizzazione, per la catechesi e per le opere di carità. La formazione integrale dei laici cattolici, soprattutto laddove sono in atto una rapida evoluzione sociale e un significativo sviluppo economico, è parte dell’impegno per rendere vibrante e vitale la Chiesa locale. Si auspica, inoltre, una speciale attenzione ai fenomeni delle migrazioni interne e dell’urbanizzazione”.

“I laici, dunque, sono chiamati a partecipare con zelo apostolico all’evangelizzazione del Popolo cinese. In virtù del loro Battesimo e della Confermazione ricevono da Cristo la grazia e l’incarico di edificare la Chiesa (cfr Ef 4, 1-16)”.

“Nel corso della riunione, lo sguardo si è poi rivolto ai Pastori e, in particolare, ai vescovi e ai sacerdoti che sono detenuti o soffrono ingiuste limitazioni nel compimento della loro missione. Si è espressa ammirazione per la fermezza della loro fede e per la loro unione con il Santo Padre. Essi, in modo speciale, necessitano della preghiera della Chiesa, per affrontare le loro difficoltà con serenità e nella fedeltà a Cristo”.

“La Chiesa ha bisogno di buoni vescovi. Essi sono un dono di Dio per il Suo Popolo, a favore del quale esercitano l’ufficio di insegnare, santificare e governare. Sono inoltre chiamati a donare ragioni di vita e di speranza a tutti coloro che incontrano. Essi ricevono da Cristo, attraverso la Chiesa, il loro compito e la loro autorità, che esercitano in unione con il Romano Pontefice e con tutti i vescovi sparsi nel mondo”.

“A proposito della situazione specifica della Chiesa in Cina, si è notato che persiste la pretesa degli organismi, chiamati “Un’Associazione e Una Conferenza”, di porsi al di sopra dei vescovi e di guidare la vita della comunità ecclesiale. Al riguardo, restano attuali e di orientamento le indicazioni, offerte nella succitata Lettera del Papa Benedetto XVI (cfr n.7), e ad esse è importante attenersi, perché il volto della Chiesa risplenda con chiarezza in mezzo al nobile Popolo cinese”.

“Tale chiarezza è stata offuscata dagli ecclesiastici che hanno ricevuto illegittimamente l’ordinazione episcopale e dai vescovi illegittimi che hanno posto atti di giurisdizione o sacramentali, usurpando un potere che la Chiesa non ha loro conferito. Nei giorni scorsi, alcuni di loro hanno partecipato a consacrazioni episcopali autorizzate dalla Chiesa. I comportamenti di questi vescovi, oltre ad aggravare la loro posizione canonica, hanno turbato i fedeli e spesso hanno forzato la coscienza dei sacerdoti e dei fedeli che vi sono stati coinvolti”.

“Inoltre detta chiarezza è stata offuscata dai vescovi legittimi, che hanno partecipato a ordinazioni episcopali illegittime. Molti di loro hanno chiarito la propria posizione e hanno chiesto scusa, e il Santo Padre li ha benevolmente perdonati; altri invece, che pure vi hanno preso parte, non hanno ancora fatto tale chiarificazione e sono quindi incoraggiati ad agire quanto prima in tal senso. I Partecipanti alla Riunione Plenaria seguono con attenzione e con spirito di carità questi penosi avvenimenti e, pur consapevoli delle particolari difficoltà della situazione presente, ricordano che l’evangelizzazione non può avvenire sacrificando elementi essenziali della fede e della disciplina cattolica. L’obbedienza a Cristo e al Successore di Pietro è il presupposto di ogni vero rinnovamento, e ciò vale per tutte le componenti del Popolo di Dio. Gli stessi laici sono sensibili alla chiara fedeltà ecclesiale dei propri Pastori”.

“Per quanto concerne i sacerdoti, le persone consacrate e i seminaristi, la Commissione ha nuovamente riflettuto sull’importanza della loro formazione, rallegrandosi per il sincero e lodevole impegno nel realizzare non soltanto adeguati percorsi di educazione umana, intellettuale, spirituale e pastorale per i seminaristi, ma anche momenti di formazione permanente per i presbiteri. Inoltre, si è manifestato apprezzamento per le iniziative, che sono messe in atto da vari Istituti religiosi femminili per coordinare attività di formazione per le persone consacrate”.

“Si è riscontrato, d’altra parte, che il numero delle vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa negli ultimi anni registra un sensibile calo. Le sfide della situazione spingono ad invocare il Padrone della messe e a rafforzare la consapevolezza che ogni sacerdote e ogni religiosa, fedeli e luminosi nella loro testimonianza evangelica, sono il primo segno capace di incoraggiare ancora i giovani e le giovani di oggi a seguire Cristo con il cuore indiviso”.

“La Commissione infine ricorda che il 24 maggio prossimo, memoria liturgica della Beata Vergine Maria Aiuto dei Cristiani e Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina, sarà un’occasione particolarmente propizia per tutta la Chiesa per invocare energia e consolazione, misericordia e coraggio, per la comunità cattolica in Cina”.

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Donna e Missione

Posted by michelangelo On aprile - 23 - 2012 ADD COMMENTS

di Michelangelo Nasca

LA DONNA, LA MISSIONE E LA CHIESA
Le donne sono al seguito della predicazione di Gesù e diventano assolutamente fondamentali nei giorni della sua Passione e Resurrezione
 

(21 Aprile 2012) - ‘Riflessioni sulla dignità e la missione della donna’ (Umberto Polizzi Editore) è il titolo del libro di Michelangelo Nasca, docente di Teologia Dogmatica presso la Scuola Teologica di Base S. Luca Evangelista di Palermo. In qualità anche di redattore di Medeu, i lettori avranno avuto certamente l’occasione di conoscerne ed apprezzarne la sensibilità e l’attenzione su alcuni temi di etica sociale. I tanti contributi editorialistici di Michelangelo Nasca si sono concentrati su argomenti chiave come l’Ru 486, la bi-genitorialità, la tutela delle minoranza religiose, il dialogo interculturale, l’emarginazione in generale.Il contributo dell’autore, in questa prima pubblicazione si concentra invece su una riflessione impegnativa e di grande attualità. Sappiamo quanto il processo di emancipazione della donna sia lontano dall’essere compiuto e ne conosciamo le variabili numerose; sappiamo anche quanto interferiscono con la realtà dura delle opinioni e degli umori che si manifestano nella dimensione pubblica.

I ruoli sociali della donna si sono moltiplicati, la sua mission è cambiata, sono cambiati i tempi, sono mutate le modalità di cura dei bambini, il modo di collaborare tra i due generi. Ci sono poi le politiche di promozione della famiglia e della donna inefficaci in Italia; per l’affermazione della dignità della donna sono state troppo promettenti, astratte e avulse dal territorio e dai suoi bisogni. Senza dimenticare le culture religiose in cui la donna è ancora sottomessa, mortificata dalle leggi degli uomini; c’è poi, ancora, l’influenza dei media, forte e persuasiva che riesce ad orientare l’opinione pubblica a favore di certi modelli facili, impoverendo il confronto e la riflessione.

Il libro si orienta nel dibattito pubblico sul ruolo della donna nella ricerca di soluzioni nelle radici fondamentali dell’esperienza cristiana e nelle parole dei padri della chiesa. Colpisce la facilità con cui l’autore affronta concetti spinosi, di  alto valore esegetico, avvicinandoli a noi e rendendoli semplici, alla portata di tutti; un lavoro di analisi ma anche di divulgazione, condotto con il rigore documentario che si richiede ad un’opera come questa ma non perdendo mai di vista l’attualità sociale della condizione femminile.

La Riflessione si inserisce efficacemente nel panorama dell’esegesi e teologia femminile che sta ripensando la collocazione della donna nella Bibbia e soprattutto il suo posto nella comunità cristiana. Naturalmente si tratta di questioni spinose poste nello specifico di una ricerca ermeneutica ancora aperta, che pone anche grandi interrogativi sul modo ‘nuovo’ di accostarci ai testi sacri e alla vita di Cristo. Indirettamente richiamano in maniera costruttiva, cambiamenti che hanno modificato la struttura della società e la famiglia, i pregiudizi e le categorie femminili che hanno visto la  contrapposizione ideologica nelal cultura europea tra laicismo e confessione.

Nel racconto evangelico, ci ricorda Nasca,  la presenza della donna è significativa, spesso rivelatrice. Non solo le donne sono al seguito della predicazione di Gesù, come si legge, ad esempio, nel Vangelo di Luca, ma diventano assolutamente fondamentali nei giorni della sua Passione e Resurrezione. ‘Sono le prime presso la tomba, sono le prime a dare notizia della resurrezione di cristo. E sono le prime - come scrive l’autore - a risultare inattendibili e prive di ogni diritto, come è nella cultura giudaica.’ Riteniamo sufficiente questo solo spunto testuale per proporre questa lettura.

 

Il libro è stato presentato il 22 Aprile alle ore 17,00 presso l’ Istituto San Giuseppe (C.so Tukory, 204 – Palermo). Sono intervenuti ,oltre all’autore, don Salvatore Priola(Direttore della Scuola Teologica di Base S. Luca Evangelista di Palermo), Suor Maria Inzinna (Madre generale delle Figlie della Croce), Carlo Baiamonte (Direttore di Medeu.it e docente di Filosofia).

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COMUNICAZIONE DELLA CHIESA

Posted by Matteo Maria Giordano On aprile - 19 - 2012 ADD COMMENTS

di Matteo Maria Giordano

È possibile, per chi lavora in un ufficio di comunicazione della Chiesa, riuscire a raccontare la vitalità della fede superando la visione solo istituzionale della realtà ecclesiale? Come trasmettere oggi il senso dei 10 comandamenti e della dottrina, non come lista di norme a cui adeguarsi, ma come via per la felicità e per lo sviluppo di ciascuno? Può il comunicatore della Chiesa, andare oltre il suo compito di produrre comunicati stampa e diffondere informazioni, per far sentire ai media la viva voce dei cristiani?

La fede ha una dimensione personale che nel secolo della comunicazione globale rappresenta una forza trainante. Nell’apparente anonimato favorito dai processi digitali, dove si moltiplicano i legami ma si approfondiscono poco i rapporti interpersonali, l’esperienza vissuta e raccontata in prima persona continua ad essere lo strumento più efficace per trasmettere la fede.

Nelle notizie che raccontano la vita quotidiana, s’intrecciano tutte le dimensioni della persona. Attraverso i fatti di cronaca – dalle vicende più semplici fino ai viaggi del Papa – i media trattano dell’amore, della religiosità, del bene e del male, di tutto ciò che conta nella vita della gente. Lo scenario mediatico del XXI secolo è un terreno che si presenta particolarmente fecondo per accogliere le storie personali, le vicende, persino biografiche, dei protagonisti della Chiesa. Siano essi semplici fedeli, alte cariche Ecclesiastiche, sacerdoti comuni o personaggi pubblici.

Come ha affermato Benedetto XVI, la verità del Vangelo “esige sempre di incarnarsi nel mondo reale e in rapporto ai volti concreti dei fratelli e delle sorelle con cui condividiamo la vita quotidiana (…) “La proclamazione del Vangelo richiede una forma rispettosa e discreta di comunicazione, che stimola il cuore e muove la coscienza; una forma che richiama lo stile di Gesù risorto quando si fece compagno nel cammino dei discepoli di Emmaus (cfr Lc 24,13-35), i quali furono condotti gradualmente alla comprensione del mistero mediante il suo farsi vicino, il suo dialogare con loro, il far emergere con delicatezza ciò che c’era nel loro cuore… (Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 24 gennaio 2011). Per questo motivo, in un mondo dove le distanze si sono accorciate, dove tutto è visivo, interattivo e in tempo reale, chi lavora in un ufficio di comunicazione della Chiesa, deve saper rispondere a questa esigenza di volti e di storie per trasmettere la vitalità della fede.

[da: http://bib26.pusc.it/csi/ucc2012/]

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Viaggio nei luoghi dello spirito

Posted by Moreno Migliorati On aprile - 10 - 2012 2 COMMENTS

di Moreno Migliorati

Sarà inaugurata dopodomani, giovedì 12 aprile, la mostra “Architetture di Luce”, dell’artista argentina  Karina Chechik. Si tratta di un  viaggio attraverso quelli che sono i luoghi della spiritualità, ma soprattutto un percorso di mostre itineranti   che toccano importanti luoghi di cultura.
La mostra giunge a Roma, ospitata presso l’Istituto Nazionale di Studi Romani, prima di fare ritorno dall’altra parte dell’oceano dove sono previste altre due “tappe”: una presso il Frost Museum di Miami ed una presso il Museo Judio  di Buenos Aires, dopo aver toccato la città di Torino con un’esposizione al Museo del Design GH ed essere partita nel maggio del 2011 dal Museo della Cattedrale di La Plata (Argentina). Il progetto artistico (che comprende circa una quarantina di opere)  infatti è un vero proprio percorso attraverso quelli che sono i luoghi della spiritualità, che non necessariamente sono individuabili in luoghi di culto, ma possono anche essere rappresentati da ambienti naturali.
Di fatto però l’attenzione dell’artista si focalizza su i luoghi dello spirito, chiese, sinagoghe, moschee, e su città  come Torino, Roma, Barcellona, New York, Gerusalemme, Miami e Buenos Aires.
Per questa tappa romana sono state realizzate ed inserite opere rappresentanti scorci storici e mistici della città di Roma, riuscendo a valorizzarne ed amplificarne  la spiritualità, grazie ad un abilissimo uso della  luce, tentando di unire la leggerezza dell’essere alla forza  della natura e della storia.
Un’ architettura fatta di luce,  un’idea legata al mondo della spiritualità, dove ogni singolo ritrova parte della sua dimensione ed ogni scorcio, in fondo, appartiene a chiunque.
“L’Italia”, dice l’artista, “è come una mia seconda casa e sono contenta che il mio progetto abbia trovato immediato consenso in quelle che sono storicamente le due capitali della Vostra Nazione, città riconosciute internazionalmente come  le capitali spirituali  d’Italia”.

(via SpiritualSeeds.info)

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Timor di Dio

Posted by michelangelo On aprile - 10 - 2012 ADD COMMENTS

di Michelangelo Nasca

“Signore, come sono dolci le vostre vie! Ma chi vi camminerà senza timore? Temo di non sapervi servire. Quando mi metto a servirvi, non trovo nulla che mi soddisfi per pagarvi almeno in qualche cosa il molto che vi devo. Mi sembra che vorrei consacrarmi tutta al vostro servizio, ma considerando attentamente la mia miseria, sento di non saper far nulla di buono se Voi non mi aiutate” (Teresa d’Avila).

Anche noi, talvolta, sperimentiamo questa particolare condizione interiore, così come riferisce S. Teresa d’Avila in questa sua breve citazione. Ci sentiamo inadeguati, incapaci di servire  e di amare Dio, vorremmo potergli offrire tutto noi stessi, ma il computo delle nostre miserie riesce a spegnere il desiderio e l’entusiasmo iniziali.
Non c’è, però, da preoccuparsi, non è una malattia incurabile! Si tratta, infatti, del settimo dono dello Spirito Santo, il Timor di Dio, che talora ci mette in crisi perché non sempre riusciamo a spiegarcene bene il significato.
Cosa dobbiamo temere? Esiste in Dio una realtà che può realmente farci paura?

Giovanni Paolo II alcuni anni fa disse che il Timor di Dio “è il sentimento sincero e trepido che l’uomo prova di fronte alla «tremenda maiestas» di Dio, specialmente quando riflette sulle proprie infedeltà e sul pericolo di essere «trovato scarso» (Dn 5,27) nell’eterno giudizio, a cui nessuno può sfuggire. Il credente si presenta e si pone davanti a Dio con lo «spirito contrito» e col «cuore affranto» (cfr. Sal 51[50],19), ben sapendo di dover attendere alla propria salvezza «con timore e tremore» (Fil 2,12). Ciò, tuttavia, non significa paura irrazionale, ma senso di responsabilità e di fedeltà alla sua legge. […] L’anima si preoccupa allora di non recare dispiacere a Dio, amato come Padre, di non offenderlo in nulla, di «rimanere» e di crescere nella carità (cfr. Gv 15,4-7)”.
Il Timor di Dio, in qualche modo, ci chiede di non perdere di vista la fedeltà alla Legge di Dio e nello stesso tempo c’invita a lavorare con maggiore responsabilità per far crescere in noi il desiderio di non dispiacerLo.

Il timore di Dio non ha nulla a che vedere con la paura, quella particolare ed intensa emozione suscitata dalla percezione imminente di grave pericolo (reale o supposto). Alcuni anni fa, padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, riflettendo su questo argomento commentava: “Il timore di Dio si deve imparare: «Venite, figli, ascoltatemi, dice un salmo; vi insegnerò il timore del Signore» (Sal 33,12); la paura invece, non c’è bisogno di impararla a scuola; sopraggiunge d’improvviso davanti al pericolo; le cose si incaricano da sole di incuterci paura. Ma è il senso stesso del timore di Dio che è diverso dalla paura. Esso è una componente della fede: nasce dal sapere chi è Dio. È lo stesso sentimento che ci coglie davanti a uno spettacolo grandioso e solenne della natura. È il sentirsi piccoli di fronte a qualcosa di immensamente più grande di noi; è stupore, meraviglia, misti ad ammirazione. Di fronte al miracolo del paralitico che si alza in piedi e cammina, si legge nel vangelo, «tutti rimasero stupiti e davano lode a Dio; pieni di timore dicevano: Oggi abbiamo visto cose prodigiose» (Lc 5, 26). Il timore è qui semplicemente un altro nome dello stupore e della lode. Questo genere di timore è compagno e alleato dell’amore: è la paura di dispiacere all’amato che si nota in ogni vero innamorato anche nell’esperienza umana. È chiamato spesso “principio della sapienza” perché porta a fare le scelte giuste nella vita. È addirittura uno dei sette doni dello Spirito Santo (cf. Is 11, 2)!”

Il settimo dono dello Spirito Santo ci ricorda, in ultima analisi, la priorità e l’attenzione da rivolgere a colui che amiamo come Dio Padre.

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Resurrexit

Posted by marilena marino On aprile - 7 - 2012 ADD COMMENTS

Cari amici,
come vorrei che il mio augurio, invece che giungervi
con le formule consumate del vocabolario di circostanza,
vi arrivasse con una stretta di mano, con uno sguardo
profondo, con un sorriso senza parole!
Come vorrei togliervi dall’anima, quasi dall’imboccatura
di un sepolcro, il macigno che ostruisce la vostra libertà,
che non dà spiragli alla vostra letizia, che blocca la vostra pace!
Posso dirvi però una parola. Sillabandola con lentezza per
farvi capire di quanto amore intendo caricarla: “coraggio”!
La Risurrezione di Gesù Cristo, nostro indistruttibile amore,
è il paradigma dei nostri destini. La Risurrezione. Non la
distruzione. Non la catastrofe. Non l’olocausto planetario. Non
la fine. Non il precipitare nel nulla.
Coraggio, fratelli che siete avviliti, stanchi, sottomessi ai potenti
che abusano di voi. Coraggio, disoccupati. Coraggio, giovani
senza prospettive, amici che la vita ha costretto ad
accorciare sogni a lungo cullati. Coraggio, gente solitaria,
turba dolente e senza volto. Coraggio, fratelli che il
peccato ha intristito, che la debolezza ha infangato, che
la povertà morale ha avvilito.
Il Signore è Risorto proprio per dirvi che, di fronte
a chi decide di “amare”, non c’è morte che tenga, non
c’è tomba che chiuda, non c’è macigno sepolcrale che
non rotoli via.
Auguri. La luce e la speranza allarghino le feritoie
della vostra prigione. Vostro
don Tonino, vescovo

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Non avrai altra donna all’infuori di me:Maria

Posted by marilena marino On marzo - 31 - 2012 ADD COMMENTS

Le festività pasquali incombono e, come nella migliore tradizione, l’offerta televisiva generalista deve dare il giusto spazio all’evento. Quest’anno in Rai si è scelto però un punto di vista un po’ diverso per ripercorrere il cammino di Gesù tra gli uomini: quello di sua madre, la cui vicenda, scarsamente indagata dai Vangeli, è stata qui arricchita da particolari che, se certamente plausibili, potrebbero far storcere il naso ai fedeli più intransigenti. Lo sceneggiatore Francesco Arlanch e il registaGiacomo Campiotti hanno infatti immaginato una Maria (l’eterea Alissa Jung) legata da una profonda amicizia adolescenziale con Maddalena (un’affascinante Paz Vega): due figure agli antipodi nell’iconografia cristiana, e che anche qui sono infatti destinate ad affrontare percorsi di vita estremamente diversi, destinati però a ricongiungersi grazie alla comune fede nel messaggio di Gesù. A tessere le fila dei loro destini è poi un’altra donna, Erodiade, interpretata dalla bellaAntonia Liskova, che non esiterà a usare ogni sotterfugio pur di conservare il proprio potere. Con il regista, il nutrito cast e i vertici della Rai e della produzione, affidata a Lux Vide, abbiamo ripercorso le tematiche di questa epopea al femminile, che racconta da una prospettiva inedita una declinazione originale di quello che è indubbiamente uno dei momenti più significativi della storia dell’umanità.

Fabrizio Del Noce: Il mio sentimento è di assoluto piacere e commozione nel vedere per la prima volta una fiction televisiva, o in generale uno spettacolo, sia esso teatrale o cinematografico, dedicato alla figura di Maria. E’ anche un piacere essere di nuovo a fianco diEttore Bernabei, ex direttore della Rai e che qui ha avuto un ruolo di ispirazione per un progetto ambizioso, una sfida non da poco, tenendo conto della volontà di rispettare il valore storico degli eventi e, insieme, di raccontarli con il giusto garbo. Ringrazio poi la Lux Vide, che come sempre ha realizzato un prodotto di alta qualità, così come alti sono i suoi ascolti. Coniugare una buona audience e qualità di esecuzione riguardo una tematica così difficile come questa è indice di grande professionalità. E ovviamente grazie agli attori, specialmente a questa famosissima attrice che ho al mio fianco (Paz Vega, n.d.r.), e a Maria, la nostra Alissa Jung, che è sempre rimasta la nostra scelta dalla prima volta in cui abbiamo visto il suo provino. La fiction andrà in onda domenica 1 aprile e lunedì 2 aprile, una collocazione obbligata visto il periodo, da cui ci aspettiamo grande risalto.

Ettore Bernabei: E’ un’eccezione che io sia qui, in quanto ormai ricopro solo il ruolo di presidente onorario di Lux Vide, ma mi è sembrato doveroso ringraziare personalmente la Rai, Fabrizio Del Noce e tutti i suoi collaboratori per aver dato fiducia a quest’opera non facile. Vorrei riprendere un’espressione proprio di Del Noce: il valore storico. La nostra prima fonte sono stati infatti i Vangeli, che in genere si concentrano sulla vita di Gesù, mentre noi abbiamo voluto attingervi per la storia di sua madre, che è anche madre di un uomo, di cui pure si conserva la divinità. Per far conoscere la figura di Maria abbiamo percorso una strada che non è soltanto quella delle devozione e del rispetto, ma anche quella che mette in luce la donna che ha avuto una vicenda umana. Ringrazio tutti quelli che hanno lavorato a questo progetto, e che hanno dato il meglio di sé.

Alissa Jung è la Madonna nella fiction Maria di NazaretGiacomo, è stato difficile scegliere il cast?
Giacomo Campiotti: Già trovare Gesù e Maria non è un’impresa facile, in più ognuno ha una propria idea di come Maria dovrebbe essere, ma quando abbiamo visto il provino di questa attrice che non conoscevamo, che per di più si era filmata da sola perché non poteva presentarsi ai casting, ci ha subito trasmesso una pace e una serenità che abbiamo capito essere quelle giuste. L’abbiamo chiamata a Roma e Alissa era effettivamente molto diversa dalla mia idea di Maria, ma dopo averla vista recitare non abbiamo più avuto dubbi. Tutta la squadra ha condiviso questa scelta, perché Alissa è stata in grado di dare a Maria non solo la dolcezza, la bontà, ma anche la consapevolezza, la forza, il coraggio quotidiano di una donna vera: non rappresentava semplicemente una madonnina su un piedistallo. Anche per Gesù avevamo fatto vari provini: inizialmente avevamo pensato a Luca Marinelli, che poi invece ha interpretato Giuseppe, e proprio mentre facevamo i casting per Giuseppe, in Germania, abbiamo invece trovato Gesù! Un altro miracolo è stato riuscire ad avere con noi Paz Vega, che io conoscevo per i suoi film e consideravo inarrivabile, ma come tutti anche lei si è buttata con tutto il cuore in questo progetto, dando vita a un personaggio bellissimo: quello di una donna sexy, divertente, ma di cui ha saputo esprimere anche il dolore profondo, conferendole grande spessore. In Luca Marinelli abbiamo trovato un Giuseppe finalmente “figo”, un giovane uomo che deve compiere una scelta, che deve accettare questo mistero enorme, e che lo fa in maniera molto convincente. Ma lo stesso vale per tutti i personaggi di contorno, a cui era difficile dedicare il giusto spazio ma a cui abbiamo comunque cercato di dare spessore, anche perché abbastanza inconsueti. E poi ovviamente Antonia: è la prima volta che scelgo un’attrice senza farle nemmeno un provino. Nel ruolo della cattiva era perfetta, ha saputo raccontare benissimo il lato glamour che il male spesso ha. Non posso poi non menzionare gli attori tedeschi e quelli tunisini, che hanno aggiunto un grande realismo alla messa in scena.

La fiction è dedicata a tutte le mamme. Come mai?
Matilde Bernabei: Noi abbiamo visto in Maria una madre affettuosa, attenta, che soffre per la sofferenza del proprio figlio, ma che comunque è forte di una serenità di fondo, che acquisisce mettendosi nelle mani di Dio. Vorrei aggiungere che questo film, come tutte le nostre produzioni, ha la capacità di viaggiare nel mondo: è infatti una coproduzione con Telecinco che, nonostante i problemi economici che tutti conosciamo, ha voluto entrare in un progetto non certo semplice. Con la Rai, poi, abbiamo lavorato fianco a fianco, cosa impossibile da fare altrove qui in Italia.

Alissa, tu come hai vissuto questo ruolo?
Alissa Jung: Mi sono avvicinata a questo personaggio con molto rispetto: tutti conoscono Maria, e quindi mi sentivo investita da una grande responsabilità. Ma Maria è anche una donna, e io ho cercato di portare in luce il suo lato più umano.

Quali emozioni hai provato sul set?
Alissa Jung: E’ stato bellissimo lavorare con questo cast. Per me è stata la prima produzione internazionale, la prima volta che lavoravo con attori così bravi, e in più il mio personaggio era speciale. Sul set si parlavano sei lingue, si è creata una confusione bellissima, ho persino imparato qualche parola di arabo!

Paz Vega è una seducente Maria Maddalena nella fiction Maria di NazaretPaz, come hai vissuto il cambiamento del tuo personaggio?
Paz Vega: Maddalena subisce un grande cambiamento: da giovane crede nell’amore, nella vita, nella gente, ma poi la sua esistenza sfortunata la fa cambiare. La sfida nell’interpretarla è la stessa che ha affrontato Alissa: tutti conoscono la figura di Maria Maddalena, ma io volevo portare al suo personaggio qualcosa di nuovo, di fresco, di umano. Come sempre, la mia preoccupazione era quella di dare vita a un personaggio in cui ci si potesse riconoscere.

Luca, come ti sei preparato al ruolo di Giuseppe?
Luca Marinelli: Devo innanzi tutto ringraziare il grande gruppo con cui ho lavorato, rivedere tutti dopo due mesi è già una grande emozione. Giuseppe è un uomo che non avrebbe mai pensato di essere parte di una grande rivoluzione nella storia, ma che trova la pace in sua moglie e in suo figlio.

Andreas, come è stato interpretare Gesù?
Andreas Pietschmann: Ho fatto due casting, a Berlino e a Roma, e in entrambi avevo i capelli lunghi “alla Gesù”, e forse questo mi ha aiutato! A parte gli scherzi, in prima istanza è stato scioccante dover provare a essere Gesù, ero sopraffatto dalla sua figura, ma poi ho scelto di affrontarla con un approccio personale, anche grazie a Giacomo che mi ha dato la libertà di interpretare il personaggio come ritenevo opportuno. Mi ha colpito la ricerca profonda svolta per la sceneggiatura: molto spesso sono utilizzati passi della Bibbia, pieni di concetti difficili ma che, se espressi nel modo giusto, hanno una grandissima forza. Sono orgoglioso di aver potuto lavorare a questo personaggio, anche perché non era affatto scontato scegliere un attore tedesco per il ruolo.

Alice Bellagamba, Paz Vega, Antonia Liskova in una scena del film in Maria di NazarethAntonia, parlaci del tuo personaggio.
Antonia Liskova: Erodiade è il male assoluto, ed è stato molto particolare per me interpretare un ruolo così drammatico. Spesso accade che la cattiveria di un personaggio sia giustificata dal suo passato, ma in questo caso è totalmente ingiustificabile, non si può capire in nessun modo perché si comporti in modo così arrivista e ambizioso. E’ stato anche divertente per me calarmi nei suoi panni: con i personaggi cattivi si può fare quello che nella vita reale ti è proibito, e per di più trasmetterlo esplicitamente.

Aldilà dell’attenzione alle fonti storiche, vi siete presi molte libertà nello sviluppo della storia. Come mai?
Tinni Andreatta: La prima cosa che ci siamo chiesti è stata: come possiamo raccontare la storia di Maria? Di solito si racconta l’evoluzione di un personaggio, ma Maria è l’emblema dell’accettazione, e quindi offre poche possibilità di movimento. Abbiamo quindi deciso di raccontare tre diversi volti della femminilità: il male assoluto, la tentazione, che stanno agli antipodi della figura di Maria, e poi Maddalena, la fragilità, la donna che può cadere ma che può anche rialzarsi. Quindi non soltanto una Maria che vive il proprio momento storico, ma una Maria che è parte di una storia che continua ad avvenire. Ci siamo presi delle libertà di carattere rappresentativo, ma si tratta di libertà che si inscrivono comunque all’interno di una filologia, di una tradizione, lavorando su questi tre diversi modi di essere donna.
Giacomo Campiotti: Nel Vangelo solo poche righe sono dedicate a Maria, ma siamo comunque partiti da quelle, così come per Maddalena ci siamo riferiti in primo luogo all’episodio della lapidazione. Il passato che abbiamo creato per loro porta i personaggi a coincidere con quelli descritti dai Vangeli, quindi non vedo forzature nella loro evoluzione. Maria, prima dell’annunciazione, avrà avuto delle amiche, e una di queste potrebbe essere stata proprio Maddalena: abbiamo costruito le loro rappresentazioni con il massimo rispetto, abbiamo letto moltissimo per documentarci proprio perché sappiamo che questi argomenti sono molto sentiti, e prima di tutto c’è stata la volontà di non offendere nessuno e di rimanere in armonia con quanto descritto nei Vangeli.

Andreas Pietschmann è Gesù nella fiction Maria di NazaretE’ stato dedicato anche il giusto spazio alla predicazione di Gesù, un momento descritto in tanti illustri precedenti cinematografici. Ne avete tenuto conto?
Giacomo Campiotti: Certamente, sono tutti film che ho amato da spettatore, ma qui ognuno ha soprattutto cercato dentro se stesso. Abbiamo svolto un lavoro molto profondo di preparazione, rileggendo i Vangeli e anche alcune opere di grandi mistici, la cui devozione ha risuonato moltissimo dentro di me: spesso l’anima arriva più lontano del cervello.

Qual è il rapporto delle tre donne protagoniste con la fede?
Alissa Jung: Noi prima di tutto siamo attrici e dobbiamo interpretare un ruolo: se mi chiedono di impersonare un’assassina, non devo ammazzare qualcuno per forza. E’ un aspetto molto privato, questo, ma credo che un Dio ci sia. Parlando con mia figlia di sei anni, le raccontavo delle diverse religioni, e delle guerre che si combattono in loro nome. Lei ha concluso dicendo: “credo che ci siano molte strade per arrivare a Dio”. E secondo me ha ragione.
Paz Vega: E’ la prima volta che in un’intervista mi chiedono una cosa così privata, comunque concordo con Alissa, non si deve per forza essere il personaggio che si interpreta. Io sono vissuta in una famiglia cattolica, ho frequentato una scuola cattolica, ma ora non sono più praticante. Ho il mio modo di credere in qualcosa: credo nella gente. In mio padre, in mia madre, in mia sorella: credo che Dio sia nelle persone intorno a noi, più che lassù da qualche parte.
Antonia Liskova: Io ho avuto un’educazione religiosa, e sono tuttora credente.

Alissa, come ti sei trovata a interpretare una Maria che rimane sempre così bella e giovane?
Alissa Jung: Non è stata una mia decisione quella di non invecchiare. Abbiamo fatto diverse prove, in cui venivo anche imbruttita e invecchiata, ma abbiamo deciso che usare un’immagine più ideale funzionava. Non è importante che Maria invecchi, ma che ami e che abbia questo rapporto fortissimo con suo figlio.

Paz, prossimamente lavorerai ancora in Italia?
Paz Vega: C’è un progetto che potrebbe partire a breve, ma non sono ancora state risolte alcune questioni finanziarie e quindi non posso assicurare nulla. Posso dire però che si tratta di un lavoro per il cinema.

Andrea, come hai costruito il tuo Erode?
Andrea Giordana: Oggi sono venuto qui con grande curiosità, perché finora avevo visto solamente la versione non doppiata. E devo dire che mi sono commosso: la più grande dote di Giacomo è la sua umanità, che ha saputo evidenziare anche in Maria, nella sua lotta con l’accettazione del mistero. Per quanto riguarda Erode, è un personaggio molto più complesso di quanto non si potrebbe pensare, lontanissimo dallo stereotipo del cattivo, che anzi si è sempre trovato a lottare con la depressione: un’anima tormentata.

Una scena della passione di Cristo nella fiction Maria di NazaretThomas, come è stata la tua esperienza sul set?
Thomas Trabacchi: Quello che mi ha insegnato questa esperienza è che la bontà è qualcosa da perseguire sempre, per quanto il male possa essere affascinante. In pratica c’è stato un travaso di bontà tra la storia, che per di più si poggia su tre donne e che quindi è tanto più significativa per il suo punto di vista al femminile, e la vita reale.

Roberto, cosa ti ha colpito del personaggio di Gioacchino?
Roberto Citran: La cosa più importante per me era mettere in scena la sua umanità, la rabbia di fronte a quello che non si riesce a capire, e poi l’accettazione

Come è stato, invece, essere la madre di Maria?
Antonella Attili: E’ raro lavorare con così tanti bravi attori, e per me è stata una sfida meravigliosa, un evento speciale in cui ho cercato di evitare tutti i cliché.

Altri due personaggi, Giovanni e Salomè, non sono meno importanti per la storia. Come li avete affrontati?
Marco Rulli: Torno a sottolineare l’aspetto umano dei nostri personaggi, la maniera quotidiana di vivere la fede e la perdita del proprio maestro.
Alice Bellagamba: Abbiamo dato a Salomè una sfumatura infantile, da bambina viziata e capricciosa, quasi ad avvicinarla a una ragazza dei nostri tempi.

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La Palma di S. Chiara

Posted by marilena marino On marzo - 30 - 2012 ADD COMMENTS

I passi e i silenzi nel volume di Cardarelli e Gallo

SANTE ALTIZIO
ROMA

 

Il 2 aprile 1211 Chiara Scifi fuggiva dalla casa paterna per raggiungere Francesco Giovanni di Pietro Bernardone. Era la notte della domenica delle Palme. Percorse 24 chilometri per raggiungere la chiesa di San Damiano.

 

Monica Cardarelli e Francesco Gallo, una giornalista e un esperto di trekking, hanno scritto a quattro mani, per  Edizioni Porziuncola, “I passi e il silenzio, sulle strade di Chiara d’Assisi” e hanno ricostruito il cammino che ha portato Santa Chiara al cospetto di San Francesco d’Assisi.

 

Un cammino da fare a piedi, come fece Santa Chiara, attraverso la Porziuncola, il monastero benedettino di San Paolo delle Abbadesse, a Bastia Umbra, poi Sant’Angelo in Panzo, alle pendici del Monte Subasio, per finire a San Damiano. Lì Santa Chiara di chiuse in preghiera per 40 anni.

 

La guida contiene tutte le informazioni necessarie per seguire il percorso: cartine, informazioni sulle difficoltà del tracciato, lunghezza delle tappe, luoghi di ristoro.

 

E, per ogni tappa, la guida ricostruisce gli episodi più significativi della vita di Santa Chiara, secondo i testi originali scritti da Tommaso da Celano, il Testamento, la Regola, le Lettere ad Agnese di Praga.

Il 2 aprile prossimo, lunedì, alle 6.30 del mattino, dalla piazza di San Rufino, davanti al Duomo di Assisi, chi vorrà, potrà unirsi al pellegrinaggio, che ripercorrerà, guida alla manio, in 5 tappe, i 24 chilometri del cammino di Santa Chiara.

Per informazioni è possibile scrivere a ilcamminodichiara@yahoo.it

La sera della domenica delle Palme (1211 o 1212) una bella ragazza diciottenne fugge dalla sua casa in Assisi e corre alla Porziuncola, dove l’attendono Francesco e il gruppo dei suoi frati minori. Le fanno indossare un saio da penitente, le tagliano i capelli e poi la ricoverano in due successivi monasteri benedettini, a Bastia e a Sant’Angelo.
Infine Chiara prende dimora nel piccolo fabbricato annesso alla chiesa di San Damiano, che era stata restaurata da Francesco. Qui Chiara è stata raggiunta dalla sorella Agnese; poi dall’altra, Beatrice, e da gruppi di ragazze e donne: saranno presto una cinquantina.
Così incomincia, sotto la spinta di Francesco d’Assisi, l’avventura di Chiara, figlia di nobili che si oppongono anche con la forza alla sua scelta di vita, ma invano. Anzi, dopo alcuni anni andrà con lei anche sua madre, Ortolana. Chiara però non è fuggita “per andare dalle monache”, ossia per entrare in una comunità nota e stabilita. Affascinata dalla predicazione e dall’esempio di Francesco, la ragazza vuole dare vita a una famiglia di claustrali radicalmente povere, come singole e come monastero, viventi del loro lavoro e di qualche aiuto dei frati minori, immerse nella preghiera per sé e per gli altri, al servizio di tutti, preoccupate per tutti. Chiamate popolarmente “Damianite” e da Francesco “Povere Dame”, saranno poi per sempre note come “Clarisse”.
Da Francesco, lei ottiene una prima regola fondata sulla povertà. Francesco consiglia, Francesco ispira sempre, fino alla morte (1226), ma lei è per parte sua una protagonista, anche se sarà faticoso farle accettare l’incarico di abbadessa. In un certo modo essa preannuncia la forte iniziativa femminile che il suo secolo e il successivo vedranno svilupparsi nella Chiesa.
Il cardinale Ugolino, vescovo di Ostia e protettore dei Minori, le dà una nuova regola che attenua la povertà, ma lei non accetta sconti: così Ugolino, diventato papa Gregorio IX (1227-41) le concede il “privilegio della povertà”, poi confermato da Innocenzo IV con una solenne bolla del 1253, presentata a Chiara pochi giorni prima della morte.
Austerità sempre. Però “non abbiamo un corpo di bronzo, né la nostra è la robustezza del granito”. Così dice una delle lettere (qui in traduzione moderna) ad Agnese di Praga, figlia del re di Boemia, severa badessa di un monastero ispirato all’ideale francescano.
Chiara le manda consigli affettuosi ed espliciti: “Ti supplico di moderarti con saggia discrezione nell’austerità quasi esagerata e impossibile, nella quale ho saputo che ti sei avviata”. Agnese dovrebbe vedere come Chiara sa rendere alle consorelle malate i servizi anche più umili e sgradevoli, senza perdere il sorriso e senza farlo perdere. A soli due anni dalla morte, papa Alessandro IV la proclama santa.
Chiara si distinse per il culto verso l’Eucarestia. Per due volte Assisi venne minacciata dall’esercito dell’imperatore Federico II che contava, tra i suoi soldati, anche saraceni. Chiara, in quel tempo malata, fu portata alle mura della città con in mano la pisside contenente il Santissimo Sacramento: i suoi biografi raccontano che l’esercito, a quella vista, si dette alla fuga.

 

Monica Cardarelli e Francesco Gallo , “I passi e il silenzio, sulle strade di Chiara d’Assisi” Edizioni Porziuncola, Assisi, 2011

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L’orchidea di acciaio

Posted by marilena marino On marzo - 24 - 2012 ADD COMMENTS

È lo straordinario personaggio di Aung San Suu Kyi, paladina del movimento democratico in Birmania, fondatrice della Lega nazionale per la democrazia nel 1988, premio Nobel per la pace nel ’91 e donna dal notevole carisma umano e politico, ad aver ispirato l’ultimo film del regista francese Luc Besson, un dramma umano che s’inscrive nel più ampio dramma politico di uno dei popoli più violentemente sottomessi alla dittatura militare. Una lunga lotta per la libertà (che continua tutt’oggi) alla quale Aung San Suu Kyi ha dedicato sé stessa e la sua vita, affrontando in questo lungo e impervio percorso tantissime dolorose difficoltà che l’hanno resa portatrice sana di una lotta pacifica per la democrazia capace di opporsi alla più ostile legge della violenza.

Nel 1947, quando bambina di soli due anni Aung San Suu Kyi (rigorosamente interpretata da Michelle Yeoh) vede per l’ultima volta suo padre (il generale Aung San, leader della lotta indipendentista birmana, fatto fuori dai suoi avversari politici), il suo destino è già scritto. Nonostante, infatti, gli anni di separazione dal proprio paese natio trascorsi successivamente in Inghilterra (dove Suu Kyi sposerà il professore universitario Michael Aris David Thewlis – dal quale avrà due figli) e l’apparente distacco dalla lotta verso l’indipendenza iniziata da suo padre, quando nel 1988 la donna tornerà in patria per assistere la madre, scoprirà con i propri occhi gli orrori e le violenze che ancora tengono in ginocchio il suo paese. E sarà, a quel punto, naturale e quasi doveroso per lei riprendere in mano il lascito politico e morale lasciatole del padre per ricominciare la lotta là dove il genitore era stato costretto ad abbandonarla. Una lotta che porterà avanti con l’aiuto del suo popolo (eletta a guida per plebiscito popolare) e della sua famiglia (sempre disposta a sostenerla pur nella disperazione di non poterla più vedere). Quelli che seguiranno saranno per Suu Kyi anni di glorie (la schiacciante vittoria alle elezioni del 1990 e l’assegnazione del Premio Nobel l’anno seguente), ma anche di grande buio (la ripresa del potere con la forza da parte della dittatura militare subito dopo le elezioni e il successivo periodo di arresti domiciliari al quale seguirà uno stato di semi-libertà che le impedirà comunque di lasciare il paese – se non in via definitiva – e di vedere i figli e il marito, spentosi – senza più vedere sua moglie – nel 1999 per un cancro alla prostata). Una storia giocata tutta sul filo di valori profondissimi e immarcescibili mirabilmente veicolati dallo spirito di una donna che per la sua esemplare dualità (grazia endemica e indomita forza) è stata poi non a caso ribattezzata l’orchidea d’acciaio.

“ASPETTATI IL MEGLIO MENTRE TI PREPARI AL PEGGIO”

La fedeltà familiare e la vocazione a preservare i diritti delle comunità sono i valori che accompagnano e sostengono The Lady, un film in cui ritroviamo (poco) la cinetica d’azione cara al regista francese, ma che fa invece ancora una volta leva su una grande figura di donna, che arriva a essere quasi una summa di tutte le qualità delle ‘eroine’ femminili transitate per i film di Besson. Un ritratto molto accorto e rispettoso della storia originale (ri)visitato attraverso le lenti intimiste del dramma famigliare che finirà per condurre la donna di fronte alla tragedia di dover scegliere tra il suo popolo e la sua famiglia, e che rifugge invece l’approfondimento più strettamente storico-politico, lasciato quasi a fare da sfondo insieme alla bucolica immagine delle pagode al calar del sole e dei paesaggi mozzafiato che accentuano la suggestione narrativa. Un Besson divulgativo e facilmente accessibile (con qualche vetta d’emozione) che, nonostante la patina melò in cui avvolge la pellicola, riesce nell’intento di portare alla luce questa immensa – ma troppo poco conosciuta – figura di donna che (in tempi di forte crisi dei valori) può rappresentare l’esempio vivente di un valore positivo ante-litteram.

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L’annuncio dell’obbedienza

Posted by michelangelo On marzo - 24 - 2012 ADD COMMENTS

di Michelangelo Nasca

Gli Angeli non sono l’espressione romantica della nostra fede (come vorrebbe invece farci credere qualche buontempone). Tali creature vivono sotto lo sguardo di Dio, non si sottraggono al compito che viene loro assegnato e che ha come primo intento quello di “custodire” la vita dell’uomo.

Papa Ratzinger ci ha ricordato che : «“Angelo” vuol dire “inviato”. In tutto l’Antico Testamento troviamo queste figure, che nel nome di Dio aiutano e guidano gli uomini. […] toglieremmo una parte notevole del Vangelo, se lasciassimo da parte questi esseri inviati da Dio, i quali annunciano la sua presenza fra di noi e ne sono un segno. Invochiamoli spesso, perché ci sostengano nell’impegno di seguire Gesù fino a identificarci con Lui».

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (cf n. 336) ci ricorda che gli angeli custodiscono la vita umana, circondandola con la loro protezione. Essi sono esseri spirituali ed incorporei e intercedono per noi presso Dio. “Ogni fedele – affermava San Basilio Magno – ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita”.

Se venissi raggiunto da un Angelo il senso del suo annuncio riguarderebbe certamente il tema dell’obbedienza. La Vergine Maria, in tal senso, ce ne ricorda l’importanza.

“«Vieni e seguimi» (Mt 4,19). Gli apostoli abbandonarono tutto per seguire il Signore. Come loro, ti deciderai a seguirlo per sempre quando ti chiamerà, già dalla prima volta? O quante volte dovrà chiamarti?” (F.X. Nguyen Van Thuan).

C’è un momento nella nostra vita dove l’invito a seguire Cristo si rivela con maggiore chiarezza, mettendo in discussione molti dei nostri progetti. Per chi sono nato e cosa vuole da me il Signore!
Questo interrogativo prima o poi (se con lealtà abbiamo imparato a conoscere Dio nella fede) non tarderà a manifestarsi. Santa Teresa d’Avila prendendo a cuore il senso di tale domanda risponderà: “Sono nata per te, per te Signore. Dimmi che vuoi da me, dimmi Signore”.

La scelta della vocazione deve talvolta misurarsi con i ritmi (spesso incalzanti) del nostro tempo e con le mille prerogative del mondo. “La decisione di seguire il Signore – ricorda ancora F.X. Van Thuan – non è proprio come «mettere una firma» o come pronunciare un giuramento; è piuttosto il continuo sacrificio quotidiano nel portare avanti questa decisione per tutta la vita”.

Quando Gesù viene ad abitare sulla terra si trova di fronte i resti di una umanità disobbediente e disgregata. L’intera storia della salvezza, infatti, è tormentata dal dominio del peccato che rallenta il cammino dell’uomo verso Dio, mettendo alla prova quella fedeltà esigita da Dio stesso nel momento in cui stabilisce la sua alleanza. Era indispensabile la venuta al mondo di un Dio-Uomo capace di superare ogni limite umano, con un’obbedienza più grande del peccato stesso, al quale persino il male doveva rivolgere il suo ossequio: “Signore, anche i demòni ci obbediscono, quando invochiamo il tuo nome” (Lc 10,17), “Allora Gesù con parole minacciose comandò al demonio di uscire da lui” (Mt 17,18).

Cristo è dunque l’immagine prototipa del Figlio che obbedisce incondizionatamente al Padre. Questo particolare ed esigente modo di agire di Gesù diventa il principale elemento programmatico, la condizione essenziale per porsi alla Sua sequela. Egli, infatti, chiede al discepolo di separarsi definitivamente dagli affetti familiari, dal proprio lavoro, dai propri averi, da tutto ciò che di più sicuro può garantire la vita dell’uomo, e lo chiama a condividere con lui un cammino nuovo, umanamente imprevedibile, un cammino che conduce alla croce, dove l’unico atteggiamento che l’uomo (perfino Gesù) può assumere è quello di affidarsi, di abbandonarsi nelle mani di Dio.

Per entrare nel mistero di Cristo non basta solo riconoscerne la Verità , magari osservandola garbatamente da lontano; bisogna andare fino in fondo alla radice del proprio cuore (là dove è custodita l’immagine di Dio) per scoprire le tracce del Suo disegno, compromettendo tutta la nostra umanità e la nostra intelligenza, magari lasciando più spazio agli imprevisti, capaci di mettere a soqquadro i nostri progetti, pazientemente organizzati, misurati secondo il nostro tempo e i nostri gradimenti.

Chi obbedisce non mortifica la propria identità, ma riconosce in qualcuno un’autorità capace di farlo crescere, se poi questo qualcuno è Dio anche il demonio preferisce ritirarsi.

Credo che un Angelo, nel suo annuncio, non potrebbe non chiedermi di aderire a questo meraviglioso e impegnativo progetto.

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NOBELL:IT premio WECA

Posted by marilena marino On marzo - 24 - 2012 ADD COMMENTS

PREMIO WECA 2011-2012: ALTRI SITI, OLTRE AI VINCITORI

 

Come anticipato, pubblichiamo gli elenchi dei primi classificati, oltre ai vincitori.

Il Premio non è stato una competizione fine a se stessa, ma l’occasione per favorire la crescita di tutti siti web cattolici.

 

E’ per questo che rendiamo noto un elenco più ampio di siti segnalati dalla giuria.

 

 

Gli elenchi in dettaglio:

 

- Categoria “Siti Istituzionali e Associativi

- Categoria “Siti Parrocchiali

- Categoria “Siti Personali

 

SITO   http://www.cyberteologia.it   http://www.ricercatoridisperanza.it   http://nobell.it/   http://www.maxgranieri.it   http://www.egioiasia.com   http://www.gioba.it   http://diariodiunamissione.blogspot.com/   http://www.cercoiltuovolto.it   http://www.ilportonedibronzo.it   http://www.diodopointernet.it   http://www.religionereligioni.blogspot.com   http://www.vittoriomessori.it

 

Nell’arcipelago dei 15mila siti cattolici italiani, i migliori sono stati premiati a Roma dall’Associazione dei Webmaster Cattolici Italiani, in occasione del Laboratorio ‘Giovani, web ed educazione alla fede’ promosso dal Servizio nazionale per la Pastorale giovanile della CEI con WeCa.

Per la categoria ‘Siti personali’ il sito vincitore è www.cyberteologia.it di padre Antonio Spadaro, direttore di  ‘Civiltà Cattolica’. Ad appena un anno dalla inaugurazione del portale chiamato Cyberteologia ovvero – spiega padre Spadaro -‘l’intelligenza della fede al tempo della Rete’.

Menzione speciale a www.ricercatoridisperanza.it. Due studenti: Emanuele Renzi e Filippo Amaduzzi. Giovani ma convinti che ‘la speranza vada condivisa con il mondo intero. Anche attraverso il mondo digitale’.

 

Nobell.it

E comunque aver ragiunto il terzo posto significa comunque che la visibilita’ e l’impegno degli Animatori ori della Cultura e Comunicazione in questo Blog è stato raggiunto. Selezionato anche al Vatican blogger meeting nello scorso Mggio a Roma Nobell.it rimane nel suo costante impegno a qualificarsi per ila sua attivita’ nel contesto soprattutto dell’Evangelizzazione del Corile dei gentili. Grazie davvero a tutti!! (Marilena Marino)

Lettera WECA a NOBELL:IT 25 Marzo 2012

“Gentilissima,
la menzione speciale avremmo voluto farla a tutti i concorrenti (in
totale circa 500 per le 3 categorie), per la generosita’ ed entusiasmo
con cui ci hanno sostenuto, e soprattutto per il lavoro che svolgono
quotidianamente.

Per quanto riguarda voi, con la pubblicazione sul sito tra i primi dieci
avete di fatto ricevuto una menzione ancora piu’ esplicita.

Purtroppo il “premio materiale” abbiamo dovuto limitarlo per ovvi
motivi, ma certamente il “premio morale” vi appartiene con pieno diritto
e (spero) ampia e meritata soddisfazione.

Considerate che la giuria era molto numerosa (circa 20 membri) ed
esigente, quindi il vostro eccellente piazzamento e’ certamente di
grande valore.”

Un saluto molto cordiale e auguri di buon lavoro

Giovanni silvestri
Associazione Weca

La Giuria è composta da 22 personalità del mondo della comunicazione (internet, televisiva, radiofonica e della carta stampata, da Avvenire.it a TV2000).
L’intero elenco dei giurati, il testo del regolamento e le informazioni sul Premio su www.webcattolici.it

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I Teatri del Sacro

Posted by marilena marino On marzo - 23 - 2012 ADD COMMENTS
Il teatro sacro nella vita d’ogni giorno
«Porteremo il teatro spirituale nella vita di tutti i giorni». Parola degli organizzatori de I Teatri del Sacro che, dal 27 marzo al 3 giugno porteranno in con­temporanea a Milano e Roma una ventina fra gli spettacoli più rappresentativi del festival di Luc­ca, il concorso biennale per una nuova dram­maturgia sui temi della spiritualità promosso dalla Federgat e la Fondazione Comunicazione e Cultura in collaborazione con il Servizio Na­zionale per il progetto culturale della Cei, l’Uffi­cio Nazionale per le comunicazioni sociali del­la Cei e l’Acec. La scelta è quella di collocare gli spettacoli nei luoghi della quotidianità, privile­giando le aree periferiche come i Teatri di Cin­tura o le Sale della Comunità che, come sottoli­nea don Gianluca Bernardini a nome della Diocesi di Mila­no, «sono capillarmente diffu­se nel tessuto urbano e socia­le. Solo a Milano i cosiddetti ci­ne- teatri parrocchiali sono 40, in Lombardia ben 200». La no­vità è, anche, il sostegno «laico» dei comuni di Roma e Milano, quest’ultimo ieri rappresenta­to da Antonio Calbi, direttore del settore Spettacolo, Moda e Design. «A Milano vogliamo ri­pensare tutto il sistema teatra­le a partire dal tessuto sociale – ha preannunciato –, valoriz­zando anche, in futuro, le chiese come luogo di incontro artistico».
«Con il Festival di Lucca diamo l’opportunità al­le compagnie emergenti e anche agli artisti già consolidati di lavorare sul tema del sacro in mo­do libero, con il supporto economico per pro­durre » spiega Fabrizio Fiaschini presidente di Federgat che annuncerà il nuovo bando di con­corso il 18 maggio prossimo. «Con questa nuo­va iniziativa a Roma e Milano – prosegue –, dia­mo la possibilità di portare in circuito queste o­pere che spaziano nei molteplici linguaggi del­la scena: dai testi biblici alle tradizioni popola­ri, dalla prosa alla danza».
L’evento milanese sottotitolato Epifanie urbane sarà diviso in due momenti: una prima parte dal 27 marzo al 4 aprile con 3 spettacoli, la seconda si terrà dal 30 maggio al 3 giugno in occasione del VII Incontro Mondiale delle Famiglie (cui parteciperà anche il Papa) con l’allestimento di altri 5 spettacoli. Gli spazi coinvolti nella rasse­gna sono: Crt, Teatro Arsenale, Teatro Rosetum, Teatro Pime e Teatro San Paolo e il nuovo spa­zio di Campo Teatrale che verrà inaugurato pro­prio con la rassegna I Teatri del Sacro. Ad aprire il 27 marzo sarà L’abbandono alla divina Prov­videnzadi e con Alessandro Berti, che si ispira a un mistico, il gesuita francese del ’700 Jean Pier­re De Caussade. A seguire, fra gli altri spettaco­li, La giornata di una sognatrice di Copi e Laz­zaro, vieni dentro! con Carlo Rossi e una serata su padre David Maria Turoldo. La Capitale o­spiterà (con il sostegno anche del Teatro di Ro­ma) 14 spettacoli in 7 spazi ( Teatro Tor Bella Mo­naca, Teatro Biblioteca Quarticciolo, Centrale Preneste Teatro, Sala Cantieri Scalzi, Basilica di San Saba, Basilica di Santo Stefano Rotondo, Sa­la della Comunità Santa Silvia) dal 28 marzo al 26 maggio, fra cui In nome della madre di Erri De Luca.

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Progetto Quaresima

Posted by marilena marino On marzo - 22 - 2012 ADD COMMENTS

 

Silenzio: condizione per fare esperienza del Vangelo

Posted on 

Questo è il testo della mia presentazione della Lettera del cardinal Giuseppe Betori alla diocesi di Firenze tenutasi nell’Abbazia di San Miniato al Monte il 3 marzo 2012. Ecco la quarta e ultima delle 4 parti nel quale si è suddiviso il mio intervento. Ho postato la prima il 9 marzo, la seconda l’11 marzo e la terza il 13 marzo.


Se l’uomo non è familiare alla parola cavata dal silenzio così densa, peculiare, allora come fa ad avere le condizioni per ascoltare la «parola onnipotente» di cui il cardinal Betori parla nell’ultimo capitolo della sua lettera? Ecco il quarto elemento chiave di questa lettera: il silenzio è esperienza della Parola. Come fare esperienza (e non esperimento) del Vangelo? Come ascoltare la Parola che è il Figlio, la parola dell’Origine, radicalmente primigenia, quella che è all’origine di tutte le cose e al fondamento della loro rigenerazione? Come ascoltare il Vangelo?

Scrive ancora il cardinal Betori: «Nel racconto del profeta Elia troviamo enunciata la sostanza di una delle problematiche più vive per l’uomo d’oggi e di sempre: come cogliere il messaggio della parola, traendola dal caos del rumore? […] Non è difficile cogliere quanto importante sia trovare una soluzione a questo interrogativo, se non vogliamo che il Vangelo sia percepito come una voce tra le altre, parte del chiasso diffuso, non diversa da una delle tante voci che chiedono la nostra attenzione e pretendono il nostro consenso».

Digitando quindi in un motore di ricerca la parola God oppure anche religion, spirituality, otteniamo liste di centinaia di milioni di pagine. Nella Rete si avverte una crescita di bisogno religioso che la «tradizione» sembra faccia fatica a soddisfare. L’uomo alla ricerca di Dio oggi avvia una navigazione. Quali sono le conseguenze? Si può cadere nell’illusione che il sacro o il religioso siano a portata di mouse. La Rete, proprio grazie al fatto che è in grado di contenere tutto, può essere facilmente paragonata a una sorta di grande supermarket del religioso. Ci si illude dunque che il sacro resti «a disposizione» di un «consumatore» nel momento del bisogno. Il vangelo appare solo come una notizia fra molte altre.

 

Il Vangelo, però, «non è un’informazione fra le altre — affermava nel 2002 l’allora card. Ratzinger —, una riga sulla tavola accanto ad altre», ma è «un messaggio di natura totalmente diversa dalle molte informazioni che ci sommergono giorno dopo giorno».

Continuava l’attuale Pontefice: «Se il Vangelo appare soltanto come una notizia fra molte, può forse essere scartato in favore di altri messaggi più importanti. Ma come fa la comunicazione, che noi chiamiamo Vangelo, a far capire che essa è appunto una forma totalmente altra di informazione – nel nostro uso linguistico, piuttosto una “performazione”, un processo vitale, per mezzo del quale soltanto lo strumento dell’esistenza può trovare il suo giusto tono?» .

La sfida che abbiamo davanti allora è seria, perché segna la demarcazione tra la fede come «merce» da vendere in maniera seduttiva e la fede come atto dell’intelligenza dell’uomo che, mosso da Dio, dà a Lui liberamente il proprio assenso. È dunque necessario oggi considerare che ci sono realtà capaci di sfuggire sempre e comunque alla logica del «motore di ricerca» e che la «googlizzazione» della fede è impossibile.

Fare esperienza (e non esperimento) del Vangelo dunque significa essere in grado di sapere ascoltare. Quando Dio si comunica nella parola della rivelazione cristiana comunica se stesso e la sua parola è in cerca di tutto l’uomo. Occorre dunque esercitare prontezza e capacità di percezione perché le parole non scivolino sulla superficie e non soffochino nell’indifferenza e si perdano fra le chiacchiere. Solamente così il Vangelo non finisce per diventare «una voce tra le altre, parte del chiasso diffuso», come scrive il Cardinale. Occorre dunque «nutrire questa parola del dovuto silenzio».

La figura che compendia l’equilibrio tra silenzio e parola come «ambiente» ed «ecosistema», luogo di esperienza, è l’immagine della Santissima Annunziata. Ciò che colpisce nel quadro infatti è l’incrociarsi dell’atteggiamento riverente dell’Angelo e delle parole di Maria, queste invece proiettate sullo sfondo della parete.

Avviavo questa mia riflessione con l’immagine delle orme bianche di un capriolo sulla neve: «lingua senza parole». Concludo con l’immagine dell’Annunziata: «lingua con parole». Le parole sono scomposte nelle loro lettere alfabetiche. Qui l’angelo tace e Maria parla. In quelle parole verso il silenzio dell’angelo forse ci siamo tutti noi, ci sono tutte le nostre parole.

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