Thursday, 23 February, 2012
Animatori Cristiani della Comunicazione

Un’estate al mare-e..stile balneare-e..

Posted by marilena marino On luglio - 28 - 2011 1 COMMENT

di Marilena Marino.

….Cantava Giuni Russo, la particolare cantante di musica leggera italiana scomparsa qualche anno fa  a causa del cancro. Staccarsi dai luoghi dove solitamente si vive serve  a riappropriarsi di se’ stessi, innanzitutto.Situazioni contingenti a parte, s’intente, e se si riesce..a guardare il mondo da lontano, le persone, le abitudini da un punto di vista distaccato, in verticale, riossigenando la mente , consentendo a tutti di rimettere le cose a fuoco, forse nella giusta dimensione. Ho sentito dire da alcuni che” l’estate è  la mietitura del demonio”, ma senza esagerare,  vorrei poter mettere un po’ in discussione questo concetto, dal momento che avendocelo addosso tutto l’anno, almeno in vacanza, abbiamo piu’ tempo per pensare alle subdole macchinazioni  che escogita nel’uomo e tender a lui la trappola dell’amore , considerandolo invece un preziosa alleato in grado di farci crescere e maturare. Il diavolo veste Prada, il famoso film annunciava, ma ancor di piu’, un delizioso bikini  e d è sdraiato accanto a noi sulla sabbia. Ma non sa che, nonostante l’afa e il caldo, si puo’ avere piu’ tempo per pregare, piu’ tempo per avvalorare certi discorsi sullo spirito, piu’ tempo per gustare le strepitose bellezze della natura, piu’ tempo per snidare certi luoghi comuni e cogliere i ritmi piu’ giusti e semplici e, perchè no, piu’ tempo per pensare a delle  deliziose ricette per cucinare a dovere l’antico serpente. Ma sappiamo bene che il consueto segreto del piatto, è sempre l’amore condito al massimo grado di spezie!!

Poter andare senza pretese in quel luogo sperduto di un paese e assistere ad una messa di un anziano sacerdote, guardare di striscio un’anziana donna che sgrana in velocita’ il rosario prima della celebrazione stando attenti a non usurparle il banco davanti, respirare un’aria semplice di compromesso tra i tanti turisti saliti a visitare quel posto  perso tra reti stese al sole  e mura bianche intrise da rosee bougonville..

Ehi, lassu’…qualcuno mi ama? Alzando gli occhi verso un tersissimo cielo azzurro, rischi di sentire la voce di Dio e respiri a pieni polmoni un silenzio che non lascia spazio a cattivi pensieri: è vero, la vita è a volte dura e difficile e gli uomini presi dai loro ritmi, a volte sembrano far parte di una catena di montaggio infernale di assurdi e tortuosi pensieri di nichilismo, ma Dio è piu’ grande dei nostri piccoli discorsi e cosi’ lasci andare il demonio per la sua strada, pensando,a come dice la Parola di questi ultimi Vangeli, che se  a noi è stata regalata una cosi’ grande liberta’ anche di compiere il male e al divisore la prerogativa di spandere equivoci silenti nelle nostre vite, quanto grande è la grandezza di Dio che , invece, ama tanto e, in un modo cosi’ incondizionato, da permettere che anche il diavolo si prenda una vacanza con noi e sieda accanto a noi sotto l’ombrellone a bere magari  una granita..insomma, morale di questo racconto estivo, vi auguro ancora buone vacanze con la speranza di poter riuscire comunque a convivere felicemente con l’ astuto nemico, perchè, come il grano e la zizzania, a settembre , trascorse tutte le vacanze,potremo rivederci e risentirci ancora. Piu’ forti e vigorosi, come  vecchi amici, ancora piu’ di prima, gente che ha sperimentato anche nella calura estiva, il forte distacco dell’incedere del tempo e la sua incalzante andatura e cantare come Giuni Russo: un’etstate al mere-e, stile balneare-eee!!!!

Fissatolo lo amò

Posted by michelangelo On luglio - 24 - 2011 1 COMMENT

di Michelangelo Nasca

Nella vita di ogni uomo – e in modo particolare in quella dei più giovani – il desiderio di infinito si percepisce, talvolta, attraverso le domande che riguardano il senso da dare alla propria esistenza. Ci rendiamo conto che nessun bene finito può saziare il desiderio di eternità presente nel cuore umano, e solo Dio – nella concreta esperienza della fede cristiana – è capace di rispondere a questo struggente richiamo interiore. Risulterà chiarificante, a tal proposito, l’incontro – che cercheremo di commentare qui brevemente – tra Gesù e un giovane ricco narrato nei Vangeli.

“Mentre andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?»”(Mc 10, 17).
L’immagine iniziale proposta dall’evangelista Marco è davvero suggestiva. Un tale (che si trattasse di un giovane lo riferiscono i Vangeli di Matteo e Luca) “corre” verso Cristo, mostrando il vivace desiderio di volerlo incontrare. Egli, addirittura, si inginocchia davanti a Gesù per rivolgergli una domanda estremamente importante, la domanda di tutta una vita, una domanda che corrisponde al desiderio di pienezza e di felicità verso cui orientare la propria esistenza: che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna? Il giovane, inoltre, si dirige verso Gesù, chiamandolo “Maestro”, quasi a voler riconoscere uno degli aspetti principali dell’identità di Cristo: il suo essere “persona educante”. Una prospettiva, quest’ultima, che il disvalore culturale e morale odierno tende abilmente ad occultare. Se, infatti, scompare Cristo come vero “principio educante”, i valori si appiattiscono, diventano impersonali e ognuno potrà essere solo maestro di se stesso!

Alla domanda sulla vita eterna Gesù suggerisce al giovane ricco l’osservanza dei Comandamenti. Il ragazzo ammette di aver sempre adempiuto a questa regola di vita morale (oggi diremmo “da bravo cristiano!”). Ad un tratto, però, Gesù posa lo sguardo su di lui, “fissatolo lo amò”! Uno sguardo che rivela l’amore inesauribile e sorprendente di Dio; Gesù sta per rivolgere al giovane interlocutore una proposta decisiva, qualcosa che può rilanciare la sua vita e proiettarlo verso quel desiderio di eternità che un istante prima aveva spinto il giovane ad incontrare Cristo: “Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!»” (Mc 10, 21).

Il giovane – quello di ieri come quello di oggi – deve adesso operare con libertà un’importante scelta per la sua esistenza. Seguire Cristo non è facile, al discepolo viene chiesto di rinunciare a tutto ciò che nel mondo può garantire un’effimera stabilità di vita. Gesù chiede una sequela incondizionata, un abbandono totale all’amore del Padre, come gli uccelli del cielo che «non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre» (Mt 6, 26); e ancora: «Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6, 31-33).

«Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni»(Mc 10, 22). L’esito di questo singolare incontro con Cristo si conclude tristemente. Il giovane ricco, infatti, si fece scuro in volto e se ne andò rattristato. Egli inizia ad allontanarsi, così, da quel desiderio di eternità tanto anelato – perché possedeva molti beni – mentre lo sguardo di Cristo (così ci piace immaginarlo) continuava a seguirlo!

IL MONASTERO DELLA SANTA DORMIZIONE DELLE GROTTE DI PSKOV

Posted by Daniela Asaro Romanoff On luglio - 7 - 2011 ADD COMMENTS

Il Monastero della Santa Dormizione delle Grotte di Pskov è situato in una zona della Russia che possiamo definire storica, a 50 Chilometri ad Ovest della città di Pskov, vicino al confine con l’Estonia, a 340 Chilometri da San Pietroburgo.

Il Monastero fu fondato nel mese di agosto del 1473. In tale data il fondatore del Monastero, Jonah, consacrò la Chiesa della Dormizione della Santissima Madre di Dio. La Chiesa fu costruita in una cavità della collina. La vita monastica iniziò in quel luogo assai prima della consacrazione della Chiesa. Cominciò quando un gruppo di eremiti, in cerca di solitudine, venne a vivere in alcune grotte. Le sante reliquie di uno di questi eremiti, San Marco, denominato ‘colui che dimora nel deserto’, tuttora si trovano nelle grotte e molti si recano a venerarLe.

Le Cronache del Monastero ci fanno sapere che fu proprio la Purissima Vergine a scegliere questo luogo nella valle delle grotte, benedisse il posto e lo rese più confortevole attraverso la bellezza spirituale degli eremiti che qui vennero ad abitare. Il Monastero avrà sempre una particolare protezione. Sono trascorsi più di cinque secoli dalla fondazione, il Monastero ha avuto sia momenti di gloria sia momenti di tragedia, ma mai la santa luce è scomparsa, mai la preghiera ha cessato di essere pronunciata.

Gradualmente aumentarono gli edifici del Monastero ed anche la sua buona fama. Il XVI secolo fu un tempo molto proficuo, quando divenne Abate Cornelius, furono costruite le Chiese dell’Annunciazione e di San Nicola. Venne edificato anche il campanile in pietra e fu eretta una protezione di mura e bastioni. I confratelli raggiunsero un numero notevole: duecento monaci.

L’Abate Cornelius arricchì la biblioteca, diede inizio alla stesura quotidiana delle Cronache e fondò un laboratorio dove venivano dipinte delle Icone. Il Monastero divenne un importante centro Missionario e si adoperò per rafforzare l’ortodossia al confine occidentale della Russia.

Purtroppo, per quanto concerne la morte dell’Abate Cornelius, ci vengono tramandate notizie assai tristi. L’Abate fu calunniato da gente invidiosa e venne decapitato per ordine di Ivan il Terribile il 20 febbraio 1570. Cornelius viene annoverato tra i Santi Martiri della Chiesa Russa Ortodossa.

Nel XVI e nel XVII secolo il Monastero subì numerosi attacchi da parte di truppe polacche, lituane, svedesi e tedesche. Nell’autunno del 1581 subì un attacco notevole da parte delle truppe polacche, condotte dal loro Re Stephan Batory.

In tempi più recenti, nel 1920, in accordo con il trattato di Tartu, il Monastero si ritrovò al di fuori del territorio russo, in Estonia. La nuova situazione non interruppe i servizi ecclesiastici, comunque i monaci ebbero numerosi problemi dovuti ai cambiamenti.

Dopo la Seconda Guerra mondiale, negli anni Cinquanta, in seguito al decentramento del potere, che conferì all’Estonia una certa autonomia rispetto al potere sovietico, il luogo di culto ritornò ai suoi anni migliori. L’Archimandrita Alipi fece riparare le Chiese, le mura e i bastioni. La vita spirituale monastica ebbe un grande impulso. Sotto la protezione della Santissima e Purissima Madre di Dio, si riunirono in questo luogo Sacro parecchi monaci. Attraverso la loro preghiera, rinacque la grande tradizione dell’ascetismo ortodosso.

Attualmente ci sono dieci Chiese all’interno del Monastero. Un grande numero di persone vi si reca alla ricerca di guide spirituali.

I monaci lavorano i campi e badano alla manutenzione degli storici edifici. C’è una Scuola di restauro di Icone. C’è una Foresteria per i pellegrini e una Casa dove vengono accolti i monaci anziani. Il Monastero è famoso per il suo Coro di bambini.

Nel 2003 è stato celebrato il 530° anniversario della sua fondazione e della sua opera salvifica all’interno della Chiesa Ortodossa.

Daniela Asaro Romanoff

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