Svizzeri sempre più secolarizzati, ma anche distanti dall’ateismo e comunque pronti a riconoscere il ruolo pubblico delle religioni istituzionali. Questi, in sintesi, i risultati di uno studio scientifico condotto su 1229 cittadini elvetici abitanti nelle tre principali aree del Paese.
Secondo l’inchiesta, coloro che si dicono cristiani sono in continua diminuzione negli ultimi anni: i cattolici sono il 31%, i protestanti il 32%, mentre il 12% professa una religione non cristiana. Il cambiamento di maggior rilievo riguarda le persone senza confessione, che sono ormai il 25%. I ricercatori distinguono quattro diverse modalità di approccio alla religiosità: i «distanti» (64%), gli «istituzionali» (17%), i «laici» (10%) e gli «alternativi» (9%). Negli ultimi decenni il gruppo degli istituzionali è fortemente diminuito e la proporzione di alternativi è rimasta costante, mentre i distanti e i laici sono cresciuti.
I “distanti”, il gruppo più numeroso, non sono persone che non credono a niente: hanno una loro religiosità e spiritualità, ma questa non assume un ruolo importante nella loro vita e si attiva soltanto in situazioni eccezionali. Mostrano scarso interesse anche per le forme alternative di religiosità.
Gli “istituzionali” sono membri delle due Chiese nazionali o delle Chiese evangeliche libere. Hanno una fede viva in un Dio unico, personale e trascendente. Gli alternativi, dal canto loro, coltivano credenze olistiche ed esoteriche, praticano l’astrologia, tecniche curative di respirazione e movimento e altri rituali. I laici, infine, sono persone che guardano a tutte le forme di religiosità con indifferenza o con un atteggiamento di rifiuto.
Significativo è comunque il fatto che la grande maggioranza della popolazione svizzera riconosca il ruolo che le due chiese nazionali (la cattolica e la protestante) svolgono in favore dei cittadini più socialmente svantaggiati.
(Via SpiritualSeeds.info)


















