Thursday, 23 February, 2012
Animatori Cristiani della Comunicazione

La rivoluzione egiziana? Non è islamica: parola di studioso

Posted by Moreno Migliorati On gennaio - 31 - 2011 1 COMMENT

Diversi analisti ed osservatori hanno definito gli eventi che in questi giorni stanno scuotendo il Maghreb, in particolare la Tunisia e l’Egitto, come una sorta di ’89 del mondo islamico, con evidente riferimento agli eventi che  un paio di decenni fa portarono alla caduta di regimi comunisti dell’Europa orientale. Ma che ruolo ha la religione negli eventi che in queste ore stanno infiammando le piazze egiziane? Una risposta (interessante, anche se parziale) la da Haroon Moghul, direttore del think thank Maydan Institute.

La tesi dell’osservatore è esplicitata fin dal titolo: 4 Reasons Why Egypt’s Revolution Is Not Islamic (quattro ragioni per le quali la rivoluzione egiziana non è islamica). Il primo motivo, a parere di Moghul, è che esistono profondissime differenze tra l’islamismo che trionfò in Iran (molto più politicizzato e autoritario) e quello professato in Egitto. Anzi, paradossalmente, la vittoria in Iran di un islam chiuso ed autoritario come quello degli ayatollah ha frenato le possibilità di accordi tra le élite musulmane e quelle politiche nei Paesi vicini.

Secondariamente, c’è da considerare che gli sciiti hanno un clero molto più organizzato e potente dei sunniti. Gli stessi Fratelli Musulmani, una delle più importanti organizzazioni islamiche operanti in Egitto, ha soltanto secondariamente un obiettivo politico. Primariamente tenderebbe infatti ad islamizzare la società tramite l’introduzione nella stessa di valori musulmani.

Terzo punto da tener presente, sempre a parere di Moghul, è che (contrariamente all’Iran, dove prima della rivoluzione l’Islam era vissuto in modo non politico e le élite tendevano a vedere un’opposizione tra quest’ultimo e il mondo persiano)  l’Egitto è una società orgogliosamente araba che non hai visto opposizione tra l’Islam e la propria identità etnica e nazionale.

Infine, la rivoluzione egiziana non ha bisogno di essere islamica in quanto l’Islam non è il cuore del problema. Gli egiziani avrebbero insomma profonda consapevolezza che la loro identità religiosa non è minacciata, come dimostrato anche dal fatto che le manifestazioni ebbero inizio dopo la preghiera di venerdì scorso.

Niente rivoluzione islamica in Egitto, quindi, ma semmai una rivoluzione per la libertà, che è già un motivo più che sufficiente per far sentire la propria voce.

(via SpiritualSeeds.info)

Vent’anni fa c’erano nel mondo circa 1,1 miliardi di musulmani. Tra vent’anni ce ne saranno il doppio e rappresenteranno più o meno un quarto della popolazione mondiale. Queste, in estrema sintesi, le conclusioni del recentissimo report del Pew Forum dedicato alla crescita della popolazione islamica.

Scendendo più in dettaglio, si scopre come il Pakistan supererà l’Indonesia come più grande Paese islamico del mondo, la popolazione musulmana abitante negli Stati Uniti arriverà all’1,7% del totale contro meno dell’1% attuale, mentre per quanto riguarda l’Europa la crescita sarà di un terzo. Nel vecchio continente, infatti, i fedeli islamici sono attualmente 44,1 milioni  (pari al 6%)  e passeranno a 58,2 milioni (pari all’8%). La crescita sarà tuttavia molto diseguale: mentre alcuni Paesi come Francia e Belgio, infatti, arriveranno nel 2030 rispettivamente al 10,3% e al 10,2% della popolazione musulmana, la Svezia e la Gran Bretagna vedranno raddoppiare le percentuali attuali passando rispettivamente dal 5% al 10% e dal 4,6% al 8,2%. Per quanto riguarda l’Italia, anche qui si assisterà ad un raddoppio della popolazione islamica: se oggi infatti i fedeli di Allah sono un milione e 583 mila, nel 2030 assommeranno all’incirca a  3 milioni 199 mila.

Al di là delle cifre (che sono comunque importanti) è interessante soffermarsi su alcuni trend che il report non manca di mettere in luce. La prima cosa da notare è che la percentuale di popolazione musulmana aumenterà soprattutto grazie all’elevato tasso di fertilità femminile, non per via di nuove conversioni, che saranno per lo più compensate dagli abbandoni. Gli analisti del Pew Forum sottolineano infatti come la crescita della popolazione islamica stia progredendo, ma che questa medesima crescita sta subendo un progressivo rallentamento. Ciò è dovuto al fatto che il tasso di fertilità delle donne musulmane si sta progressivamente avvicinando a quello globale, anche se ci vorranno decenni perché le due percentuali coincidano, ammesso che ciò avvenga.

Nonostante la rapida crescita dell’Islam, si sottolinea inoltre, il cristianesimo rimarrà comunque la religione maggiormente diffusa anche nei prossimi 20 anni: entrambe le religioni potrebbero infatti crescere contemporaneamente a scapito di altre minori, evidenzia il report. L’Eurabia è lontana, insomma, con buona pace dei fautori dello scontro di civiltà.

(via SpiritualSeeds.info)

Internet e Oratorio

Posted by FLORIANO CARTANI' On gennaio - 27 - 2011 ADD COMMENTS

Carosino, 23.01.2011

Internet e le sue potenzialità: vantaggi da un lato e possibili rischi dall’altro. Se ne è parlato molto opportunamente a Carosino (TA) attraverso un apposito dibattito promosso dalla locale parrocchia S. Maria delle Grazie, con il contributo del Centro Culturale Comunic@re e dell’Oratorio. Per meglio intercettare i bisogni ma anche il modo con cui certe tematiche vengono sviluppate, gli organizzatori hanno pensato bene di suddividere l’incontro in due serate: la prima con i giovanissimi (di età compresa tra 11 e 16 anni), la seconda indirizzata preferibilmente alle famiglie ed ai più grandi. Simpatico e fuori dai canoni tradizionali, l’appuntamento con i giovanissimi è andato anche oltre le più rosee aspettative, in quanto i numerosi ragazzi e ragazze presenti si sono subito sentiti a loro agio ed hanno accettato il confronto “alla pari” sulle classiche tematiche quali facebook, messanger, chat,internet. , che risultano molto spesso argomenti quasi tabù, se si tratta di affrontarli con i genitori e/o gli adulti. Guidati dagli esperti della serata, tra battute, risate e cose serie, i giovanissimi hanno avuto modo di apprendere comunque alcune importantissime e basilari regole comportamentali per assicurare un minimo di sicurezza durante la navigazione in internet e soprattutto nel corso dell’utilizzo dei social networks. Ne è scaturito un dibattito ampio ed aperto con numerosissimi ed interessanti interventi dei ragazzi, cui gli esperti ma anche i due sacerdoti presenti all’incontro don Lucangelo De Cantis e don Graziano Lupoli, hanno dato risposta. Alla fine dell’incontro, a tutti i giovanissimi presenti è stato donato dalla parrocchia una interessante guida al web, contenente alcuni consigli per navigare sicuri e senza “affogare” nell’era di internet. Più articolate e complesse le tematiche della seconda serata, che è stata guidata dalla professionalità del prof. Massimiliano Padula, docente di Comunicazione Istituzionale presso la Pontificia Università Lateranense di Roma. Nelle quasi due ore del suo intervento, Padula ha avuto modo di analizzare in maniera estremamente competente, le indubbie potenzialità di internet e, soprattutto, del social software per eccellenza facebook, dei suoi applicativi e più stretti concorrenti nella rete. Dal dibattito sono emersi non solo i gaps generazionali che, dice Padula, non hanno più i vecchi riscontri sociali di una volta (cultura, classe di emancipazione, età,ecc.) , ma sono ancora più difficili in quanto vi è un enorme divario in termini di abilità tecnologica. Sono i cosiddetti digital natives (quelli nati dal ’98-99 in poi) che, rispetto già ai loro coetanei di appena dieci anni fa, hanno si direbbe “nel sangue” la multimedialità ed il multitasking (la capacità, cioè di fare ed elaborare più cose contemporaneamente). Rimane comunque sempre il rischio nell’utilizzo di questo nuovo ed immenso contenitore che è internet il quale, richiede certamente una sorta di “codice etico” il quale, come nella vita reale, faccia da filtro comunicativo. E’ per questo che anche la Chiesa, da sempre vicina all’uomo, sente la necessità oggi più che mai di promuovere dibattiti e di riempire questo spazio virtuale con momenti di sana aggregazione ed impegno, nella consapevolezza che anche questi dibattiti possono rappresentare un passaggio positivo nella lotta all’emergenza educativa.

Floriano Cartanì

I sacerdoti sono ancora tanti!

Posted by michelangelo On gennaio - 26 - 2011 3 COMMENTS

di Michelangelo Nasca

Padre Pino Puglisi – il sacerdote ucciso a Palermo dalla mafia il 15 settembre del 1993 – alla parola “prete” preferiva utilizzare il termine “presbitero”. Era un’espressione, questa, a cui il Parroco di Brancaccio era particolarmente legato e che non smetteva di contemplare anche solo pronunciandone il nome. Il senso di quella parola (presbitero) era fondamentale (lo si capiva dai suoi occhi) e desiderava che noi alunni ne comprendessimo fino in fondo il reale valore.

Oggi però qualcuno non ne è pienamente convinto, e continua – come nel caso di Vauro durante la trasmissione “Annozero”– a far ridere la piazza con irriverenti e inopportune espressioni satiriche contro la Chiesa, il Pontefice e i suoi sacerdoti.

Don Maurizio Patricello – un sacerdote impegnato in prima linea contro la camorra presente nel suo territorio parrocchiale – indignato per le coloriture irriverenti delle vignette presentate in diretta televisiva da Vauro, trova spazio tra le colonne del quotidiano Avvenire e così scrive: ‘Giovedì sera, trasmissione Annozero di Michele Santoro. Tantissimi italiani guardano il programma. Si discute di Silvio Berlusconi. Alla fine esce, come al solito, il signor Vauro con le sue vignette che dovrebbero far ridere tutti e invece, spesso, mortificano e uccidono nell’animo tanti innocenti. Ma non si deve dire. È politicamente scorretto. È la satira. Il nuovo idolo davanti al quale inchinarsi. La satira, cioè il diritto dato ad alcuni di dire, offendere, infangare, calunniare gli altri senza correre rischi di alcun genere. Una vignetta rappresenta il Santo Padre che parlando di Berlusconi dice: «Se a lui piacciono tanto le minorenni, può sempre farsi prete». Gli altri, compreso Michele Santoro, ridono. Che cosa ci sia da ridere non riesco a capirlo. Ma loro sono fatti così, e ridono. Ridono di un dramma atroce e di innocenti violentati. Ridono di me e dei miei confratelli sparsi per il mondo impegnati a portare la croce con chi da solo non ce la fa. Ridono sapendo che tanta gente davanti alla televisione in quel momento si sente offesa in ciò che ha di più caro e soffre. Soffre per il Santo Padre offeso e perché la menzogna, che non vuol morire, ancora riesce a trionfare. Per bastonare Berlusconi, si fa ricorso alla calunnia. E gli altri ridono’.

Nella Lettera per l’indizione dell’Anno Sacerdotale, Papa Benedetto XVI indicava ai sacerdoti come modello di santità la figura di Giovanni Maria Vianney, e a tal proposito diceva: «[Il Santo Curato d’Ars, ndr] Parlava del sacerdozio come se non riuscisse a capacitarsi della grandezza del dono e del compito affidati ad una creatura umana: “Oh come il prete è grande!… Se egli si comprendesse, morirebbe… Dio gli obbedisce: egli pronuncia due parole e Nostro Signore scende dal cielo alla sua voce e si rinchiude in una piccola ostia…”». «“Queste affermazioni, – proseguiva il Pontefice – nate dal cuore sacerdotale del santo parroco, possono apparire eccessive. In esse, tuttavia, si rivela l’altissima considerazione in cui egli teneva il sacramento del sacerdozio. Sembrava sopraffatto da uno sconfinato senso di responsabilità: “Se comprendessimo bene che cos’è un prete sulla terra, moriremmo: non di spavento, ma di amore…”» (16 giugno 2009 ).

Per quanto tempo ancora durerà l’ignominiosa propaganda contro “tutti” i sacerdoti, soprattutto per coloro che non si sono macchiati dell’abominevole crimine della pedofilia?

Il Santo Curato d’Ars ebbe anche a dire: “Lasciate una parrocchia, per vent’anni, senza prete, vi si adoreranno le bestie…”.
Qualcuno vorrebbe che questa triste premonizione diventasse realtà. Le “bestie” da onorare, quelle sono già pronte… i sacerdoti, invece, grazie a Dio sono ancora tanti!!!

È  solo di un paio di giorni fa il messaggio papale diffuso in occasione della prossima Giornata della comunicazioni sociali. Messaggio che ha trovato consensi non solo in ambito cattolico (qui una come sempre puntuale analisi di Antonio Spadaro) ma anche in ambiti assai diversi tra di loro e spesso in polemica con la Chiesa. Viene quindi a proposito il segnalare la notizia di un percorso di formazione che prenderà il via lunedì prossimo, 31 ottobre, e che fin dal titolo segnala la crescente attenzione della Chiesa verso queste problematiche: “Da Twitter all’iPad. Nuovi paradigmi e modelli di informazione”. Promosso dall’Associazione Webmaster cattolici, dall’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali e dal Centro di ricerca sull’educazione ai media, all’informazione e alla tecnologia, il corso affermano gli organizzatori, prende spunto dal fatto che “il complesso cambiamento nel mercato della produzione, della distribuzione e del consumo dell’informazione non deriva solo da nuovi strumenti tecnologici e non ha come effetto solo la costituzione di nuovi modelli economici. Entrano in gioco invece nuovi legami e opportunità che hanno un ruolo strategico nella società del futuro”.
Il corso è suddiviso in tre parti. Una parte storica tratterà i seguenti temi: cos’è l’informazione, qual è il suo mercato, quali sono le sue principali caratteristiche e quali le principali linee di crisi che la attraversano. Una parte tecnologica verterà invece sui nuovi strumenti e sulle nuove tecnologie per la raccolta, l’organizzazione, la produzione, la distribuzione e il consumo dell’informazione.  Una parte sociale, infine, prenderà in esame i nuovi “consum-attori” dell’informazione e quali progetti di società stanno emergendo dalla Rete.
Il seminario sarà tenuto da Antonio Dini, giornalista de “Il Sole 24 Ore” e “Nòva24”, e coordinato da Pier Cesare Rivoltella, docente di media education dell’Università cattolica di Milano. Il corso si svolgerà interamente online con dirette web, dispense, forum e gruppi di lavoro distribuiti nell’arco del mese e supportati da due tutor dedicati. Il lavoro sarà organizzato attorno a e-tivities, lasciando circa 10 ore per lo svolgimento di ciascuna attività. Al termine sarà restituito un feedback a tutti i partecipanti che riceveranno un attestato per la fine del corso. Il modulo si concluderà con una videoconferenza organizzata attorno agli stimoli e ai risultati che il lavoro avrà fornito, attraverso i contributi dei partecipanti.

(via SpiritualSeeds.info)

Si chiama “Stella di David e Tricolore, gli ebrei e la costruzione dell’Italia unita”, l’interessante progetto messo in rete nell’ambito delle celebrazioni per centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia. Si tratta di un’iniziativa multimediale di CulturaItalia, portale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, sul contributo della comunità ebraica alle lotte risorgimentali e alla costruzione dello Stato unitario, il tutto attraverso la pubblicazione di testimonianze, file digitali, testi, immagini, lettere, cartoline, illustrazioni e disegni, documenti, sonori e video. Si tratta di una nuova iniziativa dell’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche, partner del progetto europeo è Judaica Europeana, e realizzata con il patrocinio dell’ambasciata italiana a Tel Aviv in collaborazione con l’Osservatorio Tecnologico per i Beni e le Attività Culturali, l’European Association for Jewish Culture e l’Associazione culturale GoTellGo.

La partecipazione è aperta, inoltre, a tutte le istituzioni pubbliche e private e alle scuole di ogni ordine e grado, che potranno pubblicare il banner con il link all’interno dei propri spazi web diventando “Amici di CulturaItalia”. I contributi, relativi a itinerari geografici, arte e mestieri, moda, scuola, vita privata, feste e cerimonie, eventi pubblici, cultura gastronomica, letteratura e spettacoli, saranno pubblicati all’interno di articoli e gallerie a tema in uno spazio web 2.0.

(via SpiritualSeeds.info)

Nonostante il dialogo interreligioso non viva uno dei suoi momenti migliori, quello presente è invece un periodo abbastanza fecondo nel settore editoriale per quanto riguarda i testi delle grandi religioni. Due notizie stanno a confermarlo
Lo scorso mercoledì, infatti, al termine della consueta udienza generale, Maurizio Costa, Vice Presidente e Amministratore Delegato di Mondadori, e Pietro Citati, Direttore della Fondazione Valla, hanno presentato a Papa Benedetto XVI una copia de Il Corano nella nuova edizione della Collana Islamica. “Le traduzioni italiane erano poche e cattive: i commenti non erano migliori”, ha sottolineato Pietro Citati. “A partire da ora gli italiani potranno dunque leggere il Corano abbandonandosi a quell’onda solenne e tumultuosa. Credo che le sorprese saranno tantissime”.
Il testo, curato da Alberto Ventura, è pubblicato in una nuova traduzione di Ida Zilio-Grandi, docente di Lingua e letteratura araba all’Università di Venezia. L’opera è stata curata con l’obiettivo di rendere il Corano chiaro e comprensibile, in un italiano moderno e privo di arcaismi utilizzati generalmente nella traduzione di testi religiosi antichi.
Il commento, il più ricco e completo mai scritto in lingua occidentale, è stato ideato da un gruppo internazionale di studiosi – la stessa Zilio-Grandi, Mohammad Ali Amir-Moezzi, Mohyiddin Yahia e Alberto Ventura – per spiegare le molte difficoltà e ambiguità del testo, in modo da illuminare il lettore sui significati di ogni singolo versetto, sulle possibili differenze di interpretazione e sulle storie alle quali spesso si accenna senza i necessari dettagli.
L’altro progetto degno di nota riguarda invece il Talmud (testo sacro tra i più importanti dell’ebraismo) che per la prima volta verrà tradotto anche in italiano. È quanto prevede un protocollo d’intesa che verrà sottoscritto proprio oggi a Palazzo Chigi tra il Governo e l’Unione delle comunità ebraiche italiane. Il progetto consiste nella traduzione dall’aramaico in italiano dell’antico testo, la più importante opera della cultura ebraica e uno dei pilastri dell’ebraismo. Il lavoro si svolgerà nell’arco di cinque anni e verrà svolto in collaborazione tra le comunità ebraiche, il Collegio rabbinico italiano ed il Consiglio nazionale delle ricerche.

(via SpiritualSeeds.info)

Immigrazione e preghiera: è uscita la guida 2011

Posted by Moreno Migliorati On gennaio - 20 - 2011 ADD COMMENTS

256 luoghi di incontro e di preghiera per gli immigrati nella Provincia di Roma, 208 quelli nella Capitale, con un incremento di 34 centri di culto rispetto al 2008. Sono i dati contenuti nella quinta edizione della “Guida ai luoghi di incontro e di preghiera degli immigrati a Roma” presentata dalla Caritas e dall’ufficio Migrantes diocesani.

La Guida, realizzata in collaborazione con gli assessorati alle Politiche sociali di Comune e Provincia di Roma, è una pubblicazione nata nel 1998 per rispondere alle esigenze spirituali degli immigrati e per evidenziare il ruolo sociale che rivestono i centri di preghiera.

“La Guida ci mostra la vocazione della città di Roma, centro del cattolicesimo e, allo stesso tempo, luogo in cui la libertà religiosa trova la sua massima espressione e dove, in un clima di pace, le diverse fedi sono chiamate a confrontarsi e collaborare per il riconoscimento dei diritti umani e la solidarietà”. Così il direttore della Caritas, monsignor Enrico Feroci, ha commentato i dati contenuti nella nuova pubblicazione nel corso della presentazione che si è tenuta a Roma, presso la Sala Conferenze Monte dei Paschi di Siena. Presenti anche il direttore diocesano della Migrantes, monsignor Pierpaolo Felicolo, l’assessore comunale alle Politiche sociali, Sveva Belviso, e l’assessore provinciale alle Politiche sociali, Claudio Cecchini.

Tra le strutture censite spiccano quelle delle comunità cattoliche, 153 luoghi di preghiera (di cui 23 fuori Roma), generalmente messe a disposizione dalla Chiesa cattolica locale. Seguono i centri ortodossi (35), dei quali oltre la metà situati fuori Roma. Prevalentemente nella Capitale sono invece i centri di culto dei protestanti (34), dei musulmani (19) degli ebrei (7), dei buddisti (6) e dei sikh e induisti (1 a testa).

Una distribuzione che, con la sola eccezione dei cattolici che beneficiano della disponibilità dei centri diocesani, riflette la diffusione territoriale delle comunità religiose immigrate. I cristiani sono il 65% nella Capitale e il 76,5% negli altri comuni della Provincia (complessivamente oltre 300 mila). I musulmani (in tutto oltre 70 mila) incidono per il 18% tra gli immigrati della Capitale e per il 12% tra quelli della Provincia. Anche i fedeli delle religioni orientali (induisti e buddisti, ciascuna comunità con una consistenza di circa 10 mila fedeli) sono maggiormente concentrati nella Capitale; fanno eccezione le diverse migliaia di sikh indiani, che si trovano nell’area Pontina, tra le Province di Latina e di Roma.

(via SpiritualSeeds.info)

[SIR 17/01/2011] Un Facebook del sociale per “condividere” la speranza. Sarà pronto tra poche settimane e si chiamerà “Shiny Note” Ma in molti lo hanno già ribattezzato come “il Facebook della bontà”, il cui slogan è: “Cambiamo il mondo, una storia alla volta”. Si tratta di un nuovo social network che sarà attivo a partire dalla fine di gennaio e si servirà degli stessi strumenti di scambio di Facebook o di Twitter. Ma con un obiettivo completamente diverso. Sul sito, che non è ancora operativo ma che ha già raccolto dei sostenitori, Shiny Note viene spiegato così: “Abbiamo immaginato un social network fondato su basi etiche. Lo abbiamo costruito intorno alle storie delle persone, e lo abbiamo destinato a coloro che sanno rintracciare nel quotidiano una scintilla di speranza”. Un network del no profit, dunque. Pronto a mettere in rete le tante storie di associazioni, enti, organizzazioni che lavorano per un mondo migliore. La piattaforma sarà dedicata al mondo del volontariato, ai privati, alle associazioni no-profit che lo potranno usare come luogo d’incontro per raccontare le storie più belle, per discutere, per aiutare progetti di pubblica utilità.

Al via oggi la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

Posted by Moreno Migliorati On gennaio - 18 - 2011 ADD COMMENTS

Come anticipato ieri, anche quest’anno nella seconda parte del mese di gennaio si celebra la “Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani”, che inizia giusto oggi per concludersi il 25 gennaio. “Essi ascoltavano con assiduità l’insegnamento degli apostoli, vivevano insieme fraternamente, partecipavano alla Cena del Signore e pregavano insieme” (At 2, 42) questo il tema scelto per l’edizione del 2011, la 44ª da quando, nel 1968, prese il via questa iniziativa, almeno in questa forma.
L’idea di una preghiera per l’unità delle Chiese cristiane nasce infatti in ambito protestante alla fine del XVIII secolo. Nella seconda metà del secolo successivo nasce una prima Unione di preghiera per l’unità che viene sostenuta sia dalla prima Assemblea dei vescovi Anglicani a Lambeth che da papa Leone XIII. Agli inizi del XX secolo il reverendo Paul Wattson propone la celebrazione di un Ottavario per l’unità della Chiesa dal 18 al 25 gennaio con un significato simbolico: apertura con la festa della cattedra di Pietro e chiusura con la memoria della conversione di Paolo.
Il movimento Fede e costituzione, divenuto poi una commissione del Consiglio ecumenico delle Chiese, comincia la pubblicazione di alcuni Suggerimenti per l’Ottavario a cui ben presto cominciano a collaborare anche i cattolici francesi. Il Concilio Vaticano II ha definito chiaramente la preghiera come l’anima del movimento ecumenico .
Oggi la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani viene celebrata in tutto il mondo a partire da un testo biblico e da un sussidio che quest’anno è stato predisposto dalle comunità cristiane di  Gerusalemme. “Il tema ed i testi proposti – si legge in un comunicato del Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc) – sono stati definiti congiuntamente dalla Commissione Fede e Costituzione del Wcc e dal Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e sono un invito al rinnovamento e al ritorno a ciò che nella fede è essenziale, un’esortazione a ricordare il tempo in cui la Chiesa era ancora una”. “L’unità che cerchiamo non è una mera astrazione – afferma Olav Fykse Tveit, segretario generale del Wcc – per i cristiani di Gerusalemme, che vivono in continuità con la comunità apostolica di Gerusalemme, la chiesa madre di tutti noi, questa unità comporta preghiera e riflessione in un contesto di sofferenza e disperazione. Con loro pregheremo per la pace e la giustizia di tutti gli abitanti della Terra Santa”.
Se nel 2010 erano stati commemorati i grandi movimenti missionari della cristianità in coincidenza con la celebrazione del centenario della Conferenza missionaria internazionale, per il 2011 le chiese di Gerusalemme invitano quindi a meditare su quella prima grande attività missionaria per cui il cuore dell’attività dei seguaci di Gesù non si rivelò nell’ “andare fuori”, ma nel “riunirsi dentro”, chiamati a contemplare ciò che era il fulcro della loro fede.

(via SpiritualSeeds.info)

Dall’ormai lontano 1990, il 17 gennaio si celebra in Italia la Giornata dal dialogo ebraico – cristiano (fu istituita dalla Conferenza Episcopale Italiana il 29 settembre 1989). Questa data venne scelta in quanto precede significativamente l’inizio della settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani (18-25 gennaio) di cui parleremo domani. Con la scelta di tale data, se da una parte si mette in evidenza il legame strettissimo del cristianesimo con l’ebraismo, dall’altra si segnala come tale legame sia costitutivo anche per il rapporto fecondo tra le varie confessioni cristiane tra loro: un riavvicinarci insieme alle comuni radici ebraiche permette infatti di condividere più intensamente il comune tesoro della rivelazione biblica e rende più profondo il dialogo.

La celebrazione della Giornata di questo 2011 vivrà il suo punto più alto a Roma, dove in un convegno il Rav Riccardo di Segni e il vescovo Enrico Dal Covolo si confronteranno sulla quinta delle Dieci Parole: «Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore tuo Dio, ti dà» (Es. 290,12; cfr. Dt. 16). Si compirà così una nuova tappa del cammino che ha preso l’avvio raccogliendo la suggestione di Papa Benedetto XVI, durante la sua visita nella Sinagoga di Colonia nel 2005, e ribadita nel corso della sua visita al Tempio Maggiore di Roma, il 17 gennaio scorso, quando nel Decalogo indicò il «comune messaggio etico di valore perenne per Israele, la Chiesa, i non credenti e l’intera umanità». Da allora, in continuità, certo, con il tradizionale appuntamento di riflessione, ma nella novità della pista indicata, il Rabbino Capo di Roma e numerosi relatori di parte cattolica, quali padre Francesco Rossi De Gasperis, monsignor Ambrogio Spreafico, padre Giovanbattista Pizzaballa, monsignor Vincenzo Paglia, si sono misurati con le prime quattro «parole», secondo il computo ebraico, differente da quello luterano – cattolico. La sessione odierna, moderata da monsignor Benedetto Tuzia, presidente della Commissione diocesana per l’ecumenismo e il dialogo della diocesi di Roma, si pone innanzi a un comandamento dalle ricadute essenziali per ogni comunità e per gli individui, ma anche pregnante per tutta la famiglia umana. A questo link è disponibile il sussidio della Giornata.

(via SpiritualSeeds.info)

Il Giornale di Tin Tin

Posted by marilena marino On gennaio - 13 - 2011 ADD COMMENTS

Il giovane reporter belga, Tintin, è nato a fumetti nel 1929 sul giornalino dei ragazzi «Le Petit Vingtième», dalla matita di Georges Prosper Remi, in arte Hergé. Sull’inserto per i ragazzi del quotidiano cattolico «Le Vingtième Siècle», Tintin vive solo le sue prime otto avventure prima dell’occupazione tedesca del Belgio, evento che vedrà la chiusura definitiva del «Petit». Ma il destino di Tintin era quello di continuare a correre per il mondo a caccia di nuovi misteri da risolvere. E lo fa dopo la liberazione del Belgio, nel 1944, sul nuovo «Giornale di Tintin», una rivista che per il titolo trae spunto dal quotidiano per cui lo stesso personaggio dice di lavorare.
Così, il giovane reporter dal ciuffo all’insù insieme al suo inseparabile amico a quattro zampe, Milou, danno vita a una vera e propria scuola di fumetto, il cui stile è la ligne claire che ha ispirato negli anni anche Roy Lichtenstein e Andy Warhol.
Philippe Delisle dell’università Jean Moulin di Lione afferma che la scuola belga è nata soprattutto all’interno del mondo cattolico: promossa dagli ecclesiastici promossa per riconquistare i giovani alla fede. Fra questi, gioca un ruolo fondamentale don Norbert Wallaz, la cui storia è travagliata per via della sua adesione al movimento filo-nazista belga Léon Degrelle. Fu don Wallaz a chiedere a Hergé di disegnare un personaggio per «Le Petit Vingtième» in grado di comunicare ai ragazzi i valori cristiani in modo originale.
Purtroppo, questa e altre amicizie che Hergé strinse nella sua vita — da cui prese le distanze appena in tempo — indussero molti lettori fanatici a trovare ogni appiglio possibile nelle sue strisce per accusarlo di razzismo. I lettori più attenti, invece, noteranno come i sani valori espressi da Tintin — quello «consolidato» della maturità artistica e letteraria di Hergé — sono, di fatto, anche quelli che vengono riproposti nella versione cinematografica di Spielberg (e Jackson) e che hanno inizialmente una sicura radice cristiana, anche se un poco ingenua, basata su tanti luoghi comuni, ma che diventano presto valori universali, di un umanesimo aperto «all’altro», anche a chi è portatore di culture lontane. L’occhio di Tintin, attento alla realtà a lui contemporanea, si è liberato da pregiudizi e luoghi comuni. Il suo cuore è sempre pronto ad aiutare chi è debole. In Tintin in America, ad esempio, offre il suo aiuto al popolo indiano, rivelando da subito il lato positivo di sé e sfruttando le migliori conoscenze della propria civiltà al momento opportuno.
Anche il fox-terrier Milou ci insegna come sia necessario educarsi alla temperanza ogni volta che ci si imbatte in un osso da addentare rischiando di mandare a monte un impegno già preso.
Di tutto questo, in realtà, in questo primo film si nota poco: prevale, stavolta, l’aspetto più avventuroso. Addirittura è Haddock a dare «la sveglia» a Tintin in un brevissimo momento di abbattimento. Ma è solo perché l’avventura scelta è quella meno «contestualizzata» della serie (risale al periodo della guerra, quando non era possibile inserire i temi, più aderenti alla realtà, che erano soliti nelle altre avventure). Dovremo attendere probabilmente il secondo film della trilogia per vedere emergere appieno i valori profondi del personaggio. Valori, universali, che Hergé ha appreso attraverso un’educazione cattolica e dallo scoutismo: lealtà, fraternità, amicizia e disponibilità verso chi è più debole e bisognoso.
Antonio Carriero – © L’Osservatore Romano

Proprio nei giorni in cui gli Stati Uniti, e non solo, sono in ansia per la sorte della deputata democratica Gabrielle Giffords, colpita da uno squilibrato che ha provocato una strage, è uscita un’interessante ricerca sulle affiliazioni religiose dei membri del Congresso, recentemente parzialmente rinnovato in seguito alle elezioni di medio termine.
La prima cosa che salta agli occhi è che la maggioranza dei deputati americani è di confessione protestante (con battisti e metodisti che la fanno da padrona tra le varie denominazioni) mentre circa un quarto di essi professa la fede cattolica. Oltre che le percentuali considerate in maniera isolata, ciò che è interessante, tuttavia, è vedere le differenze tra le affiliazioni religiose dei membri del Congresso e quelle della popolazione americana adulta in generale. Risulta quindi che i protestanti sono il 57% dei congressisti, mentre rappresentano il 51% della popolazione; il cattolicesimo è professato dal 29% di Camera e Senato mentre tra la popolazione la percentuale si attesta sul 24%. L’ebraismo, che tra la popolazione è professato dal 2% del totale, balza al Congresso al 7% (addirittura al 12% se si considerano i dati del solo Senato). Ci sono poi altri piccoli gruppi religiosi come i musulmani (0,6% tra la popolazione e 0,4% al Congresso) e i buddhisti (0,7% tra la popolazione e 0,6% al Congresso) mentre non risultano presenti Testimoni di Geova, induisti e rappresentanti di altri religioni.
Sei membri del nuovo Congresso non specificano la propria appartenenza religiosa, mentre nessuno di essi dichiara di non appartenere ad alcuna confessione. I redattori del rapporto notano la particolarità del dato, visto che il 16% della popolazione americana dichiara di non riconoscersi in una religione particolare.

(via Spiritualseeds.info)

Il Papa e gli attacchi alla libertà religiosa

Posted by michelangelo On gennaio - 12 - 2011 ADD COMMENTS

di Michelangelo Nasca

‘La dimensione religiosa è una caratteristica innegabile e incoercibile dell’essere e dell’agire dell’uomo […]. Pertanto, quando l’individuo stesso o coloro che lo circondano trascurano o negano questo aspetto fondamentale, si creano squilibri e conflitti a tutti i livelli, tanto sul piano personale che su quello interpersonale’. E’ con queste parole che Papa Benedetto XVI introduce un delicatissimo ed importante discorso sulla libertà religiosa, rivolto ai membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede incontrati in questi giorni.
Le sanguinose e recenti aggressioni alle comunità cristiane d’Oriente, le inquietanti prese di posizione contro la salvaguardia della vita umana e la conseguente demolizione dei principali simboli della fede cristiana impongono una seria riflessione. ‘In questo panorama, – afferma il Pontefice – non vi sono forse numerose situazioni nelle quali, purtroppo, il diritto alla libertà religiosa è leso o negato? Questo diritto dell’uomo […] non è forse troppo spesso messo in discussione o violato? Mi sembra che la società, i suoi responsabili e l’opinione pubblica si rendano oggi maggiormente conto, anche se non sempre in modo esatto, di tale grave ferita inferta contro la dignità e la libertà dell’homo religiosus, sulla quale ho tenuto, a più riprese, ad attirare l’attenzione di tutti’.

Gli attentati che in questi giorni hanno colpito il cristianesimo orientale, in Iraq e in Egitto, favoriscono un clima di terrore e di instabilità sociale, costringendo la gente di fede cristiana ad abbandonare la loro Patria. ‘Questa successione di attacchi – ricorda Papa Ratzinger – è un segno ulteriore dell’urgente necessità per i Governi della Regione di adottare, malgrado le difficoltà e le minacce, misure efficaci per la protezione delle minoranze religiose’. E ancora: ‘Tra le norme che ledono il diritto delle persone alla libertà religiosa, una menzione particolare dev’essere fatta della legge contro la blasfemia in Pakistan: incoraggio di nuovo le Autorità di quel Paese a compiere gli sforzi necessari per abrogarla, tanto più che è evidente che essa serve da pretesto per provocare ingiustizie e violenze contro le minoranze religiose. Il tragico assassinio del Governatore del Punjab mostra quanto sia urgente procedere in tal senso: la venerazione nei riguardi di Dio promuove la fraternità e l’amore, non l’odio e la divisione’.

Oggi, in quanto cristiani, vorrebbero “imbavagliarci” per impedirci di prendere posizione su determinate scelte etiche e sociali, vorrebbero farci credere che la fede è un pio sentimento umano che nulla ha a che fare con la vita, i problemi e le scelte legate ad essa. Il cristiano – secondo la logica di qualcuno – dovrebbe occuparsi “esclusivamente” della celebrazione rituale della fede, in un “esercizio professionale” limitato alle pareti della sacrestia, così da non intralciare (con scomodissime ingerenze morali) il cammino dell’odierna società moderna!

‘Si tende a considerare la religione, ogni religione, – prosegue Benedetto XVI – come un fattore senza importanza, estraneo alla società moderna o addirittura destabilizzante, e si cerca con diversi mezzi di impedirne ogni influenza nella vita sociale. Si arriva così a pretendere che i cristiani agiscano nell’esercizio della loro professione senza riferimento alle loro convinzioni religiose e morali, e persino in contraddizione con esse, come, per esempio, là dove sono in vigore leggi che limitano il diritto all’obiezione di coscienza degli operatori sanitari o di certi operatori del diritto’.

Al termine del suo discorso il Pontefice chiarisce: ‘Vorrei infine ribadire con forza che la religione non costituisce per la società un problema, non è un fattore di turbamento o di conflitto. Vorrei ripetere che la Chiesa non cerca privilegi, né vuole intervenire in ambiti estranei alla sua missione, ma semplicemente esercitare questa missione con libertà’.

SAN DANIELE E IL SUO MONASTERO

Posted by Daniela Asaro Romanoff On gennaio - 10 - 2011 ADD COMMENTS

Di Daniela Asaro Romanoff

Il Monastero di San Daniele fu il primo costruito a Mosca. Venne fondato dal Principe Daniele, che era il figlio più giovane di Alexander Nevsky, grande condottiero, devoto, persona di profondissima fede, canonizzato dalla Chiesa Ortodossa Russa, valoroso rappresentante del suo Paese.


Daniele nacque a Vladimir nel 1261. Come abbiamo già appreso, Vladimir era la città più importante del Gran Principato omonimo. Il padre Alexander morì quando il piccolo aveva soltanto due anni, ma ci fu tra il figlio e quel meraviglioso padre una bellissima comunione spirituale. Il condottiero, il devotissimo Alexander trasmise a Daniele tutta la sua saggezza ed il suo coraggio.

Nel 1272, appena undicenne, ereditò il Principato di Mosca, che era il più povero se confrontato con gli altri Principati, che i suoi fratelli stavano governando. Daniele accolse l’incarico affidatogli e per trent’anni governò senza causare mai spargimenti di sangue, anteponendo la pace alla guerra.

Durante il suo trentennale governo, fu il condottiero di una sola battaglia. Quando Costantino, il Principe di Ryazan, decise di appropriarsi delle Terre moscovite, con l’aiuto dei Mongoli, Daniele, assieme al suo esercito, uscì vincitore da quella battaglia. Costantino fu sconfitto, ma Daniele non lo catturò con brutalità. Lo portò a Mosca e gli offrì una confortevole ospitalità, finché fu firmato un armistizio.

Questo Principe saggio era molto rispettato dai suoi compatrioti, e anche dai suoi nemici. Il suo carattere umile, mite, pacifico sorprendeva molti, rendendolo gradito ed amabile.

Durante il suo governo il Principato di Mosca divenne sempre più importante. Daniele iniziò quell’opera di progressivo avvicinamento, e di unione di tutti i territori russi a Mosca, l’opera venne portata a compimento con grande determinazione, e fu lui a diventare il primo Principe governatore di tutta la Russia.



Le Cronache dell’epoca ci fanno sapere che Daniele tenne sempre in considerazione la qualità della vita del popolo russo, essendo molto religioso, fece edificare sulla riva destra della Moscova, a cinque miglia dal Cremlino, il primo Monastero di Mosca. La Chiesa venne completamente costruita in legno.

Il 17 marzo 1303, a 42 anni, il Principe Daniele morì. Prima di lasciare questa terra, riuscì a trascorrere alcuni anni conducendo vita monastica nel luogo di culto che aveva fatto costruire. In accordo alle sue volontà, fu sepolto nel cimitero del Monastero.

Nei 700 anni in cui il complesso monastico di San Daniele fu un punto di riferimento per tutti i fedeli, la Storia della Russia si intrecciò con quella del Monastero, come spesso accadde nella Terra, che non a caso venne definita Santa Russia.

Nel 1330 i Monaci furono portati all’interno del Cremlino, dove fu fondato un nuovo Monastero, dedicato a nostro Signore.

Nel 1490 il Monastero cambiò nuovamente ubicazione. Trovò una sua sede sulla collina Krutitskiy, sulla riva della Moscova. Ricevette anche un’altra denominazione: ‘Nuovo Monastero di nostro Signore’.

Per 250 anni il Monastero di San Daniele fu pressoché abbandonato. Al posto del Monastero sussistette una piccola Chiesa parrocchiale.

Nel XVII secolo il Principe Daniele fu canonizzato dalla Chiesa Russa Ortodossa ed il Monastero ritornò ad essere un prezioso luogo di culto, con grande affluenza di fedeli. San Daniele viene ricordato il 17 marzo e il 12 settembre.


Anche durante i secoli di apparente inattività il Monastero fu uno strumento del Salvatore.

Gli uomini si agitano, ma è il Signore che li conduce”.

Nel 1591, le temibili truppe mongole furono sconfitte proprio vicino alle mura del Monastero.

Nel 1606, accanto al Monastero di San Daniele, l’esercito dello zar Basil Shyiskiy sconfisse i ribelli di Bolotnikov.

Nel 1610 il Monastero fu bruciato dal falso Dimitri II.

L’edificio venne ricostruito e circondato da mura e sette torri.

Nel 1812 le armate napoleoniche rubarono il tabernacolo argentato, dissacrando la Chiesa e il Monastero.

Dopo il passaggio di questi ulteriori dissacratori, il Monastero venne ristrutturato e riconsacrato. Molte volte fu abbattuto, ma altrettante volte rinacque, grazie alla protezione di San Daniele.

Vari artisti e letterati espressero il desiderio di essere sepolti nel cimitero del Monastero, tra essi ricordiamo Gogol, il musicista Rubinstein, il poeta Yazikov, il pittore Perov.

Dopo la sanguinosa rivoluzione bolscevica, la Chiesa e il Monastero furono chiusi, va ricordato che il Monastero di San Daniele fu l’ultimo ad essere chiuso , e quasi tutti i monaci furono fucilati nel 1937.

Il Monastero cadde nell’oblio, ma la Chiesa fu ristrutturata, e i resti di coloro che avevano trovato sepoltura nel cimitero di San Daniele furono portati in altri cimiteri. Nella zona del complesso monastico furono aperti negozi e fu istituita una colonia estiva per bambini.

Nel 1983, il primo Monastero che venne restituito alla Chiesa Ortodossa Russa, fu proprio quello di San Daniele.

Nel 1988, l’anno in cui venne ricordato il battesimo delle popolazioni russe, avvenuto mille anni addietro, il Monastero di San Daniele fu completamente riedificato, divenendo nuovamente uno dei centri di spiritualità più importanti della Russia.

In questo storico Monastero c’è la residenza del Patriarca di Mosca e di tutta la Russia.

Il 4 settembre 1997, in occasione della commemorazione degli 850 anni della città di Mosca, sulla Piazza Tylskaya fu benedetto il monumento dedicato a San Daniele, riportato sullo stesso luogo dove era rimasto per trecento anni, fino alla rivoluzione bolscevica. Con il prezioso aiuto di antichi disegni, il monumento fu rifatto esattamente come il precedente, distrutto durante la cruenta rivoluzione.

Il Monastero è diretto dal Patriarca di Mosca e di tutta la Russia.

I monaci prestano il loro servizio nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri. Con grande umanità e devozione religiosa sono vicini a tutti i problemi della società russa. La loro presenza, portatrice di speranza, fiducia, fortezza, è insostituibile.

Daniela Asaro Romanoff




Joaquin Navarro-Valls :CONFERENZA EPISCOPALE UMBRA ASSISI

Posted by marilena marino On gennaio - 9 - 2011 1 COMMENT

di Marilena Marino PERUGIA -

C’ e’ anche l’ex direttore della sala stampa vaticana Joaquin Navarro-Valls tra i relatori del corso di formazione sul tema ”Conoscere per comunicare” promosso dall’ufficio regionale per le Comunicazioni sociali della Conferenza episcopale umbra. Gli incontri si svolgeranno a partire dal 29 ottobre presso il seminario regionale umbro ”Pio XI” di Assisi.

La Ceu ha spiegato, in un comunicato, che il corso rappresenta un naturale sviluppo della ricerca iniziata con il Convegno regionale sull’informazione religiosa in Umbria del novembre 2008. Si propone di offrire strumenti utili per conoscere e gestire i processi della comunicazione della Chiesa, dalla stampa al web, passando per radio e televisione. E’ rivolto a tutti coloro che gia’ operano nel mondo della comunicazione ecclesiale regionale: sacerdoti, animatori della comunicazione e della cultura.

”Il punto di partenza e la molla che ci spinge ad affrontare il tema della comunicazione – ha detto mons. Elio Bromuri, direttore dell’Ufficio regionale per le Comunicazioni sociali – si possono racchiudere in queste osservazioni: la constatazione dell’ignoranza e degli equivoci circa la vita della Chiesa, il suo pensiero e la sua vita; la sempre maggiore invadenza e complessita’ della comunicazione sociale con i vecchi e i nuovi media; l’urgenza di affiancare e metterci a disposizione della nuova evangelizzazione fortemente voluta da Benedetto XVI; l’arretratezza delle nostre parrocchie e comunita’ sul versante della comunicazione”.

L’iniziativa punta ad offrire strumenti conoscitivi ed esperienze a chi svolge o intende svolgere un ruolo nell’ambito della comunicazione nelle forme e con gli strumenti che ritiene piu’ adeguati e alla sua portata. ”E’ nostro obiettivo – ha affermato mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e delegato Ceu per le Comunicazioni sociali – formare delle persone, prevalentemente giovani, che sappiano valorizzare al meglio i media in chiave di comunicazione evangelica. Informazione e formazione, infatti, devono andare di pari passo. I mezzi della comunicazione cristiana devono essere coscienza critica e motore interno della vita dell’uomo. E’ allora necessario formare le persone e mettere in rete le innumerevoli risorse mediatiche che la Chiesa umbra ha in tutto il territorio regionale per far si’ che le comunicazioni sociali non siano considerate un ulteriore segmento della pastorale, ma lo sfondo per una pastorale integrata”. L’intervento di Navarro-Valls e’ in programma il 21 gennaio sul tema ”La comunicazione della Chiesa”.

In un’epoca storica in cui il dialogo tra le religioni vive purtroppo un momento di sofferenza, è con favore che va accolta la notizia di una trasmissione televisiva che andrà in onda domenica prossima. Si tratta di una speciale co-produzione Anthos e RAI Cinema, che dà conto di un viaggio materiale e dell’anima delle grandi religioni mondiali dentro i campi di sterminio di Auschwitz – Birkenau. “Segni di pace ad Auschwitz (in un giorno di sole)”, questo il titolo della trasmissione che andrà in onda su Rai1 alle 23,30,  darà conto di un pellegrinaggio interreligioso che la Comunità di Sant’Egidio ha compiuto nel luogo simbolo del male del Novecento.

Auschwitz  diventa universale nelle parole e nella guida di tre importanti intellettuali e riferimenti spirituali come il biblista Ambrogio Spreafico, vescovo cattolico, il filosofo musulmano Hassan Hanafi e il rabbino capo David Rosen, direttore dell’American Jewish Committee e le testimonianze dell’ex rabbino capo di Israele Lau e di C.Stojka, zingara sopravvissuta allo sterminio. Un lavoro poetico e raffinato, dove passato e presente si incrociano con immagini di repertorio di origine russa e dagli archivi di Washington, mentre si svolge il più grande pellegrinaggio mondiale delle diverse religioni mai avvenuto ad Auschwitz. Nasce così un film che diventa un percorso della memoria e della comprensione della ferita della Shoah, ma anche un viaggio contemporaneo sulla necessità del dialogo, dell’incontro con l’altro, nelle ferite e nelle speranze del mondo in cui viviamo.

Il racconto si svolge a tre livelli: nel primo, i tre testimoni, ebreo cristiano e musulmano, si interrogano su Auschwitz: il bene, il male, Dio, il silenzio di Dio, i totalitarismi, il negazionismo, la vita quotidiana nel campo, i punti di sofferenza del mondo oggi, come rispondere, come non perdere la memoria e come fare di Auschwitz un punto di resistenza morale. Il secondo livello aiuta a capire Auschwitz tra passato e presente attraverso immagini in bianco e nero e i luoghi oggi. Il terzo e ultimo livello, infine, invita a riflettere sulla necessità del dialogo oggi.

(via SpiritualSeeds)

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