“Avevo fame. Il mio corpo aveva fame. La mia carne viva, come milioni di bocche folli, cercava di divorare fin le più piccole briciole di piacere raccolte ai margini della mia strada. Il mio spirito aveva fame. Per nutrirlo, raccoglievo alla rinfusa tutte le idee che vagavano nei libri, nelle immagini, nelle parole sulle bocche degli uomini, ma la mia testa era un alveare ronzante che non dava miele” (Michel Quoist).
Oggi è, forse, questo uno dei grandi problemi del nostro tempo: abbiamo fame e sete di qualcosa ma nessuno sembra in grado di saziarci! Proviamo ad ingurgitare ogni genere di alimento ma il nostro appetito non si attenua. “Ingrassiamo” lasciando al nostro corpo, alla nostra mente e al nostro cuore l’impressione di essere riusciti ad appagare il desiderio di totalità e di infinitivo che continua ad infiammare la nostra anima.
Chi potrà veramente saziarci?
Alcuni anni fa, un’espressione di San Giovanni della Croce diventò il “leitmotiv” degli Esercizi Spirituali del MEC (il Movimento di cui faccio parte): «Un uomo non si sazia se gli diamo meno dell’infinito»! Ci interrogavamo sul nostro desiderio di felicità, che porta in sé i segni contraddittori del “supplizio di Tantalo”.
Ricchissimo sovrano re della Frigia, Tantalo rubò dalla tavola degli dei il nettare e l’ambrosia (la bevanda e il cibo che assicuravano agli dei l’immortalità e l’eterna giovinezza) per donarla agli uomini. Gli dei però non accettarono l’irriverente torto e Giove non esitò a punire severamente l’ingrato figlio. Fattolo precipitare nel Tartaro fu condannato a patire in eterno la fame e la sete stando immerso in un stagno e sotto un albero di frutta senza poter mai raggiungere né l’acqua né la frutta che al suo protendersi si allontanavano.
“Oggi il mondo ha modificato il supplizio di Tantalo in questo modo: hai sete? Ecco per te dei beni! Ma devi fare in fretta per afferrarli, poiché immediatamente dopo averne ottenuto uno il mondo te ne pone davanti altri cinque e poi dieci e così via. La vita diventa così paradossalmente sempre un desiderio insoddisfatto, mentre dall’altra parte del mondo c’è chi non ha nemmeno il pane per mangiare! Dobbiamo ripensare il significato del mondo, il significato della vita e dell’uomo così come Dio lo aveva immaginato. Dio non ha immaginato per l’uomo un supplizio di Tantalo; Dio ha immaginato un uomo capace di crescere e di costruire la civiltà dell’amore e della ricca povertà cristiana dove il valore dei beni è nel bene che hanno dentro” (P. Antonio M. Sicari).
Papa Benedetto XVI, nel libro-intervista di Peter Seewald, parla della felicità e dell’anelito dell’uomo verso l’infinito affrontando due particolari piaghe del nostro tempo: la droga e il turismo sessuale. Ne proponiamo di seguito un breve estratto:
Credo che questo serpente del commercio e del consumo di droga che avvolge il mondo sia un potere del quale non sempre riusciamo a farci un’idea adeguata. Distrugge i giovani, distrugge le famiglie, porta alla violenza e minaccia il futuro di intere nazioni. Anche questa è una terribile responsabilità dell’Occidente: ha bisogno di droghe e così crea paesi che gli forniscono quello che poi finirà per consumarli e distruggerli. È sorta una fame di felicità che non riesce a saziarsi con quello che c’è; e che poi si rifugia per così dire nel paradiso del diavolo e distrugge completamente l’uomo.
A questo problema se ne aggiunge un altro. Voi non riuscite nemmeno ad immaginare, così mi dicono i vescovi, quale distruzione provochi nei nostri giovani il turismo sessuale. Sono in atto processi di distruzione di enorme portata, generati dalla noia, dalla falsa libertà e dall’eccitazione del mondo occidentale.
L’uomo aspira ad una gioia senza fine, vuole godere oltre ogni limite, anela all’infinito. Ma dove Dio non c’è, questo non gli è concesso. E così deve essere lui stesso a creare la menzogna, il falso infinito.
Questo è uno dei segni dei tempi che deve rappresentare per noi cristiani una sfida urgente. Dobbiamo vivere in modo da mostrare che l’infinito di cui l’uomo ha bisogno può venire soltanto da Dio; che Dio è la nostra prima necessità per poter far fronte alle tribolazioni di questo tempo; che in un certo senso dobbiamo mobilitare tutte le forze dell’anima e del bene perché si imponga un’immagine vera contro quella falsa, e possa così spezzarsi l’ininterrotto circuito del male.
(Benedetto XVI, Luce del Mondo, Una conversazione con Peter Seewald, Libreria Editrice Vaticana, pp. 94-95)












