Guido Chiesa, Regista del film Io Sono Con Te:
Galilea, duemila anni fa. In una terra sottoposta al giogo coloniale dei romani e alle angherie di re Erode, in cui le ribellioni sono all’ordine del giorno, e il richiamo alla violenza e alla vendetta, è come un’epidemia, una giovane ragazza, Maria, viene promessa in sposa a Giuseppe, un vedovo con due figli, abitante nel villaggio di Nazareth. La ragazza è cresciuta secondo l’amore e il rispetto verso i più piccoli, è sensibile alle ingiustizie del mondo patriarcale che la circonda e insofferente alle rigide regole imposte dal capo della famiglia del marito. Ma soprattutto, quando darà alla luce suo figlio Gesù, Maria si troverà di fronte a una serie di scelte che la trasformeranno, a volte e suo malgrado, in pietra dello scandalo. In quel momento avrà inizio un nuovo corso nella storia dell’uomo.
Galilea, duemila anni fa. In una terra sottoposta al giogo coloniale dei romani e alle angherie di re Erode, in cui le ribellioni sono all’ordine del giorno, e il richiamo alla violenza e alla vendetta, è come un’epidemia, una giovane ragazza, Maria, viene promessa in sposa a Giuseppe, un vedovo con due figli, abitante nel villaggio di Nazareth. La ragazza è cresciuta secondo l’amore e il rispetto verso i più piccoli, è sensibile alle ingiustizie del mondo patriarcale che la circonda e insofferente alle rigide regole imposte dal capo della famiglia del marito. Ma soprattutto, quando darà alla luce suo figlio Gesù, Maria si troverà di fronte a una serie di scelte che la trasformeranno, a volte e suo malgrado, in pietra dello scandalo. In quel momento avrà inizio un nuovo corso nella storia dell’uomo.
Dopo il documentario Le pere di Adamo, Guido Chiesa non sceglie Eva, ma sempre una “prima donna”: Maria di Nazareth. Tuttavia, in tutti i 102’ del film in concorso al quinto festival di Roma, non ne esalta la grazie ultraterrena, bensì racconta la sua terragna quotidianità, piena di grazia, amore e fiducia. Interpretata dalla teneramente assertiva Nadia Khlifi, con un sorriso che può tutto (adulta è Rabeb Srairi), questa Maria trae ispirazione dalle idee di Maeve Corbo (non sappiamo chi sia: 3 risultati in Google, tutti del film) e combina la lettera dei Vangeli canonici, in particolare quello di Luca, alle tradizione apocrifa (Giuseppe è vedovo con figli) e all’invenzione e ricerca degli sceneggiatori Chiesa, Nicoletta Micheli e Filippo Kalomenidis. Dal concepimento di Gesù alla visita di Maria alla cugina Elisabetta e Zaccaria, dalla nascita del bambino – che Maria allatta nonostante fosse considerato impuro – all’incontro con i Magi, fino alla scomparsa del 12enne Gesù, Io sono con te tallona sensibile ed empatico questa donna straordinariamente ordinaria, di cui ripercorre le orme umane prima che storiche e religiose nelle campagne tunisine (le montagne desertiche di Mattata e le verdi colline di El Kef) e nel loro dialetto, discendente del semitico di duemilaedieci anni fa. Riuscito perchè capace di essere insolito su una materia solita, il film non fa di Maria un simbolo della contemporaneità femminista e/o delle pari opportunità, con l’occhietto strizzato: piuttosto, la donna ripercorre la “pratica di vita” del Cristo di Nietzsche, reagendo al mondo circostante nei fatti, appunto, nella vita di ogni giorno. Ai suoi occhi, la circoncisione è la prima goccia del sangue versato dalla violenza del mondo, il sessismo “fondamentalizzato” dall’Ebraismo un capestro perfino belluino, la tradizione spesso annichilimento della spontaneità, della libertà di essere donna (e anche uomo, vedi la conversione suscitata in Zaccaria). Insomma, Maria, questa Maria, è una rivoluzionaria di professione, ma la professione – sperabilmente – di ogni essere umano: essere tale. E’ questo il punto di partenza, lo sviluppo e l’approdo di Io sono con te, con io e te riferibili anche alla stessa persona: la congruenza è quella di chi, come lei, sa essere in contatto con la propria autentica essenza, le proprie emozioni, le proprie convinzioni. Da questa piattaforma, si può ergere un “inaudito” sovvertimento. Solo apparentemente, Maria impugna la legge umana contro quella divina, perché in realtà è il contrario: la sua legge umana sa incontrare il divino – se non farsi divina – mentre la Legge dimostra articoli, codici e codicilli crudelmente e ottusamente immanenti, ovvero sessisti, fondamentalisti, retrogradi, pervertiti dal potere o, semplicemente, idioti.Costruito intenzionalmente e, crediamo, verosimilmente su colori e toni peculiari a un film sudamericano piuttosto che al corpus filmografico della natività e della vita di Gesù, Io sono con te sta attaccato ai personaggi, per cui utilizza in larga parte attori locali tunisini, professionisti e non, tra cui, dicevamo, spicca l’ottima Nadia Khifli, mentre Giuseppe è Mustapha Benstiti (bravo nel tenersi sempre uno o due passi indietro) e il fratello “pater familias” di questi, Mardocheo, una consolidata conoscenza del nostro cinema, Ahmed Hafiene. Purtroppo, non è l’unico: nel cast, anche Carlo Cecchi nei panni di Erode e, tra i Sapienti, Giorgio Colangeli, Fabrizio Gifuni e pure Jerzy Sthur. La loro presenza porta con sé l’unico macroscopico problema del film: se quella di Erode è una pappardella greca che ci saremmo volentieri risparmiati, poiché nulla aggiunge alla comune enciclopedia, l’intervento dei Magi, anche questo in lingua greca (asincrona al labiale…), è cinematograficamente contrario alla sapienza di cui dovrebbero essere depositari. Una presenza non grata, forzosa ed estranea alla drammaturgia e al senso stesso del film, di cui finisce per stigmatizzare l’appartenenza: il cinema italiano ha bisogno sempre e comunque di attori italiani – e quel che vi sta dietro… – per essere tale e, quindi, farsi del male? Maria prega per noi peccatori…