Thursday, 23 February, 2012
Animatori Cristiani della Comunicazione

Al Via Anicec 2012

Posted by Terzilio Mancinelli On ottobre - 31 - 2010 3 COMMENTS

Supporto Animatori  Cultura e Ccomunicazione. Camposampiero(PD)

Registrazione degli interventi dell’incontro residenziale del 22 – 24 ottobre, presso la casa di Spiritualità “Vedo il mio Signore” a Camposampiero (PD), il corso Anicec 2009/2010 dedicato alla formazione di nuovi Animatori della Cultura e della Comunicazione.

Link degli interventi:

(le registrazioni sono state realizzate da Giuseppe Antonio Di Caro)

prof. Sergio Lanza

prof. Guido Gili

don Luca Ramello

don Ivan Maffeis

Sintesi dei Laboratori Prima Parte

Sintesi dei Laboratori Seconda Parte

Relazione Finale Mons.  Domenico Pompili

Omelia durante l’Eucarestia Finale Mons.  Domenico Pompili

Una raccolta di Foto realizzate da Antonio Tavilla le trovi >>>>QUI

 

Cominciamo con la domanda più difficile. Mi faccio portavoce di quanto la maggioranza degli Italiani pensa in merito al Gran Premio che si vorrebbe organizzare a Roma, viene considerato come l’ennesimo capriccio della dirigenzza della F.1.

Facciamo chiarezza su chi ha cercato e chi ha risposto ad una precisa richiesta. Sono stati degli imprenditori romani a contattare Ecclestone, ovviamente una domanda così allettante è stata accolta molto favorevolmente dalla F.1.

Eccclestone è sempre assai attento al business.

Io ci tengo a precisare che Ecclestone spesso viene descritto a tinte fosche, io apprezzo i lati positivi di quest’uomo, è una persona di parola, non pugnala mai alle spalle, se opera delle scelte lui le comunica al suo interlocutore, per quanto possano essere dolorose, non usa mai i giri di parole, parla chiaramente.

Ora la F.1 non appartiene più a Ecclestone, ma alla C.V.C., una multinazionale che comprende più di 150 aziende, che hanno la loro sede in vari Paesi del mondo.

Se c’è questa esigenza economica, non certamente sportiva, di avere un Gran Premio a Roma, perché non si è tenuto conto dell’Autodromo di Vallelunga?

L’autodromo di Vallelunga ha un circuito interessante, viene gestito molto bene, ma non è facilmente raggiungibile. Gli imprenditori hanno pensato ad un pacchetto motoristico e turistico da offrire alla gente. Loro vorrebbero che il Gran Premio si svolgesse a Roma una settimana prima del Gran Premio di Monza, in modo da proporre alle persone, soprattutto a chi viene dall’estero, un soggiorno in Italia che duri una settimana. Questo soggiorno comprenderebbe il G.P. di Roma, una sosta di due o tre giorni in una città di grande interesse artistico-culturale, che potrebbe essere Firenze, ad esempio, e il G.P. di Monza. Con la crisi che attanaglia molti cittadini europei ed extraeuropei non credo che moltissima gente, come credono questi imprenditori, potrebbe aderire a tale iniziativa.

La zona dove verrebbe creato questo circuito è già stata individuata. Mi può dare una conferma in merito?

Certamente, è già stato effettuato un sopralluogo dall’architetto di Ecclestone, il tedesco Tilke. E’ stata scelta la zona delle tre Fontane.

Mi permetta un commento, la preziosa zona delle tre Fontane, dove per tre volte rimbalzò la testa di San Paolo decapitato, diverrebbe una zona di mercato, proprio quel tipo di mercato che ha visto la reazione decisa, energica, determinata di un certo Gesù, un filosofo per i non credenti, la via, la verità e la vita per i cattolici. A proposito di religione cattolica ci sono stati articoli di giornalisti attendibili, artcoli scritti seriamente, che indicavano nello Stato del Vaticano, un luogo ideale al quale abbinare il G.P., dal momento che in Italia c’è il G.P. di Monza, cosa può dirmi a proposito di queste idee?

Mi meraviglio che siano stati scritti degli articoli seri in merito, nessuno ha mai pensato di abbinare un G.P. allo Stato del Vaticano. Anche questo dimostra il degrado del giornalismo. Ciò che conta è far notizia, anche offendendo il comune buon senso.

Mi faccio di nuovo portavoce di ciò che pensa la maggior parte degli Italiani. In questo nostro Paese c’è ben altro da costruire e di cui prendersi cura, quindi, il G.P. romano non viene visto in modo molto positivo. Il fatto che una gran quantità di denaro venga ’sperperata’ per costruire un autodromo non fa di sicuro piacere alla gente. Lei cosa pensa?

Sono perfettamente d’accordo con l’opinione pubblica, anche perché non sarebbe un autodromo permanente, che può anche servire per i test automobilistici allo scopo di apportare dei miglioramenti applicabili alle vetture di tutti noi. L’autodromo di Roma verrebbe allestito in occasione del Gran Premio e poi rimosso. Si tratterebbe di un circuito cittadino del tutto temporaneo.

Tantissimi Italiani amavano in modo particolare il circuito di Imola. Se non erro il Gran Premio di San Marino veniva apprezzato molto dai piloti e anche dallo stesso Ecclestone. Come mai è svanito un G.P. così importante?

A onor del vero, non posso non evidenziare che la dirigenza della F.1, Ecclestone in particolare, ha atteso che nell’autodromo di Imola venissero eseguiti quei lavori necessari alla F.1 attuale, Imola non ha onorato gli impegni, per cui ha perso il Gran Premio.

Mi permetto di esprimere un’altra opinione personale. In nessun autodromo come ad Imola io ho visto Ecclestone così rilassato, molto gentile, estremamente educato. I suoi bimbi erano piccoli e ricordo come fosse un padre molto attento ed affettuoso, ad Imola ho anche visto Ecclestone andare di box in box ad aiutare pure i meccanici, qualora fosse necessario.

Posso confermare che l’autodromo di Imola era nel cuore di Ecclestone. Anche lui ha un cuore. Ovviamente, con tutte le richieste che giungono alla F.1 da parte degli imprenditori di tutto il mondo, non poteva attendere che Imola si decidesse ad eseguire i lavori per anni.

Come mai certe nazioni possono permettersi di avere due Gran Premi?

Le faccio l’esempio della Spagna, lì gli autodromi hanno prevalentemente dei finanziamenti statali e comunali. L’autodromo di Monza è un’ente senza scopo di lucro, noi non abbiamo i finanziamenti statali e neppure li vogliamo. Avere un Gran Premio per un autodromo è costosissimo, possiamo subire delle perdite, e nel caso che ci siano dei riscontri a noi favorevoli, i soldi vengono reinvestiti per l’organizzazione di manifestazioni automobilistiche o culturali, utili per tutti i cittadini.

Perché due Gran Premi in Italia non potrebbero più coesistere?

In Italia gli autodromi, non avendo supporti economici statali, devono poter contare su altre fonti di finanziamento. La situazione economica attuale non consente la coesistenza di due G.P..

E il pacchettto turistico, tenendo presente anche questo problema, non è una buona iniziativa.

Assolutamente No.

Gli appassionati di motori hanno l’impressione che la storia degli autodromi conti ben poco. E’ così?

Gli imprenditori non considerano solo il business, la storia ha il suo peso. L’autodromo di Monza è il primo costruito in Europa e funziona benissimo dal 1922.

Negli ultimi anni molti costruttori hanno abbandonato la F.1. Si sente la mancanza della loro genialità. Ricordiamo gli anni gloriosi in cui la F.1 ha dato spazio alla creatività dei fratelli Maserati, della famiglia Cooper, etc..

Noi, appassionati di motori, consideriamo positivo il fatto che il primo arricchito, che si occupa di tutt’altro, spesso per nulla interessato di motori, non abbia più la macchina ’di rappresenranza’ in F.1, però vedere le vetture dei colossi automobilistici non è poi così appassionante, ci manca molto la sfida tra costruttori di talento.

Non ’ è più possibile un ritorno ai geniali costruttori?

Nella F.1 attuale direi proprio di no.

Ritornando ai circuiti, noi donne appassionate di motori siamo abbastanza perplesse quando vediamo gli autodromi del ‘deserto’, va ricordato che in quegli autodromi assai spesso le donne non possono entrare, eventualmente ci possono essere dei posti a loro riservati.

I Gran Premi di quei circuiti danno un notevolissimo riscontro alla F.1.

Se posso fare un confronto tra F.Indy e F.1, devo esprimere tutta la mia ammirazione per la F.Indy, che ha saputo conservare la sua identità. La F.1, per inseguire le opportunità di buoni affari in tutto ilo mondo, ha smarrito completamente la sua fisionomia. La F.Indy, molto apprezzata in tutto il mondo, non ha mai preteso di ’possedere il pianeta Terra’ . Penso che sarebbe auspicabile per la F.1 un’identità europea, con alcune performance in altri Paesi al di fuori del campionato.

Non è sicuramente questo che vogliono gli imprenditorei della F.1.

Si parla di un ritorno della F1 in Sud Africa , sono attendibili queste notizie?

Sì, perché la F.1 desidera essere presente in ogni Continente, quindi alla F.1 manca il Sud Africa.

Cosa può dirmi in merito al Gran Premio in Russia? Si dice che la F.1 potrebbe entrare in Russia a decorrere dal 2014.

Agli imprenditori della F.1 interessa moltissimo un Gran Premio in Russia. Si sono già avvicinati a tale nazione, ma non hanno finora avuto dei buoni riscontri. Ora c’è stato un altro concreto approccio alla Russia e ovviamente i dirigenti della F.1 sperano che vada a buon fine.

Seguo la F.1 sin da quando ero piccolissima, ma una F.1 senza i geniali costruttori, senza una precisa identità, una F.1 del tutto imprenditoriale … beh, non vorrei proprio che ’sbarcasse’ in Russia per portare un business che di solito va a beneficio di pochi.

Daniela Asaro Romanoff


Settimana sociale: un “metodo” che funziona

Posted by carmen On ottobre - 30 - 2010 ADD COMMENTS

di Carmen De Fontes

Settimana sociale: un “metodo” che funziona

L’agenda uscita da Reggio Calabria è un processo aperto: serve a cominciare. A conclusione della Settimana Sociale la sensazione che rimane è proprio quella di “non aver concluso niente” perché è adesso che arriva il tempo del fare, del concretizzare le tante proposte nate in questi giorni. Ma l’altra sensazione è quella di aver già fatto tanto nel momento in cui lo svolgersi della settimana ha rivelato la felicità della scelta della città calabrese per gettare una luce buona su tutto il Sud

Nata già due anni fa, la scelta di Reggio Calabria si è rivelata ancor più significativa negli ultimi tempi segnati dalla recrudescenza della violenza mafiosa, dalla crescente disoccupazione e dal fenomeno del lavoro nero. Ma si è rivelata anche l’ occasione giusta per rivelare il vero volto di una città che si è dimostrata accogliente, organizzata, attenta alle esigenze dei delegati creando il contesto ideale per un confronto aperto e franco nei gruppi.

E allora veniamo al frutto di queste giornate.

Logos e agape – Il primo giorno di lavori, coordinati da Edoardo Patriarca, segretario del Comitato Organizzatore delle Settimane Sociali, dopo il messaggio di saluto del Papa, ha visto protagonista il cardinal Angelo Bagnasco che ha posto l’accento sul mistero di Dio, ad un tempo Logos, risposta definitiva alle domande della ragione, e Agape, amore che si dona. E in questa prospettiva il mistero da origine anche a un modo di vedere la vita e il mondo. “Ciò significa che il Vangelo ha qualcosa di proprio e di originale da dire per interpretare la storia e costruire una città più umana.” Al termine della prolusione di Bagnasco, il vice presidente del Comitato, Luca Diotallevi ha illustrato i punti cruciali evidenziati nel lungo cammino preparatorio verso Reggio Calabria. È stata prima di tutto individuata la posta in gioco. E la posta in gioco è l’Italia per la quale i cattolici devono sentirsi accomunati dallo stesso sentimento di “angustia” espresso dal cardinal Bagnasco. Il secondo passaggio riguarda la domanda: “serve l’Italia al bene comune?”, ovvero se le reti di costumi e tradizioni che fanno riferimento al concetto d’Italia possono servire al bene comune. Ecco dunque poste le condizioni perché l’Italia possa servire al bene comune: il Paese deve tornare a crescere e deve trovare risposte alle domande che scandiscono il documento preparatorio e che sono terreno di confronto per i delegati. Da qui il titolo della Settimana Sociale: “Cattolici nell’Italia di oggi. Un’Agenda di speranza per il futuro del Paese”.

Dallo scenario internazionale alla concretezza della quotidianità – Venerdì 15 è la prima giornata dedicata alle assemblee tematiche che si svolgono nel pomeriggio. La mattinata invece è dedicata a tre relazioni che forniscono la cornice entro cui inserire i contributi dei vari delegati. Il prof. Lorenzo Ornaghi, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, affronta il paradosso del cattolicesimo italiano in politica: “pur sapendo di avere strumenti per agire, identità popolare, ci sentiamo a disagio, disorientati”; e affronta il problema della rappresentatività e dell’estraniamento della gente rispetto alla politica. Vittorio Emanuele Parsi, docente di Relazioni Internazionali all’Università Cattolica del Sacro Cuore, presenta lo scenario internazionale: finita la Guerra Fredda, gli Stati Uniti non sono più il modello, ma prevalgono identità localizzate. La Cina ha raggiunto vantaggi economici ma presenta un modello che calpesta i valori civili. In questo scenario l’Unione Europea resta uno dei luoghi di eccellenza dell’azione della società civile ma bisogna lavorare per creare un’identità basata su valori condivisi e in ciò non deve mancare il contributo dei cristiani. Il prof. Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello IOR, affronta il nodo della crisi individuandone l’origine nella denatalità e nell’aver fatto dell’economia un fine e non un mezzo e suggerendone una possibile soluzione nel sostegno alle famiglie e all’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.

Aspettando le conclusioni – Nel pomeriggio di sabato 16, dopo che le assemblee tematiche si sono concluse, TV2000 offre un contributo alla riflessione attraverso un spettacolo che mette in scena storie, immagini di percorsi positivi di impegno nel sociale e nel mondo del lavoro: i volti possibili della speranza.

Che fare? – L’ultima mattina delle Settimane Sociali è il momento in cui sentire le proposte emerse nelle assemblee tematiche con gli interventi dei vari relatori che coniugano i cinque verbi del documento preparatorio.

Intraprendere nel lavoro e nell’impresa: il punto critico è la flessibilità che richiede di abbattere il lavoro sommerso e di creare un Nuovo Statuto del lavoro che tenga conto dei nuovi scenari.

Educare per crescere: l’educazione è una realtà che emerge ma il nuovo problema da porsi è come sostenere gli adulti.

Includere le nuove presenze: la sfida da vincere è trovare le strade per riconoscere la cittadinanza e valorizzare le eccellenze.

Slegare la mobilità sociale: bisogna a un tempo slegare per sciogliere i nodi problematici e rilegare, ovvero creare legami nuovi. Gli ambiti a cui prestare attenzione sono quelli dell’Università e del mondo delle professioni.

Completare la transizione istituzionale: l’esigenza forte è quella di una maggiore democrazia nei partiti accompagnata alla lotta alla criminalità organizzata attraverso l’educazione alla legalità e la certezza della giustizia.

Queste le conclusioni che, sottolinea mons. Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea e presidente del comitato organizzatore delle Settimane Sociali, devono essere consegnate agli stessi partecipanti alle giornate di Reggio perché sono i “primi impegnati a tradurle nella vita”.

E c’è da credere che l’attesa di un cambiamento possa trovare compimento se un merito di questi giorni, come ha affermato Diotallevi nel messaggio conclusivo, è stato quello di “mettere al centro le cose e le persone” e di sapersi concentrare su pochi problemi. In conclusione la bellezza del contesto e l’accoglienza ricevuta sono state occasione utile per ricordarsi che “questa terra è un luogo buono per seguire il Signore”.

Carmen De Fontes


Dagli Stati Uniti alcune ragioni cristiane per festeggiare Halloween

Posted by Moreno Migliorati On ottobre - 29 - 2010 ADD COMMENTS

Avvicinandosi la festa di Halloween, è ormai tradizione da alcuni anni che dall’interno del mondo cristiano, diverse voci (provenienti sia dalla tradizione cattolica che evangelica) si scaglino contro la medesima. C’è però chi la pensa diversamente ed invita i cristiani a non farsi scrupolo di festeggiare la ricorrenza. È il caso della chiesa battista di Ballston, nello stato di New York, sul cui blog è comparso un post sul quale vale la pena riflettere brevemente.
Halloween e la festa pagana di Samhain, si fa notare, non sono la stessa cosa. Del resto, anche le feste cristiane per eccellenza, Natale e Pasqua, hanno indubbie ascendenze pagane, ma questo non costituisce motivo per non celebrarle. La stessa festa incriminata, non ha sempre avuto le caratteristiche truculenti e demoniache che possiede attualmente: fino al XIX secolo Halloween veniva festeggiata senza mascheramenti spaventosi e demoniaci e nulla vieta di tentare di ripristinare tale tradizione.
Un’altra argomentazione riguarda il fatto che non bisogna guardare necessariamente la festa di Halloween unicamente come un giorno in cui il male trionfa, bensì come un giorno in cui le forze del male e Satana stesso possono essere derisi. Lutero stesso affermava che il modo migliore di scacciare il demonio, nel caso egli si rifiuti di cedere alle Scritture, è quello di schernirlo e di farsi beffe di lui. L’autore dell’articolo prosegue quindi nella sua argomentazione invitando a non temere di celebrare Halloween nelle chiese, il primo novembre, accendendo una candela e pregando per i santi, comprendendo nell’espressione anche le persone speciali della nostra vita.
In definitiva, conclude, chi crede nel Cristo che ha vinto la morte non può avere timore di festeggiare una ricorrenza che pur si richiama al male.
Le argomentazioni sono buone e lo stile è propositivo e privo di aggressività, merce rara di questi tempi.

(via SpiritualSeeds)

Si celebra oggi la nona giornata del dialogo cristiano – islamico

Posted by Moreno Migliorati On ottobre - 27 - 2010 ADD COMMENTS

“Amare la Terra e tutti gli esseri viventi!”: è questo il tema della nona Giornata ecumenica del Dialogo cristiano-islamico che si celebra oggi in tutta Italia con eventi, tavole rotonde e incontri. La giornata nasce da una proposta che fece alcuni anni fa Giovanni Paolo II, di celebrare, anche nel mondo cristiano, un giorno di digiuno, in seguito ai fatti dell’11 settembre.

Oggi la Giornata è un’iniziativa che nasce dal “basso” ed è sostenuta da membri di varie chiese d’Italia (ecco perché si definisce ecumenica), teologi, parrocchie, riviste, scuole, religiosi, gruppi missionari. Come ogni anno, la Giornata è accompagnata da un messaggio. “Forze politiche miopi che agitano la paura del diverso e di ciò che non si conosce e che per aumentare questa paura mistificano la realtà con l’uso di menzogne sempre più spudorate – si legge nel messaggio -, vorrebbero che cristiani e musulmani continuassero a fare guerre fra loro”. “Crediamo invece sia necessario che cristiani e musulmani, insieme a tutte le altre religioni, assumano posizioni e comportamenti all’altezza dei tempi che viviamo e delle sfide che ci pongono i nemici dell’umanità e della sua riconciliazione con l’unico Dio che insieme adoriamo”.

Tra i vari incontri che si terranno nella giornata odierna, vale la pena di segnalare quello in programma presso la Camera dei deputati e promosso dal mensile Confronti e dall’Agenzia stampa Nev dal titolo “Il fattore religioso nell’integrazione sociale”.

(via SpiritualSeeds)

Prenderà il via il prossimo 23 ottobre la nona edizione del Festival Internazionale di Musica e Arte Sacra, che si terrà come di consueto nelle più importanti basiliche romane: San Pietro, San Giovanni in Laterano, San Paolo fuori le Mura, Santa Maria Maggiore e Sant’Ignazio di Loyola. La manifestazione è promossa e organizzata dalla Fondazione Pro Musica e Arte Sacra, che prosegue così la sua attività istituzionale finalizzata al recupero e valorizzazione dell’arte sacra e del grande repertorio musicale legato ai luoghi che ospitano i concerti del Festival. Dopo i tredici progetti già portati a termine nelle Basiliche papali, tendenti alla conservazione di luoghi e opere d’arte di incommensurabile valore, da segnalare quest’anno, in collaborazione con la Fabbrica di San Pietro, i lavori di restauro del prospetto meridionale della Basilica Vaticana – nel terzo lotto, relativamente al manufatto centrale a croce greca della Basilica, progettato nel Cinquecento da Michelangelo, mentre il primo lotto, già concluso, e il secondo lotto, in corso d’opera, riguardano l’impianto secentesco aggiunto dal Maderno – e quelli relativi al recupero del Mausoleo “dei Marci” nella Necropoli Vaticana.
Per quanto riguarda l’aspetto più propriamente musicale, punta di diamante di questo festival è la presenza dei Wiener Philarmoniker, una delle orchestra più celebrate del mondo, che si esibirà il 25 ottobre sotto la direzione di Andris Nelsons per un programma che vede oltre Mozart e Haydn lo straordinario misticismo del Preludio del I atto del Parsifal di Wagner.
Ci sarà poi il Coro della Cattedrale di Saint Patrick di New York diretto da Jennifer Pascual che interverrà alla tradizionale S.Messa Solenne celebrata dal Cardinal Comastri (23 ottobre) ed eseguirà a Sant’Ignazio, il 24 ottobre alle 17, un concerto di Polifonia Sacra. Altro complesso importante sono i Fiati del Duomo di Magonza che parteciperà anch’esso alla Messa Solenne per poi eseguire, il 24 ottobre alle ore 21 a San Giovanni, un programma dedicato a musiche per fiati ed organo.
Chiusura del Festival presso la Basilica di Santa Maria Maggiore il 26 ottobre affidata a complessi tedeschi, tradizionalmente molto sensibili alla musica soprattutto. Sono il Bach-Chor, Siegen Philharmonie Südwestfalen – Landesorchester Nordrhein-Westfalen con un programma nel quale spicca la Messa di Santa Cecilia di Charles Gounod.

(via SpiritualSeeds)

Cinema e religione a confronto in due interessanti iniziative

Posted by Moreno Migliorati On ottobre - 18 - 2010 ADD COMMENTS

A conclusione della dodicesima edizione del Religion Today Filmfestival, prevista per il prossimo 21 ottobre a Nomadelfia, lo stesso ente organizzatore della manifestazione e la Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale dell’Università pontificia salesiana propongono un seminario di incontro e riflessione sul tema “Viaggi della fede. Viaggi della speranza”. L’iniziativa, che si svolgerà domani a Roma, intende rispondere alle seguenti domande: “Ci può essere un dialogo tra chi parte spinto dalla fame e chi, spesso, da un senso di sazietà insoddisfatta? Cosa può dire il cinema al riguardo? E le religioni: cristianesimo, induismo, ebraismo, islam?”. In un mondo in cui “tutti si spostano senza sosta”, spiegano gli organizzatori, “il viaggio ha perso gran parte del suo fascino romantico come scoperta e rischio, come radicale messa in questione di sé”. Oggi, infatti, è “il tempo dei viaggi d’affari e dei tour operators, in cui ogni dettaglio è ben pianificato” eppure “c’è anche qualcuno che parte semplicemente perché non ha un posto dove vivere, una vita da vivere; e qualcun altro perché vorrebbe dare un significato diverso alla sua vita”.

Un’altra iniziativa legata al mondo del cinema che vale la pena segnalare, riguarda un bando per la realizzazione di cinque cortometraggi sul tema “La missione del prete, cogli l’attimo”. A promuoverlo è la Fondazione Ente dello Spettacolo che, in collaborazione con il Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, ha annunciato la prima edizione di “i-father – Short Film Award”. Obiettivo dell’iniziativa è  “la produzione di brevi opere audiovisive (durata massima 5 minuti) utilizzando cellulari smart-phone”. Il bando, spiega la Fondazione, “si rivolge a giovani videomakers di età massima 40 anni. La figura del sacerdote (prete diocesano) dovrà essere presente nello script, che attraverso immagini significative coglierà l’attimo in cui il prete agisce per il bene comune, per una causa pastorale, sociale, caritativa, solidale”.

(via SpiritualSeeds)

A Roma il Caravaggio torna nelle sue chiese

Posted by Moreno Migliorati On ottobre - 15 - 2010 ADD COMMENTS

“Dialoghi con Caravaggio nelle sue chiese”. È l’iniziativa che l’Ufficio catechistico della diocesi di Roma promuove, da stasera 15 ottobre, in quattro chiese del centro storico per commemorare i 400 anni dalla morte di Michelangelo Merisi. Un evento pensato per i catechisti e gli educatori ma che si rivolge anche al grande pubblico.
L’obiettivo – spiega il direttore dell’Ufficio diocesano, mons. Andrea Lonardo – è “mostrare la vera novità espressiva di Caravaggio: in uno dei suoi quadri più famosi, ‘La Madonna dei Pellegrini’, il mondo divino della Vergine e del Bambino si offre ad un’umanità che ha i piedi sporchi, non ad una umanità idealizzata e irreale”. Il primo appuntamento è a San Luigi dei Francesi con “Le storie di San Matteo” (con Rossella Vodret, soprintendente per il Patrimonio storico e artistico e per il Polo museale della capitale). Il 22 ottobre, a Santa Maria del Popolo, con “La crocifissione di San Pietro e la conversione di San Paolo” (con Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, e Timothy Verdon, docente di storia dell’arte alla Stanford University e alla Facoltà teologica dell’Italia centrale). Il 29  a Sant’Agostino in Campo Marzio, con “La Madonna dei Pellegrini”. Ultimo appuntamento il 4 novembre, a Santa Maria in Vallicella, con “La deposizione”.
Un’altra interessante iniziativa dedicata a Caravaggio, prenderà il via il prossimo 30 ottobre a  Napoli: il videoartista Bill Viola installerà alcune sue opere mettendole in ideale confronto e dialogo con quelle del grande maestro lombardo.

(via SpiritualSeeds)

Al via a Reggio Calabria la Settimana Sociale dei cattolici italiani

Posted by Moreno Migliorati On ottobre - 14 - 2010 ADD COMMENTS

“Cattolici nell’Italia di oggi. Un’Agenda di speranza per il futuro del Paese” è il titolo della quarantaseiesima Settimana Sociale che si apre oggi a Reggio Calabria. I lavori ruoteranno attorno a una lista di problemi cruciali enucleati nel “Documento preparatorio”: alle sessioni plenarie si alterneranno ampi momenti di dibattito per declinare in concreto possibili piste da percorrere, avendo come obiettivo il bene comune e come strumenti la Dottrina sociale della Chiesa e l’enciclica “Caritas in Veritate”. In preparazione all’evento sono stati condotti, per oltre un anno, momenti di confronto e dialogo coinvolgendo tutte le “forze vive” della società: Chiese locali con il loro clero e, soprattutto, il laicato, associazioni e movimenti, docenti e imprenditori, forze sociali, del terzo settore e del volontariato.

Le settimane sociali sono un appuntamento fisso della Chiesa cattolica italiana, a cadenza pluriennale, al quale  partecipano politici, vescovi, militanti ed intellettuali per discutere insieme su un tema comune. La prima edizione si svolse a Pistoia nel 1907. Obiettivo dell’edizione della Settimana 2010 è quello di stilare una ”agenda di speranza” per l’Italia e i lavori si struttureranno intorno a cinque aree tematiche, dedicate a lavoro, scuola, inclusione, mobilità sociale e università, e riforme. I cinque coordinatori delle diverse aree sono Carlo Costalli, presidente del Movimento cristiano lavoratori, su ”Intraprendere nel lavoro e nell’impresa”; Paola Stroppiana, presidente dell’Agesci, su ”Educare per crescere”; Andrea Olivero, presidente delle Acli, su ”Includere le nuove presenze”; Franco Miano, presidente dell’Azione Cattolica, su ”Slegare la mobilita’ sociale”; e Lucia Fronza Crepaz, del Movimento dei Focolari, su ”Completare la transizione istituzionale”. Ciascuno di loro ha affidato ad una riflessione pubblicata sul sito piuvoce.net i propri obiettivi e le proprie aspettative.

(via SpiritualSeeds)

IL MONASTERO DI YURIEV

Posted by Daniela Asaro Romanoff On ottobre - 11 - 2010 ADD COMMENTS

di Daniela Asaro Romanoff

Nell’ultima parte di questa rubrica, dedicata ai Monasteri dell’antica Russia, abbiamo parlato di una splendida figura di Santo: St Antoniev. Prodigiosamente Antoniev fu portato da Roma a Novgorod, dove fondò un Monastero, trasmettendo a confratelli e fedeli un grande amore per la preghiera.

Novgorod, come tante altre città russe, accoglie molti altri luoghi sacri. Nella zona sud della città, sulla riva sinistra del fiume Volkhov, vicino al lago Llmen, si trova il Monastero di Yuriev (Monastero di San Giorgio). Nelle cronache dell’epoca sta scritto che il Monastero fu fondato nel 1119 da Vsevolod Mstislavich, principe di Novgorod. Secondo una leggenda, il Monastero sarebbe stato fondato nell’undicesimo secolo da Yaroslav il Saggio. Abbiamo già fatto conoscere Yaroslav il Saggio precedentemente. Ricordiamo che Yaroslav nacque a Kiev nel 978 d.C. e morì a Kiev nel 1054. Durante il suo lungo regno si adoperò per offrire una buona qualità di vita non solo alle popolazioni dei territori da lui governati, ma anche a quelle della Repubblica di Novgorod, poiché gli abitanti di questa città lo avevano aiutato moltissimo nella guerra che dovette combattere per ridare stabilità, equilibrio e prosperità alla sua terra. Jaroslav è conosciuto per aver promulgato il primo codice di leggi della regione, ed essendo religiosissimo, fondò parecchie Chiese e Monasteri.


E’ molto probabile che il Monastero di Yuriev sia stato fondato da Vsevolod Mstislavich nel 1119, come ci è stato trasmesso dalle cronache. Vsvevolod, venerato come Santo dalla Chiesa Ortodossa Russa, nacque a Novgorod nel 1088. Il suo nonno materno era il Re di Svezia Ingold I. Governò la Repubblica di Novgorod, rispettando sempre la forma di governo scelta dai cittadini, dal 1117 al 1136.

Vsevolod, secondo gli scritti dell’epoca, era anche ‘Egumeno‘, il vocabolo ’Egumeno’ equivale al vocabolo occidentale ’Priore’. Nel XIII secolo, a decorrere dal 1230 all’Egumeno del Monastero di Yuriev venne conferito il titolo di Archimandrita, vocabolo abbastanza equivalente alla definizione occidentale ’Vescovo’, data la diversità delle religioni non ci può essere una vera e propria equivalenza di titoli ed incarichi. Gli Archimandriti del Monastero di Yuriev furono spesso denominati Archimandriti della città di Novgorod.


Il Monastero di Yuriev è un’importante fonte di informazioni per gli studiosi in merito a tutto ciò che concerne la Repubblica di Novgorod nel periodo medievale. Una parte delle prime cronache di Novgorod fu compilata completamente nel Monastero.

La Chiesa di San Giorgio si trova nel complesso monastico, è una delle più grandi di Novgorod e zone limitrofe. Al suo interno si possono ancora vedere degli affreschi medievali che si sono conservati bene. La Chiesa fu ristrutturata nel 1902. La figura più importante rappresentata dagli affreschi è senza dubbio quella del Cristo Pantocrator. C’è anche un piccolo ritratto di Vsevolod Mstislavich. Al complesso monastico di Yuriev appartiene pure la Chiesa dell’Esaltazione della Santa Croce. Questa Chiesa fu costruita nel XVIII secolo.

Cinque delle sei chiese del Monastero furono distrutte nel 1928, durante il regime sovietico. Il Monastero venne chiuso nel 1929. Durante la II guerra mondiale gli edifici monastici furono occupati dalle truppe tedesche e vennero gravemente danneggiati. Il Monasteo di Yuriev fu restituito alla Chiesa Ortodossa Russa nel 1991, e da allora, con vari restauri, si sta cercando di far rinascere il meraviglioso luogo di preghiera. Essendo un dono del Signore, lo spirito cristiano non ha mai abbandonato questo luogo sacro, è stato mantenuto vivo dalle preghiere di tanta gente.

Dal 1993 il Monastero di Yuriev è considerato Patrimonio dell’Umanità.

Va ricordato che prima del 1917 c’erano più di 6.000 Monasteri in Russia. Attualmente ci sono quasi duemila Monasteri, ma in molti altri luoghi di culto sono in corso lavori di restauro. La Santa Russia si è riappropriata della sua identità e dignità. La grande spiritualità e la religiosità sentita profondamente per secoli hanno trovato la loro dimora ideale in queste Terre.

Recentemente, in autobus, ho incontrato una signora che mi ha chiesto delle indicazioni stradali, nel salutarmi, parlando un ottimo italiano, mi ha detto di essere russa e con grande gioia ha affermato:”Noi russi siamo sempre stati profondamente religiosi, essendo per natura delle persone riflessive, la fede è strettamente connessa alla nostra esistenza. Le dirò di più, noi esistiamo in virtù della nostra fede.”

Daniela Asaro Romanoff


Giornalismo, spettacolo o verità!

Posted by michelangelo On ottobre - 11 - 2010 ADD COMMENTS

di Michelangelo Nasca

Il mondo dei media è attraversato da una profonda trasformazione anche al proprio interno’. Lo ha ricordato, in questi giorni, Papa Ratzinger ricevendo in Udienza i partecipanti al Congresso sulla Stampa Cattolica promosso dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. ‘Oggi, – prosegue il Pontefice – nella comunicazione ha un peso sempre maggiore il mondo dell’immagine con lo sviluppo di sempre nuove tecnologie; ma se da una parte tutto ciò comporta indubbi aspetti positivi, dall’altra l’immagine può anche diventare indipendente dal reale, può dare vita ad un mondo virtuale, con varie conseguenze, la prima delle quali è il rischio dell’indifferenza nei confronti del vero’.

La preoccupazione, infatti, di poter confondere il virtuale con il reale non è infondata. L’idea di litigare online attraverso una chat, o di condividere “tavola, chiodi e martello” per la costruzione ideale di una villetta bifamiliare nel web, o  fuggire da una cena con gli amici per andare ad annaffiare “urgentemente” le piantine della “Farmville” (una sorta di fattoria virtuale che può essere governata da te attraverso il computer)… ci fanno comprendere quanto grande sia il bisogno di ritornare alla realtà della nostra esistenza.

La nostra generazione vive l’emozione delle immagini, siamo diventati i pionieri del digitale e non
riusciamo più a riconoscere nel volto degli altri le espressioni di gioia o il dolore… gli occhiali tridimensionali che ci hanno fornito leggono altro!

Inoltre, – continua Papa Ratzinger – la ripresa di un evento, lieto o triste, può essere consumata come spettacolo e non come occasione di riflessione. La ricerca delle vie per un’autentica promozione dell’uomo passa allora in secondo piano, perché l’evento viene presentato principalmente per suscitare emozioni’.

La feroce insistenza di microfoni e telecamere verso chi ha perduto in modo drammatico una persona cara – come accaduto in queste ultime ore nel caso della giovane Sara Scazzi uccisa dallo zio – la ricerca dello scoop mediatico da difendere a tutti i costi, le immagini televisive desiderose di catturare in piena diretta le prime emozioni disegnate sul volto di chi non sa ancora di aver perduto tragicamente la propria figlia. Tg, rotocalchi e programmi televisivi che per intere settimane ritorneranno sul dramma che si è appena consumato… e c’è qualcuno che pur di giustificare tutto afferma che in questi casi la televisione offre al suo pubblico una «terapia per superare ed esorcizzare il dolore»!

Anche Giovanni Paolo II, nel febbraio 1986, ricordava: ‘Coinvolto inevitabilmente nella potenza e rapidità dei mezzi di diffusione, quali la tecnica offre, il giornalista non può non sentire il peso della propria responsabilità. Così egli deve essere l’uomo della verità. […] Bisogna avere il coraggio e la sincerità di proclamare apertamente che tutte le forme di falsificazione e di deformazione – di cui non mancano purtroppo clamorosi esempi – sono un vero e proprio snaturamento del giornalismo. […] Il rispetto della verità richiede un impegno serio, uno sforzo accurato e scrupoloso di ricerca, di verifica, di valutazione’.

Conclusione del corso Anicec 2009/2010

Posted by antonio tavilla On ottobre - 11 - 2010 3 COMMENTS

di Antonio Tavilla

Con l’incontro residenziale previsto dal 22 al 24 ottobre, presso la casa di Spiritualità “Vedo il mio Signore” a Camposampiero (PD), il corso Anicec 2009/2010 dedicato alla formazione di nuovi Animatori della Cultura e della Comunicazione si  avvia alla conclusione. un corso segnato molto positivamente dalle giornate di “Testimoni Digitali”, conclusesi con l’incontro con Benedetto XVI.

L’impegno di questi operatori è divenuto sempre più preminente ed importante in seno alla Chiesa, anche alla luce delle nuove tecnologie; non a caso il Santo Padre anche per  il prossimo anno ha dedicato il tema per la XLV Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali all’era digitale. Il tema è infatti : “Verità, annuncio e autenticità di vita nell’era digitale” reso pubblico il 29 settembre scorso, Festa degli Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele.

Durante le tre giornate una full immersion tra tutte le tematiche relative alle Comunicazioni Sociali, ricca di relatori illustri e qualificati.

Ecco il programma:

Venerdì 22 ottobre 15.30 Preghiera di inizio e Saluto (Mons. Domenico Pompili) 16.00 Introduce e modera (Mons. Dario E. Viganò) I media: cortile dei gentili (prof. Sergio Lanza) Le relazioni in rete: esigenze e risposte (prof. Guido Gili) 19.00 Vesperi 20.00 Cena 21.00 Comunicazione Connessione Vs Relazione: la prossimità nelle pratiche di pastorale giovanile (don Luca Ramello)

Sabato 23 ottobre 9.00 Per i corsisti 2010: Laboratori di progettazione, analisi e produzione tenuti da specialisti del settore: • Comunicare un evento (costruire un trailer e comunicare via web) (dott.ssa Elisa Angelici) • Il prete in Tv e al cinema (dott. Sergio Perugini) • Fare il web parrocchiale (SiCei) • Media education (dott. Massimiliano Padula) • Cristo nella letteratura (dott. Marco Cardinali) • Ufficio stampa (dott. Bruno Mastroianni) Per i corsisti 2007, 2008 e 2009: Il downloading degli audiovisivi e la manipolazione da parte di spettatori creativi (prof. Paolo Peverini – prof.ssa Emiliana De Blasio) Si tratta di far vedere come la popolazione giovanile “lavora” sui testi brevi audiovisivi (specialmente cinematografici) a partire, ad esempio, dai trailers. Si tratta di affrontare un aspetto molto significativo per la popolazione giovanile (anche per l’aspetto educativo) 18.00 Per tutti Il network dei comunicatori in Italia (don Ivan Maffeis) 19.00 Vesperi 20.00 Cena 21.00 Visita a Padova alla Basilica di S. Antonio

Domenica 24 ottobre 9.00 Mons. Domenico Pompili incontra gli iscritti 2010 Don Ivan Maffeis incontra i corsisti 2007, 2008 e 2009 11.30 Per tutti Da Parabole mediatiche a testimoni digitali: responsabilità di un cammino (Mons. Domenico Pompili) 13.00 S. Messa presso il Santuario di Camposampiero

di Antonio Tavilla

Il rapporto degli americani con la religione (e con il cristianesimo in particolare) è analizzato in un paio di interessanti pubblicazioni che vale la pena di segnalare. La prima è un articolo di Cathy Lynn Grossman apparso su Usa Today e ripreso sul Corriere della Sera da Armando Torno. “How America sees God”, ovvero “Cosa possiamo dire di Dio”, questo il titolo della ricerca, intendeva rispondere a due semplici quesiti: “Quando pregate Dio a chi o a che cosa pensate di rivolgervi? E quando cantate «God bless America» a chi chiedete di benedire la vostra terra?”.
I risultati dell’indagine sono così sintetizzati da Torno: “Un 28% crede in un Dio autoritario, impegnato nella storia e capace di fulminare con punizioni severe coloro che non lo seguono. C’è poi il Dio benevolente, che per questa ricerca vale il 22%. Si identifica anche in azioni di politica contingente, simili a quelle in cui il presidente Obama dichiara di essere spinto a vivere la sua fede cristiana nel servizio pubblico. È un Dio impegnato e ama e ci sostiene quando ci prendiamo cura degli altri. C’è poi il Dio critico. Vale il 21%. Chi crede in Lui? I poveri, i sofferenti e gli sfruttati. Sono convinti che non perda di vista le cose di questo mondo. (…) C’ è infine il Dio lontano: lo crede il 24%. Quasi un americano su quattro lo considera distante, ma ciò non significa che non abbia alcuna religione”. L’indagine mette in rilievo insomma quanto la religione sia presente sulla scena pubblica statunitense molto più di quanto lo sia in Europa.
L’altra pubblicazione da segnalare è il volume: “La Bibbia e il fucile. Cronache dall’America profonda”, di Joe Bageant, che racconta i “seguaci delle chiese battiste indipendenti, così chiamate perché il loro «sistema di credenze in pratica può essere adattato a qualunque interpretazione dei testi sacri passi per la testa di ”predicatore Bob” o ”pastore Donnie”». Si tratta di pastori e fedeli dall’istruzione sommaria, conseguita in «colleges» finanziati dalle autorità locali dove ogni materia è insegnata nell’ottica della Bibbia interpretata alla lettera. Gente non cattiva, ma devastata dall’impatto prima con decenni di guerra fredda e poi col dilagante materialismo”. Un’altra faccia del “Dio americano”.

(via SpiritualSeeds)

Cristiani e Medio Oriente: da domenica al via il Sinodo dei vescovi

Posted by Moreno Migliorati On ottobre - 8 - 2010 1 COMMENT

Da domenica prossima, e fino al 24 ottobre, si svolgerà a Roma l’Assemblea Speciale del Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente. Decisa da Papa Benedetto XVI a seguito del suo viaggio in Terra Santa  nel maggio del 2009, questa Assemblea Sinodale straordinaria ha il compito di affrontare questioni cruciali e porta in sè grandi speranze. In questi anni, infatti, il futuro della vita dei cristiani in Terra Santa si è rivelata sempre più a rischio. E’ in corso da decenni, in Medio Oriente, una imponente diaspora di cristiani arabi verso l’Europa e le Americhe. L’affievolimento della presenza cristiana in regione dove sono forti i conflitti aumenta il livello dello scontro tra i diversi estremismi e indebolisce, di fatto, il dialogo e la possibilità di una pace duratura.
Durante il Sinodo di ottobre avranno la possibilità di incontrarsi e parlare di questi problemi i vescovi di un’area mediorientale allargata: dal Nord Africa all’Iran, dalla Turchia alla Penisola Arabica. Parteciperanno ai lavori delle sessioni anche rappresentanti di Islam ed Ebraismo.
In concomitanza con lo svolgimento dei lavori sarà allestita anche una mostra multimediale per conoscere la realtà del Medio Oriente cristiano.
L’iniziativa, intitolata “Abana-Padre Nostro. Sguardi sui cristiani del Medio Oriente” e realizzata dalle Edizioni Terra Santa, si compone di 24 pannelli tematici con approfondimenti e reportage fotografici, curati dal fotografo Fabio Proverbio, sulle tre aree emblematiche della regione: il cuore della Terra Santa (Israele, Territori Palestinesi e Striscia di Gaza), la Penisola Araba e l’Iran.  “La situazione dei cristiani in Medio Oriente – ha spiegato Giuseppe Caffulli, direttore della rivista Terra Santa – piccola minoranza fragile e dispersa, è problematica, anche se qualche segnale di speranza non manca. La visita del Papa ha infuso coraggio, sostegno e comprensione delle difficoltà”. Il progetto offre la possibilità di familiarizzare, attraverso dati aggiornati sulla presenza del fedeli nei singoli Paesi, sulle loro condizioni di vita e sul rapporto con i credenti delle altre grandi religioni. A conclusione del Sinodo, la mostra verrà messa a disposizione di Comuni, scuole, centri culturali e diocesi.

(via SpiritualSeeds)

A Roma il Festival internazionale di letteratura ebraica

Posted by Moreno Migliorati On ottobre - 6 - 2010 ADD COMMENTS

La Casa dell’Architettura di Roma ospiterà dal 9 al 13 ottobre prossimi, la terza edizione del Festival Internazionale di Letteratura Ebraica, curato da Ariela Piattelli, Raffaella Spizzichino e Shulim Vogelmann.  La kermesse letteraria ospiterà intellettuali e scrittori da tutto il mondo, confermando la sua natura di appuntamento culturale dinamico e creativo che non si limita alla letteratura in senso stretto ma spazia dalla parola scritta alla relazione di questa con l’arte, il cinema, il teatro e la musica.

Nelle sue precedenti edizioni il Festival ha visto la partecipazione di migliaia di cittadini ed ha avuto una straordinaria visibilità mediatica, ospitando autori come Benny Morris, Nathan Englander, Etgar Keret, Corrado Augias, Erri De Luca, Claudio Magris, Lizzie Doron , Maurizio Molinari, Meir Shalev.

La terza edizione del Festival Internazionale di Letteratura Ebraica nasce dal desiderio di raccontare, attraverso la voce degli scrittori e dei libri, come l’ebraismo affronta e risponde ai quesiti più attuali che coinvolgono la nostra società all’alba del XXI secolo. Tra gli ospiti di questa edizione, Paolo Giordano intervisterà Ron Leshem, autore del provocatorio “Tredici soldati”, sullo scrivere, sull’essere giovani scrittori e su Israele; la divulgatrice cabbalistica di origine eritrea Yarona Pinhas sarà la guida di un affascinante viaggio nella mistica ebraica; il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, e il maggiore esperto italiano di Cabbalà, Giulio Busi, risponderanno alle domande e alle curiosità sull’argomento; Manuel De Sica e Alain Elkann introdurranno la proiezione del film “Il giardino dei Finzi Contini”, di cui sarà presentato anche il progetto di digitalizzazione; Edoardo Albinati intervisterà Ronny Someck, considerato tra i più originali e sensibili poeti israeliani; Meir Shalev, intervistato da Simonetta Della Seta, racconterà in esclusiva il suo ultimo romanzo “È andata così”; Sergio Campailla e Benedetto Carucci ricorderanno la figura di Carlo Michelstaedter a 100 anni dalla morte; Daniel Vogelmann presenterà il suo libro di barzellette, mentre Enrico Vanzina racconterà dell’influenza dell’umorismo ebraico sul Cinema, e a moderare sarà Bruno Gambarotta; Alessandra Farkas incontrerà l’autrice americana Erica Jong sulla letteratura ebraica americana al femminile; lo scrittore e umorista inglese rivelazione letteraria degli ultimi anni, Howard Jacobson, sarà intervistato da Alessandro Piperno, in occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo “Che cos’è l’amor”.

(via SpiritualSeeds)

I film delle fedi a concorso in Svizzera con il Prix Farel

Posted by Moreno Migliorati On ottobre - 4 - 2010 ADD COMMENTS

Si terrà come sempre a Neuchâtel, in Svizzera, la 23° edizione del “Prix Farel”, festival internazionale del film a tematica religiosa. Nato come premio per la migliore trasmissione religiosa protestante della Svizzera francese – da qui il nome del premio dedicato a Guglielmo Farel (1489-1565), riformatore svizzero – ben presto è diventato il premio per tutte le rubriche religiose della Televisione della Svizzera romanda (TSR) e successivamente per tutte le trasmissioni di cultura religiosa del bacino latino d’Europa, protestanti, cattoliche ed ortodosse. Da allora la giuria è rigorosamente ecumenica ed internazionale.

In concorso, dal 15 al 17 ottobre, saranno decine di film, tra documentari e fiction, prodotti e realizzati dalle televisioni europee di lingua latina. Per tre giorni, centinaia di registi e produttori di trasmissioni a carattere religioso, rappresentanti di chiese ed esponenti di televisioni pubbliche e private si confronteranno su come le televisioni europee affrontano le tematiche religiose ed etiche, su come parlano delle diverse fedi, della convivenza religiosa in Europa e dell’impegno sociale dei cristiani in varie parti del mondo.

Sempre a proposito di programmi a sfondo religioso nelle reti televisive, non si può non citare la serie “God in America”, che prenderà il via il prossimo 11 ottobre sull’americana PBS (la rete televisiva pubblica) e che sarà dedicato all’influsso della religione sulla vita pubblica statunitense.

(via SpiritualSeeds)

CHIARA LUCE BADANO

Posted by FLORIANO CARTANI' On ottobre - 3 - 2010 ADD COMMENTS

DI FLORIANO CARTANI’

In occasione della recente beatificazione di Chiara Luce Badano, il ricordo di tutti i caro sinesi è andato a quella serata di domenica 13 aprile del 2003 quando, presso il salone parrocchiale di Carosino si tenne un incontro con i genitori di Chiara Luce, che allora era “semplicemente” una ragazza prematuramente scomparsa a Sassello (SV), in odore di santità.

La possibilità di tenere la tappa conclusiva di quella discesa pugliese dei coniugi Badano (già presenti a Brindisi, Lecce e Taranto ), proprio in questo paese della provincia di Taranto, rappresentò sicuramente un momento di importante riflessione per l’intera comunità carosinese.

L’iniziativa partiva, più in generale, dai “Giovani per un Mondo Unito” (espressione giovanile del Movimento dei Focolari), i quali avevano organizzato alcuni incontri per conoscere meglio l’esperienza di questa loro coetanea divenuta, suo malgrado, nonostante la terribile malattia che l’aveva colpito, un esempio lampante d’amore per Gesù e per gli altri e di eroica sopportazione dell’infermità che l’aveva colpito.

L’incontro con la fede “matura” avviene per Chiara Luce molto presto, a nove anni appena quando, come dice di lei Valerio Aversano, aderisce all’“ideale dell’unità” che la porta, successivamente, al pari di tanti altri adolescenti, a convergere nel movimento focolarino dei “Giovani per un Mondo Unito”.

Poi la normalità e la contagiosa vitalità della sua esperienza di gruppo, che solo esternamente sembra stopparsi nel momento dell’incontro con la malattia: “Questo male – scriveva fiduciosa in una missiva a Chiara Lubich – Gesù me lo ha mandato al momento giusto, me l’ha mandato perché io lo ritrovassi.”

Chiara Luce Badano raggiunge il Cielo anticipatamente, a soli 18 anni, il 7 ottobre 1990, ma la sua testimonianza di vita terrena non passa inosservata. La stessa fondatrice dei Focolari, infatti, la addita come “modello per tutti i giovani” mentre Mons. Maritano, vescovo di Aqui Terme, provvede ad avviare il suo processo di beatificazione, sottolineando che “Quanto offerto da Chiara Luce con la sua vita è un’esperienza che è Luce per tanti.”

Da quanto sopra ed a maggior ragione per gli avvenimenti di questi giorni, l’importanza che sicuramente ha rivestito questo incontro carosinese per i nostri giovani non tanto e non solo per la presenza di due “testimoni privilegiati” della vicenda (gli stessi genitori di Chiara Luce), quanto per lo splendido messaggio di coerenza a quell’”Ideale di Unità” lasciatoci in eredità da Chiara Luce. Un segnale sicuramente forte per i nostri tempi che, travalicando il pur radicato senso religioso della Badano, è dedicato indistintamente a tutti i giovani di oggi.

FLORIANO CARTANI’

MUSICAL: SAN FRANCESCO

Posted by FLORIANO CARTANI' On ottobre - 3 - 2010 ADD COMMENTS

Floriano Cartanì    da Taranto, 28.09.2010

La parrocchia Santa Lucia di Taranto, sita in via Gen. Messina, ospiterà nei prossimi giorni un musical su san Francesco, proposto con grande successo dai giovani e giovanissimi della parrocchia S. Maria delle Grazie di Carosino. Accompagnati dal loro parroco don De Cantis e dal vicario don Lupoli, che peraltro partecipano attivamente al progetto, il gruppo parrocchiale carosinese parlerà ancora una volta ed a modo suo del poverello di Assisi, questa volta grazie all’interessamento della chiesa tarantina. Il musical sarà rappresentato la sera di sabato 2 ottobre nel cortile situato all’interno dell’Istituto Scolastico Comprensivo “C.Battisti” di Taranto alle ore 20.00. Di questo lavoro possiamo anticipare che non si tratterà della solita “commedia musicale”, in quanto sin dalle prime scene si potrà apprezzare che l’impegno profuso da tutti i partecipanti non è solo ed esclusivamente teatrale, ma sottintende qualcosa di più profondo: in ogni azione, in ogni canto, in ogni fotogramma proiettato, nella ricercatissima musica che fa da ineguagliabile sfondo alle interpretazioni. Merito certamente degli autori di questo famoso testo, scritto da don Ricciotti e magistralmente musicato da A. Gualano ma, come si diceva prima, Don Lucangelo e don Graziano insieme ai loro ragazzi, sono riusciti ad andare oltre il semplice sentimento emozionale, che pure scaturisce copioso dalla vicenda francescana. Tutta la rappresentazione viene infatti interpretata da ogni personaggio come una vera e propria preghiera dell’animo, teso esclusivamente alla riscoperta della purezza e della pienezza contemplativa del Signore e della Sua meravigliosa misericordia. Veramente trascinante inoltre la carica con cui il testo, soprattutto quello cantato, viene espresso in particolare dallo stesso don Lucangelo (san Francesco nella rappresentazione) e da Michela Conte che con vera bravura veste i panni dell’alter ego femminile del santo di Assisi, Santa Chiara. Ma in generale si potrà assistere ad una testimonianza sui generis fornita da tutta l’equipe degli oltre cinquanta interpreti e svariati tecnici, che riescono a dare il meglio di sè nella estrema semplicità e consapevolezza di trovarsi non tanto su di un palco, ma quasi all’interno di una chiesa a pregare. Che erano in fondo ciò per cui tantissime ragazzi e ragazze, insieme alle loro guide don Lucangelo De Cantis e don Graziano Lupoli, si erano messi in gioco, lavorando alacremente per quasi un anno intero, attraverso un vero e proprio cammino spirituale di cui questa raffigurazione rappresenta la tappa finale.

Floriano Cartanì

Fiere e Angeli

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di Moreno Migliorati.Le persone molto religiose hanno livelli di benessere più elevati rispetto a quelle moderatamente religiosesono affatto: é il risultato di uno studio effettuato dalla nota agenzia Gallup.

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