Tuesday, 7 September, 2010
Animatori Cristiani della Comunicazione

LE ORIGINI DELLA PREGHIERA NEI MONASTERI DELLA RUSSIA

Posted by Daniela Asaro Romanoff On maggio - 31 - 2010 ADD COMMENTS

di Daniela Asaro Romanoff

Possiamo davvero affermare che la Russia, dopo la conversione al Cristianesimo della sua popolazione, fu una Terra benedetta dal Signore. Il principato russo di Vladimir, che adottò il Cristianesimo di rito bizantino, divenne un Paese unico al mondo.

La Russia trovò la sua identità nei Monasteri e nelle preghiere senza intermissione dei mistici, dei pellegrini, dei Santi. E per parecchi secoli l’albero rigoglioso della Fede ebbe le sue possenti radici in questa Terra.

Finora abbiamo parlato dei Monasteri e continueremo a farlo, ma adesso è opportuno soffermarsi sulle preghiere, sui credenti, sui religiosi dell’antica Russia, per cercare di capire meglio la spiritualità di questo Paese, ricordando che la preghiera è azione.

Nei Monasteri russi la preghiera ha prediletto sempre il silenzio, solo nel silenzio possiamo sentire il sussurrare di Chi ci guida.


Per pregare veniva e viene tuttora usata una corda molto simile al Rosario cattolico. E’ costituita da nodi di lana oppure di cuoio, proprio per non provocare il benché minimo rumore. La corda da preghiera dei primi monaci cristiani, che vivevano nell’Egitto del IV secolo, poteva avere anche 300 nodi. Il Rosario russo ha 103 nodi, il numero dei nodi trae le sue origini da un’ antica ’scala di preghiera’. I nodi sono suddivisi in quattro gruppi da alcuni grani. Abbiamo 17 nodi, 33, 40, 12. I numeri si riferiscono agli Evangelisti, agli Apostoli, ai Profeti, e alla vita di Cristo. La preghiera che univa i monaci russi al Soprannaturale era la ‘Preghiera di Gesù’, tuttora questa preghiera viene considerata fondamentale nel Cristianesimo ortodosso. La ‘Preghiera di Gesù’ viene definita ‘azione spirituale’. Questa azione trae le sue origini da una corrente spirituale risalente ai Padri del deserto. Attraverso la preghiera, l’orante passa dalla mente al suo cuore, pronunciando costantemente queste parole:”Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio,

abbi pietà di noi peccatori.” Nominare Gesù, senza intermissione, purifica il pensiero, l’anima viene illuminata dalla Grazia divina e l’orante acquisisce la consapevolezza che il suo corpo è il tempio dello Spirito Santo.

La Fede cristiana fu accolta in Russia con grande intensità, i credenti non si accontentarono di una Fede superficiale, Cristo doveva far parte di tutti i momenti della loro vita. I credenti russi si immersero nella preghiera e nella meditazione. Un popolo di così grande spiritualità offrì alla sua amatissima Fede tantissimi monaci, che si avvicinarono in modo spontaneo all’ ascetismo orientale. Il più antico Monastero della Russia è il Monastero delle Grotte di Kiev, diede notevoli frutti spirituali, tanto da venir definito: il vivaio del monachesimo.


Abbiamo parlato del Monastero delle Grotte nella prima parte di questa rubrica.

Noi occidentali, a malapena, possiamo comprendere quanto essenziale fosse la vita monastica per tutti i russi, non solo per i monaci, i russi si sono sempre ispirati a tale modello di vita. Anche coloro che governarono il Paese, i Rurik prima e, dal XVII secolo, i Romanoff, amarono profondamente i Monasteri della loro Terra, parecchi abbandonarono incarichi prestigiosi, comprendendo che nulla può essere più prestigioso della preghiera, molti principi divennero mistici, pellegrini e alcuni furono canonizzati dalla Chiesa ortodossa, anche la Chiesa cattolica venera certi santi ortodossi: San Vladimir, ad esempio, il principe che accolse il Cristianesimo, e per tutti gli altri i cattolici hanno il massimo rispetto e grande devozione. Nessun Paese al mondo è stato governato da persone di così grande spiritualità.

Nella Rus’ i Monasteri erano i luoghi dove la Grazia di Dio si manifestava in tutta la sua potenza, costituivano un punto di riferimento per il mondo circostante.

La ‘Preghiera di Gesù’ ha sempre dato forza e serenità a tutti i credenti che ad essa si sono accostati. Tale preghiera è radicata nel Nuovo Testamento.


Sicuramente, nella Rus’ la preghiera giunse dall’oriente. Va ricordato San Simeone, detto il Nuovo Teologo (949 – 1022), uno dei pochi mistici ortodossi che comunicò attraverso i suoi scritti l’esperienza della sua vita.

Proprio a Simeone viene attribuito dalle cronache antiche un opuscolo:”Metodo della santa preghiera e attenzione”. Al monaco veniva consigliato di sedere nella sua cella in un posto tranquillo, per poter elevare la mente al di sopra di tutto ciò che è materia. Il monaco poi, chinando il suo capo fino ad appoggiare il mento sul petto, rivolgeva l’occhio corporeo al centro del ventre.

L’inspirazione doveva venir compressa per un breve periodo, non respirando pienamente si può vedere meglio all’interno di se stessi con la mente, per scoprire quel posto del cuore dove ha dimora la forza dell’anima. In un primo tempo ci sarà oscurità, difficoltà a concentrarsi, ma, insistendo, si verrà pervasi da una felicità infinita, durante la ripetizione della preghiera:”Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà di me”. Il monaco sempre di più rivolgerà l’attenzione al suo cuore.

Questo metodo, che ha lo scopo di aiutare l’orante ad esprimere in modo proficuo la sua preghiera, viene definito esicasmo (voc. greco: hesychia = calma, pace, tranquillità, assenza di preoccupazione).

Un’altra importantissima forma di preghiera si espresse nell’antica Russia attraverso la creazione delle icone. Dipingere un’icona è una preghiera. Le prime scuole iconografiche risalgono all’XI secolo e avevano sede a Kiev. Le icone sono frutto di una tecnica e di una simbologia ben precisa.

In Russia, fin dall’antichità, si prediligeva il legno di tiglio o di pino. Gli antichi metodi vengono tuttora utilizzati. Sulla tavoletta in legno viene steso del gesso colloso mescolato a finissima polvere di alabastro, questo lavoro viene eseguito a caldo sulla tavola e su una tela in lino, che viene poi incollata sulla superficie della tavola. Tramite il carboncino oppure con una lieve incisione, il disegnatore delinea le figure secondo le prescrizioni canoniche.

Qualora si renda necessaria la doratura, un esperto prepara un fondo rosso per le zone dove verranno inserite le foglie d’oro, la stesura dell’oro viene rifinita con l’agata o con il dente di lupo per ottenere più lucentezza. I primi pittori di icone usavano solo quattro o cinque colori fondamentali, verso la metà dell’Ottocento se ne utilizzavano venti. I pigmenti colorati, ottenuti dai vegetali, vengono sciolti nell’acqua e mescolati con il rosso dell’uovo e qualche goccia di aceto o Kvas (distillato di pane, ribes e uva passita).

Nella prossima parte, dedicheremo ampio spazio alla preghiera che accompagna la creazione di un’icona e alla simbologia del materiale adoperato.

Daniela Asaro Romanoff

Sfida culturale

Posted by marilena marino On maggio - 31 - 2010 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

LA PAROLA: PERCHE’.

LA PRIMA RIFLESSIONE PARTE DA UNA PROFONDA CONSIDERAZIONE CHE MI HA ILLUMINATO NEL PROPORRE QUANTO ADESSO DIRO’:

PARTENDO DA UN’ ESPERIENZA DI VITA MOLTO PERSONALE CHE HA FORGIATO COL FUOCO PROPRIO I MIEI PRIMI ANNI FINO ALL’ ADOLESCENZA, E ANCHE QUELLI PIU’ AVANTI, HO SENTITO UNA IMPELLENTE SPINTA A DESCRIVERE COSA POSSA ESSERE ” AVERE LA POSSIBILITA”” DI AVERE UNA “PAROLA”E POTERLA METTERLA IN CIRCOLAZIONE;

GRAZIE AD UNA INIZIATIVA DEL MIO PARROCO DON FRANCESCO FONGO DI “APRIRE” UN CENTRO CULTURALE ALL’ INTERNO DELLE INIZIATIVE PARROCCHIALI NEL NOSTRO PAESE, RITENGO CHE ESSA SIA UN’ IDEA DAVVERO MERAVIGLIOSA, SEMPRE PERMETTENDO CHE LA CULTURA CHE SI VUOLE METTERE IN CIRCOLAZIONE SIA DI NETTO STAMPO CRISTIANO E DOTATO DI FORTI VALENZE EVANGELIZZATRICI:

STANDO ANCHE ALLE ULTIME RISPOSTE DATE AD ALCUNI GIOVANI CATECHISTI A ROMA, DAL PAPA BENEDETTO XVI, DURANTE LA GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTU’, E’ VENUTA CHIARAMENTE A GALLA L’ ESIGENZA DI POTER RISPONDERE A QUESTA SOCIETA’ FORTEMENTE SECOLARIZZATA, CREANDO PROPRIO NELLE NOSTRE PARROCCHIE “NUOVE OASI DI CULTURA CATTOLICA”, ATTE A DIFFONDERE PERENTORIAMENTE IL MESSAGGIO EVANGELICO DI GESU’ CRISTO, SPERANDO ANCHE CON QUESTO DI SUSCITARE I NUOVI APOSTOLI DEL FUTURO.

UNA COMUNITA’ CHE NON SIA MORTA DEVE POTER GETTARE QUESTO SEME DI SFIDA CRISTIANA AI VARI E DISORIENTATI IMPUT SOCIALI CHE DESTABILIZZANO L’ UOMO, NON FACENDO PIU’ RICONOSCERE CHIARAMENTE DOVE E’ CRISTO E DOVE NON LO E’!

LA PAROLA: CHIAREZZA D’ INTENTI

” NON SIAMO STATI NOI AD AMARE DIO PER PRIMI, MA E’ STATO LUI DA SEMPRE CHE PER PRIMO CI HA AMATO” .

CON QUESTA PRIMA AFFERMAZIONE VOGLIAMO RICONOSCERE GIA’ UNA PRECISA CHIAVE DI LETTURA CHE CI FA EVITARE GIA’ L ‘ ERRORE DI CREDERE CHE SIAMO NOI COSI’ BRAVI E RELIGIOSI CHE ABBIAMO SCOPERTO DIO, MENTRE UN CERTO SENSO DI BENESSERE E GRATITUDINE CI METTE GIA’ IN UNA CONDIZIONE ATTA A CAPIRE CHE CIO’ DI CUI ABBIAMO SOLO BISOGNO, E’ DI APRIRE L ‘ ORECCHIO E ASCOLTARE LUI, CHE CI VUOLE PARLARE;

SE SOLO CONSIDERASSIMO QUESTO EVENTO GIA’ ECCEZIONALE, SICURAMENTE ANCHE TUTTO IL NOSTRO CORPO CAMBIEREBBE POSIZIONE E PERSINO UNO STATO DI PROFONDA ACCOGLIENZA, DAREBBE PIU’ TONO AL NOSTRO VISO CHE SI STUPIREBBE COME<QUELLO DI UN BAMBINO CHE SGRANA GLI OCCHI E SI METTE PRONTO COSA IL PAPA’ HA DA DIRGLI!

SIAMO SEMPRE PRESI DALLE NOSTRE FILOSOFIE E PUNTI DI VISTA, COSICCHE’ ANCHE LA DIFFICOLTA’ DI ASCOLTARE E’ DIFFICILE E SVANTAGGIOSA PER UN DIO CHE AMA PARLARE A NOI UOMINI E IL PIU’ DELLE VOLTE SI TROVA DAVANTI:

UN SOLDATO AGGUERRITO SULLE DIFENSIVE, INVECE CHE UNA CREATURA CHE ” PENDE DALLE SUE LABBRA” !

MA LUI NON SI SCORAGGIA E LE PROVA TUTTE PRIMA DI MOLLARE……….

LA PAROLA: IL CRISTOCENTRISMO

AL CENTRO LA SACRA SCRITTURA: IERI, OGGI, DOMANI, LA PAROLA DI DIO DEVE RAPPRESENTARE IL POLO D’ ATTRAZIONE VERSO CUI CONVERGONO TUTTE LE RISORSE UMANE INTELLETTIVE, ARTISTICHE, SOCIALI, CARITATIVE, E ALLO STESSO TEMPO ESSO AGISCE COME UNA FORZA DI GRAVITA’ CHE NON SUPERA GLI ALTRI EQUILIBRI, MA CHE, ANZI, LE TIENE INSIEME E IN EQUILIBRIO: RIAPPROPRIARSI DEL VANGELO E DELLE SACRE SCRITTURE, DOVREBBE DIVENTARE UN’ ATTITUDINE FAMILIARE, COME SE PER COMPAGNO PRINCIPALE DI VITA AVESSIMO SEMPRE QUESTO LIBRO CON CUI VIAGGIARE, DISCUTERE, INTERPELLARE….

CHE NON SIA SOLO PREROGATIVA DEI MAESTRI, USARE DIMESTICHEZZA CON LA PAROLA DI DIO, MA CHE ESSA ADEGUATAMENTE “SPEZZATA” PRIMA DAI MINISTRI DI DIO, POSSA DIVENTARE CIBO QUOTIDIANO SOPRATTUTTO PER I LAICI CHE VIVONO SPESSO DI TUTT’ ALTRO CIBO, NON E’ UN PECCATO, ANZI, PROPRIO PARTENDO DAI NOSTRI PADRI NELLA FEDE, COME IL POPOLO EBRAICO, LA “RUMINATIO”, LO SCRUTARE COSTANTEMENTE LA SCRITTURA, SI PUO’ SCOPRIRE CHE PER LORO E’ QUASI NORMALE PARLARE DI UN DIO CHE PARLA, MENTRE ANCORA PER NOI OCCIDENTALI, TROPPO SPESSO LA SCOPERTA DELLO STESSO VANGELO SI DELEGA TROPPO COMODAMENTE SOLO ALL’ OMELIA DOMENICALE DEL SACERDOTE;

SICURAMENTE SI SCOPRIRA’ L’ ACQUA CALDA CON QUESTE RIFLESSIONI, MA A VOLTE PROPRIO LE COSE PIU’ SCONTATE SI LASCIANO CORRERE E BASTEREBBE SOLTANTO RIANDARE ALLE RADICI DELLE ” SITUAZIONI”:

LA PAROLA:CHIAVE DI LETTURA

C’ E’ UN COMUNE DENOMINATORE IN TUTTE LE VARIE CONFERENZE CULTURALI A CUI HO ASSISTITO, TUTTE DEGNE DI RISPETTO, PER CARITA’, MA NE SONO SEMPRE USCITA COME INSODDISFATTA O, MEGLIO, UN PO’ PERPLESSA, ANCHE PERCHE’ , SPACCIANDOSI ESSE, A VOLTE, COME TAVOLE ROTONDE CON TEMI NOBILI COME ” LA PACE”, “IL CORPO , ECC., AVREBBERO VOLUTO DARE A CHI VENIVA AD ASCOLTARE DEI RISVOLTI CRISTANI, MA QUESTI MESSAGGI ERANO COSI’ SBIADITI E POCO CHIARI, CHE PECCAVANO DI INCISIVITA’: MI SON CHIESTA: PERCHE’ SI PARLA PRIMA DEI VARI ASPETTI DI UN PROBLEMA, CONDENDO LA PASTA CON VARIE TINTEGGIATURE CHE VANNO DALLA SOCIOLOGIA, ALLA FILOSOFIA, ALLA STORIA, E POI , FORSE, PER CASO, CI SCAPPA ANCHE IN MEZZO GESU’ CRISTO??

PERCHE’ NON VIENE DETTO CON CHIAREZZA IL MESSAGGIO EVANGELICO, PARTENDO PRIMA DALLA SCRITTURA E PO ARRIVANDO AD ALTRE CONSIDERAZIONI??

FORSE SARA’ UNA CONSIDERAZIONE DA POCO, MA CREDO CHE TUTTA QUESTA IMPOSTAZIONE E MODO DI FARE GENERI ANCORA PIU’ CONFUSIONE IN QUELLE PERSONE CHE CERCANO INVECE MESSAGGI CHIARI E LIMPIDI!

SOLO METTENDO AL CENTRO DI UN TEMA, DI UN DIBATTITO, DI UNA CONFERENZA CULTURALE LA PAROLA DI DIO, SI PUO’ DIPANARE TUTTA LA MATESSA DI IDEE CHE CI PORTIAMO DENTRO: DOVREBBE ESSERE ROVASCIATA L’ INTENZIONE!!

SE CREDIAMO CHE E’ DIO CHE PARLA, PERCHE’ VOGLIAMO PARLARE NOI PER PRIMI, RISCHIANDO DI FALSIFICARE IL MESSAGGIO CHE DIO HA DA PROPORCI NELLA SCRITTURA?!

NON VORREI CHE QUESTO MODO DI FARE CULTURA SIA PER I MODERNI FILOSOFI DEL TEMPO ANCORA UN TENTATIVO DI CUI L’ UOMO SI SERVE PER USARE DIO, COME NELL’ ANTICO SISTEMA DELLA RELIGIOSITA’ NATURALE, IN CUI SI CERCA DI TENERE BUONO IL SIGNORE PER INGRAZIARSELO E ACCONTENTARE, COSI’, UN PO’ DIO E UN PO’ L’ UOMO!!

LA PAROLA: PROPOSTA CULTURALE

QUESTA E’ UNA SOCIETA’ CHE SPINGE IL PEDALE AL MASSIMO SU TUTTI I NOSTRI TREND DI VITA, CHE CORRE VELOCISSIMA E CHE SEMBRA LASCIARTI A PIEDI SE NON CORRI AL PASSO CON LEI, MA E’ UNA SOCIETA’ ANCHE DA CUI NON BISOGNA FARSI INGANNARE, PROPRIO PERCHE’ TROPPO VELOCE E TUTTA UGUALE, PERCHE’ NON VUOLE DARTI IL TEMPO DI USARE IL CERVELLO CHE TI SERVE PER PENSARE E TIRAR FUORI L’ ORIGINALE CHE E’ IN TE, E NON LA COPIA!!

PROPRIO PERCHE’ COSTRUITA SU MESSAGGI SUB-LIMINALI, NON CHIARI, DIRETTI, MA CONSUMATI FRENETICAMENTE, NON VUOLE AVERE PUNTI FERMI DI RIFERIMENTO PROLUNGATI, PERCHE’ NON VUOLE PENSARE AL<TEMPO CHE PASSA E CHE SI PUO’ FERMARE, MA PROPRIO PER LO STESSO MOTIVO ESSA E’ LEGGERA E VAPORIFERA E CAMBIA CONTINUAMENTE ASPETTO A SECONDA DELLE MODE E DEI DIKTAT DEL MOMENTO;

E’ MEGLIO NON AVERE SPAZIO PER SOSTARE E , MEGLIO ANCORA, FARE MASSE OMOLOGATE E SENZA PARTICOLARI ORIGINALITA’ PER MEGLIO SFUGGIRE AL CONTROLLO DI SE STESSI, MENTRE IL CONTROLLO, C’ E’ GIA’ CHI HA INIZIATO A FARLO: LA NATURA STESSA, DI CUI L’ UOMO, DAPPRIMA DOMINATORE , ORA NE E’ INESORABILMENTE DOMINATO

SEMBRA UN MONDO ALLA ROVESCIA, E L’ UOMO CHE SEMBRA ESSERE COSI’ ALL’ AVANGUARDIA, NON SI RENDE CONTO CHE STA DIVENTANDO UN BURATTINO IN BALIA DEI PROPRI ISTINTI, CHE DA PADRONE DEL PARADISO TERRESTRE, DIVENTA UN SEMPLICE GIARDINIERE, E DA SIGNORE DELLA SUA TERRA, UN GARZONE DI MACELLERIA;

PER ANDARE DIETRO LE MODE, LA CREATURA NON SI RENDE CONTO DI ESSERE DA LORO MANIPOLATE E PERDE COSI’ LA SUA VERA DIGNITA’, E PREFERISCE ABDICARE AD ALTRI RE, PIUTTOSTO CHE PRENDERE LUI IL COMANDO DELLA SITUAZIONE!!

E’ ASSOLUTAMENTE NECESSARIO E URGENTE, PER QUESTO, RICOMINCIARE DACCAPO, DALLE RADICI E TROVARE DEI PUNTI FERMI, SALDI, PROPRIO PERCHE’ SI OSCILLA A DESTRA E A SINISTRA, SENZA PIU’ UNA VERA BASE:

LE CERTEZZE FANNO PARTE DI QUESTE RADICI STORICHE DI CUI L’ UOMO NON PUO’ FARE A MENO IN QUESTA VITA, DAL MOMENTOCHE LA STESSA STORIA HA BISOGNO DI ESSERE SCANDITA DA CERTI PRECISI, REGOLARI MOMENTI:

LA STESSA CREAZIONE VIENE FUORI DAL CAOS E NOI VOGLIONO INVECE RITORNARE A QUESTO CAOS??

AVERE DEI PUNTI FERMI NON SIGNIFICA IRRETIRSI NEL BORGHESISMO MA DARE VOCE AD UN ORDINE PRESTABILITO DALLA PRESCIENZA DI DIO, PERCHE’ L’ UOMO DA SOLO SI PERDE SENZA QUEST’ ORDINE, NON LO SA AUTOGESTIRE!!

DIO HA TANTO AMATO IL MONDO E L’ UOMO , DESIDERANDO CHE EGLI NON SCENDA A COMPROMESSI CON CERTI VALORI FASULLI E INGANNEVOLI GHE GLI TOLGONO STIMA E DIGNITA’: MA COME POTRA’, LUI, ACCORGERSI DI SCIVOLARE FUORI DA QUESTE LINEE TRACCIATE DA DIO PER AMORE???

RIMETTENDO DIO AL PRIMO POSTO NELLA SUA VITA, TUTTO RIGIRERA’ PERFETTAMENTE, COME UNA RUOTA I CUI RAGGI FANNO CAPO AL CENTRO: CRISTO; CIO’ CHE VOGLIAMO FARE CON LA PAROLA DI DIO, RIPROPONENDO LA LETTURA DEL VANGELO E LA SUA SRUTATIO NELLE NOSTRE TAVOLE ROTONDE E NELLE NOSTRE CASE!!

LA MODA, LA DANZA, IL CANTO, LA CRONACA, IL CINEMA, TUTTO PUO’ E DEVE ESSERE RIVISITATO DALLA PAROLA DI DIO, NON IMPORTA SE SAREMO TRA LE TANTE VOCI CHE DICONO ALTRE COSE, MA NOI FAREMO LA NOSTRA PARTE

PER ESEMPIO, SAREBBE INTERESSANTE FARE UN ANALISI DI UN TESTO DI UNA CANZONE O DI UNO SPOT PUBBLICITARIO CHE TANTO INVADE CON LA TELEVISIONE LE NOSTRE CASE, E FAR VEDERE COME SAREBBE UN TESTO DI UN CANTO CON DIO E SENZA DIO, OPPURE, ANALIZZANDO UN MESSAGGIO CHE VIENE DA UN FILM, PER FAR VEDERE ALLA GENTE IL MESSAGGIO AMBIGUO CHE PUO’ VENIRNE FUORI, DOVE DIO MANCA COMPLETAMENTE E COME, INVECE, RIMETTENDO AL PRIMO POSTO LA PAROLA DI DIO, QUELLO STESSO MESSAGGIO SAREBBE TUTTO DIVERSO !!

SENZA VOLER FARE MORALISMI O INDOTTRINAMENTI DI SAPIENZA, PENSO SIA IMPORTANTISSIMO DARE ALLA GENTE DELLE CERTEZZE: CHE DIO ANCORA PARLA NELLA STORIA, CHE VUOLE SOLO IL BENE DELLA SUA CREATURA, CHE NON E’ VERO CHE IL MALE E’ PI’ FORTE, CHE TUTTO E’ LECITO E CHE TUTTO SI PUO’ FARE, TANTO NON C’ E’ NIENTE DI MALE!!!

LA PAROLA: LA CONTROPROPOSTA

COMPITO PRINCIPALE DI QUESTO CENTRO CULTURALE E’ POTER STRAPPARE L’ UOMO DA QUESTA MENZOGNA PRIMORDIALE, CHE E’ L’UOMO CHE SI FA A IMMAGINE DI SE STESSO, SBANDANDO OGNI VOLTA SU MODELLI CHE NON LO RAPPRESENTANO DEGNAMENTE IN QUANTO CREATURA DI DIO E CHE IN QUANTO TALE DOVREBBE METTERE AL CENTRO DELLA SUA VITA PRIMA DIO: ACCETTARE SI’ LE PROPOSTE CREATIVE UMANE, MA SAPER DARE VOCE ANCHE ALLA CONTRO PROPOSTA PER CONTROBATTERE VALORI CHE NON SONO PER NIENTE CRISTIANI E SI SPACCIANO PER TALI!

UN CAMPO VASTO PUO’ ESSERE PRESO IN CONSIDERAZIONE CRISTIANAMENTE, PER ESEMPIO, LA FAMIGLIA, LA DONNA, COME QUESTA PUO’ RITROVARE PIU’ PIENAMENTE SE STESSA ATTRAVERSO IL MODELLO DELLA VERGINE MARIA, LA DONNA PER ECCELLENZA, OPPURE RITENTARE DI RIPROPORRE IL LIBRO DEI SALMI COME PREGHIERA USATA ANCHE DA GESU’, COME CANTI NELLE CHIESE O PER ESSERE ATTUALIZZATI COME PAROLA DI DIO SOTTO I PIU’ VARI ASPETTI, ECC.

ANCORA PER ESEMPIO, PER INCITARE I LAICI ALLE COLLATIO O ALLA RIFLESSIONE COMUNE NEI RITIRI, NON VIENE MOLTO FATTO USO DEL VERO E PROPRIO TESTO DELLA SACRA SCRITTURA, ACCONTENTANDOSI SOLO DI FORNIRE AI PRESENTI IL VERSETTO STAMPATO DEL TESTO SU DI UN FOGLIO……

PERCHE’ NON DIFFONDERE CON PIU’ AMORE E DEVOZIONE L’ AMORE PER LA PAROLA E IL SUO STUDIO, INCITANDO PROPRIO LE PERSONE ANCHE PIU’ VICINO ALLA PARROCCHIA, A TENERE SEMPRE CON SE’ QUESTO PREZIOSISSIMO LIBRO DI NOSTRO SIGNORE??

LA VERITA’ CHE GESU’ SI AMA ANCORA POCO E POCO LO SI CONOSCE, PER QUESTO LA BATTAGLIA E’ UN PO’ ARDUA, MA CRISTO INSIEME A MARIA SONO LA NOSTRA GUIDA!!!

LA PAROLA: ANDARE ALLE RADICI

LA RIFORMA CULTURALE RIPARTE DALLE RADICI, DAL BASSO, DAL PICCOLO, DAL DI DENTRO, DALL’ AMORE PER LA VERITA’ E LA LIMPIDEZZA; LA VERACITA’ DELLA PAROLA SCAVA NEL MIDOLLO COME UNA SPADA A DUE TAGLI E ANCHE SE MOLTO POTRANNO I SAPIENTI E I TANTI FILOSOFI DI QUESTO MONDO, ESSA ARRIVERA’ COMUNQUE LA’ DOVE DEVE ARRIVARE: ALL’ UOMO, PERCHE’ E’ PER L’ UOMO CHE E’ STATA MANDATA DAI CIELI E NON RITORNERA’ SENZA AVER PRODOTTO I SUOI EFFETTI E SENZA AVER OPERATO CIO’ CHE DIO DESIDERA: IL BENEDELL’ UMANITA’, LA SUA PROMOZIONE, LA SUA LIBERTA’, LA SUA PIENEZZA DI VITA, LA SUA FELICITA’;

LA PAROLA E’ UN BENE ASSOLUTO PER L’UOMO E UNA GIOIA PER DIO CHE LO HA CREATO POCO MENO DEGLI ANGELI E TUTTO HA POSTO AI SUOI PIEDI!!

C’ E’, QUINDI, NECESSITA’ DI RIPERCORRERE TUTTE LE VARIEGATE ESPRESSIONI DI FEDE NELLA SANTA MADRE CHIESA , RIMETTENDO AL CENTRO IL MESSAGGIO CONTENUTO NELLA PAROLA DI DIO, RIATTUALIZZANDO E RIFACENDO NUOVE ANCHE LE VARIE PROPOSTE CHE POSSONO VENIRE DA QUESTO CENTRO CULTURALE:

NON SONO VENUTO AD ABOLIRE LA LEGGE, MA A PERFEZIONARLA, DICE GESU’, E COME LE GIARE DI PIETRA CHE A CANA ASPETTAVANO DI ESSERE RIEMPITE DI VINO NUOVO, ANCHE LA CHIESA ASPETTA DI RIPARTIRE DALLE RADICI DEL CRISTIANESIMO, QUANDOLA PRIMA COMUNITA’ DEGLI APOSTOLI SI RIUNIVA INTORNO ALLA MENSA DELLA PAROLA E DELLA EUCARESTIA, METTENDO AL CENTRO DELLA SUA VITA CRISTO CHE , SOLO, AVEVA PAROLE DI VITA ETERNA!

ORA, FORSE, CI SONO TROPPE TAVOLE E TROPPI CIBI SUCCULENTI E OGNUNO NON SA COSA SCEGLIERE, MA MARIA, DONNA DEL VINO NUOVO CI INDICA UNA PRECISA VIA: L’ ASCOLTO COSTANTE E IRRINUNCIABILE DELLA PAROLA DEL FIGLIO , LA SOLA CHE SALVA E GUARISCE!!

ASPIRIAMO AI CARISMI PIU’ ALTI! ALLA CARITA’, ALL’ AMORE CHE GESU’ AVEVA PER LA SUA AMATA CHIESA, CHE OGGI VUOLE RIVEDERE VIVA, BELLA, CON UN ABITO NUOVO E SENZA TOPPE, CHE RITORNI CON NOSTALGIA AL CUORE, AL SUO PRIMO AMORE!

QUANDO C’ E’ AMORE E SPIRITO DI SERVIZIO PER LA CHIESA, ALLORA, COME UN FIGLIO NUTRITO DA TANTO SUO AMORE, A SUA VOLTA NON SENTE FATICA A PRESTARE ALLA SUA GENITRICE, UNA DEDIZIONE INCONDIZIONATA, UMILE E GRATUITA

NOI SIAMO E DOBBIAMO ESSERE QUESTI FIGLI DELLA GRATUITA’ E NON DEL DOVERE;

PER AMORE, E SOLO PER AMORE NON POSSIAMO ASTENERCI DAL RENDERE SERVIZIO ALLA VERITA’, PERCHE’ NOI SIAMO QUESTO TEMPO, E NON C’ E’ N’ E’ UN ALTRO: ADERIAMO CON TUTTE LE FORZE A QUESTO PROGETTO CULTURALE, IN DIFESA DELL’ UNICA VERITA’ CHE E’ CRISTO, COOPERANDO AL MERAVIGLIOSO RISVEGLIO PASQUALE DELLA CHIESA E OFFRENDO COME QUELLA DONNA AI PIEDI DI GESU’ IL PROFUMATO SERVIZIO DEI NOSTRI CUORI E DELLE NOSTRE MANI, DELLE NOSTRE INTELLIGENZE, DELLE NOSTRE GENIALITA’ NASCOSTE E DEI NOSTRI CAPELLI INTRISI DI PIANTO, E QUANDO TUTTI GRIDERANNO CHE E’ MEGLIO ESSERE SERVITI E NON SERVIRE, NOI GRIDEREMO PIU’ FORTE CON TUTTA LA CHIESA: VI ASPETTEREMO IN GALILEA, GESU’ E’ RISORTO, ED E’ LI’ CHE CI ASPETTA!!!

Il mistero della Trinità

Posted by michelangelo On maggio - 28 - 2010 3 COMMENTS

di Michelangelo Nasca

Non ci è possibile conoscere fino in fondo, o meglio intuire, il mistero della Trinità se concentriamo la nostra attenzione solo sulle singole persone divine (Padre, Figlio e Spirito Santo), separandole cioè dalla principale esperienza di “relazionalità” che, paradossalmente, le unisce in un unico Dio. Tra le altre cose, non possiamo “ancora” comprendere perfettamente il mistero di Dio Uno e Trino e i principali dogmi della fede cristiana (per esempio la concezione immacolata di Maria e la sua Verginità, l’incarnazione di Cristo ecc.) poiché ci viene a mancare quell’importantissimo elemento (una chiave di lettura, una dimensione, o meglio la conoscenza diretta di Dio) che svelerebbe definitivamente il vero volto del Creatore permettendoci di contemplarlo “faccia a faccia” “così come Egli è” e che attualmente è solo una promessa riportata dai Vangeli.

Facciamo un esempio. La nostra capacità visiva è tridimensionale, possiamo cioè guardare le cose attraverso tre dimensioni (larghezza, lunghezza, profondità), venendo a mancare una di queste dimensioni la visione delle cose per noi risulterebbe incompleta rispetto a quello che è la realtà dell’oggetto che stiamo osservando e dovremmo così – per compensarne l’assenza – chiedere aiuto alla nostra capacità di intuizione per cercare di immaginare quel pezzetto di realtà mancante.

Pertanto, tre persone (secondo le nostre conoscenze e privi di quella “dimensione” relativa alla conoscenza di Dio di cui parlavamo prima) per noi non saranno mai “uno”. Il concetto di persona riferito a Dio, infatti, è diverso da come lo immaginiamo noi rispetto alla nostra persona. A questo punto, mancando quella conoscenza definitiva di Dio (che chiamavamo prima “dimensione” o conoscenza diretta di Dio), per accostarci al mistero della Trinità dobbiamo lasciarci guidare esclusivamente dalla fede.

La nostra fede ci dice che Dio è essenzialmente “comunione”, “relazione”. Afferma un teologo: «Quando Gesù dice “io” intende suo Padre e viceversa, quando tutti e due dicono “io” intendono lo Spirito Santo». Dio – così ci insegna la dottrina cristiana – non è solitudine ma “Comunione di Persone”. Il rapporto che lega le tre Persone della Trinità è “circolare”. Nella Trinità, infatti, conosciamo la vera identità di Dio; Egli è una comunione di Persone e di intenti e alla base del loro rapporto c’è la capacità di reciproco ascolto, di eterno dialogo, di offerta e dono. Ma c’è ancora un di più che ci interessa da vicino. Quando nel momento della creazione Dio disse: “facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza” (ed è interessante sottolineare l’uso del plurale!) intendeva rendere partecipe l’uomo della sua stessa identità. Gli uomini dovrebbero, per così dire, imparare da Dio Trinità come si fa a diventare comunione di persone, capaci di reciproco amore, ascolto ecc. Per tradurre ancora più semplicemente possiamo fare riferimento alla famiglia che il Concilio Vaticano II chiama “immagine della Trinità”, dove ogni membro del nucleo familiare è chiamato alla reciproca condivisione e comunione.

Qualcuno però potrebbe obbiettare che le famiglie, oggi, non sono più così a causa di una sempre più crescente disgregazione. Possiamo chiederci allora: ha sbagliato Dio a crearci capaci di unità e di scambievole dono o non abbiamo ancora capito noi? … E se ritornassimo a guardarLo?

Prende il via oggi a Firenze (presso la Fortezza da Basso) Terra Futura, grande mostra-convegno nata dall’obiettivo comune di garantire un futuro al nostro pianeta. La manifestazione mette al centro le tematiche e le “buone pratiche” della sostenibilità sociale, economica e ambientale, attuabili in tutti i campi: dalla vita quotidiana alle relazioni sociali, dal sistema economico all’amministrazione della cosa pubblica.

Anche l’edizione 2010, la settima, e che ha per tema “Comunità sostenibili e responsabili”, vede Caritas Italiana tra i partner dell’iniziativa. La tre giorni fiorentina proporrà il consueto, ricchissimo cartellone culturale di eventi, accanto alle centinaia di spazi espositivi che ogni anno vengono occupati da soggetti del terzo settore e dell’economia sociale, aziende ed enti istituzionali. Dal canto suo,  Caritas Italiana proporrà diversi appuntamenti: oggi ci sarà la presentazione del sussidio Povertà globali, risposte locali e un  laboratorio su “Educare alla mondialità e a nuovi stili di vita”, e soprattutto il convegno “Dare un futuro al credito”, che presenterà i risultati dell’Osservatorio regionale sul costo del credito, promosso da Caritas Italiana insieme a Fondazione Responsabilità Etica e al centro culturale “Luigi Ferrari”.  Domani è invece in calendario una  conferenza stampa di presentazione e un seminario di approfondimento sulla campagna Zero Poverty, in occasione del 2010 Anno europeo di lotta alla povertà. Caritas Italiana parteciperà inoltre agli appuntamenti congiunti, con relatori e ospiti di livello nazionale e internazionale.

Sempre in occasione di Terra Futura, torna anche la quinta edizione di ”Insieme per la pace”, una serie di incontri di spiritualità interreligiosa in programma sempre da oggi a domenica nella Sala Ottagonale della Fortezza da Basso. Si tratta di una tre giorni di meditazione, incontri e celebrazioni organizzate in collaborazione con l’Associazione Un Tempio per la Pace.

(via SpiritualSeeds)

Cattolici nell’Italia di oggi

Posted by renimbri On maggio - 27 - 2010 ADD COMMENTS

Orvieto: per il Festival Arte e Fede è di scena Caravaggio

Posted by Moreno Migliorati On maggio - 26 - 2010 ADD COMMENTS

Da oggi (e fino al prossimo 13 giugno) è visitabile ad Orvieto la mostra “Caravaggio: l’urlo e la luce. Una storia in cinque stanze”, allestita nell’ambito del Festival Arte e Fede e di cui costituisce in un certo senso il fiore all’occhiello. Si tratta di un Festival organizzato nella cittadina umbra in concomitanza con la solennità del Corpus Domini e che in questi ultimi anni si è distinta per proposte originali ed interessanti.

Com’è il caso, appunto, della citata mostra che (prendendo a pretesto il tema del Festival di quest’anno: “Vocazioni e passioni”) riproduce, a grandi dimensioni e ad alta definizione digitale, 31 opere dipinte tra l’ultimo lustro del ‘500 e il primo decennio del ‘600.
Le opere verranno presentate non in sequenza cronologica, bensì tematica. Ne viene la possibilità di dare uno sguardo panoramico e sincronico sui capolavori di quegli anni di svolta epocale, nella forma di un racconto scandito in cinque capitoli; ovvero è come entrare in un ideale museo ove le 31 opere siano disposte in cinque stanze.
Il visitatore è invitato ad immedesimarsi in ciascuna scena e diventarne partecipe, perché in essa si mostra e accade il dramma dell’esistenza: l’urlo, ossia la problematicità del reale in cui tutto per natura precipiterebbe tragicamente nel nulla se non irrompesse la luce della Grazia a chiamare, convocare e ultimamente salvare. Il “cuore” della mostra sono le tre scene che narrano la vicenda di san Matteo in San Luigi dei Francesi a Roma, uno spettacolo teatrale in tre atti: Matteo chiamato (Vocazione), per un compito (scrivere il Vangelo) e per un destino di gloria (attraverso il martirio).

Oltre alla mostra relativa al Caravaggio, del Festival Arte e Fede è opportuno citare almeno altri due appuntamenti: un incontro su “La Speranza in Dante” che si terrà venerdì prossimo e lo spettacolo teatrale “Il giullare pellegrino”, che andrà in scena mercoledì 2 giugno.

(via SpiritualSeeds)

Un libro e un convegno su Cassiodoro

Posted by carmen On maggio - 25 - 2010 ADD COMMENTS

di Carmen De Fontes

Cassiodoro, chi era costui? Parafrasare le parole che Manzoni mette in bocca a un perplesso don Abbondio imbattutosi nel nome del filosofo Carneade forse è un po’ esagerato, ma sicuramente la figura del calabrese di Squillace è poco conosciuta.

Per riscoprire questo personaggio della storia e della letteratura l’Istituto Cassiodoro, fondato  a Squillace, promuove una serie di iniziative tra cui la pubblicazione del volume “Cassiodoro il Grande” a cura di Franco Cardini, volume che è stato presentano giovedì 13 maggio a Reggio Calabria.  Il convegno ha visto l’intervento dell’on. Guido Rhodio, sindaco di Squillace,  di mons. Antonino Denisi, direttore dell’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali della diocesi di Reggio Calabria – Bova e di don Antonio Tarzia, direttore del mensile “Jesus” e profondo conoscitore di Cassiodoro. Gli interventi sono stati introdotti e coordinati dall’on. Giovanni Nucera, consigliere regionale della Calabria, che ha sottolineato l’importanza della figura di Cassiodoro per dare un segnale diverso di una terra che purtroppo riesce a far notizia solo quando si parla di ‘ndrangheta.

Cassiodoro vive tra V e VI secolo quando l’impero romano d’occidente è ormai tramontato e cerca di realizzare, ricoprendo varie cariche pubbliche,  una pacifica convivenza tra i romani e la popolazione barbarica dei goti che si era stabilita in Italia. Fallito questo tentativo, si rifugia a Squillace dove fonda il monastero di Vivarium. Il tentativo di conciliare il mondo latino con le usanze delle popolazioni barbariche fa di Cassiodoro un padre dell’Europa moderna nata proprio dalla fusione di queste culture. Ma ne fa anche un esempio per la contemporaneità nella proclamazione della libertà religiosa e nella sua capacità, da cattolico, di dialogare con i goti che si erano convertiti al cristianesimo attraverso l’eresia ariana.

Cassiodoro è inoltre un personaggio eclettico che a buon diritto può essere definito il Leonardo del Sud. Egli è infatti un personaggio del futuro, che vive tra due epoche. Concilia in sé la tradizione romana ormai al tramonto che vedeva l’intellettuale impegnato in molteplici campi e diviso tra attività politica e letteraria e il primo dei personaggi del Medioevo in quanto accoglie e studia in opere storiche la popolazione dei goti. Il suo monastero sarà inoltre modello anche per san Benedetto in quanto fonderà l’elemento orientale della vita contemplativa con il lavoro manuale e intellettuale.

Cassiodoro per tanti secoli è stato venerato come beato; purtroppo nel corso del tempo la fama di santità si è perduta. Recentemente è stato aperto l’ufficio per la sua causa di beatificazione. Nella speranza che la sua figura e la sua opera tornino ad essere conosciute in Calabria e oltre.

Carmen De Fontes

di Carmen De Fontes

“Mass media e Vangelo dalla stampa al digitale”: questo il titolo del convegno che si è svolto a Reggio Calabria in occasione della 44a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali e che ha visto la presenza di don Antonio Tarzia, direttore di “Jesus”.

Don Antonio Tarzia ha offerto suggerimenti e fornito le coordinate da seguire per muoversi  nel mondo digitale. In primo luogo ha proposto un esempio, quello di Matteo Ricci di cui si è da poco aperta a Macerata la causa di beatificazione. Questo gesuita, morto 400 anni fa, andò missionario in Cina, terra allora diversa, un “universo parallelo” come il web di oggi, ma lì, prima di parlare, imparò il mandarino, imparò i costumi dei cinesi e solo quando cominciò ad essere chiamato saggio, ad essere considerato autorevole, propose ai cinesi la Bibbia in ideogrammi, ovvero nella loro lingua. Così dovremmo fare anche noi, imparare l’uso di internet e poi proporre il Vangelo con il linguaggio di questi mezzi.  Siamo chiamati ad essere uomini – cerniera tra un passato fatto ancora di cartaceo e un futuro dominato dai nuovi mezzi di comunicazione che, secondo l’immagine scelta dal Papa all’interno del suo messaggio per la giornata, costituiscono la nuova “agorà” dove annunciare, come San Paolo, il “Dio ignoto”.

La rete realizza inoltre un altro desiderio connaturato all’uomo: è il superamento della Babele delle lingue, è il linguaggio globale che permette a ogni uomo di entrare in contatto con tutti al di là delle barriere culturali.

Ma accanto alle grandi risorse sono tanti i pericoli da cui guardarsi. Il Vangelo non viene portato a uomini che sono “tabula rasa”, ma gli uomini del nostro tempo vengono continuamente a contatto con tante informazioni per cui il rischio è che il Vangelo rimanga ai margini di questa comunicazione. Inoltre la Rete rischia di dar vita a un nuovo umanesimo, un umanesimo in cui la mancanza di limiti di spazio e tempo rischia di tradursi nella mancanza di percezione della realtà stessa. Un altro rischio è quello della perdita dell’identità: nei social network l’identità è una variabile a disposizione del soggetto che si può fingere uomo o donna a seconda del contesto o inventare la propria vita.

Di fronte a questi rischi c’è quindi una nuova etica tutta da definire ma che non deve precludere la possibilità di utilizzare questi strumenti “meravigliosi” tenendo ben presente,  prima di tutto, che bisogna  essere testimoni credibili perché si riesce a comunicare, in internet e in ogni altro ambiente, solo ciò che si vive.

Carmen De Fontes

A Rovereto è stata presentata “Jerusalem”, ultima composizione del celebre compositore e direttore d’orchestra (nonché premio Oscar) Ennio Morricone. Si tratta di una composizione di dieci minuti per baritono e orchestra che è stata appositamente commissionata per la seconda edizione del concorso “Strumenti di pace”, indetto dalla Fondazione Campana dei Caduti di Rovereto.

Vincitore del concorso (della cui giuria fa parte lo stesso Morricone) è risultato il giovane compositore toscano Andrea Portera con la composizione “…Tre forme dell’infinito informe…”. Entrambe le nuove opere, sia quella di Morricone che quella di Portera, prendono spunto dal dialogo interreligioso e saranno eseguite il prossimo 9 luglio dall’orchestra sinfonica nazionale della Rai, diretta da Daniel Kawka, nel corso di un concerto che sarà trasmesso in diretta da Radio Tre Rai.

Riguardo alla sua nuova composizione, Ennio Morricone ha dichiarato: “Confesso che queste tre citazioni dai libri sacri, Torah, Corano e Bibbia mi hanno suggerito di farlo cantare senza lasciargli libertà, ma ancorandolo all’antico, nel progresso che il canto fa nella storia, dall’antica Grecia al gregoriano. Il suo canto, alla fine, si allontana dall’orchestra ed è coperto e difeso in qualche modo da un nastro di musica elettroacustica, che deriva da un trattamento di cori e di orchestre, come se fosse quasi una specie di nuvola sonora che contiene mille e più voci e capace di sovrastare la voce umana. Questo per lasciare nell’ascoltatore l’idea, la memoria di uno strumento di pace proveniente dall’aldilà”.

Difficilmente le due opere entreranno a far parte del comune immaginario collettivo musicale, ma è senz’altro una buona notizia che il dialogo tra le religioni sia in grado di influenzare dei musicisti appartenenti tra l’altro a due diverse generazioni.

(via SpiritualSeeds)

Tra oggi e il prossimo fine settimana (che corrisponde anche con la fine del mese di maggio) i buddhisti di tutto il mondo celebrano la festività di Vesakh, che racchiude i principali eventi della vita del Buddha storico ed è considerata la festa più importante di tale religione. Il Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso ha inviato ai buddhisti di tutto il mondo il consueto messaggio di auguri che quest’anno è incentrato sulla tematica del rispetto della vita  e dell’ambiente e su ciò che cristiani e buddhisti possono fare insieme riguardo a ciò.

Nel messaggio si sottolinea in particolare che gli sforzi delle due comunità per l’impegno nel dialogo interreligioso “hanno contribuito a creare una nuova consapevolezza dell’importanza sociale e spirituale delle nostre rispettive tradizioni religiose in questo campo. Riconosciamo di avere in comune una maniera di considerare valori come il rispetto per la natura di tutte le cose, la contemplazione, l’umiltà, la semplicità, la compassione, e la generosità. Questi valori contribuiscono a una vita di non violenza, equilibrio, e sobrietà”.  Il messaggio insiste particolarmente sull’importanza degli sforzi congiunti degli aderenti alle due religioni quando afferma che “aumentando i nostri sforzi per la creazione di una coscienza ecologica per una coesistenza serena e pacifica, possiamo dare testimonianza di uno stile di vita rispettoso, che trova senso non nell’avere di più, ma nell’essere di più. Condividendo le prospettive e gli impegni delle nostre rispettive tradizioni religiose, possiamo contribuire al benessere del nostro mondo”.

Le celebrazioni di Vesakh di quest’anno, in Italia, si svolgeranno a Milano avendo come tema generale “Interdipendenza degli esseri e corresponsabilità delle culture”. Quello dell’interdipendenza, spiegano gli organizzatori “è un concetto universale, che spiega come ogni fenomeno, ogni evento o essere esiste solo in dipendenza da altro. Nulla esiste in modo assoluto, indipendente. Questo significa che ognuno esiste e può vivere solo dipendendo dagli altri, grazie agli altri. Sulla base di questa comprensione, nascono la compassione, l’amore e il rispetto reciproco”.

Tanti auguri ai buddhisti per questa importante festività.

(via SpiritualSeeds)

Qualcuno che stia dalla nostra parte!

Posted by michelangelo On maggio - 19 - 2010 ADD COMMENTS

di Michelangelo Nasca

Il movimento generato dall’evento della Pentecoste (che sancisce l’inizio ufficiale della Chiesa) è simile (per usare una immagine cara al teologo svizzero von Balthasar) ad una “trasfusione di sangue”. Dio, infatti, dona il suo Spirito agli uomini, qualcosa del suo «io» entra nelle vene del nostro «io». Non si tratta di un elemento corporeo ma spirituale, un elemento appartenente a Dio stesso ed estraneo all’uomo, un elemento divino. L’amore di Dio, così, il legame intimo tra il Padre e il Figlio si fondono nella persona dello Spirito Santo effuso nella Chiesa come dono esclusivo di un dio la cui principale caratteristica è quella di essere “Comunione di Persone”.
Cinquanta giorni dopo la resurrezione di Cristo, dunque, gli Apostoli, rigenerati dalla pienezza dello Spirito Santo, comprendono che la “Grazia di Dio” non è un semplice concetto spirituale che li avvicina un po’ di più al Signore ma un “luogo” dove Dio ha scelto di continuare ad abitare. “Noi siamo entrati nello spazio intimo di Dio, quasi nella sua eterna autocoscienza, per così dire, là dove egli conosce e sa delle sue profondità e dei suoi segreti” (Von Balthasar). Questo – afferma San Paolo (in 1Cor 2, 9-12) – è ciò che “nessun occhio ha mai visto e nessun orecchio ha mai udito”, questo è ciò che “Dio ha preparato a coloro che lo amano… rivelato per mezzo dello Spirito”.

A proposito di Spirito Santo leggo, tra gli scritti del Santo Curato d’Ars, una interessante descrizione circa l’identità della terza Persona della Trinità: “Il buon Dio, mandandoci lo Spirito Santo, si è comportato con noi come un grande re che incarica il suo ministro di guidare uno dei suoi sudditi dicendogli: «Accompagnerai quest’uomo ovunque, e lo ricondurrai a me sano e salvo»”.

Nel Vangelo dell’apostolo Giovanni leggiamo, infatti: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore [Parákletos, ndr] perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi» (Gv 14, 16-18); e ancora: «Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14, 26).

Questo è il compito (se così possiamo esprimerci) del “Paraclito”; Colui che prende le nostre difese, l’avvocato, il mediatore di ogni uomo. “Parákletos”, infatti, significa: “colui che è invocato” (da para-kaléin, “chiamare in aiuto”), e dunque “il difensore”, “l’avvocato”. A tal proposito ricordiamo che nella nuova edizione del Lezionario liturgico della Chiesa italiana il termine “Consolatore” è stato sostituito – con l’intento di esplicitarne ed ampliarne il significato – con il termine “Paraclito”.

“Questo termine – affermava Giovanni Paolo II – ci permette di cogliere anche la stretta affinità tra l’azione di Cristo e quella dello Spirito Santo, quale risulta da una ulteriore analisi del testo giovanneo. Quando Gesù nel Cenacolo, alla vigilia della sua Passione, annuncia la venuta dello Spirito Santo, si esprime così: “Il Padre vi darà un altro Paraclito”. Da queste parole si rileva che Cristo stesso è il primo paraclito, e che l’azione dello Spirito Santo sarà simile a quella da lui compiuta, costituendone quasi il prolungamento. Gesù Cristo, infatti, era il “difensore” e lo rimane. Lo stesso Giovanni lo dirà nella sua prima lettera: “Se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato (Parákletos) presso il Padre: Gesù Cristo giusto” (1 Gv 2, 1). L’avvocato (difensore) è colui che, mettendosi dalla parte di coloro che sono colpevoli a motivo dei peccati commessi, li difende dalla pena meritata per i loro peccati, li salva dal pericolo di perdere la vita e la salvezza eterna. Gesù Cristo ha compiuto proprio questo. E lo Spirito Santo viene chiamato “il Paraclito”, perché continua a rendere operante la Redenzione con cui Cristo ci ha liberati dal peccato e dalla morte eterna” (Giovanni Paolo II, Udienza Generale,  24 maggio 1989).

C’è Qualcuno, dunque, che sta dalla nostra parte!!!

Vicenza: presentato il Festival biblico con a tema l’ospitalità

Posted by Moreno Migliorati On maggio - 19 - 2010 1 COMMENT

Viene presentata oggi a Vicenza la sesta edizione del Festival biblico, che si svolgerà nella città veneta da 27 al 30 maggio prossimi.  Particolarmente attuale il tema dell’edizione 2010: “L’ospitalità delle Scritture”,  che sarà analizzato nei suoi significati, antropologico, teologico, ontologico, sociale ed economico con l’aiuto di biblisti, scrittori, filosofi, sociologi ma anche sindacalisti, musicisti, economisti, poeti e religiosi. Cinque i percorsi ideati dagli organizzatori per orientare la scelta del pubblico tra le decine di eventi in calendario: da quello teologico al cartellone di spettacolo, da quello su tematiche sociali alla programmazione per i più piccoli, fino ad un itinerario tra arte, storia e natura. Ci saranno, allora, gli “Ospiti della Parola”, gli “Ospiti del Paese”, gli “Ospiti in scena”, gli “Ospiti in famiglia”, gli “Ospiti della Terra”.

Partendo dalla Bibbia, il Festival approfondirà dunque “la dimensione politica, sociale ed economica dell’esperienza dell’ospitalità”, attraverso le numerose testimonianze contenute nell’Antico e nel Nuovo Testamento.”Ha conseguenze diverse vedere l’altro,lo straniero, come pericolo oppure come possibilità di innovazione sociale, di condivisione della ricchezza economica e culturale”, si legge nella presentazione dell’iniziativa.

L’attualità del Festival biblico è tra l’altro dimostrata da due fatti. Il primo riguarda il tema di quest’anno: l’ospitalità è infatti oggetto di due libri da poco giunti sugli scaffali. Il primo è firmato da Enzo Bianchi e porta il titolo “L’altro siamo noi”, mentre il secondo è opera di don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, e si chiama “Anche voi foste stranieri”. Due opere che dimostrano, appunto, come il tema del confronto con l’altro sia sempre più al centro dell’attenzione dei credenti e, in generale, delle persone di buona volontà. L’altro fatto che dimostra l’importanza dell’evento vicentino è più generale ma anch’esso degno di attenzione: risale a pochi giorni fa la notizia che la Bibbia potrebbe presto diventare materia di studio al pari dei grandi classici del passato. Un fatto, quest’ultimo, dovuto essenzialmente all’azione dell’associazione Biblia e di cui si parlerà certamente nella quattro giorni vicentina.

(via SpiritualSeeds)

Nuovo sito web per la Diocesi di Concordia-Pordenone

Posted by Matteo Maria Giordano On maggio - 17 - 2010 ADD COMMENTS

La Diocesi di Concordia-Pordenone risponde concretamente all’invito della Chiesa Italiana di abitare stabilmente il cyber-spazio ed il continente digitale, lanciando il suo nuovo sito proprio in occasione della 44^ Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Lo fa allineandosi pienamente ai parametri della CEI, utilizzando le tecnologie più attuali, impiegando strutture, linguaggi e strumenti del web 2.0, avviando quel processo di pastorale nel mondo digitale, indispensabile per la missione evangelizzatrice della Chiesa moderna.

Il nuovo sito diocesano si presenta completamente rinnovato nella sua veste grafica e fin dalla sua homepage delinea un carattere fortemente comunicativo: il videomessaggio di benvenuto del Vescovo, Mons. Ovidio Poletto, l’utilizzo di immagini, banner, colori ed un’intera colonna dedicata alle news dagli uffici diocesani ed ai media cattolici locali e nazionali danno grande dinamicità alla pagina principale.

È stata predisposta un’area riservata per l’apprendimento a distanza, accessibile con account e password riservati e la completa integrazione agli standard del web 2.0 garantisce la massima accessibilità e cross-medialità dei contenuti.

La piattaforma web su cui poggia il sito è estremamente flessibile e permetterà a parrocchie, associazioni, movimenti, istituzioni e uffici diocesani di realizzare e gestire propri siti web indipendenti, all’interno della medesima piattaforma. Si tratta di un’importante novità che garantisce uniformità e coordinamento d’immagine oltre che un elevato tasso di controllo a livello di amministrazione.

Il sito è il frutto di un lungo lavoro di ricerca e di ascolto delle esigenze di chi abitualmente fruisce dell’interfaccia web della Diocesi. È ovviamente rivolto a tutti, esperti e meno esperti della Rete, ma certamente strizza l’occhio ai più giovani affinché sentano che la Chiesa di oggi non è lontana dal loro mondo, ma è una Chiesa che sa parlare il loro linguaggio, che sa abitare i loro spazi e che sa veicolare i propri contenuti attraverso gli strumenti che loro abitualmente utilizzano.

www.diocesi.concordia-pordenone.it

A terra rannicchiati!

Posted by michelangelo On maggio - 15 - 2010 ADD COMMENTS

Io cominciai: «Maestro, quel ch’io veggio
muovere a noi, non mi sembian persone,
e non so che, sì nel veder vaneggio».

Ed elli a me: «La grave condizione
di lor tormento a terra li rannicchia,
sì che i miei occhi pria n’ebber tencione

Purgatorio, canto X, 112-117

Io cominciai a dire: «Maestro, quelle che vedo muoversi verso di noi non mi sembrano persone, e non so che cosa siano, tanto inutilmente guardo». Ed egli a me: «La grave qualità del loro tormento li fa rannicchiare fino a terra, tanto che prima anche i miei occhi restarono incerti se quelle fossero o non fossero persone».

E’ l’immagine della pena che Dante riserva ai superbi nel decimo canto del Purgatorio della Divina Commedia. Per aver mostrato arroganza e alterigia nella vita, i superbi sono costretti a portare (secondo l’inesorabile legge del contrappasso) un enorme masso sulle proprie spalle e a guardare il volto di coloro che invece nella vita furono umili; così, chi in vita aveva guardato gli altri dall’alto al basso adesso si ritrovava rannicchiato su se stesso e schiacciato da un pesantissimo macigno per espiare il grave peccato della superbia.

Mi trovo profondamente d’accordo con il famoso scrittore francese Honoré De Balzac che a tal proposito (in pieno ottocento!!!) affermava: “La malattia del nostro tempo è la superbia. Ci sono più santi che nicchie”. Parole che, nonostante tutto, riescono a fotografare con estrema nitidezza persino il nostro tempo! Potremmo addirittura, per essere ancora più moderni, considerare la superbia una “moda” piuttosto che una malattia. Sono infatti pochi coloro che guardano al primo dei sette vizi capitali come ad un terribile cancro interiore.

L’essere superiore a qualcosa o a qualcuno, o peggio ancora il “sentirsi” superiore, è una affascinante prerogativa per chi è capace di amare soltanto se stesso e i propri interessi! Ciò che mi preoccupa di più è però il progetto culturale che ruota attorno alla superbia.

Puoi far crescere i tuoi figli, per esempio, facendogli credere che tutto gli appartiene perché il mondo e i suoi abitanti sono lo sgabello dei loro piedi; tanta gente (soprattutto a lavoro) ama essere adulata e osannata come un imperatore. “Persino quando si è sul banco degli accusati, – affermava Albert Camus – è sempre interessante sentir parlare di sé”. L’uscere in servizio al municipio crede talvolta di essere il Sindaco; ma anche in un qualsiasi ufficio pubblico o sanitario c’è sempre un impiegato o una capo sala che gestiste (illegalmente) “il potere” di farti attendere più del dovuto, perché magari hai chiesto una informazione in più o per una semplicissima ed epidermica antipatia!!!

Già, è proprio quello strano “potere” (un potere qualsiasi purché sia capace di dominare e schiacciare l’altro) che acceca l’uomo e lo irretisce con deliri di onnipotenza. I problemi diventano poi più complessi quando uno solo di questi uomini crede di essere dio stesso!

«Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. Non fatevi un’idea troppo alta di voi stessi. Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini» (Rm 12, 16-17)

«Dio resiste ai superbi; agli umili invece dà la sua grazia» (Gc 4, 6)

«Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili» (Lc 1, 52)

A Torino ha preso il via la ventitreesima edizione del Salone del Libro, uno dei maggiori eventi nel settore in Europa, e all’appuntamento sarà presente come ovvio anche l’editoria religiosa per presentare le sue ultime novità. Paese ospite di quest’anno della kermesse torinese è l’India e anche il tema è particolarmente stimolante: “La memoria, svelata”. Proprio al Paese asiatico è dedicato un appuntamento che si tiene oggi: “L’India della spiritualità. Le idee filosofiche e religiose che hanno appassionato l’Occidente”, mentre alla memoria sarà dedicata una lectio magistralis sulle religioni del ricordo («Fate questo in memoria di me») tenuta dal noto biblista e presidente del Pontificio consiglio della cultura Gianfranco Ravasi.

Da segnalare anche l’incontro “Educazione e libertà. Gli adulti di fronte alla sfida educativa”, organizzato da Effatà Editrice, in collaborazione con l’Associazione Sant’Anselmo ed il Servizio  per il Progetto Culturale della Cei e la presentazione del romanzo di Fabio Brescia “Tienimi per mano”, edito dalla Luciano editore Napoli, con un dibattito a più voci sulla genitorialità omosessuale. Sarà l’occasione per ascoltare tre diversi approcci al tema in cui però l’essere cattolici è uno degli elementi che unisce ma anche uno degli ostacoli da affrontare su questo tema. Interverranno, infatti, Valter Danna, preside della Facoltà Teologica di Torino, incaricato dalla Diocesi di Torino del dialogo tra chiesa e i gruppi omosessuali cristiani torinesi, e autore del libro fede ed omosessualità; Franco Caldera, membro del gruppo di lavoro per la stesura del libro fede ed omosessualità; Antonio De Chiara, portavoce del gruppo di persone omosessuali cristiane Ponti Sospesi di Napoli.

Non solo editoria cattolica, comunque: il Salone di quest’anno sarà infatti anche l’occasione per presentare il libro ‘Il Misericordioso’ di Yahya Pallavicini, presidente della Coreis, il quale ha affermato che “Presentare ‘Il Misericordioso’ in un contesto interreligioso rappresenta un’occasione significativa di conoscenza reciproca e dialogo nella sacralità tra cristiani e musulmani”. Anche gli evangelici italiani sono presenti a Torino con le loro editrici La Casa della Bibbia e Claudiana a presentare le loro ultime novità.

(via SpiritualSeeds)

CALCIO E PSICOLOGIA – INTERVISTA A FELICIANO DI BLASI

Posted by Daniela Asaro Romanoff On maggio - 13 - 2010 ADD COMMENTS

INTRODUZIONE

Feliciano Di Blasi è il ‘braccio destro’ di Mauricio Pochettino, allenatore dell’R.C.D. Espanyol, squadra della Primera Division della Liga spagnola.

L’allenatore psicologo che affianca l’allenatore tradizionale è oramai una realtà del calcio da parecchi anni, si può risalire tranquillamente agli anni ottanta. Nel nostro Paese una squadra all’avanguardia per quanto concerne la psicologia applicata al calcio è stata il ‘Milan’, di questa società sportiva Feliciano Di Blasi parla con molto rispetto. Ricordiamo che il dott. Di Blasi prima di collaborare con il ‘Paris Saint Germain’ e da alcuni anni con l’R.C.D. Espanyol ha lavorato in molte società calcistiche italiane. Proprio quando collaborava con l’Udinese si è laureato in Psicologia all’Università di Rijeka (l’italiana Fiume). In seguito Feliciano ha conseguito il dottorato e il Master in Psicologia negli Stati Uniti.

Considerato l’interesse che molti appassionati di calcio hanno nei confronti dell’allenamento psicologico abbiamo chiesto al dott. Feliciano Di Blasi un’ulteriore intervista, concernente la sua professione di psicologo dell’R.C.D. Espanyol, mi sono recata a Barcellona ed in una giornata di grandi impegni, il dott. Di Blasi è stato gentile a trovare il tempo per Nobell.it.

INTERVISTA AL DOTT. FELICIANO DI BLASI – 24 APRILE 2010

Quando ha iniziato con la sua attività di allenatore psicologico nelle Società calcistiche?

Ho iniziato verso la fine degli anni ottanta all’Udinese calcio.

Lei ha studiato psicologia in una città mitteleuropea e propria nella mitteleuropa è nata questa scienza.

Sì, ho studiato all’Università di Rijeka, città italiana fino alla II guerra mondiale.

Già, l’italiana Fiume, di D’Annunziana memoria … .

Il Master lo ha conseguito negli Stati Uniti, vantaggi e svantaggi dei metodi di insegnamento statunitensi?

Il vantaggio è che si inizia dalla pratica per passare poi alla teoria e questo metodo semplifica di molto l’apprendimento. Lo svantaggio è che gli americani sono assai settoriali, per cui lo psicologo americano non ha una cultura universitaria a 360°.

E’ esattamente così anche per la Fisica, partire dalla pratica aiuta moltissimo.

Secondo Lei, quali società calcistiche sono state all’avanguardia per quanto riguarda la psicologia abbinata al calcio?

Io credo che l’Italia, ed in particolare il Milan, siano sempre stati all’avanguardia. Ricordo che al Milan io ho potuto fare un buon lavoro assieme al prof. De Michelis.

Nella conferenza che Lei ha tenuto all’Università di Barcellona, ha detto che i metodi relativi al modulo, alle strategie, alla tecnica, ecc. non hanno un grande margine di miglioramento. Le ’strategie psicologiche’ sono appena agli inizi e attraverso questi studi si può fare molto per migliorare la qualità di gioco del calciatore e la coesione della squadra.

Il training psicologico è molto articolato e complesso. In parole semplici posso dirle che innanzitutto teniamo sotto controllo lo stress con periodici controlli ormonali. Attraverso la visualizzazione dei problemi il calciatore trae notevole vantaggio al fine di un ottimale equilibrio psicosomatico. La visualizzazione aiuta il calciatore ad eliminare il sovraccarico di stress. Con la visualizzazione si fa prevalere quanto è positivo su ciò che è negativo. Ovviamente l’apprendimento di nuove tecniche e strategie proposte dall’allenatore viene reso più veloce dal potenziamento cognitivo. Bisogna, inoltre, tener presente che può non essere facile per un calciatore gestire lo spazio-tempo, e, soprattutto gestirlo assieme al gruppo, pertanto con l’allenamento psicologico si lavora tantissimo per migliorare questa indispensabile abilità.

In certi casi particolari vengono coinvolte anche le famiglie dei calciatori?

Abbiamo lavorato parecchio con le famiglie quando ero al ‘Paris Saint Germain’, era stato elaborato un programma ben preciso. L’R.C.D. Espanyol coinvolge le famiglie solo in casi di estrema necessità e gravità.

Mi ha colpito molto il rendimento positivo di Osvaldo.

Siamo molto soddisfatti della presenza di Osvaldo in squadra. Non dimentichiamo che a inizio campionato l’Espanyol aveva una grande difficoltà a realizzare, da quando è arrivato Osvaldo abbiamo un attacco senza dubbio più incisivo. E’ un calciatore di grande talento, il suo inserimento nel gruppo è sempre stato molto buono. Osvaldo è convinto, motivato ed abbiamo i risultati, finora ha segnato sei goal.

Quando ci siamo incontrato in gennaio qui, alla sede dell’R.C.D. Espanyol, l’allenatore Mauricio Pochettino mi aveva detto che durante tutto il campionato 2009/10 la priorità sarebbe stata data al ‘progetto salvezza’ e per il campionato 2010/11 avreste elaborato un programma molto interessante, per portare l’Espanyol in zone più alte della classifica. Ora siamo alla fine del campionato 2009/10, il ‘progetto salvezza’ si è realizzato esattamente come Voi avevate previsto?

Mancano ancora delle partite per la fine del campionato, però credo di poter dire che abbiamo lavorato e stiamo continuando a lavorare con grande tenacia, cercando di dare tutti quanti sempre il meglio di noi stessi.

Auguri a tutti Voi.

Grazie.

Daniela Asaro Romanoff

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