Sunday, 5 February, 2012
Animatori Cristiani della Comunicazione

A Casale Monferrato sta per entrare nel vivo OyOyOy! Festival internazionale di cultura ebraica, giunto quest’anno alla quinta edizione. Il ciclo di manifestazioni, che prende il nome da un tipico intercalare della tradizione yiddish per indicare qualcosa che desta stupore, è stato presentato ufficialmente lo scorso fine settimana e quest’anno raddoppia dividendosi in due parti: la prima si svolge come è ormai tradizione a maggio per quattro settimane, con un lancio a Casale in contemporanea con la manifestazione “Riso & Rose” e a Vercelli; la seconda ad ottobre, con una parte che sarà più incentrata sui ragazzi.

Come è stato sottolineato dagli organizzatori, in questi cinque anni in tutte le comunità ebraiche italiane c’è stata una rivitalizzazione culturale è un’uscita dal ghetto della Giornata della Memoria. E questo anche grazie all’impegno di associazioni culturali laiche ma sensibili al messaggio culturale dell’ebraismo. Scopo finale di OyOyOy! È quello di costruire un ponte (in ebraico ghescer) tra culture e identità differenti. Un’opera costruita grazie al confronto con personalità di spicco della filosofia, letteratura, scienza e arte, appartenenti anche a confessioni e aree di pensiero differenti. Dove il valore aggiunto della cultura ebraica è soprattutto dato dal dialogo, dalla importanza della parola come strumento per avvicinarsi alle cose e alle persone, indipendentemente da quanto possano essere distanti le posizioni di partenza.

Nell’edizione 2010 del Festival saranno presenti tra l’altro Giora Feidman, Jonathan Kashanian, Moreno Gentili, Alberto Cavaglion, Daniele Segre e altre decine di personaggi rappresentativi del mondo dell’arte e della letteratura. Il Festival a Casale Monferrato prende vita ufficialmente nel fine settimana che va da venerdì 7 Maggio a domenica 9 Maggio con l’inaugurazione di 4 mostre d’arte collegate tra di loro che coinvolgeranno 4 differenti spazi espositivi della città e che esplorano l’interpretazione dell’ebraismo di 3 autori diversi: Marc Chagall, Aldo Mondino ed Emanuele Luzzati. Ogni inaugurazione delle mostre sarà accompagnata da un aperitivo di ispirazione ebraico-monferrina  e per tutta la rassegna il Castello ospiterà “Un ponte di libri: assaggi culturali tra mondi”, una selezione di libri per sviluppare il dialogo tra culture diverse. La prima parte del Festival si concluderà il 28 maggio con l’ultimo appuntamento della rassegna cinematografica di Alessandria.

Qui il programma in pdf dell’intero ciclo di manifestazioni.

(via SpiritualSeeds)

Riflessioni a margine del convegno Testimoni Digitali

Posted by carmen On aprile - 29 - 2010 1 COMMENT

di Carmen De Fontes

C’è anche un altro convegno.
C’è un convegno che prosegue. Che prosegue, e proseguirà, nelle amicizie e nella condivisione di esperienza che i Testimoni Digitali sapranno creare. C’è un convegno che prosegue e proseguirà nei progetti che ci si impegnerà a realizzare. C’è un convegno che prosegue e che porta alla nascita della vera e propria “rete” dei Testimoni Digitali, unico modo per essere Chiesa su internet: essere uniti e espressione di una sola voce, quella del Vangelo.
C’è un convegno che va oltre: che va oltre i dettagli tecnici che dipingono il mondo digitale, oltre le ricerche sociologiche, i consigli, i suggerimenti, gli accorgimenti che comunque servono a orientarsi nel web. C’è un convegno che va oltre l’aspetto tecnico e il dato attuale e che ha attraversato questi tre giorni intensi, dalla visita alla Cappella Sistina al discorso del Santo Padre. C’è l’immagine del Cristo michelangiolesco del Giudizio Universale: il Cristo da cui ha origine tutto il movimento e in cui ha fine la storia. C’è un convegno che ci ricorda che la Chiesa non si deve interrogare se essere o meno sul web ma che non può non esserci. Ma che prima di “esserci” deve “essere” e con essa ogni cristiano: essere testimone credibile, ma soprattutto, come ricordato da Benedetto XVI, “credente”.
C’è un convegno che ci sarebbe potuto essere. Ci sarebbe potuto essere un momento di risonanza, la possibilità di intervenire, di fare domande ai relatori, di contestare e approvare. In un mondo interattivo e multimediale, il convegno si è avvalso solo parzialmente dei mezzi della tecnologia digitale e anche se c’era la possibilità di mandare sms e lasciare commenti sul web, di ciò non è giunta alcuna eco ai relatori e agli uditori. Ci sarebbero potuti essere più giovani; a fronte di un gruppo di relatori molto giovani, i convegnisti sembravano avere un’età media molto avanzata e, anche se è positivo trovare anche tra i più adulti gente entusiasta del mondo della comunicazione e delle nuove tecnologie, l’impressione è che i giovani siano ancora poco valorizzati all’interno di alcuni contesti.
Ci si auspica che ci sia un dopo – convegno che tenga presenti gli ammonimenti giunti in questi giorni ad avere come guida il magistero della Chiesa anche quando ci si muove nel continente digitale, al fare entrare “il mondo della comunicazione a pieno titolo nella programmazione pastorale”(Benedetto XVI). Ci si auspica che ci sia un dopo – convegno che si renda evidente in una fioritura di nuove iniziative e di valorizzazione dell’esistente. E ci si augura che ci siano di nuovo, e senza lasciar passare troppo tempo, spazi di confronto e di condivisione.
Ma soprattutto c’è da oggi l’impegno quotidiano e rinnovato nelle diocesi e nelle parrocchie; un impegno che, riprendendo la relazione di padre Roderick Vanhögen, segua l’agire di Dio. Dio comunica ai magi con una stella perché i magi stanno già cercando in cielo. Bisogna essere lì dov’è l’uomo per incontrarlo e, come ci ha invitato il Santo Padre a fare, “ senza timore prendere il largo nel mare digitale, affrontando la navigazione con la stessa passione che da duemila anni governa la barca della Chiesa”.
Carmen De Fontes

Il 30 aprile prossimo, in occasione dei venticinque anni dalla sua fondazione, l’Unione Buddhista italiana organizza il seminario “Le Religione d’Oriente in Italia: Istituzioni, confini e dialogo”, in collaborazione con la Facoltà di Studi Orientali dell’Università di Roma La Sapienza.

Come affermano gli organizzatori, la presenza in Italia di religioni provenienti dall’oriente quali il buddhismo e le tradizioni indiane costituisce un elemento nuovo, ma ormai consolidato, della scena religiosa, sia per il numero di praticanti che per i rapporti istituzionali che hanno portato alla firma di Intese con lo Stato da parte dell’ Unione buddhista e dell’Unione Induista.

In occasione dei 25 anni dalla costituzione dell’Ubi, il seminario vuole promuovere il confronto di studiosi di diversi discipline su queste due specifiche tradizioni non abramitiche, sia per la loro peculiarità nel campo religioso che per il crescente interesse mostrato nei loro confronti da parte di diversi settori della cultura e dell’opinione pubblica. Il convegno intende inoltre mettere in luce le problematiche legate alla crescita di queste presenze religiose nel territorio nazionale e i termini del dibattito culturale e politico sul pieno rispetto della libertà religiosa e sull’attuazione dei dettati costituzionali riguardo a questa specifica tematica.

Il Seminario si terrà presso l’Aula Magna della facoltà di Studi orientali della Sapienza. L’intervento di benvenuto e introduzione ai lavori è affidato Raffaele Torella (Facoltà di Studi Orientali) e Giorgio Raspa, presidente dell’Ubi. Seguiranno gli interventi di Maria Immacolata Macioti (Lo scenario multi religioso dell’Italia di oggi) e Federico Squarcin (L’Oriente in Italia). A seguire, le relazioni di Francesco Margiotta Broglio (Il riconoscimento giuridico delle confessioni “diverse dalla cattolica”: il caso di induisti e buddhisti); Paolo Naso (Stato e pluralismo confessionale nel contesto multiculturale), e Franco Di Maria (La Laicità negata). A moderare sarà Maria Angela Falà, presidente dell’Unione buddhista europea.

(via SpiritualSeeds)

Volti e linguaggi nell’era crossmediale

Posted by FLORIANO CARTANI' On aprile - 27 - 2010 4 COMMENTS

I Testimoni Digitali riuniti a Roma

dal nostro inviato Floriano Cartanì

Si è completato con la giornata di chiusura, che ha visto anche il saluto del Santo Padre alle delegazioni giunte da tutte le diocesi italiane, il congresso nazionale dei cosiddetti Testimoni Digitali. Alla tavola rotonda finale, che si è conclusa con l’intervento del Santo Padre, hanno preso parte padre Federico Lombardi (Direttore della Sala Stampa e del Centro Radio-Televisivo Vaticano), la dott.ssa Lorenza Lei (Vicedirettore generale della RAI) ed il dott. Marco Tarquinio (Direttore del quotidiano “Avvenire”). Il coordinamento è stato affidato al Dott. Vittorio Sozzi (Responsabile Servizio Nazionale per il Progetto Culturale), il quale si è riferito direttamente a quelle persone che, nella comunità cristiana, hanno scoperto e voluto mette a frutto – per passione o per professione – il carisma della comunicazione e della cultura, in tutte le sue forme. “È anche a queste persone e figure – ha ribadito Sozzi - , sapientemente in collegamento fra loro, che occorre dare centralità nella vita delle parrocchie e delle realtà ecclesiali, così come avvenuto nel 2002 con < Parabole mediatiche > che otto anni fa, seppe avviare una vasta semina in questa direzione”. Intrigante non solo il titolo dato al simposio, al quale hanno partecipato alcuni tra i massimi esperti della comunicazione digitale e non, ma anche le numerose relazioni dei conferenzieri che si sono alternati nel corso degli interventi.

Dunque la Chiesa intende dare una risposta precisa alla comunicazione digitale, non solo come più recente e mutevole scenario che la sta sempre più interpellando ma, attraverso la comprensione delle esigenze comunicative presenti attualmente, vuole guardare anche ad futuro di questa nuova frontiera, nel quale essa stessa rischia di arretrare se non corre ai ripari. Senza mezzi termini i conferenzieri hanno parlato di “rete internettiana” non solo come uno spazio-contenitore, bensì di un vero e proprio “ambiente” (seppur digitale) in cui si discute, si scambiano opinioni, ci si incontra, si fa social network, come si dice ultimamente. E la Chiesa, da sempre vicino all’ambiente dell’uomo, non può e non deve certamente sottrarsi a questa incipiente domanda di presenza. Certo, come ha precisato lo stesso Mons. Domenico Pompili, parafrasando il frammento di Luca (5,33-39) sugli otri vecchi ed il vino nuovo: “ Non esiste una risposta a buon mercato. Ci sono però una serie di condizioni preliminari, ineludibili per ciascuno di noi, senza le quali è impossibile attivare qualsiasi comunicazione umana. Anche in quella del Vangelo, oggi, c’è qualcosa di nuovo e qualcosa di vecchio - ha sottolineato il Sottosegretario e Portavoce della CEI – (…) Il nuovo è naturalmente la buona notizia, spumeggiante e dirompente come un vino novello; il vecchio è paradossalmente la comunicazione, che è soggetta a innovazioni rapide e presto datate, a mutamenti che cominciamo a comprendere solo quando sono passati.” Gli ha fatto eco il Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana il quale, nel corso del proprio intervento, ha ricordato l’impegno della comprensione e della progettazione della presenza della Chiesa nel mondo dei media digitali: “Come dice lo stesso Papa – ha precisato Bagnasco – è un ambito pastorale vasto e delicato (…) perciò la Rete, in un certo senso, rappresenta per noi gli < estremi confini della terra > che il Signore Gesù domanda di abitare in nome della nostra responsabilità per il Vangelo. La nostra è anzitutto testimonianza di Gesù, cioè capacità di rimandare, di rinviare alla trascendenza della sua opera e della sua missione.” Infine un’aula Paolo VI pressoché stracolma degli oltre 8mila intervenuti al raduno, ha fatto la sua comparsa il Santo Padre Benedetto XVI il quale, con paterna accoglienza ha rivolto il suo saluto alla folla che in festa lo inneggiava scandendo il suo nome. Seppur breve, l’intervento del Papa è risultato molto intenso ed incisivo ed ha toccato le tematiche della nuova frontiera della comunicazione digitale, che può celare però delle insidie: “ Il tempo che viviamo – ha ribadito Papa Ratzinger – conosce e realizza un’inedita convergenza tra i diversi media, ma nel contempo segna un nuovo fossato. Si parla, infatti, di digital divide, che separa gli inclusi dagli esclusi e va ad aggiungersi agli altri divari, che già allontanano le nazioni tra loro e anche al loro interno. (…) Si assiste allora a un inquinamento dello spirito, quello che rende i nostri volti meno sorridenti, più cupi (…). Questo Convegno, invece, punta proprio a riconoscere i volti, quindi a superare quelle dinamiche collettive che possono farci smarrire la percezione della profondità delle persone.”

Ero forestiero e mi avete ospitato

Posted by michelangelo On aprile - 27 - 2010 ADD COMMENTS

di Michelangelo Nasca

“Che cosa significa la parola «decente» applicata al lavoro? Significa un lavoro che, in ogni società, sia l’espressione della dignità essenziale di ogni uomo e di ogni donna: un lavoro scelto liberamente, che associ efficacemente i lavoratori, uomini e donne, allo sviluppo della loro comunità; un lavoro che, in questo modo, permetta ai lavoratori di essere rispettati al di fuori di ogni discriminazione; un lavoro che consenta di soddisfare le necessità delle famiglie e di scolarizzare i figli, senza che questi siano costretti essi stessi a lavorare; un lavoro che permetta ai lavoratori di organizzarsi liberamente e di far sentire la loro voce; un lavoro che lasci uno spazio sufficiente per ritrovare le proprie radici a livello personale, familiare e spirituale; un lavoro che assicuri ai lavoratori giunti alla pensione una condizione dignitosa” (Caritas in veritate, 63).

Sono le parole utilizzate da Papa Benedetto XVI nella sua terza Enciclica “Caritas in veritate” pubblicata il 29 giugno 2009. Il Pontefice pone la sua attenzione sul diritto al lavoro di ogni uomo, riferendosi in modo particolare alla difficile condizione degli immigrati. Forse a qualcuno il termine “decente” in ambito lavorativo non dice nulla, eppure è proprio l’assenza di questa dignità operaia che pone la nostra società di fronte a mille contraddizioni.
Non possiamo dimenticare, infatti,  gli incresciosi avvenimenti susseguitisi nel gennaio scorso a Rosarno, in Calabria. Sfruttamento, salari insufficienti e alloggi precari sono state le motivazioni che hanno scatenato la violenta protesta di molti africani residenti a Rosarno che lavorano, in condizioni vergognose e disumane, nel settore agricolo della provincia calabrese.

Nella famosa tragedia di Euripide (Medea) leggiamo una considerazione molto attuale per il nostro tempo: “Non è giusto disprezzare chiunque tu abbia veduto senza averne sperimentato l’animo chiaramente e senza averne ricevuto l’offesa. L’ospite deve adeguarsi alla città che lo ospita, ma non è lodabile che chi ci ospita ci tratti acerbamente per sua tracotanza o difetto di conoscenza”.
Sulle migrazioni valgono molte valutazioni, a carattere storico, sociologico o politico. Vale anche sottolineare, che non è possibile ignorare tale fenomeno né, tanto meno, demandarlo alla sola competenza territoriale affidata alle leggi dello Stato. E’ necessario poter guardare i limiti della propria diversità e quella altrui (etnico-religiosa che sia) con maggiore tolleranza e soprattutto con la capacità di accogliere ogni distinzione culturale, di nazionalità o di religione con la responsabilità civile e personale che è patrimonio storico e ontologico di ogni uomo e civiltà.

Le pagine della Sacra Scrittura, a tal proposito, documentano un episodio particolare vissuto dai componenti della sacra Famiglia. Immediatamente dopo la nascita di Gesù, l’evangelista Matteo racconta, infatti, che «un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo”» (Mt 2, 13). La santa Famiglia di Nazareth è dunque costretta ad allontanarsi dalla propria patria per stabilirsi in Egitto, ripetendo così l’esperienza dell’esilio e della deportazione dell’antico popolo di Israele a Babilonia. Giovanni Paolo II, in occasione del viaggio apostolico in America Latina, ebbe a dire a questo proposito: «Il Signore… volle anche assumere, con sua Madre santissima e san Giuseppe, questa condizione di emigrante, fin dall’inizio del suo cammino su questo mondo. […] La fuga improvvisa, l’attraversamento del deserto con i precari mezzi disponibili, e l’incontro con una cultura differente, mettono sufficientemente in rilievo fino a che punto Gesù ha voluto condividere questa realtà, che non poche volte accompagna la vita dell’uomo. Quanti emigranti di oggi e di sempre, possono vedere la loro situazione riflessa in quella di Gesù, che deve allontanarsi dal suo paese per poter sopravvivere! […] Ogni situazione di emigrazione si lega intimamente con i piani di Dio. Ecco, quindi, la prospettiva più profonda nella quale deve essere considerato il fenomeno dell’emigrazione» (Argentina, 9 aprile 1987).

Sono ancora tanti i pregiudizi, le paure e le ostilità nei confronti degli immigrati. Nella Chiesa però nessuno può essere considerato straniero, “Rendetevi conto – continuava con estrema schiettezza Giovanni Paolo II – che questa paura e questi pregiudizi non hanno altro fondamento che il proprio egoismo”.
Cristo chiede di essere riconosciuto in ogni uomo, «Ero forestiero e mi avete ospitato» (Mt 25, 35). L’immigrato può non essere considerato il “forestiero” a cui Gesù con esplicita determinazione fa riferimento?
Gesù, inoltre, per santificare il suo popolo, offre se stesso e muore in Croce fuori della porta della città di Gerusalemme, “come un forestiero”, senza un vero e proprio diritto di cittadinanza. Così San Paolo ammonisce: «Usciamo dunque anche noi dall’accampamento e andiamo verso di lui, portando il suo obbrobrio, perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura» (Eb 13, 13-14).

Nessuno si affanni… dopotutto «noi siamo stranieri e pellegrini come i nostri padri» (1 Cr 29, 15).

Testimoni digitali: connessi con Cristo?

Posted by Pierpaolo Ruello On aprile - 26 - 2010 ADD COMMENTS

di Pierpaolo Ruello

La nuova sfida della Chiesa per il terzo millennio: il web.

Si è svolto a Roma, tra il 22 e il 24 Aprile un evento fondamentale per tutti gli operatori nell’ambito delle Comunicazioni Sociali. Un grande raduno, dopo lo storico “Parabole mediatiche” di qualche anno addietro, rivolto ai “testimoni digitali”, tutti coloro che utilizzano i nuovi mezzi di comunicazione per annunciare il Vangelo all’uomo globalizzato. Si è riflettuto insieme su come utilizzare bene gli strumenti di navigazione che la tecnologia offre.

L’auspicio più promettente di questo dispiegamento di risorse umane di buona volontà, lo ricaviamo dalle parole di Benedetto XVI e da un interrogativo che lo stesso Pontefice pone nel messaggio per la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali del 16 Maggio, : “Come il profeta Isaia arrivò a immaginare una casa di preghiera per tutti i popoli (cfr Is 56,7), è forse possibile ipotizzare che il web possa fare spazio – come il “cortile dei gentili” del Tempio di Gerusalemme – anche a coloro per i quali Dio è ancora uno sconosciuto?”.

E’ innegabile: oggi il computer, internet rappresentano per noi un bene personale imprescindibile, talmente tanto da aver adottato formato tascabile: sempre con noi, sempre pronti ad essere in connessione con quanto ci circonda. Tutti i social network, da TWITTER a FACEBOOK a YOU TUBE, rappresentano per la Chiesa del terzo millennio, le nuove colonie, le nuove terre di missione su cui piantare la propria bandiera, una potenziale risorsa di utenti da raggiungere e da “in-formare”. Terreno privilegiato di confronto con l’odierna multiculturalità della nostra società. Lo strumento web ha infatti il beneficio di rappresentare e sostituire il ruolo ricoperto dall’Arte visiva nelle nostre Chiese cristiane, quando la catechesi alle comunità veniva affidata ai grandi cicli pittorici dei Maestri d’Arte, rudimento e monito alla Fede semplice dell’uomo del tempo.

Oggi tutto questo, nonostante sia auspicabile un ritorno ad una catechesi che parta dalle nozioni basilari del Cristianesimo, se pensiamo alla nostra palese e diffusa ignoranza (specie se confrontata con quella dei credenti delle altre Religioni), è stato sostituito dal più moderno dei mezzi di comunicazione. Educare alla Cristianità attraverso l’immagine parlante, attraverso l’interattività del binomio persona-computer.

Un uso sapiente del più diffuso mezzo di comunicazione dove il ruolo del cristiano, e specialmente il “cristiano comunicatore-annunciatore”, ha una responsabilità in più, “ … il dovere di offrire il nostro specifico apporto che ci viene dalla rivelazione divina, […] e farne “ luogo privilegiato della nostra cristiana testimonianza”, cosi come è possibile leggere nella Letterale Pastorale di quest’anno dell’Arcivescovo di Messina Lipari Santa Lucia del Mela, Mons. Calogero La Piana.

Internet come nuova agorà, nuova piazza in cui ognuno di noi ha la possibilità di manifestare il proprio pensiero, condividere idee, foto, filmati: in questo sta l’enorme potenziale comunicativo che neanche la Chiesa è disposta a farsi sfuggire come momento catechetico a distanza ma diretto, potremmo definirlo quasi a domicilio.

Ed è nel solco di queste tematiche che anche l’Ufficio Diocesano delle Comunicazioni sociali di Messina, per il mese di Maggio, ha messo in agenda tre appuntamenti cruciali per la vita e la formazione della Chiesa messinese. Si inizia Giovedì 13 Maggio alle 17.30, presso il Seminario arcivescovile con l’incontro dal titolo “Gli scenari mediatici”, dove si avrà l’opportunità di ascoltare direttamente dalle parole del Sottosegretario della C.E.I. e Direttore nazionale dell’Ufficio Comunicazioni sociali, Monsignor Domenico Pompili, i risultati dell’incontro romano di Aprile. Nello stesso ambito, a parlarci in maniera puntuale di quale siano questi nuovi scenari mediatici interverrà il Prof. Marco Centorrino, docente in Sociologia della Comunicazione presso l’ Università degli Studi di Messina. Martedì 18 Maggio invece, nell’Auditorium della Facoltà di Lettere e Filosofia, sempre a Messina, alle 9.30, sarà la volta per un coinvolgimento più diretto dei giovani e del mondo universitario e il loro approccio a cavallo tra mass-media e personal-media.

Terzo e ultimo appuntamento riservato invece a tutti gli operatori, in ogni ordine e grado, di comunicazione sarà Mercoledì 26 Maggio, ore 16 ca. presso il Salone degli Specchi del Palazzo della Provincia : una vera e propria tavola rotonda che metterà a confronto le diverse esperienze di quanti operano nel mondo dell’Informazione e della Comunicazione sociale in particolare, dal titolo “Tempo di Testimoni digitali”. Un’offerta ricca e poliedrica per apprendere e confrontarsi, e che proprio per questo ha fortemente voluto il coinvolgimento e il patrocinio di Enti come l’Università degli Studi di Messina, l’Assessorato alla Famiglia della Provincia Regionale, e il Comune di Messina con l’Assessorato alle Politiche della Famiglia, non ultimo della casa editrice Paoline – Figlie di San Paolo.

Uno sforzo unico, una convergenza di pluralità e di esperienze diverse, ma tutte volte a ripercorrere la via di un annuncio sull’uomo che al contempo si riveli un annuncio di Dio”.

È senz’altro una bella notizia per tutti gli estimatori di don Primo Mazzolari (una delle figure più significative del mondo cattolico  e della vita politica del Novecento italiano)  l’uscita dell’audiolibro “Il cielo capovolto”, quarto volume del progetto culturale ed educativo “PhonoStorie” dedicato a grandi personaggi del XX secolo.

L’audiolibro (composto da un libro di 56 pagine più un cd di circa 63 minuti) presenta il pensiero, l’opera e gli scritti di don Primo fondendo tra di loro arti diverse quali letteratura, recitazione e musica. Nel libro, i testi più significativi sono legati da un filo conduttore ispirato ad un suo celebre libro, Tra l’argine e il bosco; nel cd la loro narrazione è affidata ad alcuni noti artisti, il tutto legato inscindibilmente con l’intento di costituire un unico discorso senza soluzione di continuità.

Le prefazioni sono di Mons. Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e di Mino Martinazzoli, politico, profondo conoscitore ed estimatore del parroco lombardo. Il volume gode dell’apprezzamento e del sostegno della Fondazione Don Primo Mazzolari di Bozzolo.

Alcune parti dell’audiolibro verranno proposte domani nell’ambito del 34° Convegno nazionale delle Caritas diocesane, che prende il via oggi a San Benedetto del Tronto con il titolo:  ”Educati alla carità nella verità. Animare parrocchie e territori attraverso l’accompagnamento educativo”.

(via SpiritualSeeds)

La giustizia che non muore.

Posted by Sergio Scacchia On aprile - 26 - 2010 ADD COMMENTS

È più che mai attuale quello che anni fa scriveva Igino Giordani, scrittore, giornalista e politico italiano, direttore della Biblioteca Apostolica Vaticana e cofondatore del Movimento dei Focolari di Chiara Lubich: “…se la Chiesa è immersa nell’umanità, per esserne anima deve poterla seguire nelle sue grandi trasformazioni, non mutando le proprie verità ma inserendole nelle forme nuove”.
Il succo del discorso è che la Chiesa non è separata dal mondo ma vive in esso.
Dal fondo dei secoli a oggi, torna ancora di attualità il discorso della montagna: “Beati i poveri di spirito perché di questi è il Regno dei cieli…..beati coloro che hanno fame e sete di giustizia….”.
Il termine biblico di “giustizia” riguarda la volontà di Dio rivelata nella storia della salvezza per cui il Creatore ama tutti, anche se peccatori e quelli che hanno fame e sete di giustizia altro non sono, che quelli che desiderano l’attuazione della volontà di Dio sulla terra.
Di che tipo di giustizia possiamo parlare in un mondo oggi dove due terzi degli uomini patiscono la fame, l’altro terzo, pur avendo pane, spesso soffre di fame spirituale derivante dalle angosce e dalle frustrazioni di vite difficili? Quale giustizia può essere praticabile quando si continuano a potenziare le tecniche belliche capaci di sterminare la vita a scapito d’iniziative in grado di risolvere i disordini culturali e politici di tanti paesi nel mondo?
Spesso Benedetto XVI ha legato i temi della vita e della giustizia. In uno dei suoi appelli ha detto: “…diventano sempre più drammatici quei meccanismi che producendo povertà e creando forti disuguaglianze sociali, feriscono l’esistenza umana, offendendo la vita e colpendo i più deboli”.
Il cristiano deve contribuire a formare società giuste, ma come? Se lo chiedono tutti gli uomini di buona volontà nell’ora di maggiore carestia di quell’energia vitale che è la carità.
Diventa urgente l’intervento dei laici che devono più che mai riacquistare amore per la Chiesa, intesa come luogo di giustizia per recuperare pieno senso della vita così come ideata e realizzata dal Creatore.
Noi, i più, siamo nella Chiesa senza avere piena coscienza dei suoi valori. Realizziamo a malapena qualche pratica di pietà, magari superstiziosa, ma senza amore profondo per la giustizia, senza solidarietà, senza essere, come chiedono i Vangeli, braccia di Cristo. Siamo inerti, riducendoci alla pratica della santa Eucarestia domenicale, senza una vera partecipazione ma come semplici spettatori. Questo sperpero di valori offre il fianco a ideologie materialiste e a nuove forme di politiche che non tengono conto di fratellanza e di equità sociale.
Ecco, se gli ideali che il Cristo Risorto ha portato nel mondo si incarneranno veramente in milioni di spiriti, forse potremo sperare nella civiltà della Ragione che è Gesù il quale è Amore, Giustizia, Vita. Allora sì che la Costituzione, massima espressione umana, veramente riuscirà a fondersi con il Cristianesimo donando la concreta speranza di un mondo nuovo libero da ingiustizie come la fame, le guerre, il razzismo, realizzando la vera rivoluzione nella vita religiosa, familiare, sociale dell’umanità.

Tu sei Pietro… e le porte degli inferi non prevarranno

Posted by michelangelo On aprile - 26 - 2010 ADD COMMENTS

di Michelangelo Nasca

Sono trascorsi cinque anni da quel famoso venerdì santo del 2005. Le meditazioni della Via Crucis al Colosseo – affidate alla competenza teologica e spirituale del Card. Ratzinegr – fecero sobbalzare tanti uomini di Chiesa (vescovi e sacerdoti). Giovanni Paolo II viveva in quei giorni i momenti più drammatici della sua vita terrena; da lì a poco il buon Dio lo avrebbe richiamato a sé, tra il sabato (giorno tradizionalmente dedicato a Maria) e la domenica della Divina Misericordia del 2 aprile (a cui Karol Wojtyła era particolarmente legato). Come dicevamo prima le meditazioni di quella Via Crucis portavano la firma del Card. Ratzinger che sarebbe diventato papa il 19 aprile di quello stesso anno. A suscitare particolare sorpresa e clamore fu il testo della Nona Stazione.

Se questo cardinale diventa papa (avrà mormorato qualcuno) siamo nei guai!!!
Una preoccupazione che si rivelò assolutamente fondata, ma soprattutto provvidenziale per tutta la Chiesa.

Il prezzo da pagare non è stato però irrilevante. In questi primi cinque anni di pontificato, infatti, Benedetto XVI si è ritrovato a superare tutta una serie di ostacoli destinati a colpire e a rallentare l’azione pastorale del suo ministero petrino.  Il primo passo di questa diabolica strategia fu quello di sminuire la figura di Benedetto XVI ponendola subito a confronto con quella di Giovanni Paolo II.
Un tentativo fallito miseramente dopo qualche mese! Poi si produssero una serie di illazioni (false ovviamente) circa una appartenenza del giovane Ratzinger all’ideologia nazista.
Nel luglio del 2007 fu la pubblicazione del Motu Proprio ‘Summorum Pontificum’ – che riapriva il dialogo con il movimento lefebvriano – a dividere l’episcopato e a mettere in discussione, attraverso tale documento, l’iniziativa del Pontefice.  Difficile da dimenticare poi, per la cultura e soprattutto per lo Stato italiano, l’incresciosa protesta mossa da alcuni facinorosi per impedire al Papa, nel gennaio del 2008, di pronunciare la sua ‘lectio magistralis’ presso la prestigiosa Università romana della Sapienza. Il testo del suo messaggio fece ugualmente il giro del mondo suscitando l’attenzione di tutti i mezzi di comunicazione. Un effetto boomerang che nessuno aveva calcolato!
Non sono mancati in questi cinque anni (e non mancano!) riferimenti e attacchi contro la morale cristiana (aborto, eutanasia, immigrazione, celibato dei sacerdoti, pillola RU486) dove persino alcuni vescovi (“uomini di Chiesa” grazie a Dio e non la Chiesa!!!) si discostano dal pensiero ufficiale della fede cristiana. Nel settembre del 2009 viene aspramente attaccato il direttore del quotidiano cattolico Avvenire. Anche in questo caso furono pubblicate notizie (poi rivelatesi false) sulla integrità morale del direttore Dino Boffo, costretto alle dimissioni.
Nel mese scorso lo scandalo della pedofilia mette in discussione la moralità di alcuni “uomini di Chiesa”. Tra le nazioni coinvolte anche la patria di Benedetto XVI. I giornali italiani (“solo” quelli italiani!) cercano di coinvolgere nello scandalo il fratello del Papa mons. George Ratzinger. Poi sarà il Papa stesso ad essere coinvolto in un clamoroso scandalo, per una leggerezza pastorale prodotta da terzi quando Ratzinger era Arcivescovo di Monaco.

Nelle ultime ore continuano a piovere calunnie e scorrettezze nei confronti di Papa Ratzinger. Si ha l’impressione, una fondata ed eclatante impressione, che Papa Ratzinger sia molto temuto. Si cerca di colpirlo alle spalle, vigliaccamente, con le inside della calunnia e della menzogna, creando attorno a lui un clima di sospetto. La barca di Pietro non colerà a picco, se ne facciano una ragione coloro che prestano il fianco a strumentalizzazioni diaboliche. Sembra ancora di sentir parlare il Signore: «E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa» (Mt 16, 18).

XXV Aprile: Festa di tutti!

Posted by marilena marino On aprile - 24 - 2010 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

“E’ una ricorrenza di tutti, festeggiamola insieme!” Queste le parole del Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano a proposito della Festa del xxv Aprile: spendere parole per ricordare i valori dell’ antifascismo e della Resistenza, è sempre un bellissimo encomio per quello che fu un fenomeno che abbraccio’ tutta la Nazione.

Ci fu la Resistenza dei partigiani, dei militari e del popolo: è importante che il xxv Aprile in quest’anno sia celebrato in qualsiasi modo e in qualsiasi luogo, ricordando l’una o l’altra delle componenti della Resistenza.

L’importante è che ci unisca la consapevolezza e lo stesso impegno per conservare gli stessi valori che si sono tradotti nella Costituzione Repubblicana. In questo anniversario della Liberazione, a ricordo di donne e uomini che sacrificarono le loro esistenze in nome di una Liberta’ che oggi troppo spesso diamo per scontata, ricordiamoci anche di commemorare i Caduti della Resistenza.

Molti, per questo evento, partecipano con tante iniziative e manifestazioni, alcune di carattere politico, altre culturale o sportivo.

La memoria di quelle date si riaffaccia alla mente: il10 luglio del 1943 gli alleati sbarcavano in Sicilia.” Era l’inizio della Liberazione  per ristorare l’italia come nazione libera”, disse il generale Eisenhowen. il 3 Settembre l’armata inglese sbarcava in Calabria e 6 giorni dopo gli americani a Salerno.

Il primo ottobre Napoli viene liberata, a giugno è la volta di Roma, mentre nella primavera del 45 tocca alla Toscana: il 21 aprile le truppe del generale Alexander entrano a Bologna, poi è la volta di milano, Genova e Venezia.

Nella citta’ la popolazione insorge contro le truppe d’occupazione nazista e contro i fiancheggiatori fascisti.

Buona Festa della Liberazione a tutti e un commosso grazie a tutti quegli uomini e donne di tutte le eta’ morti per garantire i diritti democratici dei quali oggi godiamo!

Mostre: fino ad ottobre Illegio diventa il paese degli angeli

Posted by Moreno Migliorati On aprile - 23 - 2010 ADD COMMENTS

“Tobia e l’angelo” di Girolamo Savoldo (1522-1524), la “Annunciazione” di Filippo Lippi (1445-1450), la“Madonna con bambino” di Sandro Botticelli e collaboratori (fine secolo XV), “Cristo morto sorretto da due angeli” di Paolo Veronese (1585-1588), “Abramo e i tre angeli” e “L’angelo soccorre Agar” di Giambattista Tiepolo (1732 circa): sono solo alcune delle opere che saranno esposte da domani, 24 aprile, in una mostra che si preannuncia estremamente interessante.

Prima di tutto per la sua localizzazione geografica: sede della medesima non sarà infatti un qualche rinomato museo, bensì un paesino di soli 300 abitanti che con fatica si può ritrovare sulla carta geografica, Illegio, in provincia di Udine. Seconda particolarità dell’esposizione è che l’organizzazione della stessa è dovuta alla caparbietà di due sacerdoti: il primo è monsignor Angelo Zanello, presidente del Comitato di San Floriano; il secondo è don Alessio Geretti, che nel piccolo centro della Carnia di cui è parroco, Illegio appunto,  organizza ogni anno una mostra facendo arrivare in Friuli capolavori da tutto il mondo.

Quella di quest’anno si intitola: “Angeli. Volti dell’invisibile”, e si articola a sua volta in otto sezioni: “Angeli e arcangeli nell’Antico Testamento”; “L’Annunciazione”; “Angeli nel Nuovo Testamento”; “Regina Angelorum”; “Angeli nel Nuovo Testamento: la Passione”; “A servizio degli uomini”; “Al cospetto di Dio”; “Reliquiari”. “La mostra –ha dichiarato il curatore don Geretti- vuole documentare attraverso ottanta opere scelte anzitutto le figure angeliche ricordate esplicitamente dalle Sacre Scritture, in vari episodi della storia della salvezza, per completare poi il quadro con una specifica ricognizione delle caratteristiche proprie di ogni schiera angelica e con lo studio di alcuni casi particolari e meno conosciuti di culto e iconografia, come il culto dei sette arcangeli”. Le opere esposte provengono dalle sedi museali più prestigiose d’Europa, come i Musei Vaticani, gli Uffizi di Firenze, la Galleria Borghese e la Galleria Doria Pamphilj di Roma, l’Accademia Carrara di Bergamo, la Galleria Tretyakov di Mosca, i Musei Reali di Arte e Storia di Bruxelles e diverse altre.

La mostra resterà aperta fino al 3 ottobre prossimo.

(via SpiritualSeeds)

A poche ore dalla partenza…

Posted by Matteo Maria Giordano On aprile - 21 - 2010 ADD COMMENTS

Manca poco, davvero poco…e si parte per Roma.

Finalmente è giunto il momento tanto atteso di partecipare al grande evento “Testimoni digitali”.
Da quando Mons. Pompili ci ha invitato, durante l’incontro di Assisi dello scorso ottobre, è stato tutto un lungo conto alla rovescia ed ora finalmente…ci siamo!

Si preparano le valige con la consapevolezza che questo convegno sarà qualcosa di più di un semplice ritrovarsi per parlare di argomenti che a tutti noi – animatori della comunicazione e della cultura – stanno a cuore. C’è la consapevolezza che questo incontro sarà una pietra angolare nella storia della Chiesa Italiana; sarà un nuovo inizio, un nuovo slancio. Penso a quando ognuno di noi tornerà nella sua quotidianità e porterà con sè i semi raccolti a Roma per poterli diffondere nelle proprie realtà locali, per far crescere i frutti di questa nuova evangelizzazione che attraversa la cultura digitale.

Mons. Pompili si raccomandava: è importante preparare l’evento, importantissimo prendervi parte, ma ancor più importante sarà il dopo. Dobbiamo tutti fare in modo che l’ondata di entusiasmo che investe ora “Testimoni Digitali” non si spenga dopo il 24 aprile, ma continui, si propaghi e si estenda il più possibile. Dobbiamo contagiare tutti coloro che abbiamo accanto, dobbiamo parlare ai ragazzi nelle scuole, dobbiamo infondere fiducia ai catechisti, dobbiamo riattivare le sale della comunità, dobbiamo organizzare eventi e incontri che sensibilizzino l’opinione pubblica sui temi che ascolteremo in questi giorni. Dobbiamo motivare diocesi, parroci e parrocchie, entrare nei seminari e nelle istituzioni ecclesiastiche, creare interesse intorno alle nostre iniziative, trovare un dialogo equilibrato con i media locali, far conoscere ciò che conosciamo. Questo vuol dire essere testimoni…digitali.

A presto, amici!

IL MONASTERO DI VALAAM

Posted by Daniela Asaro Romanoff On aprile - 21 - 2010 ADD COMMENTS

Le origini del Monastero di Valaam risalgono al periodo in cui il Cristianesimo iniziò a diffondersi tra le popolazioni che vivevano nelle terre russe. Il Monastero è conosciuto con il nome dell’omonimo arcipelago di cinquanta isolette che occupano complessivamente trentasei chilometri quadrati del lago Ladoga. Il luogo di culto è dedicato alla Santa Trasfigurazione del nostro Salvatore, ma dalla gente è sempre stato denominato Monastero di Valaam. Nelle altre isole ci sono vari luoghi di preghiera e di meditazione claustrali, che vengono definiti skete, il più noto di questi luoghi di preghiera è lo Skete di Sant’Avraam, è nell’isola di Yemeljanov. Sant’ Avraam nacque quando la fede cristiana in Russia cominciava ad entrare nei cuori della gente. In giovanissima età fu colpito da una grave malattia, ed avendo sentito un mercante parlare con grande entusiasmo del Santo Monastero della Trasfigurazione, vi si recò in pellegrinaggio. Guarì prodigiosamente, poiché in quel periodo al Monastero di Valaam c’erano parecchi monaci, Avraam preferì l’eremitaggio in un’altra isoletta dell’arcipelago. Nel XIX secolo, a gloria di Dio, l’abate Damaskin ampliò l’umile piccolo monastero in legno, che aveva ospitato Sant’Avraam, il luogo di preghiera fu consacrato nel 1873. Prima di recarsi in un’altra isola, Sant’Avraam sostò nel Monastero dove avvenne la sua guarigione, questa sua permanena a Valaam è riportata nelle cronache dell’epoca, ed è proprio questa la fonte più attendibile, quella che ci consente di affermare che il Monastero di Valaam risale all’XI secolo. Parecchie fonti storiche indicano il XIV secolo per quanto concerne il periodo di fondazione del luogo di preghiera e di meditazione. Possiamo affermare che tutte le fonti hanno un buon margine di verità. Probabilmente la vita claustrale delle origini (XI secolo) sarà stata interrotta e riprese nel XIV secolo. Secondo alcune tradizioni e detti popolari relativi a Valaam, sarebbe stato proprio l’apostolo Andrea a predire l’esistenza di un Monastero in quella terra. In tale luogo Sant’Andrea eresse una Croce in pietra.

Sempre secondo alcune fonti che risalgono alle storie antiche, che tradizionalmente venivano portate alla conoscenza della gente e tramandate, il Monastero fu fondato da due monaci greci: i santi Sergio ed Ermanno, che giunsero nelle terre di Novgorod nel X secolo, assieme ai primi missionari ortodossi. Purtroppo molte informazioni importanti sul Monastero furono distrutte dalle invasioni che si succedettero. Per fortuna le cronache popolari tramandano con grande zelo fatti e accadimenti riguardanti Valaam. I Santi Sergio ed Ermanno riuscirono a portare alla fede cristiana le tibù di Karel, con fervore rafforzarono la fede cristiana ortodossa soprattutto nelle terre russe del nord. Le antiche cronache ci tramandano delle preziose informazioni sulle reliquie dei due Santi, che durante l’invasione svedese furono trasferite a Novgorod, a quell’epoca era Joannes l’arcivescovo di Novgorod. Nel 1182, dopo quasi vent’anni, passato ogni pericolo, le reliquie dei santi padri ritornarono a Valaam. Temendo che le reliquie venissero danneggiate, i monaci le portarono in un posto sicuro, furono sepolte in profondità, tra le rocce, dove si trovano tuttora. In ricordo del ritorno delle reliquie dei Santi Sergio ed Ermanno a Valaam, la chiesa russa organizza annualmente, dall’11 al 24 settembre, delle cerimonie religiose. Le cronache ci fanno conoscere anche numerose storie di miracoli riconducibili ai due Santi.

Durante i lunghi e tenebrosi settant’anni di dominio sovietico il Monastero di Valaam, come tutti i luoghi di culto e di preghiera in Russia, fu espropriato della sua dignità e identità, pur rimanendo sempre un faro per la popolazione russa, un punto di riferimento importante. La misericordia di Dio è infinita: il 14 dicembre 1989 sei monaci ripresero a vivere nell’antichissimo Monastero e da allora è iniziato nuovamente un felice percorso religioso per il Monastero di Valaam.

Osservando le immagini attuali del Monastero, non possiamo non pensare che certi posti, per la bellezza del paesaggio, per lo straordinario abbraccio tra terra e mare, sembrano predestinati ad essere zone di silenzio, di preghiera, di contemplazione, ed è ben noto che la preghiera è azione.

E’ sempre stato molto sentito e compreso il significato della vita monastica in Russia. Ad alcuni questa vita può sembrare oscura, certo è che i Monasteri sono i veri parafulmini che proteggono la nostra società tendenzialmente materialista ed egoista.

Alessio II fu il patriarca, che dopo settant’anni di rifiuto violento nei confronti della spiritualità, per grazia di Dio ebbe l’incarico di riportare la

Russia alla devozione cristiana.

E’ molto intenso il ricordo che il Patriarca aveva di Valaam. Vi si recò assieme ai suoi genitori quando aveva solo nove anni, il bambino, che sarebbe divenuto un uomo di Dio, fu molto colpito da quel luogo.

Il Patriarca Alessio soleva dire che la vocazione al monachesinmo deve essere profonda. Il monaco, pregando, non pensa solo alla sua salvezza, ma deve aiutare le anime di tutti a salvare il mondo. Quindi la grande preghiera – azione per la salvezza del mondo, in questi luoghi di culto, è un evento quotidiano che trasmette speranza a tutti noi.

Ricordiamo che il Patriarca Alessio è ritornato alla Casa del Padre il 5 dicembre 2008, vigilia del giorno dedicato a San Nicola, Santo patrono della Russia. Dal 27 gennaio 2009, Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, è questa la definizione risalente ad antica data, è Kirill, a lui il compito di rafforzare la fede cristiana in Russia, a lui e a tutti gli uomini di buona volontà. Kirill è stato intronizzato nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca. Significativa la presenza alla cerimonia del presidente russo Dmitri Medvedev e del premier Vladimir Putin.

La cerimonia viene denominata ‘Intronisazia’, vocabolo russo, durante la cerimonia i 4.000 dignitari ortodossi hanno esclamato:’Axios, axios, axios’. ‘Axios’, che in greco significa ‘è degno’. Kirill è molto noto in Russia, prima di essere eletto Patriarca era il ministro degli esteri della chiesa ortodossa russa.

Daniela Asaro Romanoff

Strategie di Comunicazione: nel Web 2.0

Posted by marilena marino On aprile - 21 - 2010 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

NOTE DELL’AUTRICE: Quando la scrittura raggiunge il suo effetto di “incarnazione”, ossia rendere carne ciò che si scrive, allora lo scopo di ricreare l’umanità sortisce il suo effetto; ma affinché questo “nobile” intento riesca, è necessario che chi scrive viva possibilmente in prima persona ciò che racconta, perché chi legga, possa cogliere nelle più nascoste sfumature dell’inchiostro il pathos dell’animo. Qunad’è che la parola commuove? Quand’è che poche frasi di un testo, di una canzone o di un racconto qualsiasi ci “prendano” l’anima? Qunado un messaggio stampato su semplice carta ha il potere di prendere quasi forma umana e accompagnare chi legge nella visione del testo, emozionandolo a tal punto da coinvolgerlo emotivamente? Il vissuto profondo dell’autore svolge una parte essenziale in questo ruolo, una missione quasi divina con aspetti anche mistagogici, e quanto più egli trasuderà nella stampa la propria vita, tanto più eccezionale sarà “la creazione” che ne verrà fuori e potrà addirittura essere contento di aver operato meraviglie nel vissuto di tante persone. Cooperare alla realizzazione di un mondo migliore è una speciale virtù, quasi un miracolo e una vera “missione” che accompagnerà i giorni e le notti di molta gente che ha sete di parole vere. Se chi scrive avrà vissuto veramente in prima persona tutto ciò potrà diventare lui stesso un vero testimone e un “operatore di giustizia”: da autore a “Uomo nuovo delle Beatitudini”. Nella nostra società forse non basta più scrivere solo in modo giornalistico e dettagliato l’informazione, anche se c’è per tutti il necessario bisogno di aggiornamento di notizia; c’è già il mondo multimediale e tecnologico che arriva direttamente nelle nostre case a tutte le ore, in tempo reale e con le più alte sofisticazioni. A maggior ragione abbiamo bisogno di vivere “dentro” la notizia, riapproprarci del contenuto, quasi che chi usa l’inchiostro o i caratteri diventi un vero “profeta” della comunicazione, capace di “convertire” anche l’uso della scrittura. Incarnare ciò che si scrive, con profonda sapienza e spirito critico sugli avvenimenti, può diventare un affascinante compito e se si riesce ad avvolgere il messaggio di un testo nel linguaggio della penna, eccezionalmente la Comunicazone farà un passo in più rispetto alla pura forma intelleggibile, precedendo, seguendo e prevedendo la storia umana. Essere profeti dei nostri tempi, interpretare le motivazioni più profonde dell’uomo e saperle raccontare fa nascere sensibilmente una cultura contemporanea più civile e illuminante. Non più lettera morta, quindi, ma viva, appassionata, qualcosa di incisivo che segua soprattutto una scala di forti valori. Lo scopo della nostra agenzia “Talitacum”, da poco nata come creativi cristiani della comunicazione, si avvalora proprio di questo: rendere attuali e incarnate nella storia le parole del Vangelo e del messaggio cristiano attraverso creazioni varie, come questi testi opuscoli sopra indicati. L’obiettivo è far rivivere il messaggio Kerigmatico di Gesù Cristo, ripercorrendo temi attuali in raccolte di poesie, testi, sussidi, che nel vario tempo si produrranno. Il nostro marchio originale e indistruttibile sarà il Kerigma! Scrivere e parlare di Kerigma è un’arte e forse non tutti ne hanno scoperto il segreto! Per ora la nostra agenzia Talitacum si propone di riuscirci: il suo segreto è solo nell’annunciare la Resurrezione sperimentata e vissuta. Riportare alla luce il Kerigma e inserirlo in ogni realizzazione di queste creazioni è la nostra attuale sfida: l’antico è sempre attuale annuncio della morte e Resurrezione di Gesù Cristo che deve accompagnare la nostra vita e scandire ogni momento della giornata. Senza questo Kerigma, la nostra è lettera morta; dirlo in questa moderna forma di “predicazione” letteraria è un punto di lavorazione molto stimolante e utile! La domanda provocatoria è: Si capisce oggi il bisogno di risvegliare la fede nel Cristo morto e Risorto anche nel mondo così tecnologizzato della comunicazione? Non ci sembrano più vive e vere le parole scritte attualizzate alla luce del Kerigma di quelle che, invece, scorriamo normalmente sotto i nostri occhi anche distrattamente e che non comunicano alcun alito di vita?! Ciò che fa la differenza lo puoi trovare, allora, in queste creazioni editoriali Talitacum! Solo chi, infatti, come la ragazza del passo del Vangelo, si ritrova a vivere sulla pelle lo straordinario dalla morte alla vita, ad opera di Gesù Cristo, può raccontare con parole vive il segreto di una scrittura viva che vibra e dice: Svegliati! L’agenzia Talitacum vuole raccontarvi questa esperienza attraverso le sue varie produzioni.

Testimoni Digitali: Vino nuovo in otri nuovi

Posted by marilena marino On aprile - 20 - 2010 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

“E’ quanto mai strategico abitare il nuovo mondo digitale per portare avanti la missione dell’Evangelizzazione, contribuendo a creare una nuova mentalita’ plasmata dal Vangelo.”Ne è convinto il Mons.Mariano Crociata, segretario generale della Cei, che ha ampiamente discusso del tema nella conferenza stampa di presentazione del Convegno “Testimoni Digitali” di Roma del 22 Aprile prossimo.” E’ una nuova condizione mediatica, in un mondo inter-connesso, dove i media non sono piu’ uno strumento, ma “fattori  di un ambiente”.

Difronte all’avanzare delle nuove tecnologie e all’affermarsi di una cultura digitale, i vescovi italiani, spiega Mons. Crociata, hanno avvertito l’esigenza di riflettere, capire meglio e prendere iniziative, perchè la missione della Chiesa possa essere svolta in modo efficace, attuale  e in condizione nuove.

Per Mons. Pompili, sottosegretario e portavoce Cei, il Convegno “Testimoni Digitali. Volti e linguaggi nell’era cross-mediale”, non è un fatto isolato, ma si inserisce nell’attenzione che la Chiesa italiana riserva alla dimensione della Comunicazione.

Questo è un appuntamento che non vuole inseguire mode tecnofile, ma si interroga sulla maniera in cui la rete cambia il nostro modo di vivere e pensare. Rispetto a i nuovi linguaggi la Chiesa non ha pregiudizi, nonostante gli aspetti problematici della rete: c’è infatti una grande apertura al fenomeno.

“I media sono l’ambiente in cui ci muoviamo e costruiamo relazioni”, lo ha ricordato Chiara Giaccardi, docente di sociologia e antropologia dei media all’Universita’ Cattolica di Milano, curatrice della ricerca “Relazioni comunicative e affettive dei giovani nello scenario digitale” che verra’ presentata al Convegno.

Si tratta, ha spiegato, di uno studio”qualitativo”: non si è voluti partire-ha aggiunto- da caratteristiche tecnologiche, ma dalle pratiche dei giovani.

Il continente digitale che ne è emerso, è “diversificato”, in quanto i giovani utilizzano piattaforme diverse per usi diversi. Tra gli aspetti che la  ricerca ha messo in luce, ha anticipato la prof. Giaccardi, c’è la curiosa continuita’ tra la dimensione on-line e quella off-line .

A Testimoni Digitali, allora!

La prima legislatura di Benedetto è da record

Posted by brunomastro On aprile - 19 - 2010 ADD COMMENTS

di Bruno Mastroianni, Tempi, 15.4.10
Il 16 aprile Benedetto XVI compie 83 anni e il 19 aprile cinque di pontificato. Cosa è successo in questo lustro?

Il Papa ha scritto tre encicliche (su Dio, sulla speranza e sulla verità dell’amore), ha viaggiato dall’America all’Australia e in diversi paesi d’Europa, arrivando fino in Africa. Ha liberalizzato il rito antico, ha revocato la scomunica ai vescovi lefebvriani, ha creato le condizioni per il rientro in comunione con Roma degli anglicani. Ha compiuto passi in avanti nel dialogo con gli ortodossi, ha costruito un confronto schietto con gli ebrei e con i musulmani. Ha incontrato le vittime dei preti pedofili, ha chiamato a raccolta i vescovi e ha confortato tutti con la lettera ai cattolici d’Irlanda. Ha indetto l’anno paolino per richiamare i battezzati ad essere apostoli. Ha indetto l’anno sacerdotale per rilanciare la missione dei sacerdoti. Ha scritto un bestseller su Gesù di cui si attende la seconda parte. Ha pronunciato omelie, discorsi e catechesi che rimarranno nella storia.

Sta risistemando l’abc della fede, sta ricucendo gli strappi delle interpretazioni estreme del Concilio Vaticano II, sta presentando al mondo un cristianesimo vitale e intelligente capace di rimettere Dio al suo posto dopo decenni di confusione relativizzante. Tutto questo in un lasso di tempo pari a una legislatura italiana.

Non basteranno le imprecisioni pedofile del New York Times o le chiacchiere su presunti problemi di salute a distrarci. I risultati del pontificato di Ratzinger, dopo questi cinque anni, sono sotto gli occhi di tutti. Auguri Santo Padre.

Non capita spesso (per usare un eufemismo) di segnalare volentieri un programma televisivo, ma questa volta pare sia proprio il caso di fare un’eccezione. Stasera, infatti, in seconda serata su Canale 5, verrà trasmessa la prima di una serie di tre puntate di “Speciale TG5” dedicate ad argomenti a carattere religioso con una particolare sottolineatura sul tema ddel viaggio. La bontà dell’iniziativa (salvo, ovviamente, smentite dovute dai fatti) è garantita da due fattori: il primo è che la serie è prodotta dall’emittente televisiva in collaborazione con l’Opera Romana Pellegrinaggi; il secondo fattore che fa ben sperare è che gli speciali sono firmati dalla vaticanista del Tg5 Marina Ricci, professionista di prim’ordine.

Il via dunque stasera con lo speciale, dal titolo “L’arca Perduta”, che racconta la storia della più leggendaria e controversa reliquia biblica, l’Arca dell’Alleanza, scomparsa più di tremila anni fa e forse custodita nella Chiesa di Santa Maria di Sion, ad Axum, in Etiopia. Nel programma spicca la testimonianza di Claudio Giuseppe Infranca, l’architetto e restauratore italiano che nel 1991 è riuscito ad entrare nel sancta sanctorum della chiesa, dove ha scattato una foto ad un misterioso oggetto lì contenuto, che si ritiene possa essere proprio l’Arca perduta.

Durante il 2010 seguiranno altri due appuntamenti, il primo dei quali, “Santiago de Compostela”, sarà dedicato alla figura dell’Apostolo Giacomo e al lungo percorso che i pellegrini fin dal Medioevo intraprendono, attraverso la Francia e la Spagna, per giungere al santuario di Santiago, presso cui il discepolo è sepolto. Concluderà il ciclo, “Le Case di Maria”, una puntata riservata alla figura di Maria che partirà dal ritrovamento della sua casa terrena ad Efeso e si snoderà attraverso la scoperta delle dimore della madre di Gesù.

A queste prime tre puntate ne seguiranno altre tre, ancora allo studio. I soggetti in via di valutazione sono la storia di don Andrea Santoro, il missionario italiano ucciso in Turchia, un viaggio attraverso i luoghi di San Giovanni Apostolo e il culto del volto di Cristo.

(via SpiritualSeeds)

In preparazione a “Testimoni Digitali”

Posted by marilena marino On aprile - 19 - 2010 ADD COMMENTS

A cura di  Marilena Marino

Fra i profeti iper-ottimisti del nuovo mercato “dal basso” , in materia di partecipazione al mondo del web, e gli apocalittici che stigmatizzano il “nuovo”, il mercato delle industrie creative sembra trovare autonomamente meccanismi e nuove forme organizzative: quale futuro, allora, per la nuova produzione culturale?

Grazie ai new-digital media, essa sembra aver accentuato due caratteri che erano gia’ evidenti all’analisi di Stuart Hall, da una parte il carattere partecipativo della cultura, la sua capacita’ di essere fondata da logiche di condivisione, essere shared meanings, dall’altra parte la sua dimensione dinamica: proprio quest’ultimo aspetto caratterizza la mproduzione culturale al tempo del web 2.O. Soprattuttto la Chiesa entra in campo in questo ruolo, ricordando l’indicazione evangelica “ESSERE SALE E LUCE DEL MONDO”. Nella fattispecie questo significa avere il coraggio e la forza di attivare forma di partecipazione, formare i credenti a essere pubblico attivo(active and participant audience), dove l’accento è posto nella partecipazione come lasciarsi ibridare, sporcarsi le mani, entrare con umilta’ nei processi dinamici e di disseminazione della cultura.insomma, un po’ meno censori e un po’ piu’ bloggers, un po’ meno moralisti e un po’ piu’ curiosi, un po’ meno difensivi e un po’ piu’ disponibili alle logiche del social-networking. Attendiamo il passaggio epocale, che non è ancora sviluppato, dalla logica del controllo a quella dell’ accesso!

Come non ricordare che la dimensione orizzontale e “cooperativa” della comunita’ nasce e si sviluppa proprio nella primitiva Chiesa cristiana?Grazie alla loro natura, i media digitali costituiscono uno strumento fondamentale e a basso costo, per la diffusione della cultura!

La rivoluzione digitale si avvalora di un dato nuovo e importante: i comuni cittadini oggi hanno piu’ potere che mai di pridurre e distribuire informazioni.Sembrerebbe che oggi la gente non “abbia piu’ bisogno” della stampa come una volta, perchè dispone di altri canali per condividere l’informazione.Molti quotidiani hanno cominciato ad accogliere i lettori come “collaboratori” (è il caso di NOBELL.IT), spingendoli a partecipare alla realizzazione del giornale, un “giornalismo civico”, insomma.

Facebook, per esempio, permette di essere presenti e di diventare centro di relazioni: l’approccio teorico è stato criticato, affermando che la relazione face to face, faccia a faccia, non puo’ essere ritenuta la comunicazione per eccellenza, in quanto anch’essa è soggetta a disturbi e vedere una persona non è garanzia di comunicazione calda, personale e sociale..l’Hyper-personal Communication Approach considerano la CMC come una comunicazione dinamica, che non genera comportamenti devianti, anzi il cyberspace adesso è interamente costruito su micro-narrazioni dal formato blog, ning, mail, chat, instant messaging e si percepisce il desiderio di raccontare e di raccontarsi: siamo difronte ad una tranma sottile e pervasiva, contratta e frantumata della coralita’ dell’esistenza.

L a Chiesa Cattolica ha offerto degli orientamenti nel campo delle Comunicazioni Sociali e tuttavia per il credente rimane sempre grande la sfida della costruzione di una coerenza esistenziale capace di conciliare scelte tecnologiche e valori cristiani: l’esperienza ci insegna che spesso i cristiani oggi vivono in modo schizofrenico: da una parte dichiarano i valori della fede e dall’altra conducono una vita quotidiana all’insegna del materialismo e della mercificazione dei rapporti.difronte a questa contraddizione, è importante smantellare certi atteggiamenti, grazie a nche alla liberta’ di espressionen che passa anche attraverso i mezzi digitali:perchè no? Usiamo il termine MEDIAMORFOSI, la’ dove il passaggio dall’homo sapiens all’homo technologicus puo’ attuare un civile  cambio di status culturale  ed evangelico, insomma…VINO NUOVO IN OTRI NUOVI!!

( Dall’ Involucro della Contemporaneita’. Un discorso sui media ) di Massimiliano Padula Ed.

IL MONASTERO IPATIEV

di Daniela Asaro Romanoff “All’interno la Cattedrale è un gioiello della pittura. Ogni colonna, ogni muro, i soffitti, tutto è coperto di bellissimi affreschi, opera di Guri Nikita e Sila Sarin”

Festa della Luce

Festa della Luce, Candelora e della Purificazione di Maria:”Gerusalemme,rivestiti di luce, perché viene la tua luce del Signore brilla sopra di te” (Is 60,1).

Diaconia Cristiana

Di Giovanni Chifani ” Diaconia cristiana: dimensione kerigmatica, profetica e didascalica”

“Gesù nostro contemporaneo”

di Moreno Migliorati Chi è Gesù per me oggi? È persona viva di cui sentiamo tuttora il fascino o è [...]

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