Thursday, 9 September, 2010
Animatori Cristiani della Comunicazione

Donna Sfilate Primavera 2010

Posted by marilena marino On febbraio - 28 - 2010 1 COMMENT

di Marilena Marino

Rosso, giallo, arancio: la prossima primavera vince il colore, purchè intenso e torna alla ribalta un make-metallico.

Riflessi incandescenti, ombretto glitter e dalla nuance cangiante.Da Milano fashion un ritrovato inno al jeans: strappato, bruciacchiato, passato nella varechina o alla fiamma ossidrica, mini abiti bustier. Turchese  e verde smeraldo sono i colori dell’estate, mentre la collezione donna di Giorgio Armani è ispirato al mondo della Body Art, inteso come linguaggio del corpo e incontro tra performances e gesto. Tra i materiali spiccano raso, taffeta’ e seta.

E’ questa calcolatissima miscela con un abito decodificato e ricomposto senza languori e svolazzi, a ricordare una specie di eccentrica purezza.

“La sapienza è splendida e non sfiorisce, facilmente si lascia vedere da coloro che la amano e si lascia trovare da da quelli che la cercano.Nel farsi conoscere previene coloro che la desiderano.

chi si alza di buon mattino per cercarla non si affaticherà, la trovera’ seduta alla sua porta.

Riflettere su di lei, infatti, è intelligenza perfetta, chi veglia a causa sua sarà presto senza affanni.”(Sap.6,12-15)

Questo passo tratto dal Libro della Sapienza,sembra parlare proprio anche di questa donna, una nuova icona di intelligenza e sapienza, appunto, che si affaccia con leggiadria ed eleganza alla nuova stagione primaverile, ormai alle porte;l’ eccentrica purezza delle ultime tendenze delle sfilate, invitano a ritrovare morbide ed armoniche forme di femminilita’ nel vestire, accompagnate da quell’intelligenza e da quell’ accoglienza tipicamente dell’universo donna,  un augurio che ben si coniuga ai colori pastello e cangianti della prossima stagione.

La Body Art, inteso come linguaggio del corpo, sara’ allora un felice connubio tra la bellezza dello stile e …perchè no…l’intelligenza di scrutare le Scritture e ..rubare.. qualche segreto!

Buona Primavera a tutte, allora!

“Scienza – Ragione – Fede. Il genio di Padre Matteo Ricci”

Posted by Giuseppe Delprete On febbraio - 26 - 2010 ADD COMMENTS

Convegno Internazionale
Roma, 2 Marzo 2010
Macerata, 4 – 6 Marzo 2010

Roma, martedì 2 Marzo 2010
Aula Magna Pontificia Università Gregoriana

“In tutto mi accomodai a loro” – Padre Matteo Ricci plasamato dai Cinesi.

Programma:
Indirizzi di Saluto
9.00 Gianfranco Ghirlanda SJ – Rettore Magnifico Pontificia Università Gregoriana (P.U.G.)
Daniel Patrick Huang SJ – Assistente Regionale per l’Asia Orientale e l’Oceania della Compagnia di Gesù
Mons. Claudio Giuliodori - Vescovo della Diocesi di Macerata

9.30 Ragioni, finalità e struttura della giornata
Felix Körner SJ
Pro-Preside – Istituto di Studi Interdisciplinari su Religioni e Culture (LS.IR. C.) – P.U.G.

9.45 L’esperienza iniziale di p. Matteo Ricci a Zhaoqing (1583-1589). Implicazioni per una teologia e prassi della inculturazione oggi.
Don Mario Florio – Istituto Teologico Marchigiano (Aggregato P.U.G.)

10.30 Intervallo

11.00 II significato e l’importanza di p. Matteo Ricci per l’attuale evangelizzazione in Cina
Augustine Tsang Hing-to SJ – Fu Jen Catholic University di Taiwan

11.45 Dibattito
Moderatrice: Dott.ssa Ilaria Morali - Pontificia Università Gregoriana

Pausa

15.00 Introduzione alla seconda parte
Felix Körner SJ – Pro-Preside I.S.I.R.C. – P.U.G

15.15 Terminologia cinese e occidentale nella Mnemotecnica ricciana
Dott.ssa Chiara Piccinini – Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

16.00 “Egli ha da essere come io et io come egli”. E Matteo Ricci e la scelta Dell’amicizia
come primo libro per i cinesi: spunti e problemi per una Teologia cattolica delle religioni
Dott.ssa Ilaria Morali – Pontificia Università Gregoriana

17.00 E Matteo Ricci plasmato dai cinesi
Nicolas Standaert SJ – Katholieke Universiteit Leuven

17.45 Dibattito
Moderatore: Felix Körner SJ – Pro-Preside I.S.I.R.C. – P.U.G.

18.15 Conclusioni
Dott.ssa Ilaria Morali – Pontificia Università Gregoriana

Macerata, 4 – 6 Marzo 2010
Auditorium San Paolo

Programma del Convegno:
Giovedì 4 Marzo 2010 (ore l6.00)  Apertura dei lavori

Saluti Roberto Sani
Rettore dell’Università degli Studi di Macerata

Mons. Claudio Giuliodori
Vescovo della Diocesi di Macerata -Tolentino -Recanati – Cingoli -Treia

Gianfranco Ghirlanda SJ
Rettore della Pontificia Università Gregoriana

Mario Florio
Preside dell’Istituto Teologico Marchigiano (Aggregato P.U.G.)

Saluti delle Autorità Civili

Prolusione: Ragione, cultura e fede
Card. Camillo Ruini
Presidente del Comitato per il Progetto Culturale della C.E.I

Relazione:
Astronomia, scienza e fede
Marco Bersanelli
Astrofisico, Università degli Studi di Milano

Moderatore
Edoardo Bressan
Università degli Studi di Macerata

I Sessione: Il contesto storico-ecclesiale e la formazione di P. Matteo Ricci

Venerdì 5 marzo 2010 (ore 9.00)
Presiede Agostino Giovagnoli
Università Cattolica del Sacro Cuore – Milano

Interventi:
Il cattolicesimo nel mondo moderno e l’espansione della Chiesa
Paola Vismara
Università degli Studi di Milano

L’opera di p. Matteo Ricci nel quadro dello slancio missionario della Chiesa post-tridentina
Roberto Sani
Università degli Studi di Macerata

La formazione di un gesuita ai tempi di p. Matteo Ricci
Robert Maryks
City University of New York

Pausa caffè

Le fonti antiche negli ultimi scritti morali di p. Matteo Ricci
Margherita Redaelli
Scuola Normale Superiore, Pisa

Dire “Dio” in cinese: la traduzione del Signore del Cielo
Alessandra Chiricosta
Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

Moderatore Mario Florio
Preside Istituto Teologico Marchigiano (Aggregato P.U.G.)

II sessione: Strumenti e percorsi culturali nel dialogo con i cinesi
Venerdì 5 marzo 2010 (ore 15.00)
Presiede: Roberto Sani
Università degli Studi di Macerata

Interventi:
Le categorie filosofiche nella missione gesuitica
Elisabetta Corsi
Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

Confucianesimo, buddismo e taoismo nelle opere di p. Matteo Ricci
Franco Di Giorgio
Studioso di Religioni

Pausa cafre

L’ars moriendi nell’opera dei missionari in Cina
Eugenio Menegon
Boston University

Aspetti filosofici ed ermeneutici nel significato del Signore del Cielo”
Giuseppe Jing
Istituto Monumenta Serica, Sankt Augustin

Moderatore Gianni Criveller P.I.M.E.
Holy Spirit Study Centre of Hong Kong

“Armonie tra Cielo e Terra” Concerto in onore di Padre Matteo Ricci e Giovan Battista Pergolesi ore 21.30
Cattedrale di San Giuliano – Macerata

III sessione: L’inculturazione del Vangelo nella società
Sabato 6 marzo 2010 (ore 9.00)
Presiede Card. Stanislaw Rylko
Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici

Interventi:
II metodo missionario di p. Matteo Ricci
Gianni Criveller P.I.M.E.
Holy Spirit Study Centre of Hong Kong

La Comunità cristiana ed il funerale di p. Matteo Ricci
Nicolas Standaert SJ.
Katholieke Universiteit Leuven

Pausa caffè

L’iniziazione sacramentale nella missione ricciana
Ad Dudink
Katholieke Universiteit Leuven

La vita spirituale di p. Matteo Ricci
Don Benedetto Testa
Istituto Teologico Marchigiano

Moderatore Elisabetta Corsi
Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

_________________

Per informazioni:

Segreteria del Convegno:

Dott.ssa Roberta Tonnarelli

Tel.: 0733 291390

www.convegnoricci.diocesimacerata.it

Ricettività alberghiera ed ospitalità:

Provincia di Macerata Centro Informazioni e Accoglienza Turistica – IAT Piazza della Libertà, 9 – Macerata Tel: 0733.234807 – Fax 0733.266631

Ufficio Diocesano Accoglienza:

Dott.ssa Serena Menichelli

Tel.: 0733 240889 Fax: 0733.440017

Il film “Codice Genesi”

Posted by Giuseppe Delprete On febbraio - 26 - 2010 4 COMMENTS

Un uomo passa davanti a cadaveri abbandonati in macchine bruciate sulla strade: questa è la scena con cui si apre “Codice Genesi”, il quinto film dei fratelli Albert e Allen Hughes, con protagonisti Denzel Washington (anche produttore) e Gary Oldman. I due rappresentano il bene e il male: il primo è Eli, il secondo Carnegie. In un domani apocalittico si solleva il problema di cosa può contribuire a costruire una nuova civiltà. Mentre Eli è convinto che la Bibbia sarà la base di una società nuova e giusta, un’occasione per ricominciare e evitare gli errori del passato; Carnegie vede nel testo sacro un mezzo per controllare la gente e espandere il suo dominio. I due sono d’accordo sul potere delle parole del libro, ma hanno un’opinione diametralmente opposta su come quel potere debba essere usato. Il loro conflitto si svolge sullo sfondo delle esigenze immediate di sopravvivenza di tutti quelli che li circondano e questo è un altro dei temi che il film esplora: le persone sono pronte a uccidere se non soddisfano i bisogni primari. “Quando la gente regredisce a un livello primitivo, emerge il carattere vero e ogni conflitto diventa più drammatico – osserva Allen Hughes -. Ogni scambio può significare la vita o la morte”. E nel film si assistono a scene di lotta di strada, ma anche all’uso di armi, coltelli, spade e bastoni. Denzel Washington si è sottoposto a un duro allenamento di arti marziali prima di presentarsi sul set.


Il film, dal titolo originale “The Book of Eli”, conduce lo spettatore in un futuro lontano circa 30 anni dopo l’ultima guerra. In questo buio frangente un uomo attraversa in solitudine la terra desolata che un tempo era l’America. Intorno a lui città abbandonate, autostrade interrotte, campi inariditi: i segni di una catastrofica distruzione. Non c’è civiltà, né legge. Le strade sono in mano a bande che ucciderebbero un uomo pur di togliergli le scarpe, o per un po’ d’acqua… ma anche senza motivo. Ma non possono far nulla contro questo viaggiatore. Guerriero non per scelta ma per necessità, Eli cerca solo la pace, ma se viene sfidato elimina gli avversari prima ancora che si accorgano dell’errore fatale che hanno commesso. Non è la propria vita che difende così ferocemente, ma la speranza per il futuro; una speranza che porta con sé e protegge da 30 anni ed è determinato a realizzare. Spinto da questo impegno e guidato dalla fede in qualcosa più grande di lui, Eli fa quello che deve per sopravvivere, e va avanti. Solo un altro uomo in quel mondo in rovina comprende il potere che Eli detiene, ed è deciso a impadronirsene: Carnegie, il despota di una precaria città di ladri e killer. Ma la figlia adottiva di Carnegie, Solara (Mila Kunis), è affascinata da Eli per un altro motivo: la visione di qualcosa che può esistere oltre i confini del territorio dominato dal patrigno. Ma nessuno dei due riuscirà a distoglierlo dal suo impegno. Niente – e nessuno – può mettersi sulla sua strada. Eli deve andare avanti per compiere il suo destino e portare aiuto a un’umanità devastata. Costato 80 milioni di dollari, il film ne ha incassati oltre 91 negli Stati Uniti dove è uscito il 15 gennaio, e al momento più di 21 negli altri Paesi dove è già sul grande schermo, per un totale che supera i 112 milioni. In Italia “Codice Genesi” esce proprio oggi in 250 copie distribuite dalla 01.

Internet candidato al Nobel per la pace

Posted by Matteo Maria Giordano On febbraio - 26 - 2010 5 COMMENTS

Abbiamo finalmente capito che Internet non è una rete di computer, ma un intreccio infinito di persone.

Uomini e donne, a tutte le latitudini, si connettono tra loro, attraverso la più grande piattaforma di relazione che l’umanità abbia mai avuto.

La cultura digitale ha creato le fondamenta per una nuova civiltà. E questa civltà sta costruendo la dialettica, il confronto e la solidarietà attraverso la comunicazione.

Perchè da sempre la democrazia germoglia dove c’è accoglienza, ascolto, scambio e condivisione. E da sempre l’incontro con l’altro è l’antidoto più efficace all’odio e al conflitto.

Ecco perchè Internet è strumento di pace.

Ecco perchè ciascuno di noi in rete può essere un seme di non violenza.

Ecco perchè la Rete merita il prossimo Nobel per la pace.

E sarà un Nobel dato anche a ciascuno di noi.

Così recita il manifesto di Internet for Peace, la campagna promossa dalla rivista Wired che mira all’attribuzione del premio Nobel per la pace alla grande Rete digitale. Difficile aggiungere qualcosa a quanto già enunciato nel manifesto di questa campagna: che se ne parli bene o male, Internet ha sicuramente cambiato il nostro modo di pensare, di agire, di lavorare, di relazionarci; porta in sè il seme di una rivoluzione culturale senza precedenti, dischiude orizzonti fino a pochi decenni fa impensabili. Certo la possibilità di controllarlo e governarlo completamente è ancora lontana e questo può dare vita purtroppo anche a risultati estremamente negativi. Infondo Internet è espressione di libertà d’opinione per antonomasia. Ma, come per tutti gli strumenti, anche dietro Internet c’è l’uomo e la sua capacità di fare il bene o il male, di utilizzare questi strumenti per scopi alti oppure bassi…è il vantaggio ed il peso del libero arbitrio. Quando però l’uomo è mosso da valori positivi può fare la differenza, può cambiare il corso della storia. Perciò se saremo sempre di più ad utilizzare questo straordinario strumento come mezzo di sviluppo sociale e culturale e come vera rete che supera i confini territoriali stringendoci in un unico abbraccio con popolazioni anche lontanissime da noi, avremo fatto molto di più che digitare un indirizzo o inserire un ipertesto. Avremo contribuito a rendere migliore questo mondo per noi e per le generazioni a venire e forse, come recita il manifesto di Internet for Peace, ci saremo guadagnati anche un pezzettino di quel premio Nobel che ci auguriamo tutti la Rete possa presto ottenere.

www.internetforpeace.org

In libreria il volume del Convegno “Dio Oggi”

Posted by Giuseppe Delprete On febbraio - 26 - 2010 ADD COMMENTS

E’ uscito il 18 febbraio 2010 in tutte le librerie il volume edito dalla editrice Cantagalli sull’evento internazionale “Dio oggi: con Lui o senza di Lui cambia tutto” promosso dal Comitato per il progetto culturale della CEI. La questione di Dio da sempre interroga e affascina lo spirito umano, ma oggi più che mai assume il valore di un invito a spingere lo sguardo oltre la dimensione puramente “orizzontale” dell’esistenza che vorrebbe ridurre l’uomo a materia pura.
In questo volume sono raccolti gli interventi più significativi che hanno animato le giornate del convegno svoltosi a Roma tra il 10 e il 12 dicembre 2009, facendone un evento culturale senza precedenti. Nelle quattro sessioni plenarie, personalità del mondo laico e cattolico si sono confrontate davanti a un pubblico eterogeneo, attento e numeroso, su “Dio della fede e della filosofia”, Dio della cultura e della bellezza”, “Dio e le religioni” e “Dio e le scienze” dando vita a un dibattito la cui ricchezza e profondità è destinata a lasciare un segno nella cultura del nostro Paese. Oltre al messaggio di Benedetto XVI, il volume presenta le relazioni del Card. Angelo Bagnasco, Andrea Riccardi, il Card. Camillo Ruini, Robert Spaemann, Lorenzo Ornaghi, il Card. Angelo Scola, Roger Scruton, Mons. Gianfranco Ravasi, Antonio Paolucci, Francesco Botturi, Remì Brague, Massimo Cacciari, Ugo Amaldi, George Coyne, Martin Nowak, Peter van Inwagen e Mons. Rino Fisichella.
“Da molto tempo, specialmente in Occidente, il panorama culturale appare segnato dalla tendenza a ridurre Dio a un prodotto della nostra mente – spiega Sergio Belardinelli, coordinatore del Comitato per il progetto culturale della CEI -. Questo libro rilancia invece la questione di Dio come questione decisiva per ridare carne e sangue alle umane aspirazioni di verità, bellezza, libertà e giustizia. Come ha richiamato di recente Benedetto XVI, “la priorità che sta al di sopra di tutte è di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l’accesso a Dio”. Non un Dio qualsiasi, ovviamente, ma il Dio personale di Gesù Cristo. Ed è precisamente questa la sfida che filosofi, teologi, storici dell’arte e della cultura, nonché scienziati di diverso orientamento culturale raccolgono in questo libro”.

Intevista a Don Paolo Padrini, ideatore dell’IBreviary

Posted by Giovanni Ronzoni On febbraio - 25 - 2010 ADD COMMENTS

- Come è nata la tua passione per la tecnologia?

Risposta:
La mia passione per la tecnologia nasce negli anni giovanili nei quali un po’ come tutti i ragazzi della mia età mi sono trovato ad utilizzare prima di strumenti tecnologici in ambito scolastico e poi gli stessi strumenti in modo personale per il divertimento e come passatempo.
Naturalmente proseguendo gli studi prima come geometra e poi do teologia con l’ingresso in seminario, la tecnologia è entrata a far parte in modo più serio della mia vita quotidiana. Soprattutto Internet è un mondo nel quale mi sono subito buttato con passione avendo personalmente sempre avuto un grande desiderio di comunicare: sono stato abituato fin da giovane a pormi sempre questa domanda: “mi sono fatto capire? La gente che mi ascolta, che sente le mie prediche, che incontro per strada, è in sintonia con me le mie parole, comprende il mio pensiero?”
Insomma, ho sempre coltivato una grande passione per il comunicare e per le relazioni con i miei fratelli e le mie sorelle. Passione che non poteva non trovare un grande campo di azione nell’evangelizzazione e nella catechesi anche attraverso i nuovi media elettronici.

- Quel’è stata la prima volta che hai unito tecnologia e missione sacerdotale?

Risposta:
La prima volta che ho unito tecnologia e missione sacerdotale è stata nella realizzazione della mia tesi di licenza in conclusione degli anni di studio romani presso la Pontificia Università Lateranense. La mia tesi mi ha portato a realizzare un uso cosciente ed un approfondimento di studio notevole su uno strumento particolare nell’ambito dei nuovi media: le chat line.
Non posso però non individuare come primo momento forte e concreto di questa unità tra tecnologia e missione, la realizzazione dell’applicazione per iPhone iBreviary. Quest’applicazione è stata un vero e proprio campo di prova nel quale unire le mie competenze di comunicatore, la mia passione per la tecnologia e di desiderio di mettere queste cose al servizio della parola di Dio e della catechesi.

- Sei conosciuto in tutti il mondo per IBreviary, applicazione per IPhone. Come è nata quest’idea di coniugare preghiera e tecnologia?

Risposta:
L’idea di questa applicazione per iPhone è nata pensando proprio allo strumento del breviario: uno strumento nato proprio per rendere mobile la preghiera. Esso è infatti una sintesi delle preghiere più importanti ad uso di chi doveva muoversi e non poteva permettersi di trasportare con sé grandi moli di libri. Da questa intuizione è nata l’idea di portare il breviario sulla iPhone facendo sperimentare all’utente nuovamente La possibilità di crearsi uno spazio per Dio, un momento di riflessione e di preghiera in qualsiasi luogo egli si trovi.

- Sua Santità Benedetto XVI ha scelto come tema per la prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: <>. Cosa ne pensi?

Risposta: Penso che il tema lanciato dal Papa sia molto attuale e molto coraggioso. Molto attuale poiché il tema della evangelizzazione e dell’annuncio attraverso i nuovi media sta molto a cuore a molti operatori, siano essi laici religiosi non sacerdoti. Da questo punto di vista la comunità cristiana ed anche la Chiesa italiana sono molto vive: sono molte le esperienze di sacerdoti che comunicano on-line o di gruppi laicali che sfruttano la rete per creare partecipazione e condivisione anche su grandi temi della vita cristiana. Su questo tessuto già vivo e attivo si è inserito così il messaggio del Papa che sprona il sacerdote a vivere la propria vita considerando il valore positivo dei luoghi “virtuali” abitati e vissuti dai giovani. Penso perciò che il messaggio del Papa sia davvero provvidenziale e prosegua una strada di ottimismo riflessivo e maturo circa l’approccio della Chiesa ai nuovi media digitali.

Ringraziamo don Padrini per la disponibilità.
Giovanni Ronzoni, inviato per NOBELL.IT

Chiesa Italiana e Mezzogiorno

Posted by Giuseppe Delprete On febbraio - 25 - 2010 ADD COMMENTS

“La criminalità organizzata non può e non deve dettare i tempi dell’economia e della politica meridionali”: i vescovi italiani denunciano duramente la “tessitura malefica” delle mafie, che “avvelenano la vita sociale, pervertono la mente e il cuore di tanti giovani, soffocano l’economia, deformano il volto autentico del Sud”. E mettono in guardia dal “rischio di tagliare fuori il Mezzogiorno dai canali della ridistribuzione delle risorse, trasformandolo in un collettore di voti per disegni politico-economici estranei al suo sviluppo”. Nel documento “Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno”, la Cei si schiera col Sud, senza nascondere i problemi “irrisolti” ma soprattutto lanciando un appello “al coraggio e alla speranza”: “Facciamo appello alle non poche risorse presenti nelle popolazioni e nelle comunità ecclesiali del Sud, a una volontà autonoma di riscatto, alla necessità di contare sulle proprie forze come condizione insostituibile per valorizzare tutte le espressioni di solidarietà che devono provenire dall’Italia intera”. Un invito soprattutto per i giovani, chiamati a “parlare e testimoniare la libertà nel e del Mezzogiorno” e ad “abbracciare la politica intesa come servizio al bene comune ed espressione più alta della carità sociale”.


POLITICA – I vescovi sottolineano “l’urgenza di superare le inadeguatezze presenti nelle classi dirigenti”. Di fatto, “l’elezione diretta dei sindaci, dei presidenti delle province e delle regioni, non ha scardinato meccanismi perversi o semplicemente malsani nell’amministrazione della cosa pubblica, né ha prodotto quei benefici che una democrazia più diretta nella gestione del territorio avrebbe auspicato”. La Cei auspica “nuove forme di partecipazione e di cittadinanza attiva” e un maggiore coinvolgimento dei giovani in politica, investendo sulla loro formazione e capacità “per disporre domani di una classe dirigente adeguatamente preparata”. Infine, un appello: “Abbiamo il dovere di annunciare che i cambiamenti sono possibili. Non si tratta di ipotizzare scenari politici diversi, quanto, piuttosto, di sostituire alla logica del potere e del benessere la pratica della condivisione radicata nella sobrietà e nella solidarietà”.

MAFIE – Una “piaga”, un “cancro”, una “tessitura malefica”: i vescovi non lesinano parole per condannare ogni forma di criminalità organizzata, dalle ecomafie al controllo malavitoso del territorio. “Le mafie sono strutture di peccato” avverte la Cei, invitando la stessa Chiesa meridionale a “non limitarsi alla denuncia” e a “non cedere alla tentazione di non parlare più del problema o di limitarsi a parlarne come di un male antico e invincibile”. Il documento cita le “luminose testimonianze” di don Pino Puglisi, don Giuseppe Diana e del giudice Rosario Livatino, che “ribellandosi alla prepotenza della criminalità organizzata, hanno vissuto la loro lotta in termini specificamente cristiani”. A fianco di questi fenomeni, la Cei punta il dito contro “diffuse attività illecite non sempre collegate alle organizzazioni criminali, ma ugualmente deleterie (usura, estorsione, evasione fiscale, lavoro nero…)”.

FEDERALISMO – I vescovi chiedono “un sano federalismo”, “solidale, realistico e unitario” che sarebbe “un passo verso una democrazia sostanziale, se riuscisse a contemperare il riconoscimento al merito di chi opera con dedizione e correttezza all’interno di un ‘gioco di squadra’ (…) Ci è congeniale considerarlo come una modalità istituzionale atta a realizzare una più moderna organizzazione e ripartizione dei poteri e delle risorse, secondo la sempre valida visione regionalistica di don Luigi Sturzo e di Aldo Moro”. La soluzione federalista – si legge nel documento – ha il compito di “stimolare una spinta virtuosa nel bonificare il sistema dei rapporti sociali, soprattutto attraverso l’azione dei governi regionali e municipali, nel rendersi direttamente responsabili della qualità dei servizi erogati ai cittadini, agendo sulla gestione della leva fiscale”.

LAVORO E GIOVANI – “I giovani del Meridione non devono sentirsi condannati a una perenne precarietà che ne penalizza la crescita umana e lavorativa”: è questo l’appello dei vescovi, unitamente alla condanna del lavoro sommerso che “non frena” la disoccupazione, che “non è certo un sano ammortizzatore sociale” e “sconta talune palesi ingiustizie intrinseche (assenza di obblighi contrattuali e di contribuzioni assicurative, sfruttamento, controllo da parte della criminalità)”, oltre al fatto che “causa delusione e frustrazione e allontana ancora di più il mercato del lavoro del Sud dagli standard delle altre aree europee”. I vescovi invitano il Sud a investire in formazione, ma anche a valorizzare potenzialità e risorse, come la posizione strategica nel Mediterraneo, il patrimonio ambientale e culturale. Inoltre, “le regioni meridionali devono saper trovare una unità strategica, coordinandosi di fronte alle esigenze sociali in vista di una politica economica che porti effettivamente alla crescita”.

ASSOCIAZIONISMO – La Cei valorizza il ruolo dell’associazionismo – religioso e non – diffuso soprattutto tra i giovani, che hanno dato vita a “esperienze di volontariato e a reti di solidarietà, non volendo più sentirsi vittime della rassegnazione, della violenza e dello sfruttamento”. La Chiesa nel Sud, “non si è solo allineata con la società civile più coraggiosa, rigettando e stigmatizzando ogni forma di illegalità mafiosa, ma soprattutto si è presentata come testimone credibile della verità e luogo sicuro dove educare alla speranza per una convivenza civile più giusta e serena. Le Chiese hanno fatto sorgere e accompagnato esperienze di rinnovamento pastorale e di mobilitazione morale, che hanno coinvolto numerosi laici e tante aggregazioni laicali, sia tradizionali sia di recente creazione, come le associazioni antiusura e antiracket”.

IMMIGRAZIONE – “La massiccia immigrazione dall’Europa dell’Est, dall’Africa e dall’Asia ha reso urgenti nuove forme di solidarietà. Molto spesso – si legge nel documento – proprio il Sud è il primo approdo della speranza per migliaia di immigrati e costituisce il laboratorio ecclesiale in cui si tenta, dopo aver assicurato accoglienza, soccorso e ospitalità, un discernimento cristiano, un percorso di giustizia e promozione umana e un incontro con le religioni professate dagli immigrati”.

SOLIDARIETÀ – “La condivisione è il valore su cui prioritariamente vogliamo puntare” scrivono i vescovi. Che coniugano la solidarietà nazionale con il protagonismo della popolazione del Sud: “Per non perpetuare un approccio assistenzialistico (…), occorre promuovere la necessaria solidarietà nazionale e lo scambio di uomini, idee e risorse tra le diverse parti del Paese”. Uomini e donne del Sud “non possono attendere da altri ciò che dipende da loro” e “va contrastata ogni forma di rassegnazione e fatalismo”, favorendo invece “un atteggiamento costruttivo”. Ugualmente, si fa appello a una vera solidarietà, perché – ribadisce la Cei – “il Paese non crescerà se non insieme”. Così se da una parte vanno “ripensate e rilanciate le politiche di intervento” a favore del Mezzogiorno, dall’altra “l’impegno dello Stato deve rimanere intatto nei confronti dei diritti fondamentali delle persone, perequando le risorse, per evitare che si creino di fatto diritti di cittadinanza differenziati a seconda dell’appartenenza regionale”.

(estratto da “il Velino”)

Mostra fotografica sulla Sindone

Posted by marilena marino On febbraio - 25 - 2010 ADD COMMENTS

L Associazione Culturale Avvento ha realizzato una mostra fotografica itinerante sulla Sindone per informare sui risultati scientifici ottenuti dagli studiosi in vista dell’ostensione di Torino dal 10-4 al 23-5-2010

Non si governa la Chiesa come si fa con le cose umane

Posted by brunomastro On febbraio - 24 - 2010 ADD COMMENTS

di Bruno Mastroianni, Tempi, 18.2.2010

Non c’è da preoccuparsi per il disco rotto che è tornato a suonare: “il Papa è isolato e non si preoccupa di governare”. Si è detto lo stesso per tutte le altre vicende mediatiche del pontificato. Cambiano le circostanze ma il tasto che alcuni battono è sempre quello.

E il problema non è nemmeno Ratzinger: si dicevano cose simili anche per Wojtyla, il quale secondo i soliti critici, troppo proteso all’esterno, trascurava la curia. Probabilmente, se ci cimentassimo in una disamina dei pontificati degli ultimi duemila anni, per ogni Papa troveremmo un coro di voci critiche pronte a spiegare come governare meglio la Chiesa.

Perché, alla fine, la questione è un’altra: tutto nasce dall’errore di trattare la Chiesa con gli stessi guanti con cui si maneggiano le cose umane. Non a caso in tante analisi – dotte e informate agli occhi dell’opinione pubblica – c’è sempre una medesima lacuna. Tra misurazioni degli equilibri di potere, rilievi su sbavature di governo, raccolta di indiscrezioni e proiezioni su scenari futuri, raramente c’è traccia di quell’unica domanda che varrebbe la pena porsi: cos’è che da duemila anni fa funzionare la Chiesa? Seguendo questa pista, di sicuro, si potrebbe iniziare a capire perché Benedetto – come tanti altri predecessori – più che alle manovre curiali si dedica ai contenuti della fede.

Nel recente messaggio per la Quaresima il Papa cita Gesù che definisce «ingenuo e miope» chi crede che il male dipenda solo da cause esteriori: per realizzare il bene occorre anzitutto che cambino i cuori. Un testo da rileggere, visto il periodo.

Di questi tempi (e con tante che sembrano provenire in senso contrario) trovare una notizia che parli di dialogo e collaborazione tra le religioni sembra davvero un’impresa vana. Eppure notizie del genere esistono, e neppure troppo lontano da noi. Come questa che viene dalla Puglia e che annuncia l’edizione 2010 di “Tre volte Dio”, una manifestazione giunta alla sua quinta edizione e che si colloca a cavallo di tre importanti festività che interessano le religioni monoteiste: le Ceneri per il cristianesimo (17 febbraio) Purim per l’ebraismo (28 febbraio) e la nascita del Profeta per l’Islam (26 febbraio).

Nell’edizione di quest’anno, “Tre volte Dio” si articolerà su quattro momenti che si svilupperanno tra Bari e Gerusalemme. Ogni edizione della manifestazione vede artisti, musicisti, attori e gente semplice dare un contributo di conoscenza attraverso la semplice esposizione di letture, musiche o canti sacri legati alle feste sacre che sono evocate nella specifica occasione, infatti la compresenza di calendario solare (cristiano) e calendario lunare (ebraico e islamico) produce un continuo slittamento della coincidenza temporale delle feste.

La manifestazione si apre all’Auditorium Vallisa di Bari con lo scambio di auguri tra rappresentanti delle tre fedi monoteiste e con la consegna del Premio al Dialogo “Tre Volte Dio” agli ideatori e produttori del Film musicale “D’une seule voix”, Anne Dieumeguard e Jean Yves Labat de Rossi. A seguire, concerto del Trio Margarit Makhoul progetto proveniente dalla Terra Santa, che mira a creare l’incontro tra tradizione ebraica e tradizione araba. Il Trio eseguirà un repertorio misto arabo-ebraico affiancato a brani originali.

Da segnalare anche la presentazione di un volume (alle 18,30 di oggi presso la libreria Feltrinelli di Bari)  che prende il nome dalla manifestazione e che, più che svolgere astratti discorsi teologici, intende proporre un dialogo interreligioso basato sui rapporti interpersonali. La manifestazione barese dispone anche di uno spazio su MySpace.

(via SpiritualSeeds)

L’obbedienza è il “privilegio” del cristiano

Posted by michelangelo On febbraio - 24 - 2010 ADD COMMENTS

di Michelangelo Nasca

L’obbedienza – ha affermato papa Ratzinger durante una splendida riflessione rivolta in questi giorni al clero romano –  “è una parola che non piace a noi, nel nostro tempo. Obbedienza appare come un’alienazione, come un atteggiamento servile. Uno non usa la sua libertà, la sua libertà si sottomette ad un’altra volontà, quindi uno non è più libero, ma è determinato da un altro, mentre l’autodeterminazione, l’emancipazione sarebbe la vera esistenza umana. Invece della parola «obbedienza», noi vogliamo come parola chiave antropologica quella di «libertà»”.

Obbedire è però il “privilegio” del cristiano, il privilegio di poter fare amicizia con Dio; un po’ come accadde ad Abramo che obbedendo divenne “amico di Dio”; «Ma tu, Israele mio servo, tu Giacobbe, che ho scelto, discendente di Abramo mio amico, un’amicizia tra Dio e l’uomo che può realizzarsi» (Is 41, 8); e ancora nel libro di Daniele: «Non ritirare da noi la tua misericordia, per amore di Abramo tuo amico, di Isacco tuo servo, d’Israele tuo santo, ai quali hai parlato, promettendo di moltiplicare la loro stirpe come le stelle del cielo,come la sabbia sulla spiaggia del mare» (Dn 3, 35-36).

La vera libertà può esprimersi dentro un cammino di obbedienza e il prototipo principale di tale obbedienza è solo Cristo, che rivela all’uomo se stesso accondiscendendo incondizionatamente alla volontà del Padre.

“L’obbedienza di Cristo – prosegue il Pontefice – è conformità della sua volontà con la volontà del Padre; è un portare la volontà umana alla volontà divina, alla conformazione della nostra volontà con la volontà di Dio. […] Gesù riassume tutto il processo della sua vita, del portare, cioè, la vita naturale umana alla vita divina e in questo modo trasformare l’uomo: divinizzazione dell’uomo e così redenzione dell’uomo, perché la volontà di Dio non è una volontà tirannica, non è una volontà che sta fuori del nostro essere, ma è proprio la volontà creatrice, è proprio il luogo dove troviamo la nostra vera identità”.

Interessante risulta a tal proposito un pensiero tratto dagli scritti della giovane carmelitana scalza Teresa di Gesù Bambino: “Allora, come ai giorni della mia prima infanzia, esclamai: «Dio mio, scelgo tutto. Non voglio essere una santa a metà, non ho paura di soffrire per Voi, temo una cosa sola, cioè di conservare la mia volontà: prendetela, perché scelgo tutto quello che Voi volete…»” (Teresa di Gesù Bambino – Manoscritto A, 37).

In quel “tutto” scelto dalla giovane Teresa di G.B. c’è un importantissima e fiduciosa adesione alla volontà di Dio (scelgo tutto quello che Voi volete). Teresa teme di conservare la propria volontà, e per questo motivo farà di tutto per discostarsene: “Le mie mortificazioni consistevano nel rompere la mia volontà, sempre pronta a imporsi, nel trattenere una battuta di risposta, nel rendere servizietti senza farli valere, nel privarmi di appoggiare il dorso quand’ero seduta, ecc. ecc.”

Conclude Papa Ratzinger: “Gesù, portando l’uomo, l’essere uomo, in sé e con sé, nella conformità con Dio, nella perfetta obbedienza, cioè nella perfetta conformazione tra le due volontà, ci ha redenti e la redenzione è sempre questo processo di portare la volontà umana nella comunione con la volontà divina. E’ un processo sul quale preghiamo ogni giorno: “sia fatta la tua volontà”. E vogliamo pregare realmente il Signore, perché ci aiuti a vedere intimamente che questa è la libertà, e ad entrare, così, con gioia in questa obbedienza e a “raccogliere” l’essere umano per portarlo – con il nostro esempio, con la nostra umiltà, con la nostra preghiera, con la nostra azione pastorale – nella comunione con Dio”.

Tutt’altro che umiliazione, l’obbedienza è dunque un progetto di vita che consente all’uomo di riconoscere il disegno della volontà di Dio, diventando così la sua più autentica e più grande aspirazione.

L’altra faccia del Reality Show

Posted by Pierpaolo Ruello On febbraio - 22 - 2010 ADD COMMENTS

di Pierpaolo Ruello

Anche quest’anno non è mancata la nostra buona dose di voyeurismo. L’occasione è di quelle ghiotte, un decennale catodico importante. Di cosa stiamo parlando? Ma del GRANDE FRATELLO naturalmente. Era Settembre 2000 quando sulla nostra Tv generalista esordiva il genere televisivo oggi icona della cosiddetta televisione–trash. A partire da allora, gli italiani, da sempre abituati a lustrini e paillette del sabato sera baudiano (permettetemi il neologismo), e affezionati alle vicende strappalacrime di nostra signora Carrà, improvvisamente si trovano catapultati in un contesto televisivo tutto nuovo. In effetti, da quel primo esperimento, per altro ben ripagato in termini di gradimento (avrete sicuramente sentito parlare di auditel), è stato un proliferare di programmi del genere, più o meno riusciti. Da qui allora, L’Isola dei Famosi, La Fattoria, Il Ristornate, La Talpa, Music Farm e figli minori…e con questi, tutta una serie di passerelle di stelle, stelline e “morti di fama”.

Si discute spesso della moralità di questi programmi, e il più delle volte nei salotti televisivi: improvvisamente gli intellettuali di turno, scendono dalle loro cattedre, e rivestono i panni del bravo moralizzatore; rivendicano il ruolo di una Tv educatrice e si scandalizzano per quanto viene mandato in onda, pensando ai nostri figli, lasciati soli davanti a tanta demenzialità.

Ma scusate, da quando la televisione deve educare la prole? Ma non era compito dei genitori?! Molto semplice piazzare il pargoletto davanti la scatola parlante e proseguire a passare l’aspirapolvere! Sarebbe invece più corretto che i genitori forniscano la giusta chiave di lettura di quanto viene trasmesso; spiegare che i reality vanno considerati per ciò che sono: puro e semplice intrattenimento televisivo. È ovvio che sarebbe apprezzabile da parte di chi dirige le reti televisive, uno scrupoloso rispetto delle fasce orarie di protezione dei minori e dei suoi contenuti.

Sotto un altro aspetto, invece, si riesce a comprendere perché, nonostante i giudizi sempre cosi negativi, i reality continuino a riscuotere consenso. Dopo una giornata di lavoro, di traffico urbano, di problemi col vicino di scrivania, chi non cercherebbe ristoro nel guardare un po’ di sventure (vere o simil-vere) altrui? E soprattutto quando riguardano il sempre dorato mondo dei V.I.P.? vederli litigare, complottare, senza trucco e parrucco, con i ritocchi chirurgici in bella vista (gioia delle nostre signore casalinghe!), finalmente li rende comuni mortali…Voglio dire: la “bellona” del momento che deve guadagnarsi la pagnotta di pane. Cosa c’è di più quotidiano? È vero, secondo alcuni, dietro questo compiacimento, si cela una sorta di potere di immedesimazione…ma ricordiamoci una cosa. Il pubblico non è ingenuo! È finita da un bel pò l’era del buonismo della Tv in bianco e nero.

La gente da casa è perfettamente in grado di saper scegliere nell’offerta televisiva, cosi come saper distinguere tra uno Show ben “confenzionato” ( vedi il costante successo in questi anni dell’Isola) e un prodotto scadente. Viene da sé, che dare indistintamente della Tv deficiente a tutta questa televisione, equivale a darlo agli altrettanti sei milioni circa di media di telespettatori.

Molto più semplicemente, chi è a casa, il più delle volte cerca emozioni forti, cerca il sogno…in tanta quotidiana difficoltà, è una cosa che si possono permettere ancora tutti! E allora, provate a spiegare alle vostre figlie che non tutte nella vita diventeranno Veline, e ai vostri figli che il massimo delle aspirazioni non è proprio ambire al trono di Uomini&Donne. Senza per questo, però, gridare ad una televisione foriera di ogni male.

Proviamo ad aggirare il rischio della omologazione a cui potenzialmente siamo esposti, cercando quindi di sviluppare il nostro senso critico rispetto a ciò che ci viene proposto: la Tv intelligente esiste, e a maggior ragione se è guardata intelligentemente. Un suggerimento invece, a chi continuerà ad essere acerrimo nemico dei Reality senza alcun “distinguo”. C’è un’arma potente, in grado di determinare le sorti dei direttori di rete e dei programmi da un giorno all’altro:il telecomando. Usatelo se ciò che guardate non vi aggrada per nulla. Per incanto, conduttrici e concorrenti, isole e case, prove ed eliminazioni, svaniranno, rimanendo intrappolati nella scatola parlante. Problema risolto!

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Il sociologo Zigmunt Baumann definirebbe forse il fenomeno come “religiosità liquida”. Fatto sta che i dati diffusi nei giorni scorsi dal Pew Research relativamente alla religiosità dei giovani americani fanno riflettere e confermano un trend che vede le nuove generazioni cercare sempre più risposte alla sete di spiritualità non nelle chiese o nei gruppi organizzati, bensì in maniera autonoma.

Le cifre parlano chiaro: un giovane americano tra i 18 e i 29 anni su quattro (il 25%) dichiara di non appartenere ad alcuna denominazione confessionale. Per fare un paragone, analoghi studi svolti tra le generazione nata tra il 1965 e il 1980 dimostravano come la percentuale fosse di uno su quattro (il 20%) mentre per quanto riguarda i cosidetti baby boomers (i nati tra il 1946 e il 1964) la percentuale di coloro che dichiaravano la non affiliazione ad alcuna denominazione confessionale scendeva al 13%.

Queste cifre non dimostrano tuttavia che siano in crescita l’ateismo o l’agnosticismo, tutt’altro. I giovani americani dimostrano infatti un tasso di religiosità che a volte non ha nulla da invidiare a quello di altre fasce di età, come dimostrano le risposte ad alcune domande contenute nello studio. Ben tre quarti di essi (il 75%) infatti, dichiara di credere all’esistenza del paradiso e dell’inferno, la stessa percentuale degli over 30; uno stesso 75% afferma di credere all’esistenza di una vita oltre la morte e addirittura un 80% dichiara di credere nei miracoli, anche in questo caso la stessa percentuale degli over 30%, e io 45% dichiara di pregare quotidianamente.

Come sottolineano gli studiosi, ben nove americani su dieci dichiarano di credere in Dio e addirittura otto su dieci si auto-definiscono cristiani, il che non impedisce loro di ricorrere a pratiche e credenze che con il cristianesimo non hanno nulla a che vedere  quando non ne sono addirittura la negazione. È la religiosità-fai-da-te, in aumento non solo tra i giovani e non solo negli USA, ma anche tra i meno giovani di tutto il mondo.

(via SpiritualSeeds)

Incontro Animatori Roma 20/2/2010

Posted by Terzilio Mancinelli On febbraio - 22 - 2010 1 COMMENT

Si è svolto a Roma l’incontro degli animatori della cultura e della comunicazione Anicec, come sensibilizzazione al Convegno Testimoni Digitali del prossimo 22 – 24 Aprile 2010.
Don Domenico Pompili e Don Dario Viganò hanno sottolineato l’importanza storica di questo Congresso, il denso programma di interventi qualificati e l’importanza dell’Udienza con il Santo Padre che aiuta a riconoscere la propria identità di animatori della comunicazione verso un mandato missionario nel web.
Gli interventi hanno sottolineato l’importanza del passaggio dal fare rete ad “essere rete” per gli animatori, visibilizzando ancora l’esigenza di mostrare unità.
Don Domenico ha richiamato ad avere uno “sguardo lungo” sul processo che la Chiesa sta cercando di attivare in questa fase storica di passaggio al digitale, dove occorre una cambio di mentalità dei cristiani seguendo con fiducia le indicazioni profetiche del Direttorio delle comunicazioni sociali.
Don Dario ha rivolto un invito agli animatori di usare la propria “passione” per il Vangelo per superare una certa fase di incertezza progettuale individuale; e procedere verso una comunione di intenti, lavorando con umiltà su iniziative concrete all’interno delle parrocchie.
Quindi l’invito agli animatori e alle parrocchie di sensibilizzare la partecipazione all’incontro di Roma rivolto a tutti gli operatori pastorali e suscitare nell’attesa, anche momenti forti spirituali e di preghiera.
Successivamente gli uffici invieranno manifesti, depliant, documentazione alle parrocchie e agli uffici diocesani per invitare tutti gli operatori a questo importante incontro con il Papa a Roma.

VANCOUVER:“THE SHOW MUST GO ON “

Posted by marilena marino On febbraio - 22 - 2010 ADD COMMENTS

di Daniela Asaro Romanoff

Già da tempo anche le Olimpiadi dell’era moderna, i giochi sportivi nati da una felice idea del barone Pierre de Coubertin, sono stati corrotti da “sovrastrutture” commerciali e politiche, per cui pure nell’ambito olimpico la coscienza sportiva viene calpestata senza scrupoli. E’ fragile e allo stesso tempo molto forte la coscienza sportiva, come tutto ciò che è autentico, sincero, genuino; non è difficile per i figli delle tenebre calpestarla, però rinasce, rinasce sempre.

Nel corso dei secoli, dai giochi di abilità motoria, dalle gare che si svolgevano nell’antica Grecia fino ai nostri giorni, quante volte per l’attività ludica, denominata nella nostra epoca:’Sport’, ci sono stati dei momenti difficili. Ma in ogni periodo di degrado, si sono alzate delle voci forti e chiare per denunciare gli scandali e per testimoniare che la purezza e l’ onestà di pensiero non si possono eliminare. Ai tempi dell’antica Grecia il filosofo Platone derideva gli atleti, che bighellonavano alle Terme, belli, famosi, profumati, con tutti i loro muscoli … . Nulla di nuovo sotto il sole, e, quindi, chi crede nel valore dello sport, ha il dovere morale di evidenziare che anche a Vancouver, per l’ennesima volta, lo sport vero è stato aggredito dai format commerciali nonché politici, per cui … the show must go on … . La morte dell’atleta georgiano, la cui passione sportiva, ai nostri occhi, ha molto più valore di quella degli strapagati divi capricciosi del calcio, non è stata una fatalità. Uno sportivo autentico è morto a vent’anni perché i format commerciali non consentono di organizzare bene, rispettando le norme di sicurezza, una gara di slittini.

Nodar aveva detto che il tracciato era pericoloso, ma cosa può valere la parola di un ragazzino, che è autenticamente appassionato di sport, di fronte al ricavato … . Non si può perdere tempo a migliorare una pista per slittini, bisogna procedere, il dio quattrino si fa pigliare da chi va avanti, sempre avanti con determinazione. Il ragazzo è uscito di pista? E’ morto …? Ma prepariamo delle belle parole per il pubblico e i familiari, e non pensiamoci più, the show must go on … .

Dobbiamo essere consapevoli, soprattutto i giovanissimi spero che acquisiscano questa consapevolezza: lo Sport è in una fase di fortissimo degrado, il materialismo, la disonestà di pensiero e di azione lo stanno deteriorando e, quindi, noi veri sportivi abbiamo il compito di difenderlo dai tanti sproloqui e avidità nonché aridità.

NODAR E’ SEMPRE VIVO NELLA COSCIENZA SPORTIVA UNIVERSALE.

Muoiono, ancor prima di nascere, le grandi competizioni commerciali-politico-mediatiche. Tali faraonici spettacoli attraggono coloro che preferiscono la superficialità e la passività.

Ragazzi, svegliatevi, non siate superficiali, e, quindi, sappiate distinguere tra sport vero e mistificazioni, le mistificazioni lusingano, ma offrono tanta amarezza, chiedendo in cambio i compromessi più subdoli.

Ultimo commento su queste Olimpiadi invernali: la torcia olimpica, che dovrebbe avere un grande significato sportivo, è recintata, per cui molti turisti si sono giustamente lamentati, non riuscendo a fotografarla, riflettiamo, è davvero emblematico che la torcia olimpica sia … ‘imprigionata’.

CURIOSANDO NAVIGANDO

Posted by marilena marino On febbraio - 21 - 2010 ADD COMMENTS

Di Marilena Marino

Il vincitore del 6O/o Festival di SanRemo è Valerio Scanu, reduce dalla scuderia di Amici di Maria De Filippi, uno dei piu’ famosi Talent Show di Canale 5, con il brano “Per tutte le volte che”, melodic song rieccheggiante voluttuosi amplessi in riva al mare, in tutti i luoghi e in tutti i laghi…che ha conquistato il nostalgico popolo del bel canto italiano; il trio Pupo-Emanuele Filiberto-Luca Canonici con “Italia, amore mio”, è arrivato secondo tra un tripudio di ecclatanti fischi e un fortunato ripescaggio in seconda serata, Marco Mengoni, anche lui talentuosa star del panorama X Factor, è arrivato terzo con ” Credimi ancora”.

L’orchestra di S.Remo ha contestato in modo clamoroso l’esclusione di Malika Ayanne gettando via spartiti sul palco(scena gia’ preparata?), mentre Antonella Clerici dall’aspetto rassicurante e “abbondante”, vince in audience il protagonismo al femminile sul palco dell’Ariston e, mentre Bertolaso, dopo il recente “fango” gettatogli addosso dagli ultimi scandalosi gossip mediatici, è pronto a fine Marzo a ritornare a S Fratello, la zona colpita tragicamente dalla frana, la regista Francesca Comencini, giurata del Festival di Berlino, commenta con obiettivita’ ferma  e pindarica, l’esclusione dell’Italia nella selezione, affermando: “l’Italia deve rischiare di piu’, me compresa! I film che si sono aggiudicati il Palmares, hanno tutti una caratteristica: sono tutti dei lavori molto forti e con argomenti poco accattivanti e in Italia avrebbero avuto difficoltà a trovare anche un solo produttore..

Considerando l’arrivo anche del reality L’Isola dei Famosi, è difficile vivere con una certa sobrietà il periodo particolare che , liturgicamente, si è aperto senza nessuna  fastosa manifestazione : quello della Quaresima. Ma  al cristiano, niente delle notizie descritte, dà fastidio, anzi, quello vero,  sembra a volte anche partecipare da lontano al colorato e chiassoso panorama del mondo, a volte ridendo, a volte addolorandosi, e  a volte anche condividendo gli aspetti piu’ ambivalenti del gossip, quasi scivolandoci dentro per riuscirne ancora con le idee piu’ chiare di prima.

La convinzione che, a volte, la girandola dell’umana sorte puo’ stordirti e confondere le idee, si allontana e perde di consistenza, quando al timone di questa nave sale Pietro, nella figura di Benedetto XVI:senza ambiguita’ e senza doppi sensi, lo vedi sempre li’, ogni domenica, affacciarsi a quella finestra di Piazza S Pietro a leggere, dal foglio che ha tra le mani, il messaggio dell’Angelus e dire:” Uomo, Satana è forte in questo tempo, lo stesso Gesu’ inizia la sua battaglia nel mondo entrando nel deserto e combattendo contro le forze del male!

Combatti contro il potere, la fame di beni materiali e le ambizioni! Tutti siamo invitati all”agonismo spirituale” e il tempo particolare che si è aperto davanti a noi, è come un “lungo ritiro”, durante il quale dobbiamo rientrare in noi stessi e ascoltare la voce di Dio per vincere le tentazioni del maligno!”.

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